Giulio Regeni: le prossime 5 spiegazioni del governo egiziano sulla sua morte

Dopo la fantasiosa spiegazione lanciata ieri sui media dalla polizia egiziana che ha suscitato in Italia un misto di incredulità, rabbia e stupore per la demenza delle menti che l’han pensata, il governo egiziano, per mettere fine alla questione e formulare delle proposte che l’opinione pubblica nel nostro paese possa accettare, ha preparato una bozza di 5 possibili “nuove” spiegazioni su chi siano gli assassini di Giulio e sul perché lo abbiano fatto.

Eccone di seguito un’anteprima:

1. Giulio Regeni è stato ucciso da un kebabbaro del Cairo perché non ha apprezzato il gusto del suo kebab. Neppure 5 giorni di torture sono stati sufficienti a sciogliere il dubbio del kebabbaro e del suo team: “non li piaceva la salsa o la carne era cotta male?

2. Giulio Regeni è stato ucciso da un tour operator egiziano che lo aveva portato a vedere le piramidi su un cammello generando nel giovane italiano però un fastidioso arrossamento intercosciale: “bisognava azzittire quel ragazzo altrimenti tutti i turisti stranieri avrebbero saputo che i cammelli sono scomodi!

3. Giulio Regeni è stato ucciso da una famiglia apparentemente normale del Cairo presso cui Giulio insegnava italiano perché il giovane si era rifiutato di vedere per la settima volta in una sola giornata “il principe d’Egitto“.

4. Giulio Regeni è stato ucciso da alcuni archeologi egiziani perché all’interno della tomba di Tutankamon si voleva fare un “Selfie con la mummia“.

5. Giulio Regeni è stato ucciso da un cane randagio perché, nonostante l’animale sembrasse già innervosito di suo, il ragazzo gli si è ugualmente avvicinato per provare a calmarlo invece di andarsene.

Ovviamente tutti questi possibili assassini sono già stati uccisi dalla polizia egiziana che, con il desiderio di riportare ordine nel paese, si è così assicurata che nessuno di essi possa più parlare. Valutazioni sull’ordine con cui presentare ognuna di queste versioni all’opinione pubblica italiana e internazionale verranno effettuate nelle prossime ore.

Arrivato a questo punto mio caro lettore innanzitutto mi congratulo per la tua resistenza al leggere “stronzate” ma penso sia doveroso darti una spiegazione sulla natura di questo articolo.

Io credo che se non si è in grado di ironizzare su un fatto, specialmente se brutto, in un modo che tenga conto del dramma (o della gioia se il fatto è bello) che si sta vivendo allora non si è davvero liberi di guardare a quel che accade con verità. L’augurio è dunque che nessuna delle parti in causa in questo dramma, non per un desiderio di vendetta ma per uno di giustizia, smetta mai di cercarla questa verità.

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Lo shopping secondo Vendola

Per settimane e settimane si è discusso fino a che i maroni di tutta Italia fossero fracassati su sta maledetta legge delle unioni civili e sulla stepchild adoption.

Ripetutamente si sentivano personaggi di spicco, da Renzi alla Boldrini, dichiarare che si sarebbe dovuto votare la legge Cirinnà senza modifiche di alcun tipo “perché frutto di lunghe e interminabili mediazioni“.

Sempre questi moralisti dello spettacolo travestiti da politici si sono per settimane dedicati a far passare il messaggio che gli oppositori dell’adozione del figliastro volessero impedire che alcuni uomini si amassero….
Vi sembrerà assurdo miei cari lettori ma sui social era pieno di quella “flotta di imbecilli” che Umberto Eco aveva ben identificato che passava le giornate a scrivere cose del tipo: “io me ne vado da un paese che vuole impedire l’amore“, “siamo tornati al Medioevo“, “quello non si chiama utero in affitto ma maternità surrogata” e altre assurdità del genere.

Mi preme sottolineare una cosa ora che la legge è passata: di impedire che due si amino non gliene frega niente a nessuno! Sgombriamo ogni dubbio! Due uomini, due donne o un uomo e un cane, chi se ne frega!

Oggi che viene fuori la notizia che Vendola e il suo fidanzato (o fidanzata boh), uccidendo quel che rimaneva del comunismo secondo cui a tutti dovevano essere date le stesse opportunità, sono andati negli Stati Uniti a pagare una cifra tra i 135000€ e i 170000€ per comprarsi un figlio, improvvisamente il moralismo che per settimane ha riempito i social e le dichiarazioni di politici con frasi del tipo “facciamo vincere l’amore” viene sostituito dallo sgomento di scoprire che davvero esistono degli uomini che pagano delle donne per trasformarsi in una sorta di forno che gli tiene in caldo, come fosse una torta, un figlio per 9 mesi facendolo crescere ben bene così da permettergli di riceverlo bello stagionato e forte.

Dato che ci preme che Vendola sia davvero soddisfatto, ci auguriamo perlomeno che dopo tutta questa spesa l’acquisto comprenda anche garanzia e possibilità di reso nel caso il pacco non rispetti i criteri e le aspettative di chi se lo è comprato…mettete che Niki voglia un pargolo con gli occhi azzurri e invece gli viene fuori un ragazzetto con gli occhi marroni! Pensate che shock!!!

Ma non è qui che finisce la cosa che ci fa incavolare.

La Boldrini oggi ha detto che ha dei dubbi sulla moralità dell’utero in affitto!
Renzi ha detto che la discussione sulle unioni civili ha evidenziato che il paese è contrario alla pratica dell’utero in affitto!

Ma che fanno ci prendono per il culo?!

Fino a settimana scorsa la legge doveva essere votata così com’era…

Ma non hanno cambiato idea solo loro eh, questo discorso vale anche per tantissimi giornalisti e persone comuni che hanno riempito di sciocchezze pagine e pagine di giornali o hanno postato su Facebook e Twitter per settimane articoli che non ponevano a tema la questione principale o meglio, fingevano di non vederla perché in quel momento “vendeva” di più essere a favore delle unioni civili che altro.

Fa però impressione vedere la sollevazione popolare che oggi si è scatenata contro questa assurda pratica. Per la prima volta sembriamo tutti uniti a condannare questo gesto, non solo nelle case delle normali famiglie italiane come già avviene da settimane, ma anche su quei social network che tanto sono stati usati per bollare come “medievali” coloro che vedevano un enorme rischio nella stepchild adoption.

La Boschi negli scorsi giorni ha detto che il PD sta preparando una nuova legge sulle adozioni in cui verrà riproposto il tema dell’adozione del figliastro. La Cirinnà ha detto che questa legge è quasi pronta.

Da questo blog allora parte una proposta che permetta a tutti di aiutarci ad avere una discussione leale e vera quando verrà posta sul tavolo la questione: prima che una qualsiasi legge di questo tipo arrivi alla Camera o in Senato facciamo votare al parlamento una legge che considera un criminale un italiano che va all’estero a usufruire della pratica dell’utero in affitto! Renzi stesso ha detto che è una “pratica abominevole“!

In questo modo veramente potremo discutere in un modo più ragionevole del buono e giusto desiderio di paternità che un gay non ricco ha, evitando settimane di manifestazioni in piazza che si contrappongono ma tra di loro non parlano.

Che ne dite?!

Nel frattempo in bocca al lupo e benvenuto a Tobia che non ha colpe e in tutta questa storia non solo non centra nulla ma è la cosa migliore e più bella che sia accaduta.

Ezio Bosso: un gigante del nostro tempo

Non so se abbiate avuto anche voi la mia stessa impressione ma, guardando il discorso e l’esibizione di Ezio Bosso a Sanremo, mi è parso di trovarmi davanti a un gigante, in un corpo debole e fragile forse, ma con una capacità di guardare con serietà e verità alla sua vita in un modo che in televisione non mi era mai capitato di vedere.

Sarà stato che Sanremo con tutti i suoi nastri arcobaleno mi annoiava e non volevo guardarlo ma il suo ingresso e il suo quarto d’ora di presenza sul palco dell’Ariston sono stati una sorpresa oggettivamente inaspettata.

Chi di noi “sani”, guardandolo entrare sulla sua sedia a rotelle tutto piegato dalla sua malattia, si aspettava di vedere quel che poi è accaduto?!
Quante volte vi è capitato di vedere un malato che, davanti a milioni di persone, non si vergogna della sua malattia ma mostra anzi come non solo non sia stata un limite ma sia stata una risorsa per la sua vita?!
Chi di noi “sani”, guardandolo entrare, non ha provato un senso di pietà verso quell’uomo e invece poi, sentendolo parlare, ha iniziato a sentirsi piccolo piccolo davanti all’enormità di quel che aveva davanti?!
Chi si aspettava che facesse spaccare dal ridere?! Guardate come ha risposto a una battuta del famoso blog satirico di Spinoza!!!!

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Chi di noi “sani” si aspettava di sentirsi dire da un malato di SLA che “noi uomini siamo buffi perché diamo per scontate le cose belle“?!
Chi di noi “sani” aveva mai sentito parlare di musica come ha fatto lui?!
Chi di noi “sani” non desidererebbe riuscire a parlare in modo così consapevole e bello del suo lavoro e della sua vita?!
Chi di noi “sani” si aspettava di ascoltare un artista spiegare che il brano che porta a Sanremo ha a tema “l’importanza di perdersi per imparare a seguire perché noi diciamo che perdere è brutto ma non è vero: perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore…ci avvicina e ci fa seguire“?!

Chi di noi “sani” si aspettava di sentire e veder suonare quel “malato” come ha fatto?!

Chi di noi “sani”, al termine della sua esibizione in cui tutti a casa e a teatro eravamo uniti dallo stupore verso la bellezza di ciò che avevamo visto, si aspettava di sentire che “la musica come la vita c’è un solo modo di farla: insieme“?!

A un certo punto del suo discorso il maestro Bosso ha detto: “La musica è una vera magia, infatti non a caso i direttori hanno la bacchetta, come i maghi, uguale!

Beh caro Ezio, quel che ci hai fatto vedere sembra davvero una magia, grazie!

E voi miei affezionati lettori, se non avete avuto la fortuna di vederlo dal vivo, date un occhiata a quel che ci ha fatto vivere e vedere questo straordinario uomo.

Guardate che roba! 
 

Unioni Civili: le 10 differenze tra gli etero pro e contro la legge

Il 28 arriva in parlamento il decreto Cirinnà per legalizzare le unioni civili e la stepchild adoption. In questi giorni il dibattito è vibrante sui social network anche tra gli etero: voi in che calderone vi inserite?! Siete nel gruppo su Facebook degli etero a favore della legge o in quello che promuove il Family day del 30 Gennaio prossimo?! Vi sembrerà una scelta da poco ma scegliere un gruppo piuttosto che un altro fa capire tante cose di come siete fatti!

L’etero contro le unioni civili quando guarda il signore degli anelli e Frodo non getta l’anello nel Monte Fato urla come un pazzo e si chiede perché non lo faccia; l’etero a favore delle unioni civili invece spera sempre che Frodo l’anello non lo butti mai, lo regali a Sam e i due si sposino.

L’etero contro le unioni civili si rompe a guardare “Uomini e Donne“; l’etero a favore delle unioni civili invece vorrebbe vedere anche “Uomini e Uomini” e “Donne e Donne“.

L’etero contro le unioni civili quando vede un “fallo” da dietro in una partita di calcio si imbestialisce e chiede il cartellino rosso; l’etero a favore delle unioni civili quando vede lo stesso “fallo” da dietro in una partita di calcio non vuole che l’arbitro fischi perché quello è un gesto d’amore.

L’etero contro le unioni civili non scrive mai su Twitter perché non voterebbe la legge; l’etero a favore delle unioni civili invece ogni tre minuti twitta cose sull’amore.

L’etero contro le unioni civili pensa che Maroni sia un cretino perché scrivendo “Family Day” sul Pirellone ha creato un pretesto per far odiare ancora di più la manifestazione del 30 Gennaio a Roma; l’etero a favore delle unioni civili invece Maroni lo ringrazia perché gli ha servito su un piatto d’argento una giornata di tweet contro l’omofobia.

L’etero contro le unioni civili non porta a spasso i cani perché non li ha; l’etero a favore delle unioni civili invece tratta i suoi cani come i figli che non ha.

L’etero contro le unioni civili compra l’iphone anche se Tim Cook è gay; l’etero a favore delle unioni civili se sente invece un imprenditore non supportare le adozioni gay inizia a twittare come un matto di non comprare più prodotti da lui.

L’etero contro le unioni civili ha davanti un mondo che gli spiega che se uno bestemmia in una partita di calcio è solo perché si è lasciato trasportare dall’ira del momento; l’etero a favore delle unioni civili invece si incazza contro il Sarri di turno perché non ha mai giocato una partita di pallone.

L’etero contro le unioni civili (ogni tanto almeno) si chiede se desiderio e diritto siano la stessa cosa; l’etero a favore delle unioni civili non ha invece dubbi sul fatto che queste due parole siano sinonimi.

L’etero contro le unioni civili è omofobo; l’etero a favore delle unioni civili è invece un mix tra un innovatore e un missionario che si batte per i “diritti” degli altri…

Questa è la realtà, o per usare una parola che va molto di moda oggi questa è la “modernità“, e dunque miei cari lettori scegliete il gruppo su Facebook in cui entrare e accettatene le conseguenze!

Unioni Civili: desiderio è diritto?!

Sempre più nelle ultime settimane il tema delle Unioni Civili è riportato nelle prime pagine dei giornali ed è argomento di dibattito per molti.
Il decreto legge di Monica Cirinnà avrebbe lo scopo di normare queste unioni e dare dei diritti a chi al momento, così sostiene il decreto, non ne ha.
Tentando di guardare oggettivamente a quel che sta accadendo l’impressione è che purtroppo un dialogo tra chi è favore e chi è contro questa legge non sia stato possibile.
La politica si è rivelata realmente incapace di iniziare un dibattito costruttivo sui temi reali che una legge di questo genera implica e dunque da ambo le parti sentiamo le ideologiche urla di chi dice “permettiamo a chi si ama di amarsi per davvero; chi è contro questo decreto legge non vuole permettere a tutti di essere felici“, oppure invece “questa legge promuove l’utero in affitto, e se così non è certamente ne apre la strada“.
Questo blog non è un quotidiano nazionale letto da migliaia di persone per cui non ha la pretesa di poter dare un contributo sostanziale a un tema così complesso ma, a me che scrivo, piacerebbe mostrare che un dialogo reale su questa tematica sia possibile.
Non è infatti ragionevole pensare che chi è gay non si incazzi quando sente la frase sull’utero in affitto e non è ragionevole pensare che i presunti conservatori, così d’improvviso, mettano da parte la loro storia e la loro identità e comincino a gridare ai quattro venti che è cosa buona e giusta che due uomini possano adottare un bambino.
Per poter iniziare un dialogo serve però mettere da parte il lato ideologico che alberga in ognuno di noi e descrivere i fatti così come sono!
Il decreto Cirinnà, da un lato non promuove ad oggi l’utero in affitto e non mi sento di dire che ne apre la strada, ma dall’altro è stato indubbiamente presentato in modo terrificante (questa non è un’opinione ma è un fatto oggettivo), se non mi credete e non avete voglia di andarlo a leggere rispondete a questa domanda: vi pare possibile parlare di “stepchild adoption” che in italiano si traduce in “adozione del figliastro“????
Voi vorreste essere dei figliastri o dei figli?! Come si fa a parlare di adozione di un FIGLIASTRO per promuovere un decreto legge della repubblica?! Figliastro è un dispregiativo: lo insegnano alle elementari cazzo!
Il dispiacere principale però non è questo, ma è che non si sia discusso di quello che personalmente a me che scrivo sembra il punto da cui partire per un dialogo e cioè: se io desidero qualcosa, qualcosa anche di bello, allora ho il diritto di averlo?
Estremizzando il concetto per spiegare cosa intendo: se a me oggi viene il desidero di fare il calciatore in serie A ma nella vita ho scelto di studiare in università e di non giocare a calcio allora ho il diritto di giocare in serie A?
Ho volutamente forzato questa domanda perché fossero chiare le due successive:
Se io che sono un uomo desidero un figlio ma sto con un altro uomo allora ho il diritto di averlo?
Se io che ancora non sono niente perché non sono ancora nato desidero di essere un figlio, allora è giusto che quando nasca diventi invece un figliastro perché i miei doppi padri avevano il desiderio di avermi?

Mi interessa sapere, miei affezionati lettori, come rispondete a queste domande!

Ora dico la mia: in questi anni si parla tanto di libertà che, declinata nel tema di cui stiamo discutendo diventerebbe il permettere a tutti di amare liberamente un altro di qualsiasi sesso sia. Personalmente credo che nessuno possa dirsi contrario a questo se ci pensa: nelle mie giornate ad esempio non mi interessa lavorare dicendo che due gay non devono stare insieme, non me ne frega niente!
Quel che però nelle mie giornate è interessante è affrontare non solo con libertà ma anche con responsabilità le scelte e le cose che capita di vivere.
Libertà e responsabilità non possono essere due cose disgiunte!
Io, da uomo, ho il diritto di affermare di amare un altro uomo o di amare una donna ma non ho il diritto, sebbene vada contro mio qualche desiderio, di non affrontare con responsabilità quel che questa libera scelta genera.
Io, bambino però che non sono ancora nato, ho invece un solo diritto: “voglio avere la possibilità di essere chiamato figlio e non figliastro”.

Quo Vado: il film che ti fa applaudire al cinema

Lo saprete certamente tutti, lo scorso 1 Gennaio è uscito nelle sale italiane l’ultimo film di Checco Zalone: “Quo Vado“.
Già durante la prima giornata di proiezione ha toccato l’incredibile quota di un milione di biglietti venduti e circa 7 milioni di euro d’incassi: evidentemente molti italiani nutrivamo una grande aspettativa per questo film, non pensate?
Ebbene, non solo questa aspettativa è stata totalmente rispettata, ma personalmente penso che questo film possa diventare il manifesto di che cosa voglia dire e di che potere abbia la comicità oggi.
Non sono un critico cinematografico e non ho alcuna intenzione di rovinarvi il film raccontandovi di cosa tratta ma scrivo questo articolo partendo da una domanda: “vi è mai capitato di vedere decine e decine di persone attorno a voi iniziare applausi spontanei e ridere a crepapelle mentre sono al cinema?
A me sinceramente no.
Tornato a casa ero così gasato che ho invitato tutta la mia famiglia ed i miei amici ad andarlo a vedere.
Perché l’ho fatto?!
Dopotutto non sono mica il produttore di Zalone, non ho alcun interesse a pubblicizzarlo, eppure questa voglia c’era.
Allora ci ho pensato su e ora posso dirvi perché penso valga la pena vedere questo film:

Questo film va visto perché fa cazzo ridere;
Questo film va visto perché permette a tutti di vedere di persona cosa un genio sia in grado di fare;
Questo film va visto perché la scena con la frase “sto facendo una pugnetta all’orso polare” ti fa cadere dalla sedia;
Questo film va visto perché per far ridere davvero bisogna essere capaci di guardare le cose che ti circondano (dal pranzo in famiglia fino al jobs act, alla depressione, ai problemi climatici, alla mancanza di cure in Africa, alla malavita e alla corruzione del nostro paese: tutti temi toccati dal film) con un occhio capace di cogliere la verità di ciò che si sta guardando;
Questo film va visto perché si capisce che chi lo ha fatto si è divertito un sacco a lavorarci su;
Questo film va visto perché non è politically correct: sembrerebbe impossibile ma in due ore di risate Checco ha scherzato su integrazione, islamici, politica, atei, omosessuali, curia romana, mafia e sul ruolo di maschi e femmine;
Questo film va visto perché mostra come sia sempre possibile ripartire;
Questo film va visto perché non è volgare;
Questo film va visto perché Zalone fa capire che c’è qualcosa di positivo in ogni situazione ci si trovi a vivere: anche gli spaghetti pomodoro e krill possono diventare una figata!
Questo film va visto perché dimostra che razza di potere abbia la famiglia;
Questo film va visto perché ridere infonde alle persone molta più fiducia e ottimismo di qualche tweet con scritto #ItaliaRiparte;
Questo film va visto perché dimostra che anche in Italia e per la politica c’è futuro;
Questo film va visto perché dice ai giovani che non devono solo lamentarsi e urlare vaffanculo quando le cose non vanno ma fa venire voglia di “prendersi le palle con due mani” e darsi da fare!
Questo film va visto perché parla dell’Italia e degli italiani e, tra mille risate, mostra come la medicina per uscire dalla crisi non la dia qualcuno all’infuori di noi (la politica, lo stato, il posto fisso, un retaggio familiare) ma sia un frutto di una personale affermazione nella vita quotidiana della propria libertà e della propria responsabilità (“mizze che frase che ho sparato oh”)!
Questo film va visto perché quando senti il medico africano esclamare stupito “What the hell?!” e vedi commuoversi la dirigente statale tocchi con mano che effetto rivoluzionario possa avere un gesto di carità;

In poche parole questo film va visto perché Zalone col talento che ha poteva far ridere l’Italia dicendo culo e tette ogni tanto come fanno molti dei suoi colleghi e invece ha scelto, “non per compassione, non per commozione ma per educazione“, di farci anche pensare…

E poi…so che l’ho già detto per cui scusate ma…

Questo film va visto perché fa cazzo ridere!

Anno nuovo: i buoni propositi del milanese vs i buoni propositi del meridionale

È appena iniziato il nuovo anno e, come ogni volta, lo cominciamo facendoci tanti buoni propositi su di noi ma mi chiedo: tra chi vive a Milano e chi vive al Sud i desideri per l’anno nuovo sono gli stessi?!

Ovviamente no!

Il milanese per l’anno nuovo desidera non prendere mai più i mezzi ATM perché non ne ha sbatta (“e fanculo allo smog!“);
Il meridionale invece, che oltre la “corriera” non ha, desidera prendere la macchina anche per fare solo 100 metri perché “giù non si cammina mai a piedi!

Il milanese per l’anno nuovo desidera con tutto il cuore farsi sempre i cazzi suoi e al mattino camminare in metro mentre va a lavoro o a scuola con la testa bassa per non correre il rischio di dover salutare il “pirla” o il “giargiana” di turno;
Il meridionale invece desidera, per ogni volta che uscirà di casa, salutare chiunque incontri, fermarsi in macchina a ogni incrocio per chiedere al guidatore nella corsia opposta alla sua come sta e battere il record di clacson suonati nel paese per salutare ogni “Comare” o “Compare” ci sia.

Il milanese per l’anno nuovo desidera sostituire ogni sera la cena con l’ape perché tornare a casa avendo ancora fame è il top;
Il meridionale invece desidera cenare sempre da sua mamma o sua nonna per esser certo di andare a letto con quella sensazione di svenimento mista a sbocco che ti fa dormire da dio.

Il milanese per l’anno nuovo desidera battere il record di riunioni fissate in un solo giorno perché solo lui ha davvero il diritto di usare l’hashtag #ItaliaRiparte;
Il meridionale invece un lavoro lo desidererebbe semplicemente avere: se comunque si riesce meglio vicino a casa così a pranzo non mangia fuori e d’estate, finito di lavorare per le 4, può andarsene al mare a godersela.

Il milanese per l’anno nuovo promette di limitare al massimo gli acquisti a supermercati o negozi fisici per comprare solo online;
Il meridionale invece, che internet lo usa solo per whatsapp, vorrebbe che la rete prendesse e che qualcuno gli spiegasse cosa diamine sia questo Amazon che ogni tanto sente nominare.

Il milanese per l’anno nuovo promette di avere sempre al collo una di quelle sciarpine che in ogni stagione dell’anno fanno capire al mondo quanto cazzo sei fashion;
Il meridionale invece delle sciarpine può anche fare a meno perché l’importante è indossare sempre vestiti alla moda con il marchio ben in vista di modo che tutti possano vedere che è uno sul pezzo.

Come vedete ci sono delle evidenti differenze ma…sia che siate milanesi o che siate meridionali l’anno nuovo è comunque un momento in cui è più facile lasciarsi indietro sbagli e fatiche e ricominciare.

I buoni propositi (anche se alle volte ne facciamo decisamente di assurdi) hanno dentro la voglia di crescere e diventare migliori rispetto a quanto abbiamo vissuto sinora per cui io ci scherzo su ma sono il top: lottiamo per ottenerli!
Se tentiamo di ricordarceli tutte le mattine è come se capodanno fosse sempre e ogni giorno si potesse ripartire: sarebbe figo no?!

Buon anno a tutti!!

Le 7 cose che l’influenzato invernale si sente in diritto di fare

Siamo nel bel mezzo della stagione dell’influenza e tutti noi, perlomeno una volta nella vita, ne abbiamo beccato una che ci ha obbligati a casa per giorni…giorni in cui ci sentiamo in diritto di tirare fuori la bestialità che è in noi. Ecco alcuni esempi di cosa siamo in grado di fare:

1. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, si tiene il pigiama, fa attenzione a non lavarsi rigorosamente mai e farsi la barba è una idea che nemmeno gli sfiora la testa. In questo modo dopo pochi giorni, su quella che una volta era una faccia, compaiono muschi, licheni e altre semplici forme di vita che lo rendono sempre più vomitevole alla vista di chi lo accudisce.

2. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, è il padrone della televisione: le serie tv, i film o le partite da guardare le decide solo lui. 

3. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, si lamenta costantemente e pretende di essere accudito con totale passione e dedizione. Se lui è a casa malato la sua ragazza non può uscire, i suoi amici non possono fare delle figate mentre cinema, ristoranti o qualsiasi altro luogo di aggregazione andrebbero chiusi: nessuno ha infatti il diritto di godersela se lui sta male…

4. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, non parla e non vuole ricevere domande perché chi lo accudisce deve sempre prendere la decisione giusta. Domande come “Vuoi mangiare? Se si di cosa hai voglia?” oppure  “Come stai? Ti senti ancora la febbre?” lo fanno sbiellare.

5. L’influenzato invernale, se costretto ad andare dal medico, vuole essere certo di non dover aspettare nemmeno un minuto in quell’angolo d’inferno pieno di germi e batteri chiamato “sala d’attesa”.

6. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, riscopre una smodata passione per il brodino caldo. Ne è talmente affascinato che obbliga chiunque sia con lui a mangiarlo a pranzo e cena esattamente come fa lui vietandogli ogni altra pietanza.

7. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, ritorna appassionato di social network: twitta e posta su Facebook commenti come un assatanato riscoprendosi esperto di politica, sport, terrorismo, chiesa, economia, cinema e ogni altra tematica degna di un trend topic su Twitter.

Ti senti rappresentato da uno o più di questi atteggiamenti?! 

Beh…sappi che sei un bel bastardello ma un giorno la pagherai: chi oggi ti sta accudendo patendo le pene dell’inferno prima o poi si ammalerà e consumerà la sua vendetta senza alcuna pietà! 

Giubileo Straordinario della Misericordia: la risposta della Chiesa a terrorismo e guerra

Dopo gli attacchi di Parigi e le settimane di tensione che ne sono seguite i leader dei più grandi paesi di tutto il mondo hanno fortemente reagito di fronte alla minaccia jihadista nei modi più diversi…

1. Hollande, presidente Francese, avendo bisogno di mostrare forza al suo popolo, ha cominciato bombardamenti massicci sulla Siria cercando alleanze in tutto il mondo.

2. Obama, presidente statunitense, ha dichiarato che l’Isis sarà estirpato dalla faccia della terra ma poco ha cambiato rispetto a quanto ha fatto sinora.

3. Merkel e Cameron, presidenti tedeschi e britannici, si sono accodati ai bombardamenti francesi seguendo le richieste di Hollande.

4. La NATO non fa niente.

5. Putin e Erdogan, presidenti russi e turchi, hanno deciso di usare l’Isis per farsi la guerra tra loro.

6. Renzi, presidente italiano, “non segue i bombardamenti altrui”.

7. Michel, presidente belga, ha fatto finta per 10 giorni di bloccare il suo paese alla ricerca di terroristi che, non essendoci confini, probabilmente se ne erano da giorni già andati via incontrollati.

8. Assad, presidente siriano, non si muove da dov’è.

Tutto questo evidenzia l’inadeguatezza delle reazioni di chi comanda il mondo che finge di non vedere che parte della sfida si gioca anche qui in Europa, tra le nostre case. I terroristi francesi erano europei! La sfida di una giusta integrazione la giochiamo qui noi!

L’unico che sembra averlo capito è Papa Francesco che, alle minacce che arrivano dal terrorismo e ai continui atti di guerra che si susseguono in questi giorni, risponde con il Giubileo Straordinario della Misericordia: un anno straordinario in cui al centro del nostro agire sia la misericordia, il perdono. 

Fa strano parlare di perdono in questo periodo storico no?!

A conferma di ciò, dopo quella di Bangui nella Repubblica Centroafricana, la prima Porta Santa aperta in Italia è stata infatti quella dei carcerati. 

Durante la celebrazione tenuta stamattina Papa Francesco ha detto: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia…abbandoniamo ogni forma di timore è paura perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, con la gioia dell’incontro con la grazia di uno che è amato.”

In questo stesso blog, reagendo ai fatti di Parigi, ci chiedevamo cosa sarebbe stato di noi se fossimo nati a Raqqa, capitale dell’Isis…siamo forse per natura migliora di loro?

Ecco che il Papa dà una risposta a questo quesito valida per tutti: “la chiesa tiene le porte aperte per tutti!”

Sarebbe bello se in un anno, che non è poco tempo, raggiungiamo l’obiettivo di riappacificarci con parenti e amici con i quali, per ragioni più o meno nobili, non parliamo da tempo. 

Non è forse anche più bello e interessante usare i fatti di Parigi in questo modo?!

Smettiamo di decidere se sia giusto bombardare o meno la Siria a chi ha il potere di farlo e cambiamo il mondo con il nostro solo modo di vivere, questo sembra dirci Papa Francesco.

È possibile perdonare chi ci ha fatto un torto?! 

È possibile trattare l’altro come un Bene?!

Non vuol dire forse questo poi l’auspicio pluricitato in queste settimane “difendiamo i nostri valori”?!

E allora daje proviamoci…buon anno della Misericordia a tutti!

Lo stagista inaspettato e la dignità del lavorare

Non vincerà certamente un Oscar e difficilmente passerà alla storia del cinema ma “Lo Stagista Inaspettato”,  commedia diretta da Nancy Meyers con attori del calibro di Robert de Niro (Ben Whittaker) e Anne Hateway (Jules), racconta e ironizza su un tema, il lavoro e il rapporto capo-dipendente, in maniera decisamente sorprendente e efficace.

Chi di noi infatti, durante le sue giornate lavorative in ufficio, riesce a non lamentarsi se il suo capo non gli dà abbastanza responsabilità o non gli dedica le attenzioni che pensa di meritare?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, ha in mente che, qualsiasi attività abbia da fare, semplice o stimolante che sia, essa è comunque funzionale al raggiungimento di uno scopo?! 

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, si prende a cuore i problemi e le difficoltà dei colleghi che gli stanno attorno?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, quando vede il suo capo affaticato o preoccupato, lo supporta semplicemente stando con lui di fronte alle problematiche quotidiane?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, pensa di poter contribuire attivamente al miglioramento dell’azienda e non lascia questo obiettivo solo ai suoi manager di turno?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative, percepisce la grande dignità che l’atto del lavorare in sè contiene?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, riconosce e valorizza i talenti e le qualità di chi ha attorno invece di tentare in ogni modo di apparire migliore di loro?!

Ben Whittaker, settantenne pensionato che viene assunto come stagista in una emergente società online nel settore della moda diretta e fondata dalla bella Jules, mostra come persino uno stagista possa permettere la crescita e il miglioramento dell’azienda in cui lavora.

Ad essere sorprendete è però la modalità in cui questo obiettivo viene raggiunto: Ben infatti non sa praticamente nulla di computer o di negozi online ma, grazie a tutta la sua esperienza di vita, è in grado di guardare alla sua realtà lavorativa e a chi gli sta incontro con un occhio diverso rispetto ai suoi più giovani colleghi. In tal modo, sebbene inizialmente non gli dessero nulla da fare, grazie al suo occhio attento è riuscito ad esaltare le qualità e i talenti di chi gli stava attorno al punto tale da creare un clima di ufficio di reale amicizia, con le ovvie conseguenze di miglioramento delle performance che ne è conseguito. 

Tutto ciò ci porta a riflettere su quanto il lavoro ci nobiliti e ci permetta di sentirci utili ed importanti.

Bella infatti l’idea di usare come protagonista un uomo che il mondo di oggi pare ritenere inutile perché troppo anziano e lento…quanti uomini e quante donne, dopo tanti anni di lavoro e dopo essere diventati dannatamente bravi a farlo, vengono messi da parte perché giudicati inutili? Con quanta facilità la società che ci circonda, senza troppi ringraziamenti per il contributo apportato in passato da questi uomini e da queste donne, li mette da parte invitandoli a starsene a casa? 

Chi scrive ha da poco iniziato a lavorare e trova decisivo per le aziende di oggi che giovani e uomini e donne con più esperienza imparino a convivere tra loro. In questo modo, mixando l’energia e le idee dei primi, con l’esperienza e la serenità imparate da una vita in trincea di fronte ai problemi di ogni giorno dei secondi, vi é la reale possibilità che le società crescano. Ma ancora di più si può evitare che i giovani dilapidino le conquiste di chi li ha preceduti, facendo così in modo che imparino da loro non solo le competenze ma anche come approcciarsi ai problemi, mentre, allo stesso tempo, i più anziani si vedano trattati non più come un inutile peso della società ma sentano la responsabilità di formare le nuove generazioni.

Che una simpatica commedia di un paio d’ore tocchi tutte queste tematiche e susciti queste reazioni la rende certamente meritevole di essere vista non pensate?!