I 10 falsi allarmi più assurdi di questa settimana

1. Terrore a Milano: trovata camicia Combipel in Via Montenapoleone. Evacuata l’intera zona.

2. Panico a Venezia: non si trova più l’alta marea.

3. Follia nel centro milanese: liceale dimentica zaino sul tram. Putin lo bombarda e rade al suolo il mezzo. ATM annuncia sciopero di una settimana.

4. Shock a Napoli: giovane in un ristorante dichiara “questa pizza è una bomba!” Svenimenti in tutta la città.

5. Disagi Trenitalia: continui allarmi bomba sulla linea ferroviaria. Treni in orario. Sconvolti i pendolari costretti ad entrare in anticipo in ufficio.

6. Vergogna in un parchetto milanese: giovane donna porta a giocare suo figlio e trova solo altre donne con i loro cani. Il bambino scoppia a piangere. Panico tra i cani e i padroni. La polizia invita la donna e il figlio a tornarsene a casa “per non disperdere le energie delle forze dell’ordine”.

7. Sveglia shock in Italia. Per non diffondere la paura da oggi i “Bomboloni” alla crema si chiameranno “Paciocconi”. Suicidi in Puglia e nel sud d’Italia.

8. Figuraccia del mondo del calcio. Ragazzo giocando al parco con gli amici, dopo aver scoccato un gran tiro, esclama: “che bombaaaa!!”. Partita sospesa. Fuga generale. Vietate tutte le partite al parchetto d’Italia.

9. Orrore nel Salento: anziana signora invita figli e rispettive famiglie per un pranzo domenicale a base di orecchiette, cannelloni, melanzane, polpette, pittule, pasticciotti e gelato. Terrificante la puzza di uovo marcio proveniente dal bagno della signora nel pomeriggio. Maschere antigas distribuite alla cittadinanza nel timore di un attacco chimico.

10. Che spavento sul volo Ryanair Catania – Milano: inspiegabilmente parte e arriva in orario. Nessun applauso all’atterraggio.

Sono passati ormai dieci giorni dai terribili fatti di Parigi e ancora oggi la capitale francese, così come Bruxelles, sembrano territori di guerra. 
La paura, chi più chi meno, ci ha colpiti tutti e dunque, in questa settimana, si sono susseguite continue segnalazioni di pericolo anche qui in Italia.
Oggi è lunedì però e siamo rimessi davanti alla nostra quotidianità: evitiamo dunque di farci troppe pippe e facciamo al meglio quel che abbiamo da fare.
Solo questo è il metodo con cui potremo difendere e lottare per quei valori e per quella libertà che la tradizione Cristiana ha permesso a noi Europei di avere oggi.

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Lo stagista inaspettato e la dignità del lavorare

Non vincerà certamente un Oscar e difficilmente passerà alla storia del cinema ma “Lo Stagista Inaspettato”,  commedia diretta da Nancy Meyers con attori del calibro di Robert de Niro (Ben Whittaker) e Anne Hateway (Jules), racconta e ironizza su un tema, il lavoro e il rapporto capo-dipendente, in maniera decisamente sorprendente e efficace.

Chi di noi infatti, durante le sue giornate lavorative in ufficio, riesce a non lamentarsi se il suo capo non gli dà abbastanza responsabilità o non gli dedica le attenzioni che pensa di meritare?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, ha in mente che, qualsiasi attività abbia da fare, semplice o stimolante che sia, essa è comunque funzionale al raggiungimento di uno scopo?! 

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, si prende a cuore i problemi e le difficoltà dei colleghi che gli stanno attorno?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, quando vede il suo capo affaticato o preoccupato, lo supporta semplicemente stando con lui di fronte alle problematiche quotidiane?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, pensa di poter contribuire attivamente al miglioramento dell’azienda e non lascia questo obiettivo solo ai suoi manager di turno?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative, percepisce la grande dignità che l’atto del lavorare in sè contiene?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, riconosce e valorizza i talenti e le qualità di chi ha attorno invece di tentare in ogni modo di apparire migliore di loro?!

Ben Whittaker, settantenne pensionato che viene assunto come stagista in una emergente società online nel settore della moda diretta e fondata dalla bella Jules, mostra come persino uno stagista possa permettere la crescita e il miglioramento dell’azienda in cui lavora.

Ad essere sorprendete è però la modalità in cui questo obiettivo viene raggiunto: Ben infatti non sa praticamente nulla di computer o di negozi online ma, grazie a tutta la sua esperienza di vita, è in grado di guardare alla sua realtà lavorativa e a chi gli sta incontro con un occhio diverso rispetto ai suoi più giovani colleghi. In tal modo, sebbene inizialmente non gli dessero nulla da fare, grazie al suo occhio attento è riuscito ad esaltare le qualità e i talenti di chi gli stava attorno al punto tale da creare un clima di ufficio di reale amicizia, con le ovvie conseguenze di miglioramento delle performance che ne è conseguito. 

Tutto ciò ci porta a riflettere su quanto il lavoro ci nobiliti e ci permetta di sentirci utili ed importanti.

Bella infatti l’idea di usare come protagonista un uomo che il mondo di oggi pare ritenere inutile perché troppo anziano e lento…quanti uomini e quante donne, dopo tanti anni di lavoro e dopo essere diventati dannatamente bravi a farlo, vengono messi da parte perché giudicati inutili? Con quanta facilità la società che ci circonda, senza troppi ringraziamenti per il contributo apportato in passato da questi uomini e da queste donne, li mette da parte invitandoli a starsene a casa? 

Chi scrive ha da poco iniziato a lavorare e trova decisivo per le aziende di oggi che giovani e uomini e donne con più esperienza imparino a convivere tra loro. In questo modo, mixando l’energia e le idee dei primi, con l’esperienza e la serenità imparate da una vita in trincea di fronte ai problemi di ogni giorno dei secondi, vi é la reale possibilità che le società crescano. Ma ancora di più si può evitare che i giovani dilapidino le conquiste di chi li ha preceduti, facendo così in modo che imparino da loro non solo le competenze ma anche come approcciarsi ai problemi, mentre, allo stesso tempo, i più anziani si vedano trattati non più come un inutile peso della società ma sentano la responsabilità di formare le nuove generazioni.

Che una simpatica commedia di un paio d’ore tocchi tutte queste tematiche e susciti queste reazioni la rende certamente meritevole di essere vista non pensate?!

I 5 mutamenti di posizione in Europa nei confronti dei migranti

Dopo le tragedie degli ultimi giorni la percezione del fenomeno migratorio in Europa è profondamente mutata.

Ecco 5 incredibili campi di posizione avvenuti negli ultimi giorni:

1. La Merkel solo poche settimane fa diceva a una bambina siriana che in Europa non c’era posto per tutti i suoi connazionali in fuga dalla guerra, mentre oggi non pone limiti di numero al numero di rifugiati siriani che la Germania potrà accogliere.

2. L’Ungheria marchiava i migranti giunti a Bruxelles con un numero sul braccio e costruiva un muro lungo il confine con la Macedonia per “difendere i suoi confini”, mentre oggi apre le frontiere permettendo ai migranti di andare in Austria e poi in Germania.

3. Cameron dichiarava che la Gran Bretagna non avrebbe accolto alcun migrante nel suo paese, mentre oggi si dice disponibile a andare a prendere rifugiati siriani direttamente Siria, pensa a contribuire al lavoro della coalizione contro ISIS partecipando ai bombardamenti e con azioni di spionaggio.

4. Papa Francesco invita tutte le parrocchie, i monasteri, i santuari e le comunità religiose d’Europa ad organizzarsi per accogliere una famiglia di migranti a testa.

5. Il popolo europeo mette da parte tensioni e paure contro questi migranti e, dopo averli visti essere pronti a farsi a piedi i 250 km tra Bruxelles e Vienna, li accoglie con applausi, torte, caramelle, garantendogli il wifi gratuito in città per potersi connettere e ricevere informazioni: in poche parole si è smesso di trattare questi uomini come bestie. Molti cittadini austriaci stanno persino andando a prendere i profughi con la loro macchina in Ungheria facendo un gigantesco corteo di solidarietà!

L’immagine del piccolo Aylan che abbiamo visto qualche giorno fa ci ha scosso tutti a tal punto che, sebbene combattuti sulla reale necessità di pubblicare o meno la foto del bambino, la sensazione di vivere in un continente i cui valori fondanti ormai erano andati perduti si era diffusa in tutti i paesi dell’unione.

Personalmente ho trovato però eccezionale il modo in cui alcuni leader europei e, soprattutto, le persone “normali” abbiano mutato atteggiamento nei confronti di questi uomini, donne e bambini. Oggi Papa Francesco all’Angelus ha detto: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!…”. La speranza è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura”.

Vedere nostri concittadini europei preoccuparsi di fare gesti concreti per accogliere questi uomini fa pensare che forse, quei valori di umanità e democrazia che ci siamo sempre vantati di avere, forse non siano andati perduti del tutto.

Abbiamo trascorso mesi, come Italia soprattutto, a implorare l’Europa di aiutarci di più e alla fine è servito un fatto drammatico, esterno e lontano da noi, per farci ricordare chi siamo e ripartire!

Incredibile il potere di una foto no?!

Meeting per l’amicizia tra i popoli: che modo strano di godersi le ferie

L’estate è ormai sempre più vicina alla fine. Molti hanno già iniziato a lavorare o a studiare, e fra poco toccherá a tutti gli altri “fortunati” che ancora si godono le meritate vacanze.

Non so se capiti anche a voi ma, tornando dalle ferie, si ha come la sensazione di aver vissuto in un limbo nel quale contava solo ammbronzarsi ma non scottarsi, riposarsi, e preoccuparsi solo di decidere su che spiaggia andare o che passeggiata in montagna fare il giorno dopo. Quel che nel frattempo accadeva nel mondo, compreso ciò che di solito ci scandalizza o agita (immigrazione, terrorismo, politica…), è stato insignificante a tal punto da divenire inesistente.

E allora, tornato a casa, scopri che i politici italiani sono arrabbiati con la chiesa perché non si fa i fatti suoi, mentre Obama, Kerry e Raul Castro ringraziano il Papa proprio perché i cavoli suoi non se li fa.

Poi scopri che a Roma si può avere un patrimonio di più di 60 milioni di euro, fare un funerale stile “Il Padrino” con tanto di elicottero e carrozza con cavalli a bloccare un quartiere senza che succeda nulla.

Ci sono poi altri fatti che invece fatichi a capire se siano buoni o meno, come quella storia dei musei gestiti da stranieri, o anche Tsipras che, dopo tutto il cinema degli scorsi mesi, ha deciso di dimettersi e ricandidarsi perché se non manda i greci a votare ogni sei mesi si annoia. 

E poi vabbè i grandi classici non mancano mai: le solite accuse di omofobia a chiunque tenti di dire che ci sono delle differenze tra matrimonio e unioni civili vanno di moda più dei costumi alla brasiliana. Elton John che fa la morale al sindaco di Venezia fa spaccare.

In tutto questo quel che più sorprende è vedere poi qualcuno che, invece di “godersela” al mare, all’Expo, in montagna o in città, ha deciso di usare le sue ferie per lavorare gratis in una fiera a Rimini, e non solo ci lavora ma si diverte pure a farlo! 

Come quasi tutti saprete si sta infatti tenendo in questi giorni la XXXVI edizione del meeting per l’amicizia tra i popoli a Rimini. Una settimana di mostre, eventi e incontri a cui partecipano grandi personaggi di fedi e culture diverse, politici, imprenditori, intellettuali e artisti, sportivi e grandi economi: il tutto con l’obiettivo di vivere un luogo di amicizia per costruire la pace tra i popoli (pace tanto minacciata in questi mesi) e di riflettere su tutti quei temi di attualità che anche a noi interessano ma che in questo mese di limbo vacanziero abbiamo messo un po’ da parte. Non so se condividete la mia opinione ma sembra quasi assurdo vivere l’estate così: certamente non si può dire che non sia affascinante.

Usando le parole che Papa Francesco ha inviato per l’inizio della manifestazione: “il meeting può cooperare a un compito essenziale, far sì che nessuno si accontenti di poco!”

Tornare alla propria quotidianità: che sia lavorare, studiare, cercare lavoro o gestire una famiglia senza che ci si accontenti di poco è certamente desiderabile e bello per tutti, anche se il mondo sembra quasi volere l’opposto. 

Non varrebbe la pena andare a fare un giro a Rimini allora forse?! 

Per info http://www.meetingrimini.org 

Grexit: noi persone “normali” siamo così diverse dalla Merkel?

A due giorni di distanza ormai dalla drammatica maratona svoltasi a Bruxelles dai leader europei per affrontare il problema della Grecia, è forse ancora difficile dare un’opinione significativa, che apporti cioè un valore aggiunto, a quanto su tutti i giornali, in Italia e non solo, in questi giorni si è scritto sul tema.

Dopo lo sbigottimento iniziale e l’accusa quasi unilaterale all’atteggiamento despota tenuto dalla Germania tramite la sua cancelliera e soprattutto il suo ministro delle finanze Shauble, ha iniziato infatti a emergere anche la voce di chi, una volta che l’accordo è stato raggiunto, contesta il prestito alla Grecia perché “quelli sono anche soldi nostri”.

Non mi sembra questo però il luogo più adatto per dare un giudizio definitivo su quanto accaduto, anche perchè non mi sentirei neppure in grado di farlo, mentre trovo valga la pena sottolineare che atteggiamento, anche tra le persone comuni, questa vicenda ha messo in luce. 

L’atteggiamento tedesco e dei paesi nordici ad esso alleati, Finlandia in primis, ha chiaramente evidenziato come la principale preoccupazione di questi stati fosse la loro salvaguardia interna (come al solito mi verrebbe da dire: si pensi ad esempio a quanto sola ad esempio è stata lasciata l’Italia a gestire il problema dell’immigrazione nel Mediterraneo). L’impressione è che sempre, in Europa, ogni paese segua unicamente i suoi interessi e non ricerchi un bene comune: chi riesce oggi a definire l’Europa ancora unita? Al sogno dei padri fondatori è stato inferto quasi un colpo mortale, l’ennesimo, la scorsa domenica. 

La cosa che però personalmente mi preoccupa di più non è il potere della Germania: oggi sono loro i più forti, fra dieci anni chissà…ma è che lo stesso atteggiamento tenuto dalla cancelliera Merkel è riscontrabile nella vita di tutti i giorni anche tra noi persone “normali”. 

Chi di noi cerca mai nella sua giornata di comportarsi per contribuire al bene comune?! 

A lavoro, ad esempio, è rarissimo trovare persone che non vivano con il solo obiettivo di fare il minimo indispensabile richiesto dalla loro attività e che abbiano la voglia di collaborare insieme ai colleghi per raggiungere un obiettivo comune. Quante volte, non solo si crea un clima di tensione, ma sembra quasi di far parte di aziende diverse e concorrenti anche se in realtà si lavora magari solo in uffici diversi all’interno della stessa società? 

La medesima identica cosa accade poi in moltissimi altre situazioni a tutti note: 

Chi, ad esempio, in una riunione di condominio cerca il bene comune e non solo il suo?! 

Chi è disposto a non imporre costantemente il suo “modo di vedere le cose” e riesce ad aprirsi a un dialogo vero e costruttivo con chi ha di fronte?!

Non vorrei sembrare moralista per cui non fraintendetemi: è giusto che uno cerchi di essere felice e se può apportare dei benefici in qualche modo alla sua vita deve farlo! Sempre più però il mondo, oggi, sembra mostrare che per guadagnare qualcosa si debba necessariamente toglierlo ad altri. Questo però a me sembra un  modo miope di vivere perché, chi più chi meno, abbiamo sperimentato tutti come la vita sia un alternarsi di circostanze favorevoli e altre meno per cui, se questo sistema regge, arriverà il momento in cui troveremo uno che, per raggiungere la sua felicità, tenterà di sottrarci alcuni dei benefici che ci siamo conquistati (magari questo prima o poi capiterà anche alla Merkel chissà…).

Un sistema costruito su questo paradigma non funziona! Personalmente dunque trovo che il modo per cambiare veramente le cose non siano le riforme di Renzi o di Tsipras, ma sia trattare gli altri e le circostanze che capitano per la verità che sono, agendo e vivendo con il desiderio di contribuire a un bene comune e non solo a uno meramente personale, con la speranza che, cercando il bene di tutti, un uomo lo ottenga anche per sé. 

Grexit: il fallimento di una Unione Europea che ha dimenticato le sue origini

La notizia di apertura di tutti i notiziari riguarda la rottura delle trattative tra la cosidetta Troika (BCE, FMI ed Eurogruppo) e il governo greco guidato dal premier Alexis Tsipras.

Ma cosa sta realmente succedendo e che cosa c’è effettivamente in ballo dietro la “tragedia greca” che si sta consumando in queste ore?

Senza voler entrare nei dettagli economici,  anche un bambino capirebbe che se la Grecia, per ridare 1,6 miliardi al FMI, necessita di un prestito di 7,4 miliardi, c’è qualcosa che non quadra. Come mai allora si è arrivati a un muro contro muro, con Tsipras che ha giudicato “inaccettabili” le condizioni imposte dalla Troika per continuare a sostenere l’economia ellenica?

Il piano di aiuti alla Grecia ebbe inizio nel 2010, con aiuti da parte della UE, attraverso il pacchetto salva-stati (EFSF, European Financial Stability Facility) dell’Unione Europea. Per ottenere questi aiuti, ai governi che si sono da allora succeduti alla guida della Grecia, sono stati chiesti pesanti sacrifici. Tagli alle pensioni, privatizzazioni, tagli ai salari e al numero dei dipendenti pubblici, revisioni della spesa in ogni settore dei servizi erogati dallo stato. La disoccupazione veleggia stabilmente oltre il 25%, e il PIL greco è in continua picchiata. Si capisce bene quindi perché molti greci siano esasperati dalle continue richieste di rigore imposte dall’Europa.

D’altra parte, l’Unione Europea sostiene che  non si può rinegoziare o fare sconti al governo greco. Politiche scellerate del passato hanno condotto la Grecia sull’orlo del baratro dove si trova ora. È quindi evidente a tutti che sono necessarie profonde riforme. Per esempio, è assurdo che l’età pensionabile si attesti intorno ai 55 anni. E se si rinegoziasse il debito greco, cosa direbbero gli altri stati (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda) sottoposti anche loro negli anni passati a pesanti sacrifici?

A mio parere, la radice del problema esula dall’aspetto meramente economico-finanziario. È un problema di ragionevolezza. Infatti, credo sia irragionevole pensare di imporre ulteriori sacrifici a uno stato in cui il 25% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Autorevoli fonti all’interno del Fondo Monetario Internazionale stimano che allo stato attuale, con le politiche imposte dalle UE, alla Grecia servirebbero 60 anni per tornare ad avere il PIL che aveva prima della crisi. 60 anni! Come può un governo accettare queste condizioni per il suo popolo?

Bene ha fatto Tsipras a giudicare “irricevibili” le proposte della Unione Europea. Con un po’ di ragionevolezza in più, il problema potrebbe essere risolto. Magari prolungando le scadenze delle rate del debito greco, o per esempio scontandone una parte. Mi ricordo negli anni scorsi quanti concerti, quanti volti noti del panorama internazionale, si spendevano per la cancellazione del debito ai paesi in via di sviluppo. Quante di queste celebrità hanno speso una parola sulla situazione greca?

La realtà è che manca da parte della UE la volontà politica di venire incontro al dramma di un popolo ridotto in stato di povertà. E una politica che non guarda in faccia le persone ma, al contrario, è più preoccupata di uno 0,07% di differenza sul gettito dell’IVA, è una politica che non mi appartiene, ma soprattutto è una politica che ha tradito lo spirito fondativo della Unione Europea. Una Europa come quella di oggi è dannosa e non serve a nulla.

I padri fondatori della UE, il Beato Robert Schumann, Konrad Adenauer, e anche Alcide De Gasperi, furono dei veri rivoluzionari. Ebbero infatti l’idea di unificare ciò che, lungo i secoli, era stato motivo di litigio e guerre tra Francia e Germania: le regioni  dell’Alsazia, della Lorena e della Ruhr, ricche di materie prime chiave, quali il carbone, furono gestite in comune dal punto di vista produttivo. Da lì sarebbe nata la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, antenata della odierna Unione Europea.

Oggi invece assistiamo ad una deriva tecnocratica e burocratica delle Istituzioni Europee, molto più attente a mantenere il loro potere acquisito e al limite a controllare che i vari stati “facciano i compiti a casa”. Proprio per questo a Tsipras va tributato un grande coraggio per avere affermato che “non vogliono cacciare la Grecia dalla UE, volevano cacciare questo governo”.

A tale proposito, bisognerebbe ricordarsi di quanto accaduto in Italia nel 2011, quando Berlusconi si dimise per fare posto al “salvatore della Patria” Mario Monti e al suo (pessimo) Governo dei Tecnici, tra cui ricordiamo il Ministro Fornero e tutti i disastri da loro combinati nel nome del “ce lo chiede l’Europa”. È interessante ricordare come gli eventi di quel Novembre burrascoso, con lo Spread oltre quota 500 e l’Italia sotto attacco della speculazione internazionale, furono segnati dalle dimissioni di Silvio Berlusconi. Con un particolare non secondario: le dimissioni arrivarono la sera del 12 Novembre. Il giorno prima, il titolo di Mediaset aveva perso il 12%. Pura coincidenza? A voler pensare male, si potrebbe dire che la UE cercava un “killer politico” che potesse applicare le riforme imposte dall’Europa e che Berlusconi non avrebbe potuto applicare. Probabilmente lo stesso gioco che i burocrati di Bruxelles hanno tentato di portare avanti nei confronti del Governo greco. Di fronte a questo, bisognerebbe solo applaudire un capo di governo che ridà, attraverso il referendum del 5 luglio, la sovranità al popolo. E fanno quasi sorridere le reazioni dell’Eurogruppo Dijsselbloem a riguardo: “il referendum è una scelta di chiusura triste”. A questo signore olandese dal nome impronunciabile, verrebbe da chiedere che leggitimazione popolare ha per poter affermare una cosa del genere. La risposta, scontata, è nessuna. Nessun cittadino europeo ha mai votato per eleggere né lui, né alcuno dei membri della Commissione Europea. Eppure questi organi incidono fortemente sulla vita di ogni cittadino dell’Unione Europea.

In conclusione, io credo fortemente che per fare fronte agli scenari geopolitici e alle sfide che si prospettano nel futuro, sia necessaria più Europa, più integrazione. La crisi umanitaria nel Mediterraneo, la lotta al Terrorismo internazionale, la crisi Ucraina, dimostrano come solo una Europa unita possa fare sentire la sua voce all’interno della comunità internazionale. Purtroppo ad oggi l’Europa non ha ancora dimostrato questa unità che, allo stato attuale, rimane solo sulla carta. Una unità che non può prescindere da una concezione che abbia al centro le persone e non, come purtroppo accade oggi, i vincoli  di bilancio e la burocrazia.

Immigrazione: è il “coraggio” a mancare all’Europa!

Dopo le “grandi” tragedie del mare che ci sono state gli scorsi mesi si è sentito lungamente parlare del “problema dei migranti” (da notare come già nel modo di definirli come “problematici” ci sia una distorsione significativa di quanto sta accadendo). Abbiamo per settimane infatti ascoltato grandi capi di stato europei definire il “problema dei migranti” come non solo italiano ma europeo.
In fondo in fondo devo ammettere che ho creduto possibile che, dopo fatti cosi drammatici, fosse possibile un ritorno ai veri fondamenti e ai veri valori su cui era nata l’idea di un’Unione Europea: dopo la seconda guerra mondiale, vista la tragedia appena vissuta, i capi di stato dei paesi coinvolti sono stati capaci di mettere da parte le loro ambizioni personali per costruire un’Europa che avesse come unico obiettivo il Bene Comune e dunque la Pace.
Fa specie vedere oggi che, passato il contraccolpo sentimentale post-tragedia del mare, una volta chiamati alla prova dei fatti, ogni paese di questa presunta unione abbia iniziato a pensare unicamente ai c**zi suoi:
c’è chi vuole fornire mezzi navali ma i migranti non li vuole manco vedere;
c’è chi organizza marce a difesa della libertà e della cultura europea e poi lascia 170 migranti sugli scogli perché se entrano il paese esplode;
c’è anche chi vuole costruire un muro di 4 metri per non fargli entrare questi migranti problematici;
c’è chi in Italia parla di ruspe o invece spara ai quattro venti un “facciamo da soli” come se realmente noi potessimo mettere a posto il “problema dei migranti”.

Sarebbe troppo facile ridurci però unicamente a criticare la nullità di azione che sta dimostrando chi in Europa in questo momento ha potere, innalzandoci a presunti paladini di etica e moralità.

Chi di noi non vede infatti nei migranti una scocciatura?!
Chi di noi non ha mai pensato che sia ingiusto dare a loro dei benefici quando anche noi non è che ce la stiamo un granché spassando?

Stamattina Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, scrive: “Nel tempo in cui sembra aver voce un pensiero unico, che zittisce ogni differenza e ogni sensibilità con la ruspa o con la cruda contabilità, c’è rimasto un uomo che caparbiamente parla di persone e di umanità. Papa Francesco ci ricorda che siamo donne e uomini, che abbiamo dei diritti, ma anche dei doveri verso chi è troppo piccolo o troppo anziano, troppo malato o troppo debole per stare in piedi da solo. Il pensiero unico dominante accetta «l’economia dello scarto», che mette in un angolo chi non ha lavoro e chi non è produttivo, così come predica la chiusura all’interno delle proprie identità e dei propri confini”.

Queste parole verranno certamente lette da tutti come “cosa buona e giusta” ma viene spontaneo chiedersi come si possa mettere in pratica un pensiero diverso dal pensiero dominante?
Si può contribuire a combattere, durante le nostre giornate, l’economia dello scarto?

Sempre il Papa ieri a Torino, parlando a giovani e non solo, ha fornito un’ipotesi di via da seguire per rispondere a queste giuste domande: “Per stare bene non si può stare fermi ad «aspettare la ripresa», mettersi in panchina («o in pensione a vent’anni»). Dovete vivere, non vivacchiare! Osate, siate coraggiosi!”.

L’impressione è che sia proprio il coraggio a mancare quando pensiamo ai migranti solo come numeri da gestire o come a un costo da pagare piuttosto che a uomini in ricerca di un luogo in cui essere contenti.

Spesso si sente dire che la Chiesa deve farsi i fatti suoi e lasciare la politica ai politici o agli uomini “normali”. Quando si parla di cose che toccano però il desiderio di stare bene degli uomini la sola istituzione in grado di porsi in un modo originale e che ha realmente a cuore il bene degli individui è la Chiesa e questo è un fatto oggettivo e innegabile.
Possiamo anche tenerlo nascosto se ci vergogniamo di dirlo perché non è di moda ma forse vale la pena per tutti, Cristiani e non, iniziare con coraggio a seguirla.

Il sabato di un milanese vs il sabato di un meridionale

Meglio il sabato del nord o meglio il sabato sud? Meglio il sabato dei polentoni o meglio quello dei terroni?
Basta parole e ipotesi contano i fatti: leggete e decidete chi essere…

Il milanese il sabato non mette la sveglia ma comunque si alza entro le 9 perché il suo corpo ha bisogno di mettersi in movimento e non ce la fa a stare cazzo fermo.
Il milanese il sabato può addirittura poi dedicare quasi cinque minuti alla colazione: lusso che in settimana ovviamente è impossibile permettersi altrimenti l’economia cazzo non gira.
Il milanese il sabato può dedicarsi alla cura del suo corpo perché deve essere un figo del porco diaz e durante la settimana non c’è mai tempo. La soluzione migliore allora è la piscina: lì ognuno si fa “li cazzi sua”, nessuno ti sta addosso e le tipe si sentono libere di mettersi in reggiseno e mutande per essere guardate.
Il milanese il sabato a pranzo mangia un insalatina veloce e poi, raccattati i suoi amici milanesi, parte subito per la casa in montagna o al lago che ovviamente ha, altrimenti non sarebbe un milanese.
Il milanese il sabato, come ogni altro giorno del resto, quando viaggia connette l’i-phone alla macchina e mette la musica a tutto volume perché non ha cazzi di sentire parlare nessuno.
Il milanese poi, mentre è in macchina, ordina al macellaio di fiducia la carne giusta cosi quando arriva alla sua casa in montagna può cominciare subito a grigliare visto che lui è un leader e organizzare eventi è nella sua natura.
Il milanese prima di cena ovviamente si spara comunque un ape fatto bene bevendosi un cocktail di quelli giusti “perché l’acqua fa ruggine e la birra è per i poveri”.
Il milanese finita la grigliata non pulisce mai (qualche Giargiana lo fa per lui) ma porta le tipe a “vedere le stelle” e le conquista indicando con tutto il falso romanticismo di cui è capace le costellazioni presenti nella Via Lattea.
Il milanese va a letto contento della giornata ma incazzato perché è finito il sabato e allora ormai è quasi lunedì.

Il meridionale il sabato non mette la sveglia e si sveglia non prima delle 11.
Il meridionale il sabato mangia cappuccio e brioche per colazione e passa almeno tre quarti d’ora al bar parlando con gli altri clienti e con il titolare perché conosce tutti lui.
Il meridionale il sabato fa il giro di tutti i 3500 parenti che ha perché la famiglia è la cosa più importante del mondo e non si può mica essere come quei “frigidoni del nord”.
Il meridionale il sabato pranza dalle 14 alle 17.30 dalla nonna con tutti i parenti più stretti perché mangiare è la cosa più bella del mondo e quelli del nord che fanno le diete sono tristi.
Il meridionale quando viaggia ha il finestrino abbassato perché deve salutare tutti quelli che incontra urlandone il nome.
Il meridionale il sabato sera va nella sua casa al mare e per il viaggio sua madre gli dà succhi di frutta, melanzane alla parmigiana, pasta fredda, pittule e pane fresco perché non si sa mai che magari gli viene fame.
Il meridionale ama la sua terra e quindi il sabato sera, come ogni altra sera, beve vino rosso del sud perché i vigneti migliori del mondo “sono quelli del paese suo”.
Il meridionale finito di mangiare le cose che sua mamma ha preparato per lui e per i suoi amici meridionali non pulisce (tanto domani passa mamma a sistemare) ma porta le tipe in spiaggia e, suonando la chitarra attorno a un falò improvvisato per inebriarsi i fumi tossici che questo genera, le conquista una dopo l’altra.
Il meridionale va a letto contento della giornata e basta.

Che domenica italiana!

Quanti italiani si saranno svegliati oggi pensando che quella che stava iniziando sarebbe stata una domenica diversa da tutte le altre?
Potevamo forse aspettarci una domenica tranquilla in casa ma nulla di più…

E invece capita che ti alzi perché la Formula 1 è sempre la Formula 1 e la Ferrari è sempre la Ferrari anche se sei certo che non può battere l’invincibile Mercedes tedesca, anche perché i tedeschi ormai sono i migliori in tutto pare….
E invece capita che Vettel fa una gara da fenomeno e ti ritrovi alle dieci del mattino in piedi sul divano esaltato come un matto per una vittoria impossibile anche solo da immaginare e con una gratitudine immensa per quel pilota che si commuove nonostante sia la sua 40esima vittoria nella vita perché però è solo la prima in Ferrari (che, per usare parole sue, “è un’altra cosa”) ed appena tagliato il traguardo quasi in lacrime urla in italiano mettendo da parte tutto il suo aplomb tedesco: “Forza Ferrari e grazie ragazzi!”

Poi a quel punto col sorriso a 32 denti siamo andati a pranzo a sfondarci di cibo perché l’Italia è il paese dove si mangia meglio al mondo e dopo esserci riempiti per bene con l’abbiocchino classico che arrivava abbiamo pensato: “cosa c’è di meglio del ciclismo per farci un bel pisolo?! Tanto gli italiani non vincono mai poi…”

E invece ti ritrovi un trentottenne, Luca Paolini, che dopo 13 anni di astinenza riporta l’Italia sul gradino più alto del podio di una delle grandi classiche del ciclismo, la Gand-Wevelgem, e il tutto con un impresa frutto di intelligenza, furbizia e una tenacia che negli ultimi 6 km di gara han trasformato anche i più distanti dal mondo del ciclismo in appassionati affascinati e conquistati dalle gesta di un loro compatriota.

A quel punto pensi sia finita, quasi ti scordi che alle 20.00 c’è la gara della Moto GP perché tanto è ovvio che come al solito vince Marquez…

E invece ti capita di assistere a una delle gare più pazzesche degli ultimi dieci anni conclusa con tre italiani sul podio e un incredibile Valentino Rossi che, a 36 anni suonati, ha ancora la forza e il talento di mettersi tutti dietro le spalle dopo una rimonta incredibile dal decimo posto. Il tutto con un finale mozzafiato e una battaglia correttissima e pazzesca assieme agli altri due italiani che lo hanno accompagnato sul podio, Andrea Iannone e soprattutto un eccezionale Andrea Dovizioso, che incredibilmente riportano la Ducati (moto italiana) sul podio mettendosi dietro quei colossi motoristici di Honda, Suzuki oltre a tutte le Yamaha esclusa quella di Rossi.
Finita la gara tutti, col cuore in mano, ci siamo ritrovati abbracciati e in piedi sul divano esaltati da quella che è stata una pagina incredibile per lo sport italiano.

E allora a questo punto siamo andati a letto ripensando a tutto quel che abbiamo visto e per una volta forse ci siamo scoperti ad essere veramente fieri di essere italiani! Per una volta ci siamo ritrovati a essere un pò patriottici anche noi!

Aver vissuto da italiano questa domenica tranquilla, magari in casa in compagnia dei tuoi cari a prepararti alle fatiche della prossima settimana, l’ha resa più bella che viverla essendo di qualsiasi altra nazionalità del mondo!
Essere italiani oggi è stato bello!

Dovremmo cercare di ricordarcelo anche i prossimi giorni noi che siamo in un paese che invece ha il grande difetto di farsi sempre del male da solo sparandosi addosso e descrivendosi come il peggio del mondo…quante volte sui giornali ad esempio leggiamo confronti solo negativi tra l’Italia e altri paesi del mondo, oppure troviamo articoli denigratori in maniera ingiustificata e casuale contro nostri connazionali solo perché, forse, hanno fatto qualcosa di male? Solo noi facciamo cosi ed è ora di smetterla!

Sarebbe bello che per una volta, grazie allo sport, mettessimo tutti da parte i nostri ideologici pensieri sulle cose e ci sentissimo fieri di essere italiani e pronti ad urlarlo al mondo che questa sera, beh si fa strano dirlo, ma è invidioso di noi!

Ecco un uomo vero: Enrico Angelini

Sui monti sopra Foligno sorge la cosiddetta “Cascina Raticosa”, rifugio che ai tempi della seconda guerra mondiale ospitò il comando della quinta brigata Garibaldi. In molti (me compreso) non sanno forse che la notte tra il 2 e il 3 febbraio del 1944 da quel luogo 24 giovani partigiani furono presi e deportati dai nazisti che li hanno condotti a morire nei loro campi di concentramento (Mauthausen, Flossenbürg e altri).
Probabilmente nemmeno quello che nei giorni scorsi ha rubato la targa commemorativa e ha disegnato una svastica enorme sul muro conosceva questa storia, o almeno mi piace immaginare sia cosi.
Quello di cui vorrei parlare non riguarda comunque il delinquente che ha fatto questo gesto becero ma la reazione di un uomo, un signore di 90 anni di nome Enrico Angelini, che quel 2 febbraio 1944 è miracolosamente scampato alla retata nazista.
Avvenuto il fattaccio infatti le autorità hanno come al solito immediatamente provveduto ad alzare i toni nel modo più appariscente possibile per condannare l’accaduto e indignarsi a parole come meglio potevano.
La cosa interessante è che mentre loro facevano tutte queste “chiacchere” nei loro uffici non accompagnate da alcun fatto riscontrabile nel pratico, il signor Enrico Angelini non ha pronunciato una parola ma ha fatto molto di più.
Ha preso sverniciatore e raschietto e, mettendo da parte per un attimo tutti gli acciacchi che un uomo della sua età può avere, è tornato a quel rifugio che da giovane lo aveva ospitato e che aveva condiviso con i suoi compagni ormai perduti per rimettere le cose a posto.
Con lo sverniciatore e il raschietto ha cancellato il simbolo nazista.
E dove prima c’era la targa ha appoggiato una rosa.
Da giovane ringrazio i giornalisti che hanno raccontato questa storia perché me l’hanno fatta conoscere. In questo modo, per quel che vale, posso realmente ringraziare il signor Angelini che non conosco ma che ha dato a tutti un esempio di cosa nel pratico voglia dire stare e vivere da uomo di fronte una circostanza certamente drammatica per lui. Sarebbe bello poter stare sempre cosi di fronte alle cose brutte che ci accadono.
E’ rivoluzionario e originale questo modo di essere: grande Enrico!