Grexit: noi persone “normali” siamo così diverse dalla Merkel?

A due giorni di distanza ormai dalla drammatica maratona svoltasi a Bruxelles dai leader europei per affrontare il problema della Grecia, è forse ancora difficile dare un’opinione significativa, che apporti cioè un valore aggiunto, a quanto su tutti i giornali, in Italia e non solo, in questi giorni si è scritto sul tema.

Dopo lo sbigottimento iniziale e l’accusa quasi unilaterale all’atteggiamento despota tenuto dalla Germania tramite la sua cancelliera e soprattutto il suo ministro delle finanze Shauble, ha iniziato infatti a emergere anche la voce di chi, una volta che l’accordo è stato raggiunto, contesta il prestito alla Grecia perché “quelli sono anche soldi nostri”.

Non mi sembra questo però il luogo più adatto per dare un giudizio definitivo su quanto accaduto, anche perchè non mi sentirei neppure in grado di farlo, mentre trovo valga la pena sottolineare che atteggiamento, anche tra le persone comuni, questa vicenda ha messo in luce. 

L’atteggiamento tedesco e dei paesi nordici ad esso alleati, Finlandia in primis, ha chiaramente evidenziato come la principale preoccupazione di questi stati fosse la loro salvaguardia interna (come al solito mi verrebbe da dire: si pensi ad esempio a quanto sola ad esempio è stata lasciata l’Italia a gestire il problema dell’immigrazione nel Mediterraneo). L’impressione è che sempre, in Europa, ogni paese segua unicamente i suoi interessi e non ricerchi un bene comune: chi riesce oggi a definire l’Europa ancora unita? Al sogno dei padri fondatori è stato inferto quasi un colpo mortale, l’ennesimo, la scorsa domenica. 

La cosa che però personalmente mi preoccupa di più non è il potere della Germania: oggi sono loro i più forti, fra dieci anni chissà…ma è che lo stesso atteggiamento tenuto dalla cancelliera Merkel è riscontrabile nella vita di tutti i giorni anche tra noi persone “normali”. 

Chi di noi cerca mai nella sua giornata di comportarsi per contribuire al bene comune?! 

A lavoro, ad esempio, è rarissimo trovare persone che non vivano con il solo obiettivo di fare il minimo indispensabile richiesto dalla loro attività e che abbiano la voglia di collaborare insieme ai colleghi per raggiungere un obiettivo comune. Quante volte, non solo si crea un clima di tensione, ma sembra quasi di far parte di aziende diverse e concorrenti anche se in realtà si lavora magari solo in uffici diversi all’interno della stessa società? 

La medesima identica cosa accade poi in moltissimi altre situazioni a tutti note: 

Chi, ad esempio, in una riunione di condominio cerca il bene comune e non solo il suo?! 

Chi è disposto a non imporre costantemente il suo “modo di vedere le cose” e riesce ad aprirsi a un dialogo vero e costruttivo con chi ha di fronte?!

Non vorrei sembrare moralista per cui non fraintendetemi: è giusto che uno cerchi di essere felice e se può apportare dei benefici in qualche modo alla sua vita deve farlo! Sempre più però il mondo, oggi, sembra mostrare che per guadagnare qualcosa si debba necessariamente toglierlo ad altri. Questo però a me sembra un  modo miope di vivere perché, chi più chi meno, abbiamo sperimentato tutti come la vita sia un alternarsi di circostanze favorevoli e altre meno per cui, se questo sistema regge, arriverà il momento in cui troveremo uno che, per raggiungere la sua felicità, tenterà di sottrarci alcuni dei benefici che ci siamo conquistati (magari questo prima o poi capiterà anche alla Merkel chissà…).

Un sistema costruito su questo paradigma non funziona! Personalmente dunque trovo che il modo per cambiare veramente le cose non siano le riforme di Renzi o di Tsipras, ma sia trattare gli altri e le circostanze che capitano per la verità che sono, agendo e vivendo con il desiderio di contribuire a un bene comune e non solo a uno meramente personale, con la speranza che, cercando il bene di tutti, un uomo lo ottenga anche per sé. 

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