Unioni Civili: le 10 differenze tra gli etero pro e contro la legge

Il 28 arriva in parlamento il decreto Cirinnà per legalizzare le unioni civili e la stepchild adoption. In questi giorni il dibattito è vibrante sui social network anche tra gli etero: voi in che calderone vi inserite?! Siete nel gruppo su Facebook degli etero a favore della legge o in quello che promuove il Family day del 30 Gennaio prossimo?! Vi sembrerà una scelta da poco ma scegliere un gruppo piuttosto che un altro fa capire tante cose di come siete fatti!

L’etero contro le unioni civili quando guarda il signore degli anelli e Frodo non getta l’anello nel Monte Fato urla come un pazzo e si chiede perché non lo faccia; l’etero a favore delle unioni civili invece spera sempre che Frodo l’anello non lo butti mai, lo regali a Sam e i due si sposino.

L’etero contro le unioni civili si rompe a guardare “Uomini e Donne“; l’etero a favore delle unioni civili invece vorrebbe vedere anche “Uomini e Uomini” e “Donne e Donne“.

L’etero contro le unioni civili quando vede un “fallo” da dietro in una partita di calcio si imbestialisce e chiede il cartellino rosso; l’etero a favore delle unioni civili quando vede lo stesso “fallo” da dietro in una partita di calcio non vuole che l’arbitro fischi perché quello è un gesto d’amore.

L’etero contro le unioni civili non scrive mai su Twitter perché non voterebbe la legge; l’etero a favore delle unioni civili invece ogni tre minuti twitta cose sull’amore.

L’etero contro le unioni civili pensa che Maroni sia un cretino perché scrivendo “Family Day” sul Pirellone ha creato un pretesto per far odiare ancora di più la manifestazione del 30 Gennaio a Roma; l’etero a favore delle unioni civili invece Maroni lo ringrazia perché gli ha servito su un piatto d’argento una giornata di tweet contro l’omofobia.

L’etero contro le unioni civili non porta a spasso i cani perché non li ha; l’etero a favore delle unioni civili invece tratta i suoi cani come i figli che non ha.

L’etero contro le unioni civili compra l’iphone anche se Tim Cook è gay; l’etero a favore delle unioni civili se sente invece un imprenditore non supportare le adozioni gay inizia a twittare come un matto di non comprare più prodotti da lui.

L’etero contro le unioni civili ha davanti un mondo che gli spiega che se uno bestemmia in una partita di calcio è solo perché si è lasciato trasportare dall’ira del momento; l’etero a favore delle unioni civili invece si incazza contro il Sarri di turno perché non ha mai giocato una partita di pallone.

L’etero contro le unioni civili (ogni tanto almeno) si chiede se desiderio e diritto siano la stessa cosa; l’etero a favore delle unioni civili non ha invece dubbi sul fatto che queste due parole siano sinonimi.

L’etero contro le unioni civili è omofobo; l’etero a favore delle unioni civili è invece un mix tra un innovatore e un missionario che si batte per i “diritti” degli altri…

Questa è la realtà, o per usare una parola che va molto di moda oggi questa è la “modernità“, e dunque miei cari lettori scegliete il gruppo su Facebook in cui entrare e accettatene le conseguenze!

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Unioni Civili: desiderio è diritto?!

Sempre più nelle ultime settimane il tema delle Unioni Civili è riportato nelle prime pagine dei giornali ed è argomento di dibattito per molti.
Il decreto legge di Monica Cirinnà avrebbe lo scopo di normare queste unioni e dare dei diritti a chi al momento, così sostiene il decreto, non ne ha.
Tentando di guardare oggettivamente a quel che sta accadendo l’impressione è che purtroppo un dialogo tra chi è favore e chi è contro questa legge non sia stato possibile.
La politica si è rivelata realmente incapace di iniziare un dibattito costruttivo sui temi reali che una legge di questo genera implica e dunque da ambo le parti sentiamo le ideologiche urla di chi dice “permettiamo a chi si ama di amarsi per davvero; chi è contro questo decreto legge non vuole permettere a tutti di essere felici“, oppure invece “questa legge promuove l’utero in affitto, e se così non è certamente ne apre la strada“.
Questo blog non è un quotidiano nazionale letto da migliaia di persone per cui non ha la pretesa di poter dare un contributo sostanziale a un tema così complesso ma, a me che scrivo, piacerebbe mostrare che un dialogo reale su questa tematica sia possibile.
Non è infatti ragionevole pensare che chi è gay non si incazzi quando sente la frase sull’utero in affitto e non è ragionevole pensare che i presunti conservatori, così d’improvviso, mettano da parte la loro storia e la loro identità e comincino a gridare ai quattro venti che è cosa buona e giusta che due uomini possano adottare un bambino.
Per poter iniziare un dialogo serve però mettere da parte il lato ideologico che alberga in ognuno di noi e descrivere i fatti così come sono!
Il decreto Cirinnà, da un lato non promuove ad oggi l’utero in affitto e non mi sento di dire che ne apre la strada, ma dall’altro è stato indubbiamente presentato in modo terrificante (questa non è un’opinione ma è un fatto oggettivo), se non mi credete e non avete voglia di andarlo a leggere rispondete a questa domanda: vi pare possibile parlare di “stepchild adoption” che in italiano si traduce in “adozione del figliastro“????
Voi vorreste essere dei figliastri o dei figli?! Come si fa a parlare di adozione di un FIGLIASTRO per promuovere un decreto legge della repubblica?! Figliastro è un dispregiativo: lo insegnano alle elementari cazzo!
Il dispiacere principale però non è questo, ma è che non si sia discusso di quello che personalmente a me che scrivo sembra il punto da cui partire per un dialogo e cioè: se io desidero qualcosa, qualcosa anche di bello, allora ho il diritto di averlo?
Estremizzando il concetto per spiegare cosa intendo: se a me oggi viene il desidero di fare il calciatore in serie A ma nella vita ho scelto di studiare in università e di non giocare a calcio allora ho il diritto di giocare in serie A?
Ho volutamente forzato questa domanda perché fossero chiare le due successive:
Se io che sono un uomo desidero un figlio ma sto con un altro uomo allora ho il diritto di averlo?
Se io che ancora non sono niente perché non sono ancora nato desidero di essere un figlio, allora è giusto che quando nasca diventi invece un figliastro perché i miei doppi padri avevano il desiderio di avermi?

Mi interessa sapere, miei affezionati lettori, come rispondete a queste domande!

Ora dico la mia: in questi anni si parla tanto di libertà che, declinata nel tema di cui stiamo discutendo diventerebbe il permettere a tutti di amare liberamente un altro di qualsiasi sesso sia. Personalmente credo che nessuno possa dirsi contrario a questo se ci pensa: nelle mie giornate ad esempio non mi interessa lavorare dicendo che due gay non devono stare insieme, non me ne frega niente!
Quel che però nelle mie giornate è interessante è affrontare non solo con libertà ma anche con responsabilità le scelte e le cose che capita di vivere.
Libertà e responsabilità non possono essere due cose disgiunte!
Io, da uomo, ho il diritto di affermare di amare un altro uomo o di amare una donna ma non ho il diritto, sebbene vada contro mio qualche desiderio, di non affrontare con responsabilità quel che questa libera scelta genera.
Io, bambino però che non sono ancora nato, ho invece un solo diritto: “voglio avere la possibilità di essere chiamato figlio e non figliastro”.

MisterCaos: un poeta di strada di periferia

Cari miei amici lettori oggi ho in serbo per voi una sorpresa.
Per la sezione “Personaggi” Opinionandolo si è lanciato nella sua prima esperienza di intervista, e ha scelto di farlo con un personaggio realmente particolare e che merita di essere conosciuto: MisterCaos.
MisterCaos è un giovanissimo poeta di strada di San Donato Milanese che, per usare parole sue, dall’inverno 2013 assalta la strada a colpi di versi affiggendo per le vie di San Donato e di Milano alcune tra le sue poesie.

Vi starete forse chiedendo perché ho scelto di intervistarlo?
Magari della poesia di strada o della poesia in generale infatti non vi interessa nulla e avete tutto il diritto che sia così…questo ragazzo però ha qualcosa di realmente interessante da dire valido per tutti per cui aspettate ad abbandonare l’articolo!!!

Chi di noi infatti può dirsi capace di guardare a un suo presunto “limite” e farne la sua più grande risorsa?!
Chi di noi riesce a mettere da parte i castelli mentali su cosa il mondo si aspetta lui faccia nella sua vita e segue realmente i suoi talenti?!
Chi di noi usa il suo talento per migliorare la realtà di periferia in cui vive e non ne fugge via?!

Vi interessano questi temi?
Allora andate avanti a leggere!

1. MisterCaos, leggendo la biografia sul tuo sito, ti definisci poeta e artista: da dove è nata questa passione e che cosa hanno significato per te nella tua vita l’arte e la poesia, al punto da farle diventare il tuo lavoro?

Il tutto parte da un avvicinamento alla cultura hip hop, e l’attrazione verso il mondo del graffito, del rap e della street art, interessi paralleli a quello della scrittura. Portandoli avanti in modo costante sono inevitabilmente confluiti in uno stesso bacino, che ha preso il nome di MisterCaos, poeta (più o meno) e artista (ci proviamo).
Le passioni dapprima rappresentano degli interessi che accompagnano il tuo crescere poi, se davvero si riesce a credere in quello che si sta facendo, in modo naturale diventano la tua vita (o il tuo lavoro). Succede anche nello sport, nella vita politica e in diversi altri campi.

2. Negli ultimi tempi sulla tua pagina Facebook hai mostrato molte fotografie di te in versione “Maestro Caos” nelle scuole elementari: perché vai a insegnare ai bambini? Cosa gli racconti?

Credo che ci sia molta ignoranza verso il mondo delle arti di strada.
Si confondono i graffiti con la street art, e della poesia di strada spesso non si conosce per nulla.
Io semplicemente racconto cosa c’è li fuori: come si cataloga, come si riconosce e come lo si può apprezzare, perché è importante che ci sia, perché è nato e a cosa serve.
Cerco sempre anche di rompere alcuni luoghi comuni e stereotipi che si sono radicati del background culturale popolare rispetto a “quelli che scrivono sui muri”.

3. Dal 20 Ottobre al 9 Novembre scorso si è tenuta la tua prima mostra dal titolo “Cose a Caos” a San Donato Milanese: perché, tra tutti i possibili, hai scelto proprio questo titolo?

Cose a CAOS” nasce dall’esigenza prettamente personale di fare ordine verso tutto quello che ho fatto da quando ho iniziato ad oggi.
Quale nome migliore per “riordinare” le idee? Un titolo da leggere su più livelli, come spesso cerco di fare con le mie poesie, e allo stesso tempo un sigillo identificativo di cosa andavo a fare.

4. Mi devo esporre…tra tutte le tue opere che ho visto La Periferia è il respiro grezzo di una strada messa tra “virgolette” è quella che forse mi ha colpito di più. In un tuo post, al termine della tre giorni di lavoro che tu e altri artisti avete fatto nel tuo quartiere a San Donato hai scritto: “Tutte le sfumature della periferia. La mia periferia, quella che mi ha portato qui, e che per 3 giorni è diventata il centro del mondo“. Cosa è accaduto in quei tre giorni? Perché, guardando alla tua esperienza, provenire da una zona di “periferia” non è una sfiga?

Non so dirti perché non è una “sfiga” (per me è una figata); personalmente mi sono sempre spinto per trasformare i difetti in punti di forza, o comunque spunti da cui partire. Ad esempio, sono dislessico e ho scelto di focalizzare il mio modo di fare arte usando solo le parole (e tutto quello che le circonda).
Forse è solo una sorta di riscatto sociale, o qualcosa di simile. So solo che nonostante tutto quello che si dica sulla mia periferia (cerca “via di vittorio” su google), essa è il posto che mi ha tirato su, nella quale ci sono nato per Caos, e a cui sono molto riconosente.
Tornando alla prima domanda: abbiamo semplicemente (con il resto dei writer e street artists di San Donato Mil.se) creato un evento che arricchisse il quartiere.
Ti lascio qualche numero:
70 artisti da tutto il mondo (Italia – Lombardia, Piemonte, Friuli, Sardegna – Spagna, Svizzera, Hong Kong);
25 pareti 6×12 metri (il che fa rientrare l’evento tra i primi 5 mai realizzati in Italia per dimensione);
2000 spray, 150 kg di vernice, 7 bracci meccanici, 3 impianti audio distribuiti per tutta la via, 4 situazioni sportive differenti in contemporanea (box, crossfit, calestenic, basket), animazione per bambini, stand di tattoo, e ancora… Un festival a 360°.
Un botto di critiche (infondate e di strumentalizzazione politica);
Tantissima voglia di divertirsi.

5. E per il 2016 cosa hai in mente? Ci sono già progetti in vista?

Le idee son sempre troppe e a volte si sovrappongono. Ho già in cantiere un po’ di murate da realizzare. Saty Caos.

6. Ti va di salutarci con una poesia delle tue?

Appassionarsi controvento, per lasciar che i sogni prendano il sopravvento

Avete capito cosa intendevo?

MisterCaos è un ragazzo normale di una zona periferica che è stato in grado di guardare a sè e a cosa fosse bravo a fare in maniera realmente vera e questa vi sfido a dire che non sia una cosa dannatamente difficile da fare! Ancora più difficile è poi scegliere di usare un talento per (sempre usando parole presenti nella biografia sul suo sito) prediligere sobborghi degradati e quartieri marginali, con l’idea di riportare l’arte e la poesia tra la gente. Questo è qualcosa che, anche se di arte e poesia apparentemente non vi interessa nulla perché siete grezzi come me che scrivo, è però vero anche se fate gli avvocati, i medici, i parrucchieri, gli ingegneri, i panettieri o qualsiasi altro mestiere!
Non sarebbe più figo lavorare sapendo che si può farlo anche così?!
Per questo val la pena seguire MisterCaos e per questo io lo seguo: se vi inizia a interessare e di lui volete sapere di più, qui c’è scritto come vedere che razza di Cose a Caos combina.

Un anno di Opinioni

“La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 57.000 volte in un anno. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 21 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.”

Così iniziava una mail inviatami Domenica scorsa da WordPress per dirmi che questo blog compiva un anno. Quando un anno fa ho pubblicato il mio primo articolo mai mi sarei aspettato di avere così tante cose da dire: 78 articoli in 365 giorni (sono più di uno alla settimana!!) e 60 iscritti al blog!

Vi racconto allora brevemente cosa ho imparato.

Con Charlie Hebdo: irrispettoso è libero? ho scoperto che solo vivendo le cose che si hanno da fare si ha tutto per dire qualcosa di intelligente anche su un fatto drammatico e apparentemente lontano come quello di Charlie.

Con L’arte della seduzione in palestra ho scoperto che si possono dire delle cazzate di qualsiasi cosa capiti di vivere.

Con The American Sniper: una storia di guerra e Birdman: quando la fama non è tutto ho scoperto che scrivere le recensioni sui film è il top.

Con Le 10 cose che un milanese fa quando nevica ho scoperto che avete voglia di ridere.

Con Myriam: una bambina in fuga dall’Isis ho scoperto che in giro ci sono dei personaggi con storie eccezionali che meritano di essere raccontate.

Con Un amico fedele che non ti abbandona mai ho scoperto che vi piace ridere sì…ma con stile.

Con Viaggiando in metro scegli chi essere: milanese o giargiana?! ho scoperto che avete voglia di ridere di cose che conoscete bene.

Con La Via Crucis nel XXI secolo: i veri perseguitati di oggi sono i Cristiani ho scoperto che cosa un fatto come la Pasqua è in grado di generare.

Con Storia di un ragazzo senza la faccia arcobaleno, Le 10 differenze tra gli italiani pro e contro Valentino Rossi e Le regole di vita del milanese vs le regole di vita del black block ho scoperto che oltre a ridere avete anche voglia di pensare.

Con Lo Stagista Inaspettato e la dignità del lavorare ho scoperto l’intrinseco valore che il solo atto di lavorare possiede.

Oggi è impossibile dire per quanto tempo Opinionandolo potrà andare ancora avanti ma, rispetto a un anno fa, posso dire che questo hobby è stato un grande aiuto, e non un impedimento, per “avere gli occhi aperti e una mente viva e per non perdere quel che intorno mi accade”

Quo Vado: il film che ti fa applaudire al cinema

Lo saprete certamente tutti, lo scorso 1 Gennaio è uscito nelle sale italiane l’ultimo film di Checco Zalone: “Quo Vado“.
Già durante la prima giornata di proiezione ha toccato l’incredibile quota di un milione di biglietti venduti e circa 7 milioni di euro d’incassi: evidentemente molti italiani nutrivamo una grande aspettativa per questo film, non pensate?
Ebbene, non solo questa aspettativa è stata totalmente rispettata, ma personalmente penso che questo film possa diventare il manifesto di che cosa voglia dire e di che potere abbia la comicità oggi.
Non sono un critico cinematografico e non ho alcuna intenzione di rovinarvi il film raccontandovi di cosa tratta ma scrivo questo articolo partendo da una domanda: “vi è mai capitato di vedere decine e decine di persone attorno a voi iniziare applausi spontanei e ridere a crepapelle mentre sono al cinema?
A me sinceramente no.
Tornato a casa ero così gasato che ho invitato tutta la mia famiglia ed i miei amici ad andarlo a vedere.
Perché l’ho fatto?!
Dopotutto non sono mica il produttore di Zalone, non ho alcun interesse a pubblicizzarlo, eppure questa voglia c’era.
Allora ci ho pensato su e ora posso dirvi perché penso valga la pena vedere questo film:

Questo film va visto perché fa cazzo ridere;
Questo film va visto perché permette a tutti di vedere di persona cosa un genio sia in grado di fare;
Questo film va visto perché la scena con la frase “sto facendo una pugnetta all’orso polare” ti fa cadere dalla sedia;
Questo film va visto perché per far ridere davvero bisogna essere capaci di guardare le cose che ti circondano (dal pranzo in famiglia fino al jobs act, alla depressione, ai problemi climatici, alla mancanza di cure in Africa, alla malavita e alla corruzione del nostro paese: tutti temi toccati dal film) con un occhio capace di cogliere la verità di ciò che si sta guardando;
Questo film va visto perché si capisce che chi lo ha fatto si è divertito un sacco a lavorarci su;
Questo film va visto perché non è politically correct: sembrerebbe impossibile ma in due ore di risate Checco ha scherzato su integrazione, islamici, politica, atei, omosessuali, curia romana, mafia e sul ruolo di maschi e femmine;
Questo film va visto perché mostra come sia sempre possibile ripartire;
Questo film va visto perché non è volgare;
Questo film va visto perché Zalone fa capire che c’è qualcosa di positivo in ogni situazione ci si trovi a vivere: anche gli spaghetti pomodoro e krill possono diventare una figata!
Questo film va visto perché dimostra che razza di potere abbia la famiglia;
Questo film va visto perché ridere infonde alle persone molta più fiducia e ottimismo di qualche tweet con scritto #ItaliaRiparte;
Questo film va visto perché dimostra che anche in Italia e per la politica c’è futuro;
Questo film va visto perché dice ai giovani che non devono solo lamentarsi e urlare vaffanculo quando le cose non vanno ma fa venire voglia di “prendersi le palle con due mani” e darsi da fare!
Questo film va visto perché parla dell’Italia e degli italiani e, tra mille risate, mostra come la medicina per uscire dalla crisi non la dia qualcuno all’infuori di noi (la politica, lo stato, il posto fisso, un retaggio familiare) ma sia un frutto di una personale affermazione nella vita quotidiana della propria libertà e della propria responsabilità (“mizze che frase che ho sparato oh”)!
Questo film va visto perché quando senti il medico africano esclamare stupito “What the hell?!” e vedi commuoversi la dirigente statale tocchi con mano che effetto rivoluzionario possa avere un gesto di carità;

In poche parole questo film va visto perché Zalone col talento che ha poteva far ridere l’Italia dicendo culo e tette ogni tanto come fanno molti dei suoi colleghi e invece ha scelto, “non per compassione, non per commozione ma per educazione“, di farci anche pensare…

E poi…so che l’ho già detto per cui scusate ma…

Questo film va visto perché fa cazzo ridere!

Anno nuovo: i buoni propositi del milanese vs i buoni propositi del meridionale

È appena iniziato il nuovo anno e, come ogni volta, lo cominciamo facendoci tanti buoni propositi su di noi ma mi chiedo: tra chi vive a Milano e chi vive al Sud i desideri per l’anno nuovo sono gli stessi?!

Ovviamente no!

Il milanese per l’anno nuovo desidera non prendere mai più i mezzi ATM perché non ne ha sbatta (“e fanculo allo smog!“);
Il meridionale invece, che oltre la “corriera” non ha, desidera prendere la macchina anche per fare solo 100 metri perché “giù non si cammina mai a piedi!

Il milanese per l’anno nuovo desidera con tutto il cuore farsi sempre i cazzi suoi e al mattino camminare in metro mentre va a lavoro o a scuola con la testa bassa per non correre il rischio di dover salutare il “pirla” o il “giargiana” di turno;
Il meridionale invece desidera, per ogni volta che uscirà di casa, salutare chiunque incontri, fermarsi in macchina a ogni incrocio per chiedere al guidatore nella corsia opposta alla sua come sta e battere il record di clacson suonati nel paese per salutare ogni “Comare” o “Compare” ci sia.

Il milanese per l’anno nuovo desidera sostituire ogni sera la cena con l’ape perché tornare a casa avendo ancora fame è il top;
Il meridionale invece desidera cenare sempre da sua mamma o sua nonna per esser certo di andare a letto con quella sensazione di svenimento mista a sbocco che ti fa dormire da dio.

Il milanese per l’anno nuovo desidera battere il record di riunioni fissate in un solo giorno perché solo lui ha davvero il diritto di usare l’hashtag #ItaliaRiparte;
Il meridionale invece un lavoro lo desidererebbe semplicemente avere: se comunque si riesce meglio vicino a casa così a pranzo non mangia fuori e d’estate, finito di lavorare per le 4, può andarsene al mare a godersela.

Il milanese per l’anno nuovo promette di limitare al massimo gli acquisti a supermercati o negozi fisici per comprare solo online;
Il meridionale invece, che internet lo usa solo per whatsapp, vorrebbe che la rete prendesse e che qualcuno gli spiegasse cosa diamine sia questo Amazon che ogni tanto sente nominare.

Il milanese per l’anno nuovo promette di avere sempre al collo una di quelle sciarpine che in ogni stagione dell’anno fanno capire al mondo quanto cazzo sei fashion;
Il meridionale invece delle sciarpine può anche fare a meno perché l’importante è indossare sempre vestiti alla moda con il marchio ben in vista di modo che tutti possano vedere che è uno sul pezzo.

Come vedete ci sono delle evidenti differenze ma…sia che siate milanesi o che siate meridionali l’anno nuovo è comunque un momento in cui è più facile lasciarsi indietro sbagli e fatiche e ricominciare.

I buoni propositi (anche se alle volte ne facciamo decisamente di assurdi) hanno dentro la voglia di crescere e diventare migliori rispetto a quanto abbiamo vissuto sinora per cui io ci scherzo su ma sono il top: lottiamo per ottenerli!
Se tentiamo di ricordarceli tutte le mattine è come se capodanno fosse sempre e ogni giorno si potesse ripartire: sarebbe figo no?!

Buon anno a tutti!!