ISIS distrugge opere antiche: allora io le leggo e le racconto!

Un paio di giorni fa ho avuto la sfortuna di vedere un video dove i terroristi dell’Isis, o Daesh come sarebbe più giusto chiamarli, distruggono statue e opere d’arte risalenti al settimo secolo avanti Cristo. Posto che ne fanno di ogni e paiono in ogni modo voler emulare i tentativi di Hitler nel secolo scorso, è nato in me un enorme senso di disagio e la voglia di fare “qualcosa”.
Mi è allora venuto in mente quando Oriana Fallaci, nel suo libro “La rabbia e l’orgoglio”, descrive la nostra cultura occidentale e la paragona alla loro scrivendo:

“A me dà fastidio parlare persino di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e uguale misura. Perché dietro alla nostra civiltà c’è Omero, c’è Socrate, c’è Platone, c’è Aristotele, c’è Fidia. C’è l’antica Grecia col suo Partenone, la sua scultura, la sua architettura, la sua poesia, la sua filosofia, la sua scoperta della Democrazia. C’è l’antica Roma con la sua grandezza, il suo concetto della Legge, della letteratura, i suoi palazzi, i suoi anfiteatri, i suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C’è un rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha insegnato (e pazienza se non lo abbiamo imparato) il concetto dell’amore e della giustizia. E poi c’è il Rinascimento. C’è Leonardo da Vinci, c’è Michelangelo, c’è Raffaello. C’è la musica di Bach e di Mozart e di Beethoven, su su fino a Rossini e Donizzetti e Verdi and Company.E infine c’è la Scienza e la tecnologia che ne deriva. Una scienza che in pochi secoli ha fatto scoperte da capogiro! Copernico, Galileo, Newton, Darwin, Pasteur, Einstein….”

Di esempi se ne potrebbero fare molti altri ma quel che pare è che persino questi terroristi abbiano ben chiara la storia che sta alle nostre spalle e la potenza che essa ha. Non possono conquistarci se non distruggono anche quella, e dunque bruciano libri, strumenti musicali e distruggono opere d’arte.
E’ per questo che a me è nata la voglia di capire e imparare a conoscere molto di più quella che è la mia cultura perché mi rendo conto di non conoscerla veramente. Come Liesel in “Storia di una ladra di libri” da bambina combatte una guerra di nascosto contro il Nazismo semplicemente leggendo (cosa proibita da Hitler), mi piacerebbe usare questa piccola pagina per diffondere quello che di bello leggo, ascolto o vedo.

I terroristi distruggono il nostro passato? Bene allora io lo leggo e ve lo racconto!

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Una vita da “Smartphonisti”

Sono ormai anni che i classici telefoni cellulari sono stati soppiantati dai molto più innovativi e ricchi di funzioni smartphone. Oggi è il momento di fare una riflessione su questi nuovi aggeggi che abbiamo sempre in mano e dominano nelle nostre giornate portandoci a creare una realtà parallela rispetto a quella vera in cui siamo.
Quante volte ad esempio si va su Facebook senza motivo se non quello di vedere se qualche amico ha pubblicato una sua nuova foto o una assurda frase slanguinante che fa venire il voltastomaco?
Quante volte si va su Instagram senza motivo se non quello di vedere, se sei un uomo, le foto di splendide modelle in qualche spiaggia paradisiaca in giro per il mondo, mentre se sei donna qualche mega muscoloso attore di telefilm americani (il meglio resta sempre Greys’ Anatomy ma anche i vampiri alla Ian Somerhalder vanno sempre bene)?
Quante volte si sente poi vibrare il telefono perché arriva un messaggio su whatsapp?
E se lo leggi poi sei obbligato a rispondere perché se non lo fai chi ti ha scritto vede che hai letto il messaggio e inizia a chiedersi perché non rispondi e a farsi mille problemi sul fatto se ce l’hai con lui/lei o meno.
Quante volte sei tu invece quello che fa la parte di chi scrive il messaggio e fin quando non ricevi risposta guardi ininterrottamente il telefono senza lasciare la minima possibilità all’ipotesi che il destinatario del tuo messaggio non ti stia immediatamente rispondendo perché occupato in altro?
Quante ore si passano poi sui classici giochini alla Ruzzle o Candy Crush nemmeno avessimo dodici anni e anelassimo al grande obiettivo di vincere la lega pokemon e portare a livello 100 più pokemon possibili con il nostro vecchio e caro game boy?
Quante strade in meno si imparano perché tanto abbiamo il navigatore e non serve memorizzare altro che non sia come aprire waze?
Quante filotemmie si tirano al telefono perché nell’unico momento in cui servirebbe chiamare qualcuno ce lo ritroviamo scarico e dunque inutile?!
E’ sicuramente vero che internet e la tecnologia hanno aiutato nella risoluzione di piccoli problemi quotidiani agevolando anche la comunicazione tra chi è lontano, ma ne è valsa la pena?

….OVVIAMENTE SI! Scherzavo!
Non rinuncerei per nulla al mondo al mio nexus se non forse in cambio di un i-phone 6!
Volevo solo provare l’ebbrezza di fare l’esperienza del “Giornalista moralista” e vedere quanti di voi arrivano fino in fondo alla lettura! Sappiate che se ce l’avete fatta avete tutta la mia stima!
Saranno anche vere alcune delle situazioni descritte sopra ma cosa c’è di più bello di capire e imparare a usare in modo utile e bello le cose??

Birdman: quando la fama non è tutto

Chiunque conosce o ha sentito parlare del nuovo nuovo film di Alejandro Gonzàlez Inàrritu e se ancora non lo avete visto fatelo perché si tratta di qualcosa di realmente eccezionale e atipico anche per il fantastico mondo del cinema.
La storia tratta di Riggan Thompson, alias Michael Keaton, ex-divo di Hollywood giunto alla notorietà come interprete del supereroe Birdman, figura che lo ossessiona e di cui non riesce in alcun modo a liberarsi. I suoi problemi sono da un lato che, invecchiato, sembra essere stato dimenticato dal grande pubblico; e dall’altro quello di una totale mancanza di ordine nella sua vita: separato dalla moglie, con una figlia appena uscita da un centro di disintossicazione e un amante fastidiosa sul set.
Non ritenendosi finito e credendo di aver ancora qualcosa da dire e da dare al pubblico americano ambisce a mettere in scena uno spettacolo teatrale a Broadway: “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?” di cui essere autore, regista e primo attore.
E’ un’idea interessante ma Riggan è totalmente ossessionato dall’ansia di emergere e di essere ricordato dal pubblico per cui fa del male a un attore che non riteneva abbastanza bravo per non farlo recitare, ma poi litiga più volte col suo folle sostituto (interpretato da Edward Norton) perché troppo bravo gli rubava la scena! Sulla stessa lunghezza d’onda ma con un’obiettivo più personale vi è la figlia di Riggan, interpretata da una splendida Emma Stone, che appena uscita da un centro di disintossicazione lavora come assistente del padre e non ambisce ad altro che non sia essere notata da lui. Più volte la troviamo seduta su una balconata come se volesse buttarsi di sotto e totalmente stanca di vivere, cosa che non fa mai perché Norton glielo impedisce. Geniale è il metodo usato dal regista per “risolvere” e allo stesso tempo “descrivere” il dramma della giovane protagonista: il gioco “obbligo-verità”. Così Norton ha dovuto dire quanto poco Emma, nonostante tutti i suoi tentativi, fosse invisibile: l’aveva notata, si era accorto che c’era e questo dà una svolta al personaggio interpretato dalla Stone che finalmente, forse per la prima volta, si è sentita amata semplicemente per quello che era.
Originale a dir poco è il finale poi perché tutto il film è una descrizione del desiderio di emergere di Riggan e ruota attorno a questo personaggio e alla fine, anche se in modo”bizzarro”, questo successo lo ottiene: la figlia gli mostra che ha ottenuto oltre 80000 follower su twitter in meno di un’ora e gli dimostra di averlo perdonato, ma evidentemente visto il finale questa “fama” al protagonista non era più sufficiente.
Se pensiamo alla realtà è quasi incomprensibile che negli ultimi anni molti divi di Hollywood come Philip Seymour Hoffman, Robin Williams, Rock Hudson e qualche anno fa Amy Winehouse si siano tolti la vita. Come è possibile? Loro hanno tutto: fama, denaro, successo…Quel loro stesso desiderio di fama e successo però lo abbiamo tutti e il rischio di vivere come Riggan lo sento molto presente nelle giornate: c’è un enorme differenza ad esempio tra lavorare cercando di farlo meglio che si può e lavorare con il solo obiettivo di “fare carriera”!
Nel finale il regista mi è sembrato fornisca un’ipotesi di risposta a questa alternativa in un dialogo tra Riggan e sua moglie prima dell’ultima scena dello spettacolo teatrale. Riggan lì dice di rimpiangere più di ogni altra cosa di essersi perso tutto nella vita, e fa lo splendido esempio di quando ha filmato la nascita della figlia invece di stare con sua moglie a vivere quel momento.
E’ forse proprio questo allora il punto: forse per accorgersi di essere amati bisognerebbe “solamente” vivere ciò che accade avendo gli occhi aperti per guardare le cose per quello che realmente sono e non per l’immagine che su di esse ci siamo fatti e costruiti.

L’Oriana: una fiction per iniziare a leggerla!

Nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 Febbraio la Rai ha mandato in onda una fiction su quella che probabilmente è la più nota e brillante giornalista italiana degli ultimi trent’anni: Oriana Fallaci. Sono già partite numerose polemiche su come la vita di questa donna sia stata distorta dai registi e probabilmente questi critici hanno ragione: la storia e le sue idee in certi momenti cosi duri che ha vissuto e visto (in Pakistan, Vietnam, Messico e Grecia) sono state certamente semplificate con l’evidente obiettivo di “farle capire” a un grande pubblico. E’ ragionevole pensare che non molti in Italia abbiano letto e conoscano profondamente i pensieri della Fallaci per cui la fiction della Rai è stata un buon tentativo per renderli noti.
A parte infatti una oggettiva difficoltà nel raccontare una vita cosi intensa e dura in due sole serate senza appiccicare giudizi e conclusioni affrettate è anche emerso quello che è “particolare” e “nuovo” di una figura come quella della Fallaci:
lei era una donna che si faceva colpire e toccare dai fatti che le accadevano attorno;
lei era una donna che tentava un giudizio di fronte a ciò che succedeva ma non lo appiccicava “a caso”, lo maturava andando e vivendo in luoghi di guerra ponendo davanti non la sua idea ma ciò che vedeva (il passaggio sulla guerra in Vietnam contro gli americani lo fa intuire);
lei era una che aveva chiaro il significato di libertà e per essa lottava perché “La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere”;
lei era una cosi libera da poter dire a qualsiasi uomo potente ciò che le stava più a cuore perché “ha sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare”;
lei era una che aveva capito che “Il grande malanno del nostro tempo si chiama ideologia e i portatori del suo contagio sono gli intellettuali stupidi”;
lei era una che aveva un occhio talmente vero sulla realtà che ha saputo anticiparne gli sviluppi: “Loro (i fondamentalisti islamici) hanno qualche cosa che noi non abbiamo ed è la passione. Hanno la fede e la passione. Nel male, in negativo, ma l’hanno. Noi non l’abbiamo più, l’abbiamo persa, la nostra forma di società ha inaridito l’animo, ha inaridito il cuore della gente. Perfino nei rapporti amorosi c’è meno passione. In quanto alla fede, nel nostro mondo è una parola quasi sconosciuta. Loro sono più stupidi di noi ma sono profondamente appassionati, dunque più vitali. Perfino la guerra, che è un atto di passione – passione in negativo, la ferocia, il sangue – , è diventata sterile, pulita. Questa mancanza di passione si riflette nella nostra vita quotidiana perché, al posto della passione, abbiamo il benessere, la comodità, il raziocinio. Tutto quello che siamo è frutto di raziocinio, non di passione. (da Accetto la morte ma la odio)”

Che la Rai abbia fatto questo lavoro su di lei è bello. Non perché siano stati fedelissimi alla sua storia e alle sue idee, ma perché ad esempio, sfruttando molte delle sue più belle citazioni, a me e a molti altri hanno messo il desiderio di iniziare a leggerla.

Il calcio italiano è guidato da ignoranti!

L’interrogazione a scuola è stata l’ansia di qualunque adulto durante i suoi anni di scuola ed è il principale motivo di preoccupazione di tutti i giovani che ancora ci vanno.
Quante volte abbiamo guardato con invidia a quei compagni di classe che parlavano cosi bene e solo per quella loro capacità prendevano degli altrimenti immeritati 7 e mezzo o 8, quando a noi invece toccava sempre il classico 5.5 o 5/6?! Chissà quanti ne avranno presi di 5 le guide attuali del calcio italiano?! E chissà che dispiacere per i loro insegnanti di allora vedere quanto poco siano riuscite a insegnare a questi personaggi.
Se infatti ancora qualcuno non lo avesse avuto chiaro abbiamo ieri avuto la dimostrazione, l’ennesima, di quanto basso sia il livello culturale di chi guida quella che è considerata da chiunque la principale passione di noi italiani: il calcio!
Nel calcio italiano pare che per diventarne il capo sia caratteristica necessaria un’assoluta incapacità espositiva e una spiccata sete di potere. Abbiamo infatti un presidente che fa insulti razzisti senza volerlo perchè è oggettivamente incapace di spiccicare mezza parola e fare un discorso di senso compiuto in un italiano corretto. Come è possibile che abbia un ruolo istituzionale che lo porta a doversi presentare e fare discorsi pubblici? I contenuti, quando si ha un ruolo del genere, vanno di pari passo alla forma con cui vengono presentati e la forma usata del buon Tavecchio si è buoni a definirla ridicola o imbarazzante.
Eppoi c’è Lotito, presidente della Lazio, consigliere federale, vera guida del calcio italiano ed esempio più lampante di cosa sia un uomo assetato di potere. Dopo la frase sul “Marotta sguercio” ecco in arrivo sui suoi canali il “Galliani e Agnelli mi fanno un baffo”, e ancora il “Beretta” (altro inetto) che conta zero e che “er Carpi”, “er Frosinone” e “er Latina” nuglieli possono portare in Serie A(da come parla sembra sia sua) se no nussè guadagna!
Massimo Gramellini sulla Stampa sintetizza splendidamente il pensiero di qualunque appassionato sportivo: speriamo che Renzi commissioni questa banda di mediocri con un esperto di calcio che parli almeno l’italiano!
E visto che, a parte James Pallotta e tutte le piccole società come il Carpi che a sentire Lotito non contano nulla, gli altri grandi presidenti della serie A stanno zitti l’augurio è che i tifosi questo weekend si facciano sentire! Intanto abbiamo trovato per chi tifare in serie B: Forza Carpi! Forza Frosinone! Forza Latina!

Primi bilanci: 5000 visite in un mese, del porco se si vola!

Ormai è passato un mese da quando ho aperto questo blog per cui posso tirare le prime somme su come va. Inizialmente pensavo unicamente che scrivessi per me, per non perdere le cose (divertenti e non) che mi succedevano attorno. Non potete immaginare che sorpresa nel vedere che in cosi tanti vi siete appassionati a quello che pubblicavo, non me l’aspettavo proprio.
Un mese fa mai avrei immaginato di raggiungere 5000 visite sul sito con quasi 2500 visitatori diversi in cosi poco tempo!
Un mese fa mai avrei immaginato che un mio articolo: “Charlie Hebdo: irrispettoso è libero?” potesse venire letto da quasi 1000 persone(!!!);
Un mese fa mai avrei immaginato che il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli potesse perdere del tempo per chiamare un giovane tra tanti come me e dirmi la sua su Charlie Hebdo dopo i miei articoli;
Un mese fa mai avrei immaginato di scrivere 25(!!!)articoli in cosi poco tempo: non sapevo mica di avere cosi tante cose da dire su quel che succedeva (inizio a pensare che ne saremmo tutti capaci, solo che non ci proviamo mai).
Un mese fa mai avrei immaginato che potenza potesse avere non badare solamente a quel che ho da fare durante il giorno: tenere un occhio aperto sul mondo come questa pagina mi aiuta a fare mi fa lavorare e fare le mie cose meglio durante il giorno!
Un mese fa mai avrei immaginato che fossimo tutti cosi simili per cui tenterò di correggere il tiro rispetto ad alcuni articoli scritti sinora perché aggiungere un pochino d’ironia a temi complicati sicuramente non fa male, come l’articolo “Le dieci cose che un milanese fa quando nevica” con le sue 600 e passa visite ha dimostrato. Un mese fa mai avrei pensato di dover ringraziare qualcuno qui e ora invece mi ritrovo a farlo!
Pensavo fare un blog fosse una cosa da babbi e probabilmente lo è ma quello che cerco è essere contento per cui fin quando scrivere qui sarà un aiuto per scoprire come esserlo sempre continuerò. Intanto grazie!

Salviamo quei migranti!

Un migrante è uno che ha voglia di vivere
Un migrante è uno che ha paura della guerra e ne fugge via
Un migrante è uno che vede in noi e nel nostro paese qualcosa di bello
Un migrante magari ha famiglia
Un migrante può essere un bambino, una mamma o un vecchietto
Un migrante non è uno scemo
Un migrante paga per rischiare la vita in mare e lo sa
Un migrante si aspetta di andare in un luogo migliore di quello da cui viene
…un migrante è fondamentalmente “solo” un uomo.

Oggi ne sono morti trecento e sono solo gli ultimi di una lunghissima serie. Chi in Europa ha responsabilità a vario titolo in queste ore non ha perso tempo a scandalizzarsi per quanto accaduto (anche se lo scorso anno non hanno mica aiutato l’Italia quando con Mare Nostrum salvava decine di vite ogni giorno), ma scandalizzarsi non basta più dopo tutto questo tempo.
E’ proprio con Mare Nostrum che in Italia si è toccato il massimo del servizio per il bene comune (almeno che io ricordi) e che da italiano mi sono sentito fiero di quello che dei miei connazionali facevano: quando mai si è visto un governo spendere soldi senza un reale tornaconto come abbiamo fatto noi? Quando mai si sono visti uomini e donne come quelli della nostra marina rischiare la loro vita per salvare degli sconosciuti?
Facevamo bene ad arrabbiarci con l’Europa allora che non ci dava una mano e ha ragione oggi Renzi quando dice che il problema è in Libia, ma non si può lasciare morire la gente a un passo da casa nostra! Triton è un progetto europeo e questo va bene ma si limita a sorvegliare le coste, non salva le vite è diverso da prima! La sostituzione totale di Mare Nostrum con questo programma è evidente non basti!
È come se uno avesse davanti una casa che brucia e invece di spegnerla badi solo a ragionare su come sia potuto accadere per prevenire in un futuro che non riaccada: è giusto che ne cerchi le cause ma intanto la spegne la casa!
Un italiano dunque da un lato oggi è sì contento del fatto che ora l’immigrazione sia diventato un problema europeo e non solo nostro ma dall’altro non può non provare rabbia per quanto accaduto: è vero infatti che l’economia del paese è importante (ogni giorno i nostri politici parlano continuamente di riduzione dei costi) ma il problema però è che i soldi spesi per Mare Nostrum erano usati bene! Con quei soldi salvavamo della gente che era in mare su un gommone che affondava!
E’ chiaro che bisogna evitare di farli partire e risolvere il problema in Libia ma dato che difficilmente in Africa del nord la situazione sarà risolta in poche settimane da italiano sarei felice di vedere che non facciamo morire centinaia di persone davanti a casa nostra, sarei contento sì che ricominciassimo a spendere parte di quei nostri soldi per questo scopo. Se poi il resto dell’Europa ci viene dietro bene, altrimenti ancora una volta dimostreremo a tutti che siamo più avanti e che grande cosa sia essere italiani!

Guerra in Ucraina: ma qualcuno la vuole veramente questa pace?

Nell’ultimo weekend la situazione in Ucraina ha avuto una drammatica escalation di preoccupazione dopo l’incontro di Hollande e della Merkel al Cremlino con Putin. Le parole del premier francese secondo cui se non si trova una soluzione il passo successivo sia la guerra e quelle della cancelliera tedesca che mette in dubbio la riuscita della missione di pace, sono un serio campanello d’allarme per tutta la comunità internazionale. Fa specie pensare che ci sia una guerra in Europa e dopo ormai oltre dieci mesi di combattimenti ancora non si sia trovato uno spiraglio di soluzione. Da un lato infatti sono evidenti le mire espansionistiche di Putin che ha risposto all’unica arma messa sinora in campo dai governi occidentali, le sanzioni, stringendo un patto di alleanza con la Korea del Nord, estendendo il controllo sull’Artico, sul Kazakhistan e sulla Bielorussia e facendo dichiarazioni di sostegno alla Grecia in rotta con l’Europa. Dall’altro fa pensare però che gli Stati Uniti lascino trapelare che sono pronti a fornire armi agli ucraini (che dal canto loro le invocano a gran voce) e sentire che la Nato dichiara che l’Europa dovrebbe considerare un’opzione l’intervento armato.
L’impressione è che ogni paese si stia comportando per tutelare se stesso e non per fermare la guerra! Perché Renzi non è andato da Putin se non per difendere le nostre partnership in termini energetici con la Russia(le sanzioni non hanno danneggiato solo Mosca infatti)? Perche Germania e Francia cercano di mediare mentre gli Usa, lontani e tranquilli con le loro riserve di shale gas, vorrebbero armare gli ucraini?
Personalmente ciò che trovo più preoccupante è che nessuno sembri avere come obiettivo primario il fermare questa guerra (non si spiegano dieci mesi di combattimenti quasi ininterrotti altrimenti). Tutti sembrano perseguire semplicemente obiettivi economici personali!
Se è infatti giusto tenere a mente la solidità della propria economia è preoccupante che questa sembri essere più importante di garantire la pace nel continente. È solamente questa l’Europa unita?

Le dieci cose che un milanese fa quando nevica

Se vivi a Milano devi vivere da milanese e allora quando nevica devi dimostrare di meritarti il titolo di “milanes!” Ecco le dieci regole di comportamento da seguire:

1. Il milanese la mattina quando si sveglia è già incazzato e in ritardo. Se poi alza la tapparella e vede la neve impreca perché lui comunque non può stare a casa: l’economia del paese dipende da lui!
2. Il milanese quando nevica non porta il figlio a scuola in macchina ma gli fa prendere i mezzi perché questo lo “tempra” e lo fa diventare un uomo.
3. Il milanese quando nevica fa comunque colazia al bar con cornetto e cappuccio perché ha una reputazione da mantenere e non esiste prendere il caffè alle macchinette in ufficio.
4. Il milanese quando nevica ha di fronte un grande dubbio: prendere la macchina o i mezzi per andare a lavoro? Ovviamente sceglie la macchina e dopo tre testacoda, qualche filotemmia e due ore di viaggio lascia l’auto nei parcheggi gialli dei residenti tanto la polizia lo conosce e la multa non gliela fa.
5. Il milanese quando nevica a pranzo mangia polenta e spezzatino con taleggio perché “La buca l’è minga straca se la sa nò de vaca”.
6. Il milanese quando nevica piazza tutte le riunioni più importanti del mese quel giorno cosi può fa vedere a tutti che lui a lavoro c’è andato nonostante tutto.
7. Il milanese quando nevica esce dall’ufficio alle 17.30 perché sa che lo fanno tutti e cosi sta più tempo in coda prima di arrivare a casa e ha una scusa per lamentarsi e non fare nulla la sera.
8. Il milanese quando nevica la sera è ammalato: va quindi servito e riverito e ovviamente decide lui che programma guardare alla tv.
9. Il milanese quando nevica la sera sta due ore al telefono con tutti i suoi amici milanesi a spiegare che è ovvio che han buttato troppo poco sale sulle strade e non va bene visto che si sa che la prevenzione è tutto!
10. Il milanese quando nevica e va a letto la sera comunque è contento e orgoglioso di se stesso: se mai ce ne fosse stato bisogno anche oggi ha dimostrato al resto d’Italia che nulla può fermarlo e che i danè lui se li conquista e non li ruba mai perché si sa che “A Milan, anca i moron fann l’uga!”

ISIS: Basta pubblicare immagini e video!

Dopo il terrificante video circolato ieri in rete che mostra il pilota giordano Muath al-Kasaesbeh morire arso vivo chiuso in una gabbia quello che si è generato in me mi ha fatto paura, e non è nulla di diverso dalla reazione avuta dal mondo arabo e dal governo giordano che in tutta risposta ha giustiziato due prigionieri legati al fondamentalismo islamico. Ciò che colpisce è che siamo come cavie di un esperimento che questi terroristi stanno facendo e la mia impressione è che li stiamo aiutando!
Come tutti sappiamo stanno usando i media per diffondere sul resto del mondo e su tutti noi il loro stesso odio e tutta la loro disumanità. Lungo tutti i millenni della storia umana è altre volte capitato che un nemico venisse arso vivo dentro un gabbia o che vi fossero in generale manifestazioni di terribile violenza; oggi però è diverso: non solo fanno questi atti di follia ma li ostentano e li diffondono facendone uno show televisivo! È proprio come se avessero un copione scritto e pensato facendo leva sulla sensibilità televisiva del mondo occidentale. Essendoci infatti tantissime altre guerre nel mondo, sanno già che la notizia di morti lontani è un numero freddo che risulta essere praticamente insignificante per noi che viviamo in un mondo tutto nostro bombardato da infiniti stimoli. L’immagine invece di un uomo solo decapitato o bruciato vivo (perché quello ha stabilito un referendum fatto in rete), sanno che susciterà in noi orrore, disgusto, panico e soprattutto paura. E oltre alla paura aumenterà la rabbia, il desiderio di rispondere alla violenza con altra violenza come ha fatto il governo giordano e come tutto il mondo arabo ha iniziato a chiedere(un Imam dell’università del Cairo ha dichiarato che dobbiamo bruciare vivi quelli di Isis). L’impressione però è che questo atteggiamento li induca a fare il loro gioco!
Se a lavoro ti capita di vedere insieme ai colleghi il video di un uomo arso vivo diventa dura ricominciare dopo. Se realmente abbiamo poi interesse a combattere questi terroristi forse i mezzi di informazione farebbero bene a mettere da parte la loro bandiera di difesa della totale libertà di informazione ed evitare il diffondersi di panico e paura dando corda e pubblicità a questi folli. Si devono raccontare i fatti che accadono ma un’intelligenza vera deve tenere conto degli effetti che certe immagini generano su chi le guarda.