Ezio Bosso: un gigante del nostro tempo

Non so se abbiate avuto anche voi la mia stessa impressione ma, guardando il discorso e l’esibizione di Ezio Bosso a Sanremo, mi è parso di trovarmi davanti a un gigante, in un corpo debole e fragile forse, ma con una capacità di guardare con serietà e verità alla sua vita in un modo che in televisione non mi era mai capitato di vedere.

Sarà stato che Sanremo con tutti i suoi nastri arcobaleno mi annoiava e non volevo guardarlo ma il suo ingresso e il suo quarto d’ora di presenza sul palco dell’Ariston sono stati una sorpresa oggettivamente inaspettata.

Chi di noi “sani”, guardandolo entrare sulla sua sedia a rotelle tutto piegato dalla sua malattia, si aspettava di vedere quel che poi è accaduto?!
Quante volte vi è capitato di vedere un malato che, davanti a milioni di persone, non si vergogna della sua malattia ma mostra anzi come non solo non sia stata un limite ma sia stata una risorsa per la sua vita?!
Chi di noi “sani”, guardandolo entrare, non ha provato un senso di pietà verso quell’uomo e invece poi, sentendolo parlare, ha iniziato a sentirsi piccolo piccolo davanti all’enormità di quel che aveva davanti?!
Chi si aspettava che facesse spaccare dal ridere?! Guardate come ha risposto a una battuta del famoso blog satirico di Spinoza!!!!

image

Chi di noi “sani” si aspettava di sentirsi dire da un malato di SLA che “noi uomini siamo buffi perché diamo per scontate le cose belle“?!
Chi di noi “sani” aveva mai sentito parlare di musica come ha fatto lui?!
Chi di noi “sani” non desidererebbe riuscire a parlare in modo così consapevole e bello del suo lavoro e della sua vita?!
Chi di noi “sani” si aspettava di ascoltare un artista spiegare che il brano che porta a Sanremo ha a tema “l’importanza di perdersi per imparare a seguire perché noi diciamo che perdere è brutto ma non è vero: perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore…ci avvicina e ci fa seguire“?!

Chi di noi “sani” si aspettava di sentire e veder suonare quel “malato” come ha fatto?!

Chi di noi “sani”, al termine della sua esibizione in cui tutti a casa e a teatro eravamo uniti dallo stupore verso la bellezza di ciò che avevamo visto, si aspettava di sentire che “la musica come la vita c’è un solo modo di farla: insieme“?!

A un certo punto del suo discorso il maestro Bosso ha detto: “La musica è una vera magia, infatti non a caso i direttori hanno la bacchetta, come i maghi, uguale!

Beh caro Ezio, quel che ci hai fatto vedere sembra davvero una magia, grazie!

E voi miei affezionati lettori, se non avete avuto la fortuna di vederlo dal vivo, date un occhiata a quel che ci ha fatto vivere e vedere questo straordinario uomo.

Guardate che roba! 
 

Annunci

Giubileo Straordinario della Misericordia: la risposta della Chiesa a terrorismo e guerra

Dopo gli attacchi di Parigi e le settimane di tensione che ne sono seguite i leader dei più grandi paesi di tutto il mondo hanno fortemente reagito di fronte alla minaccia jihadista nei modi più diversi…

1. Hollande, presidente Francese, avendo bisogno di mostrare forza al suo popolo, ha cominciato bombardamenti massicci sulla Siria cercando alleanze in tutto il mondo.

2. Obama, presidente statunitense, ha dichiarato che l’Isis sarà estirpato dalla faccia della terra ma poco ha cambiato rispetto a quanto ha fatto sinora.

3. Merkel e Cameron, presidenti tedeschi e britannici, si sono accodati ai bombardamenti francesi seguendo le richieste di Hollande.

4. La NATO non fa niente.

5. Putin e Erdogan, presidenti russi e turchi, hanno deciso di usare l’Isis per farsi la guerra tra loro.

6. Renzi, presidente italiano, “non segue i bombardamenti altrui”.

7. Michel, presidente belga, ha fatto finta per 10 giorni di bloccare il suo paese alla ricerca di terroristi che, non essendoci confini, probabilmente se ne erano da giorni già andati via incontrollati.

8. Assad, presidente siriano, non si muove da dov’è.

Tutto questo evidenzia l’inadeguatezza delle reazioni di chi comanda il mondo che finge di non vedere che parte della sfida si gioca anche qui in Europa, tra le nostre case. I terroristi francesi erano europei! La sfida di una giusta integrazione la giochiamo qui noi!

L’unico che sembra averlo capito è Papa Francesco che, alle minacce che arrivano dal terrorismo e ai continui atti di guerra che si susseguono in questi giorni, risponde con il Giubileo Straordinario della Misericordia: un anno straordinario in cui al centro del nostro agire sia la misericordia, il perdono. 

Fa strano parlare di perdono in questo periodo storico no?!

A conferma di ciò, dopo quella di Bangui nella Repubblica Centroafricana, la prima Porta Santa aperta in Italia è stata infatti quella dei carcerati. 

Durante la celebrazione tenuta stamattina Papa Francesco ha detto: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia…abbandoniamo ogni forma di timore è paura perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, con la gioia dell’incontro con la grazia di uno che è amato.”

In questo stesso blog, reagendo ai fatti di Parigi, ci chiedevamo cosa sarebbe stato di noi se fossimo nati a Raqqa, capitale dell’Isis…siamo forse per natura migliora di loro?

Ecco che il Papa dà una risposta a questo quesito valida per tutti: “la chiesa tiene le porte aperte per tutti!”

Sarebbe bello se in un anno, che non è poco tempo, raggiungiamo l’obiettivo di riappacificarci con parenti e amici con i quali, per ragioni più o meno nobili, non parliamo da tempo. 

Non è forse anche più bello e interessante usare i fatti di Parigi in questo modo?!

Smettiamo di decidere se sia giusto bombardare o meno la Siria a chi ha il potere di farlo e cambiamo il mondo con il nostro solo modo di vivere, questo sembra dirci Papa Francesco.

È possibile perdonare chi ci ha fatto un torto?! 

È possibile trattare l’altro come un Bene?!

Non vuol dire forse questo poi l’auspicio pluricitato in queste settimane “difendiamo i nostri valori”?!

E allora daje proviamoci…buon anno della Misericordia a tutti!

Lo stagista inaspettato e la dignità del lavorare

Non vincerà certamente un Oscar e difficilmente passerà alla storia del cinema ma “Lo Stagista Inaspettato”,  commedia diretta da Nancy Meyers con attori del calibro di Robert de Niro (Ben Whittaker) e Anne Hateway (Jules), racconta e ironizza su un tema, il lavoro e il rapporto capo-dipendente, in maniera decisamente sorprendente e efficace.

Chi di noi infatti, durante le sue giornate lavorative in ufficio, riesce a non lamentarsi se il suo capo non gli dà abbastanza responsabilità o non gli dedica le attenzioni che pensa di meritare?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, ha in mente che, qualsiasi attività abbia da fare, semplice o stimolante che sia, essa è comunque funzionale al raggiungimento di uno scopo?! 

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, si prende a cuore i problemi e le difficoltà dei colleghi che gli stanno attorno?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, quando vede il suo capo affaticato o preoccupato, lo supporta semplicemente stando con lui di fronte alle problematiche quotidiane?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, pensa di poter contribuire attivamente al miglioramento dell’azienda e non lascia questo obiettivo solo ai suoi manager di turno?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative, percepisce la grande dignità che l’atto del lavorare in sè contiene?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, riconosce e valorizza i talenti e le qualità di chi ha attorno invece di tentare in ogni modo di apparire migliore di loro?!

Ben Whittaker, settantenne pensionato che viene assunto come stagista in una emergente società online nel settore della moda diretta e fondata dalla bella Jules, mostra come persino uno stagista possa permettere la crescita e il miglioramento dell’azienda in cui lavora.

Ad essere sorprendete è però la modalità in cui questo obiettivo viene raggiunto: Ben infatti non sa praticamente nulla di computer o di negozi online ma, grazie a tutta la sua esperienza di vita, è in grado di guardare alla sua realtà lavorativa e a chi gli sta incontro con un occhio diverso rispetto ai suoi più giovani colleghi. In tal modo, sebbene inizialmente non gli dessero nulla da fare, grazie al suo occhio attento è riuscito ad esaltare le qualità e i talenti di chi gli stava attorno al punto tale da creare un clima di ufficio di reale amicizia, con le ovvie conseguenze di miglioramento delle performance che ne è conseguito. 

Tutto ciò ci porta a riflettere su quanto il lavoro ci nobiliti e ci permetta di sentirci utili ed importanti.

Bella infatti l’idea di usare come protagonista un uomo che il mondo di oggi pare ritenere inutile perché troppo anziano e lento…quanti uomini e quante donne, dopo tanti anni di lavoro e dopo essere diventati dannatamente bravi a farlo, vengono messi da parte perché giudicati inutili? Con quanta facilità la società che ci circonda, senza troppi ringraziamenti per il contributo apportato in passato da questi uomini e da queste donne, li mette da parte invitandoli a starsene a casa? 

Chi scrive ha da poco iniziato a lavorare e trova decisivo per le aziende di oggi che giovani e uomini e donne con più esperienza imparino a convivere tra loro. In questo modo, mixando l’energia e le idee dei primi, con l’esperienza e la serenità imparate da una vita in trincea di fronte ai problemi di ogni giorno dei secondi, vi é la reale possibilità che le società crescano. Ma ancora di più si può evitare che i giovani dilapidino le conquiste di chi li ha preceduti, facendo così in modo che imparino da loro non solo le competenze ma anche come approcciarsi ai problemi, mentre, allo stesso tempo, i più anziani si vedano trattati non più come un inutile peso della società ma sentano la responsabilità di formare le nuove generazioni.

Che una simpatica commedia di un paio d’ore tocchi tutte queste tematiche e susciti queste reazioni la rende certamente meritevole di essere vista non pensate?!

Aylan: scusaci tanto e grazie…

Aylan…

Scusaci perché l’Europa e noi europei non siamo come avevi sognato;
Scusaci perché i nostri presunti “problemi” ci portano a non dare valore alla vita che abbiamo;
Scusaci perché sono mesi che litighiamo elencando pro e contro dell’immigrazione come si trattasse di discutere i risultati dell’ultima partita del campionato di calcio;
Scusaci per il nostro dannato cinismo;
Scusaci perché non abbiamo fatto nulla per salvare la tua casa a Kobane;
Scusaci perché a tre anni non si deve essere obbligati a scappare di casa e salire su un gommone per sopravvivere;
Scusaci per averti sbattuto in tutte le prime pagine del mondo soltanto oggi;
Scusaci perché non valevi meno di noi;
Scusaci perché, come Europa e come europei, ti abbiamo lasciato morire prima di accorgerci del valore che avevi.

Grazie perché, dando la vita per venire da noi, ci fai riscoprire l’enorme valore di quel che abbiamo;
Grazie perché ieri lavorare è stato completamente diverso;
Grazie perché il dolore di averti visto ci fa desiderare di non lasciare ad altri il compito di costruire un mondo migliore ma ci spinge a voler contribuire a farlo anche noi, nel piccolo della nostra quotidianità;
Grazie perché “l’urlo del tuo corpicino che giaceva a terra” ha scosso il mondo più di quanto sinora abbiano fatto discorsi, articoli e dibattiti in ogni angolo della Terra;
Grazie per averci fatto aprire gli occhi: fino ieri nessuno vi voleva mentre oggi la speranza di un’Europa capace di accoglienza è più viva.

Ora però Aylan, Galip e tutti voi uomini, donne e bambini di cui non sappiamo nomi e storie e che non siamo riusciti a salvare, nostro “compito” è non fermarci al solo contraccolpo sentimentale che avete generato, ma è “usare” questo dolore e questa tristezza per andare oltre i semplici discorsi che abbiamo fatto sinora: basta facili populismi e discorsi da bar!

Non siamo solo italiani, francesi, tedeschi, siriani…siamo tutti cittadini di questo stesso mondo e abbiamo tutti lo stesso desiderio di felicità: è arrivato il momento di smettere di chiederci se sia giusto o sbagliato salvare e aiutare questa gente, ma di discutere solo di come farlo, e se potranno esserci dei rischi anche per noi beh…credo valga la pena correrli.

Giubileo della Misericordia o Stati che costruiscono muri: da che parte stiamo?

L’Ungheria costruisce un muro lungo il suo confine con la Serbia;
Gli Stati Uniti col Messico lo hanno già da tempo;
La Gran Bretagna dice che non solo non vuole immigrati, ma che persino gli studenti europei, terminati i loro studi, se ne devono tornare ai rispettivi paesi d’origine;
L’Austria rafforza i controlli di polizia sui confini nazionali;
Chris Christie, candidato alla presidenza degli USA, promette che, se sarà eletto, risolverà il “problema dei migranti” tracciandoli come pacchi della FedEx.

Si poteva sperare forse che la globalizzazione portasse a una cancellazione delle frontiere e invece, al primo “casino”, vediamo ogni paese pronto a richiudersi dietro le sue quattro mura: magari con il tempo cambieranno idea ma la reazione, il contraccolpo, che hanno avuto praticamente tutti di fronte al problema è stato di volerlo eliminare facendo finta quasi che non esista.

Evitiamo di scandalizzarci però perché chi di noi può affermare con certezza che non farebbe e non fa cosi di fronte alle difficoltà in cui incorre nelle sue giornate?!

Chi di noi realmente pensa di aver meritato di vivere un’esistenza più “facile” di quella di uno di quegli uomini che hanno abbandonato la loro casa per fuggire dalla guerra?

Fa specie che proprio per l’anno prossimo il Papa abbia indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia: anno durante il quale la Chiesa Cattolica si apre totalmente al mondo e a tutti i suoi cittadini attraverso gesti concreti:
– Le donne che hanno abortito potranno essere totalmente assolte;
– I detenuti che, pur meritevoli di pena, si sono realmente pentiti e desiderano inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto riceveranno una grande amnistia;
– Ogni carcerato potrà avere l’indulgenza plenaria.

Proprio nel periodo storico in cui ciò che conta siamo solo noi stessi e la nostra riuscita nelle cose che facciamo (a lavoro, nello studio, a casa…), il Papa propone una soluzione diversa: propone la possibilità di ripartire per tutti, sempre, qualsiasi cosa sia accaduta.

Si tratta di un modo di guardare al dramma di un uomo in modo totalmente diverso da quello che i paesi stanno avendo nei confronti dei migranti (sembra quasi che tutti dicano: “si si potete ripartire e continuare a vivere ma non qui da me…”).
Si tratta però di un modo di vivere profondamente diverso anche da quello che nella maggior parte del tempo viviamo anche noi “uomini normali”: quante volte ad esempio, quando sbagliamo o le cose non vanno come pianificato, ci sentiamo infatti dei falliti senza possibilità di ripartire al punto che non riusciamo neppure a guardarci in faccia?!

Cattolici o meno che siate sarete d’accordo con me nel giudicare perlomeno “originale” l’atteggiamento che il Papa sta proponendo al mondo.

Allora, ora che è arrivato Settembre e la solita routine è ricominciata, quando ci troviamo di fronte a una situazione “scomoda” o brutta non ci resta che scegliere tra due atteggiamenti.

Si potrebbe rifiutare il problema restando chiusi nei nostri pensieri andando giù di morale finché il tempo non laverà via tutte le ferite, oppure si può smettere di guardarsi come dei falliti e ripartire: il Papa ha tracciato questa seconda via che personalmente trovo affascinante e che valga la pena tentare di seguire.
Voi?

Meeting per l’amicizia tra i popoli: che modo strano di godersi le ferie

L’estate è ormai sempre più vicina alla fine. Molti hanno già iniziato a lavorare o a studiare, e fra poco toccherá a tutti gli altri “fortunati” che ancora si godono le meritate vacanze.

Non so se capiti anche a voi ma, tornando dalle ferie, si ha come la sensazione di aver vissuto in un limbo nel quale contava solo ammbronzarsi ma non scottarsi, riposarsi, e preoccuparsi solo di decidere su che spiaggia andare o che passeggiata in montagna fare il giorno dopo. Quel che nel frattempo accadeva nel mondo, compreso ciò che di solito ci scandalizza o agita (immigrazione, terrorismo, politica…), è stato insignificante a tal punto da divenire inesistente.

E allora, tornato a casa, scopri che i politici italiani sono arrabbiati con la chiesa perché non si fa i fatti suoi, mentre Obama, Kerry e Raul Castro ringraziano il Papa proprio perché i cavoli suoi non se li fa.

Poi scopri che a Roma si può avere un patrimonio di più di 60 milioni di euro, fare un funerale stile “Il Padrino” con tanto di elicottero e carrozza con cavalli a bloccare un quartiere senza che succeda nulla.

Ci sono poi altri fatti che invece fatichi a capire se siano buoni o meno, come quella storia dei musei gestiti da stranieri, o anche Tsipras che, dopo tutto il cinema degli scorsi mesi, ha deciso di dimettersi e ricandidarsi perché se non manda i greci a votare ogni sei mesi si annoia. 

E poi vabbè i grandi classici non mancano mai: le solite accuse di omofobia a chiunque tenti di dire che ci sono delle differenze tra matrimonio e unioni civili vanno di moda più dei costumi alla brasiliana. Elton John che fa la morale al sindaco di Venezia fa spaccare.

In tutto questo quel che più sorprende è vedere poi qualcuno che, invece di “godersela” al mare, all’Expo, in montagna o in città, ha deciso di usare le sue ferie per lavorare gratis in una fiera a Rimini, e non solo ci lavora ma si diverte pure a farlo! 

Come quasi tutti saprete si sta infatti tenendo in questi giorni la XXXVI edizione del meeting per l’amicizia tra i popoli a Rimini. Una settimana di mostre, eventi e incontri a cui partecipano grandi personaggi di fedi e culture diverse, politici, imprenditori, intellettuali e artisti, sportivi e grandi economi: il tutto con l’obiettivo di vivere un luogo di amicizia per costruire la pace tra i popoli (pace tanto minacciata in questi mesi) e di riflettere su tutti quei temi di attualità che anche a noi interessano ma che in questo mese di limbo vacanziero abbiamo messo un po’ da parte. Non so se condividete la mia opinione ma sembra quasi assurdo vivere l’estate così: certamente non si può dire che non sia affascinante.

Usando le parole che Papa Francesco ha inviato per l’inizio della manifestazione: “il meeting può cooperare a un compito essenziale, far sì che nessuno si accontenti di poco!”

Tornare alla propria quotidianità: che sia lavorare, studiare, cercare lavoro o gestire una famiglia senza che ci si accontenti di poco è certamente desiderabile e bello per tutti, anche se il mondo sembra quasi volere l’opposto. 

Non varrebbe la pena andare a fare un giro a Rimini allora forse?! 

Per info http://www.meetingrimini.org 

Le 10 regole di vita del milanese d’Estate

Se hai intenzione di passare del tempo a Milano durante questa torrida estate devi adeguarti al modo di vivere di un vero milanese. Ecco le dieci regole di comportamento da seguire:

1. Il milanese la mattina d’estate, quando si sveglia, è già incazzato perché sa che deve abbandonare la sua dimora in cui l’aria condizionata rinfresca l’aria persino in bagno e in ripostiglio per andare a lavorare e “tirare avanti sto cazzo di paese”;

2. Il milanese d’estate impedisce ai suoi figli di fare attività ludico-ricreative all’aperto perché altrimenti sudano e impuzzoliscono i loro “vestiti del Porco Diaz”. Al massimo li porta al parco, si piazza con loro all’ombra di un alberello, e gli insegna a fissare i passanti scuotendo la testa per esprimere il proprio disgusto sul loro abbigliamento costituito da colori sgargianti e dannatamente popolani o sulla loro carnagione schifosamente bianca.

3. Il milanese infatti, non appena arriva l’estate, si spara un paio di lampade fatte bene perché l’abbronzatura fa troppo figo coi colleghi;

4. Il milanese d’estate, appena uscito di casa al mattino, va in un “bar da ricchi” con l’aria condizionata e ordina un “caffé con ghiaccio” o un bel “marocchino” perché prendere un espresso normale o bere il caffé alle macchinette è una roba da Giargiana. Uscito dal bar, prima di salire in macchina, si pulisce le mani con amuchina per eliminare ogni rischio di contaminazione da germi;

5. Il milanese d’estate, come in ogni altra stagione del resto, non considera neppure per un secondo l’idea di andare a lavoro salendo in quel carro di buoi anche chiamato metropolitana. Ovviamente allora si piazza in macchina con l’aria condizionata a cannone e, durante il tragitto verso l’ufficio, sbeffeggia tutti i “poveracci” che vede salire su un pullman ATM o che, ancor peggio, viaggiano in macchina col finestrino abbassato: ma come diamine si fa ad avere una macchina senza aria condizionata?????!

6. Il milanese a pranzo d’estate si tira un’insalatina dimagrante accompagnata da una buona “inguria” che è il top per essere sempre idratati come si deve;

7. Il milanese d’estate a lavoro manda costantemente in giro da clienti e fornitori insignificanti i suoi sottoposti organizzandogli incontri all’aperto tra le 11 e le 15 perché gode nel vederli rientrare in ufficio sudati e ansimanti per il caldo;

8. Il milanese d’estate non esce mai dall’ufficio prima delle 19 perché non ha voglia di tornare a casa e fingere di voler veramente giocare con quei mostriciattoli dei suoi figli che lo aspettano da tutto il giorno e ancora non hanno capito che lui non ha un cazzo di tempo da perdere;

9. Il milanese d’estate a cena si mangia un “bel minestron frecc”, rigorosamente Bio, dopo aver bevuto poco prima un prosecchino fresco come Ape. Subito dopo cena poi “fa una call” con tutti i suoi amici milanesi e gli spiega come risolvere il problema del default greco, sottolineando più volte che la vera ragione per cui non si è ancora chiusa la questione sia che sia i greci, che i tedeschi o i francesi che comandano in Europa, non sono milanesi;

10. Il milanese d’estate quando va a letto e si piazza sotto il bocchettone dell’aria condizionata e, pensando alla giornata appena vissuta, chiude gli occhi lieto e certo che anche quel giorno, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha dimostrato al mondo intero di essere la vera locomotiva d’Italia e che in nessun modo lui potrà mai rischiare di “finì cont el cu per tèrra”.

Storia di un ragazzo senza la faccia arcobaleno

Quando il ragazzo con la faccia arcobaleno incontra il ragazzo senza faccia arcobaleno, il ragazzo senza faccia arcobaleno è un ragazzo Omofobo.

Chi non è d’accordo con questa affermazione?!
Chi ha il coraggio di negare la verità di questa frase?!

È assurdo infatti che uno, nel terzo millennio, sia cosi bigotto da preferire la sua foto profilo naturale, cosi come mamma lo ha fatto, piuttosto che evolversi e scegliere di avere la faccia color arcobaleno!

Come fa il ragazzo senza faccia arcobaleno a non capire che noi decidiamo di che colore vogliamo essere quando anche Apple, Google o Facebook, le aziende che per prime hanno capito il futuro, hanno messo a repentaglio le loro vendite pur di trasformare il loro logo senza arcobaleno in un logo con l’arcobaleno?!

Questo ragazzo senza faccia arcobaleno è veramente un testardo e, ogni tanto, si azzarda pure ad alzare la testa per parlare al ragazzo con la faccia arcobaleno quando lo incontra!
Ma come osa?!
Perché esiste o non si cancella dalla faccia della terra un essere dal cervello tanto obsoleto?!
Dannato razzista….

Se riflettiamo sul ragazzo senza faccia arcobaleno dovremmo imbarazzarci per lui: non ha senso che esista gente che non vuole essere libera!
Ma non avere la faccia arcobaleno vuol dire che non sei libero!
Tutti oggi hanno la faccia arcobaleno!
Come fai a non averla?!
Anche i calciatori mettono i lacci arcobaleno!
Persino dopo che piove compare un arcobaleno!

Pensate che questo ragazzo senza faccia arcobaleno, non solo non ha ancora cambiato la sua foto profilo, ma ogni tanto osa anche dire che la sua faccia naturale sia più bella di quella arcobaleno!

In quelle situazioni è logico che il ragazzo con la faccia arcobaleno si senta discriminato perché l’arcobaleno è il futuro! L’arcobaleno è cosi social poi!

Non esistono le mezze misure cosi come da tempo non esistono ormai più le mezze stagioni…se tu che leggi non hai la faccia arcobaleno inizia a farti delle domande e scegli: o te la cambi da solo quella dannata foto profilo oppure noi, ragazzi sani e dalla faccia arcobaleno, saremo costretti a farlo con la forza per te.

Non avere paura comunque ragazzo senza faccia arcobaleno: questa non è una minaccia, è la modernità!

L’incubo del dipendente d’ufficio: la cagata contemporanea col collega

La cosa peggiore che può capitarti in ufficio è la cagata in contemporanea con collega:

Tu sei lì sul cesso, pacifico, a leggere Eurosport aspettando di espellere il malloppo quando ecco che, d’improvviso, senti un rumore nel bagno accanto: è appena entrato qualcuno!

A quel punto, con la classica camminata a papera causa pantaloni abbassati a livello del ginocchio, per prima cosa ti precipiti a controllare che la porta sia effettivamente chiusa e, da folle ottimista, inizi a pensare: “niente panico! Sarà solo una pisciatina veloce!”

Ti aspetti un bel gorgoglio da torrentello alpino e invece inizi a sentire la carta igienica scorrere…pessimo segno. Sta costruendo un castelletto di carta: deve cagare!

A quel punto è una guerra di nervi!

Lui sa che sei là, e aspetta paziente che tu te ne vada. Non immagina però che anche tu sia appena arrivato e pensa di avere il match in pugno.

Lo senti respirare tranquillo dal pannello divisorio mentre tu che, prima che entrasse eri ormai quasi in dirittura d’arrivo, non respiri più e ti contorci per trattenere la “marmottona nella tana”.

Parti allora a chiederti chi sia perché conoscere il nemico è decisivo: potrebbe essere il palestrato del marketing che stringendo le chiappe riesce persino ad aprire delle noci, oppure potrebbe essere quello secco secco dell’ufficio acquisti che, come minimo, al bagno butta fuori noccioli di ciliegia come fosse un passerotto…

Tu invece hai la pancetta e dopo il secondo caffè e la terza marlboro rossa capisci che proprio non puoi più trattenere la pizza ai peperoni della sera prima;

Passano i minuti e nessuno fa la sua mossa. Lo ascolti come fossi in trincea sperando con tutto il cuore che lui se ne freghi, scarichi il fardello, e se ne vada….ma niente!

Dannazione è un damerino come te e si vergogna!

Inizi ad avvertire la sua fatica…gli scappa qualche sospiro ma niente, non molla.

Alla fine devi cedere tu!

Ricacciato il tutto su per l’intestino te ne stai un’altra mezz’ora buona alla scrivania immerso in un’atroce sofferenza finché le porte del paradiso si riaprono per te e, finalmente solo, riesci a liberare la bestia.

Non avere fretta dunque in queste situazioni perché, anche a lavoro, una cosa è certa:
“Puoi togliere il ragazzo dal cesso dell’open space, ma certamente non puoi togliere il cesso dell’open space dal ragazzo”.

E tu di che razza sei?!

Sei un maturando che sta finendo gli esami e ha l’ansia di capire cosa vuol fare da grande?
Sei un giovane studente universitario che ha ancora il dubbio di aver azzeccato le sue scelte?
Sei un lavoratore che vuole vedersi descritto in un articolo?
Non ti resta che leggere qui sotto e verificare a che razza appartieni!

Se sei un medico ti sei spaccato di serie tv come “Greys Anatomy”, “E.R. Medici in prima linea” e hai passato l’infanzia a giocare all’Allegro Chirurgo invece che con le macchinine;
Se sei un ingegnere odi lavarti i capelli e hai avuto una vita frustrata trascorsa per la maggior parte del tempo in mezzo a soli uomini per cui appena vedi una figura assimilabile a una donna che anche solo respira ti parte l’ormone a mille;
Se sei un designer/archietto ami la vita notturna, non ti svegli mai prima delle 9.30 perché ti piace fare “le notti”, indossi pantaloni attillati che finiscono sopra la caviglia, metti camicie o vestiti improbabili perché tu vedi “oltre” e hai il gusto per la moda;
Se sei un fisico/matematico hai avuto un’esperienza fondamentalmente simile a quella di un ingegnere solo che sei più magrolino e, quando interagisci con chi fisico/matematico non è, parli molto lentamente scandendo bene le parole perché altrimenti non ti capiscono;
Se sei un infermiere, o comunque fai un lavoro che centra con la medicina ma medico non sei, hai un odio nascosto per la gente che organizza le vacanze post-maturità e non hai mai sopportato i film tipo “Notte prima degli esami”. Proprio quell’odio interiore ti ha spinto a voler passare l’estate dopo le superiori a studiare come un turco e fare 850 test diversi per non precluderti nessuna possibilità futura;
Se sei un filosofo/storico la cosa che più ami di te è la barba per cui non te la fai mai, a 18 anni hai avuto i primi segni di calvizia e non metti jeans o magliette da babbo dall’età di 16 anni. Il tuo armadio è costituito solo da camicie, preferibilmente a righe o quadretti, e pantaloni con tutte le esistenti e possibili gradazioni di marrone;
Se sei un economo ti senti ricco e ti atteggi da manager anche mentre ceni con gli amici, hai fatto il tuo primo curriculum a 12 anni e soprattutto vesti solo cose di marca per distinguerti dalla plebe e perché hai capito che l’immagine nella vita è tutto e conta più di ogni altra cosa;
Se sei un avvocato adori parlare e, quando tua madre ti ordina di portare giù la spazza, organizzi un’arringa difensiva che dimostra come tua sorella o tuo fratello siano più adatti a fare quel lavoro. Il tuo idolo poi è il Giudice Santi Licheri perché, uscito da scuola, invece di guardare dragon ball ti tiravi ogni santo giorno una bella puntatina di “Forum” su rete 4;
Se sei un psicologo nella tua vita hai pianto tanto e quando la gente ti parla anche di argomenti semplici e banali, invece di ascoltare le cose, tu le interpreti cercando il reale significato di ciò che stai sentendo;
Se sei un politico sei tutte queste cose insieme perché sai parlare di ogni tema e interpretare i reali bisogni di tutti i tuoi elettori, di qualsiasi razza essi siano…

A questo punto dovresti avere tutto chiaro, non esistono vie di mezzo, scegli a che razza appartieni e comportati come devi!