Giancarlo Magalli Presidente della Repubblica

Napolitano si è ormai dimesso da un paio di settimane e in Italia impazza il toto-nomi su chi possa essere il successore.
Ogni telegiornale dedica almeno un servizio a questo tema e i giornali su internet sono pieni di sondaggi su chi vorremmo presidente. Mentre l’opinione pubblica si diverte in questo giochino, Renzi e Berlusconi si trovano nelle segrete stanze del “Nazareno” per mettersi d’accordo e cercare un nome condiviso tra loro che poi con molta attenzione non vogliono far trapelare per non “bruciarlo”; in parallelo molti deputati e senatori dei partiti dell’opposizione e della minoranza PD lavorano per un candidato del “Non Nazareno” di cui nemmeno in questo caso si conosce il nome.
Nel pratico delle cose abbiamo dunque da un lato chi guida il paese che nasconde le sue proposte, e dall’altro chi, a prescindere dai nomi che verranno fatti, ha già intenzione di andarvi contro a priori. Dato che infatti la politica è anche parole e gesti è significativo abbiano chiamato il loro candidato quello del “Non Nazareno” invece che, non so, “candidato della sinistra”, “candidato alternativo” o anche semplicemente “Il nostro candidato”. Poi si sorprendono se la gente non li capisce o ce l’ha con la politica…
Più che spingere su un nome simpatico come Giancarlo Magalli cosa si potrebbe fare?
Ci si scandalizza infatti giustamente quando le critiche sono violente, in questo caso invece la “protesta sorridente” che è partita sui social network val la pena di essere segnalata nella speranza che chi guida il nostro paese inizi a farci sapere veramente cosa sta accadendo.

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#GraziePresidente

La data di oggi 14 Gennaio 2015 sarà ricordata come quella delle dimissioni del più longevo dei presidenti della Repubblica italiana. Non entro nel merito delle disquisizioni tra chi inneggia al suo nome idolatrandone la figura, e chi lo attacca chiamandolo “Re Giorgio” o per il suo passato nel partito comunista.
Il mio giudizio sulla sua figura deriva da quel che ho gli ho visto fare in questi anni: l’unica cosa infatti certa degli ultimi 9 anni nella politica del nostro paese è stato lui, con tutti i suoi pro e contro, che in ogni modo ha lottato per salvaguardarci richiamando ripetutamente alla serietà e al lavoro il parlamento e tentando in ogni modo di opporsi alla deriva di protesta e antipolitica che alcuni partiti, giocando sul dolore delle persone, hanno condotto negli ultimi anni.
Con gratitudine e stupore ricordo l’accorato discorso dopo la sua non desiderata rielezione a presidente della Repubblica in cui, nonostante l’età avanzata, ha attaccato le irresponsabilità commesse da chi risiedeva in parlamento dimostrando una impressionante forza morale e spiegando di aver accettato l’incarico perché, parole sue, “bisognava offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai problemi”.
Il suo costante richiamo all’unità per risolvere i gravi problemi dell’Italia, nel rispetto delle diverse opinioni e vedute del mondo, mi ha sempre profondamente colpito come una posizione di novità che, a quasi 90 anni, è stato in grado di portare a chi molto più giovane di lui continuava e continua a porre la sua idea davanti a tutto trattando dunque l’altro come il male assoluto. Una figura come la sua che realmente poneva il bene comune al centro della sua attività politica mi rassicurava: chi a 90 anni avrebbe accettato di farsi rieleggere invece di godersi un po’di meritato riposo?!.
Dico questo dato che dopo i recenti attentati a Parigi tutti erano d’accordo nel ritenere necessaria per l’Europa quella stessa unità per far fronte alla minaccia del terrorismo islamico, ma già adesso che è passato cosi poco tempo si vedono i primi tentativi da parte di alcuni di usare questo dramma unicamente per un proprio tornaconto politico.
Napolitano è stato esempio di una politica buona negli anni in cui gli altri invece hanno toccato il fondo; è stato esempio che è davvero possibile agire in politica per risolvere i problemi più gravi che oggi purtroppo l’Italia attraversa e ha identificato un metodo per affrontarli: chi la pensa diversamente da me in politica non è per forza cattivo! Esistono problemi che possono essere guardati e affrontati meglio se si uniscono sensibilità anche diverse!
Per questa testimonianza anche io il mio #GraziePresidente: speriamo di non perdere questa eredità che ci ha lasciato.