Giubileo Straordinario della Misericordia: la risposta della Chiesa a terrorismo e guerra

Dopo gli attacchi di Parigi e le settimane di tensione che ne sono seguite i leader dei più grandi paesi di tutto il mondo hanno fortemente reagito di fronte alla minaccia jihadista nei modi più diversi…

1. Hollande, presidente Francese, avendo bisogno di mostrare forza al suo popolo, ha cominciato bombardamenti massicci sulla Siria cercando alleanze in tutto il mondo.

2. Obama, presidente statunitense, ha dichiarato che l’Isis sarà estirpato dalla faccia della terra ma poco ha cambiato rispetto a quanto ha fatto sinora.

3. Merkel e Cameron, presidenti tedeschi e britannici, si sono accodati ai bombardamenti francesi seguendo le richieste di Hollande.

4. La NATO non fa niente.

5. Putin e Erdogan, presidenti russi e turchi, hanno deciso di usare l’Isis per farsi la guerra tra loro.

6. Renzi, presidente italiano, “non segue i bombardamenti altrui”.

7. Michel, presidente belga, ha fatto finta per 10 giorni di bloccare il suo paese alla ricerca di terroristi che, non essendoci confini, probabilmente se ne erano da giorni già andati via incontrollati.

8. Assad, presidente siriano, non si muove da dov’è.

Tutto questo evidenzia l’inadeguatezza delle reazioni di chi comanda il mondo che finge di non vedere che parte della sfida si gioca anche qui in Europa, tra le nostre case. I terroristi francesi erano europei! La sfida di una giusta integrazione la giochiamo qui noi!

L’unico che sembra averlo capito è Papa Francesco che, alle minacce che arrivano dal terrorismo e ai continui atti di guerra che si susseguono in questi giorni, risponde con il Giubileo Straordinario della Misericordia: un anno straordinario in cui al centro del nostro agire sia la misericordia, il perdono. 

Fa strano parlare di perdono in questo periodo storico no?!

A conferma di ciò, dopo quella di Bangui nella Repubblica Centroafricana, la prima Porta Santa aperta in Italia è stata infatti quella dei carcerati. 

Durante la celebrazione tenuta stamattina Papa Francesco ha detto: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia…abbandoniamo ogni forma di timore è paura perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, con la gioia dell’incontro con la grazia di uno che è amato.”

In questo stesso blog, reagendo ai fatti di Parigi, ci chiedevamo cosa sarebbe stato di noi se fossimo nati a Raqqa, capitale dell’Isis…siamo forse per natura migliora di loro?

Ecco che il Papa dà una risposta a questo quesito valida per tutti: “la chiesa tiene le porte aperte per tutti!”

Sarebbe bello se in un anno, che non è poco tempo, raggiungiamo l’obiettivo di riappacificarci con parenti e amici con i quali, per ragioni più o meno nobili, non parliamo da tempo. 

Non è forse anche più bello e interessante usare i fatti di Parigi in questo modo?!

Smettiamo di decidere se sia giusto bombardare o meno la Siria a chi ha il potere di farlo e cambiamo il mondo con il nostro solo modo di vivere, questo sembra dirci Papa Francesco.

È possibile perdonare chi ci ha fatto un torto?! 

È possibile trattare l’altro come un Bene?!

Non vuol dire forse questo poi l’auspicio pluricitato in queste settimane “difendiamo i nostri valori”?!

E allora daje proviamoci…buon anno della Misericordia a tutti!

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I 10 falsi allarmi più assurdi di questa settimana

1. Terrore a Milano: trovata camicia Combipel in Via Montenapoleone. Evacuata l’intera zona.

2. Panico a Venezia: non si trova più l’alta marea.

3. Follia nel centro milanese: liceale dimentica zaino sul tram. Putin lo bombarda e rade al suolo il mezzo. ATM annuncia sciopero di una settimana.

4. Shock a Napoli: giovane in un ristorante dichiara “questa pizza è una bomba!” Svenimenti in tutta la città.

5. Disagi Trenitalia: continui allarmi bomba sulla linea ferroviaria. Treni in orario. Sconvolti i pendolari costretti ad entrare in anticipo in ufficio.

6. Vergogna in un parchetto milanese: giovane donna porta a giocare suo figlio e trova solo altre donne con i loro cani. Il bambino scoppia a piangere. Panico tra i cani e i padroni. La polizia invita la donna e il figlio a tornarsene a casa “per non disperdere le energie delle forze dell’ordine”.

7. Sveglia shock in Italia. Per non diffondere la paura da oggi i “Bomboloni” alla crema si chiameranno “Paciocconi”. Suicidi in Puglia e nel sud d’Italia.

8. Figuraccia del mondo del calcio. Ragazzo giocando al parco con gli amici, dopo aver scoccato un gran tiro, esclama: “che bombaaaa!!”. Partita sospesa. Fuga generale. Vietate tutte le partite al parchetto d’Italia.

9. Orrore nel Salento: anziana signora invita figli e rispettive famiglie per un pranzo domenicale a base di orecchiette, cannelloni, melanzane, polpette, pittule, pasticciotti e gelato. Terrificante la puzza di uovo marcio proveniente dal bagno della signora nel pomeriggio. Maschere antigas distribuite alla cittadinanza nel timore di un attacco chimico.

10. Che spavento sul volo Ryanair Catania – Milano: inspiegabilmente parte e arriva in orario. Nessun applauso all’atterraggio.

Sono passati ormai dieci giorni dai terribili fatti di Parigi e ancora oggi la capitale francese, così come Bruxelles, sembrano territori di guerra. 
La paura, chi più chi meno, ci ha colpiti tutti e dunque, in questa settimana, si sono susseguite continue segnalazioni di pericolo anche qui in Italia.
Oggi è lunedì però e siamo rimessi davanti alla nostra quotidianità: evitiamo dunque di farci troppe pippe e facciamo al meglio quel che abbiamo da fare.
Solo questo è il metodo con cui potremo difendere e lottare per quei valori e per quella libertà che la tradizione Cristiana ha permesso a noi Europei di avere oggi.

Dialogo tra un bambino e la sua mamma sotto le bombe di Raqqa

In questi giorni, a seguito dei tragici fatti di Parigi, io, così come chiunque, superato l’orrore e la rabbia per quanto accaduto, ho iniziato a pormi la domanda…e allora adesso? Cosa possiamo fare per fermare questi pazzi? 

Hollande ha risposto per noi iniziando bombardamenti massicci contro lo Stato Islamico e la sua capitale, Raqqa. Una parte di me è totalmente d’accordo perché pensa che la guerra contro l’Isis sia “solo” un atto legittimo di difesa ma un’altra, sarà anche per paura, mi ha portato a pensare a un bambino nato a Raqqa che non vede nulla se non degli aerei che gli bombardano la casa e non sa nulla se non quello che gli dicono i suoi genitori..ecco allora un dialogo ho immaginato tra lui e la sua mamma:

“Mamma scusami…posso chiederti una cosa?”

“Certo piccolo!”

“Perché ci sono tutti quei lampi nel cielo, e poi anche tutte quelle esplosioni e quel fuoco che non smettono mai…?!”

“Piccolo mio…ci sono persone nel mondo che fanno cose brutte e non vogliono che noi siamo felici”

“Perché non vogliono che siamo felici mamma?”

“Perché pensano che siamo cattivi”

“Ma noi siamo cattivi mamma?”

“No figlio mio no che non lo siamo…siamo semplicemente fedeli alla sacra legge musulmana ma molti, in questo mondo, non la capiscono e pensano sia malvagia”

“E hanno ragione mamma?”

“No figlio mio non hanno ragione, sono loro i cattivi, li chiamiamo infedeli perché non credono e non seguono la legge dell’unico Dio…Allah!”

“Ma papà non è mai a casa per colpa loro?”

“Si…il tuo papà è forte e coraggioso e combatte per difenderci e per andare in paradiso!”

“Mamma….ma secondo te anche io posso diventare come papà? Vorrei tanto essere coraggioso e forte come lui!”

“Lo sei già bello mio!”

“Mamma senti posso dirti un segreto….? A me quei lampi nel cielo e quei botti però fanno tanta paura…”

“Anche a me piccolo anche a me, ma non temere, siamo noi i buoni e alla fine vinceremo!”

“Mamma senti…ma visto che papà non c’è, posso dormire nel letto con te?”

“Certo piccolo mio vieni qui dalla tua mamma, sei al sicuro qui…”

Io, come tutti, voglio che l’Isis e il terrorismo vengano fermati e non ho la pretesa di dire come si possa fare (se vi interessa questo tema è pieno di pseudo-esperti in giro che ne han parlato)…la sola cosa che mi viene in mente però, osservando la veemente e naturale reazione del governo francese da un lato, e immedesimandomi in un bambino nato dentro lo stato islamico dall’altro, è che io non sono migliore di lui ma sono solo stato più fortunato a nascere a Milano. 

Non sarebbe forse bello però che anche per lui, così come per un bambino nato a Parigi, a Milano, a New York, a Mumbai o in Nigeria, ci sia una possibilità di salvezza in questo mondo…?! 

La guerra però questa possibilità te la toglie.

Myriam: pensieri di una bambina in fuga dall’Isis

Chi di noi che ne siamo lontani non vorrebbe fermare a ogni costo e con ogni mezzo i terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non vorrebbe farla pagare ai terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non ha paura che i terroristi dell’Isis gli tolgano tutto?!
Chi di noi che ne siamo lontani non si scandalizza e non inorridisce di fronte ai crimini contro l’umanità dei terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani oserebbe immaginare o anche solo ipotizzare di perdonare i terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non ha preso per matto Papa Francesco quando ha lanciato il Giubileo straordinario della Misericordia in cui tutti, anche i terroristi dell’Isis, potranno venire perdonati dalla Chiesa?

Myriam, una bambina irachena di 10 anni in fuga dall’Isis, sicuramente risponderebbe no a tutte queste domande.
Se non ci credete e vi interessa sapere cosa sia la fede Cristiana guardate qui:

Senza vergognarcene certamente pochi di noi che ne siamo lontani durante il giorno pensa a chi veramente è perseguitato dai terroristi dell’Isis ed è anche giusto e normale vivere nella realtà in cui siamo che grazie a Dio non è ancora così dura come quella della piccola Myriam.
La cosa straordinaria di questo video è però che dopo averlo guardato è come se i problemi e le preoccupazioni pur giuste che ognuno di noi ha si rimettessero al loro posto acquisendo il giusto peso.
Questa bambina è una rivoluzionaria!
Alla fine del video la piccola ringrazia il suo intervistatore per averle permesso di condividere la sua esperienza. Per quel che vale anche io voglio ringraziarli entrambi e Myriam ovviamente in particolare: è incredibile e quasi sconvolgente la libertà con cui parla di chi le ha tolto tutto (se penso a quante volte i nostri problemini sembrano tutto e quasi ci dominano la differenza è evidentissima!).

Se dunque questo semplice blog può aiutare, per usare parole sue, a “condividere il suo sentire” sarà valsa la pena farlo solo per quello!

Je suis Dolce&Gabbana

L’8 Gennaio scorso, come tutti sappiamo, è la data in cui sono avvenuti i terribili attentati di Parigi ad opera dei terroristi dell’ISIS contro la sede del giornale satirico francese di Charlie Hebdo.
Quel tragico evento è stata occasione di richiamo per tutti e sui giornali ovunque si leggeva il concetto di libertà descritto come “diritto a dire la mia su qualsiasi cosa, e se quel che scrivo urta gravemente la libertà di qualcuno fa niente”.
Quei giorni ovunque si leggeva la scritta #JeSuisCharlie perché quel giornale era “esempio” di cosa volesse dire essere “liberi”…
Oggi, a poco più di due mesi da quegli eventi, capita che due famosi omosessuali (Dolce & Gabbana) facciano dichiarazioni a favore della famiglia, cosiddetta dai media, tradizionale (come se ce ne fosse una innovativa).
Viviamo però in un mondo di moralismi in cui è lecito sì esprimere il proprio parere ma solo se questo è di moda, e i pareri pro-gay oggi vanno oggettivamente di moda!
Fa ridere poi che altre star, i cantanti Elton John e Ricky Martin e la ex-tennista russa Martina Navratilova ad esempio, anche loro omosessuali, abbiano attaccato violentemente tali dichiarazioni lanciando una campagna di boicottaggio contro i prodotti di Dolce & Gabbana. Stupisce la stupidità della reazione avuta da questi presunti “cervelli” del nostro tempo: hanno pensato che boicottando una linea di abbigliamento a perderci ad esempio sono le semplici persone che ci lavorano, molto più che Dolce & Gabbana?
Non so se ricordate ma qualche tempo fa era successa una cosa simile per la Barilla quando Guido Barilla, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara, aveva dichiarato che per l’azienda alimentare la famiglia era “solo” quella tradizionale. Anche in questo caso attraverso il “tam tam” dei social network si era arrivati a boicottare la pasta dell’azienda in questione fino a che poi Barilla ha dovuto fare dietro-front perché “vendere” è tutto e visto che il mondo è moralista è giusto mettere da parte le proprie opinioni a favore delle mode…
La verità è che oggi se dici qualcosa contro i gay sei portatore di omofobia e sei arcaico!
Si può però dire che certe battaglie dei gay sono integraliste o no?
Si può cominciare a dire che un dialogo che rispetti l’identità e la storia di tutti deve tenere dentro anche quella di chi è a favore della famiglia “tradizionale”?
Questo articolo non ha la presunzione di risolvere o minimizzare i problemi dei gay oggi ma è semplicemente il frutto di constatare cosa per il mondo voglia dire essere liberi!
Visto che l’esperienza di chi scrive è quella di concepire la libertà, come dice il Papa, “non certo come il fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. La libertà ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita!”
Per fare scelte buone nella vita mi piacerebbe imparare a discutere in modo vero e non ideologico su un tema come quello dell’omosessualità con chi omosessuale lo è.
L’impressione però è che molti di questi reclamatori di presunti “nuovi diritti” preferiscano urlare piuttosto che discutere e questo personalmente mi dispiace.

Charlie Hebdo: irrispettoso è libero?

Ormai è trascorsa più di una settimana dai drammatici attentati di Parigi e dunque, dopo aver innalzato il giornale Charlie Hebdo a simbolo di libertà, siamo un po’ tutti più liberi forse di tentare un giudizio più oggettivo sul tema.
Dopo gli attentati infatti molti giornali hanno ripubblicato le vignette del giornale; guardando quei disegni spesso offensivi e di cattivo gusto è difficile non chiedersi come sia possibile conciliare l’essere liberi con il rispetto delle persone che si hanno accanto. Come scritto in altri articoli su questo blog il fatto di Parigi ha mostrato che potenza di testimonianza e conforto possa avere una unità vera tra persone anche diverse. Un giovane come me appena entrato nel mondo del lavoro ad esempio, differentemente che in università, non ha vicino i suoi amici ma comunque vuole stare bene a lavoro e con le persone che ha li. Personalmente vorrei poter trattare chi ho davanti(colleghi, amici, familiari) come un valore ma in questi giorni mi sembrava impossibile se io con la mia libertà potevo ritenere accettabile urtarne la sensibilità: non vorrei gli altri facessero così con me!
Il problema è che questo mi sembrava in contrasto con la morale che stava passando e cioè che un disegno che insulta la fede di qualcuno è emblema di libertà.
Con la sua straordinaria semplicità però oggi Papa Francesco ha descritto con un esempio chiarissimo tutto ciò: “se tu insulti mia madre, un pugno te lo aspetti”. Nella forza di queste parole simboliche che da un Papa non ti aspetteresti mai ho sentito una vicinanza fortissima con quello che in questi giorni mi è capitato.
Senza giustificare la follia di chi ha ordinato l’attentato, non si può definire simbolo di libertà chi attacca la cosa più cara di altre persone.
Mi sembra molto più affascinante lottare per una libertà che tiene dentro e non cancella o umilia la storia di chi si ha davanti.

Je suis….quelle bambine nigeriane

Che domenica…
Oggi è la domenica della doppietta e dell’esultanza con selfie di Totti durante il derby della capitale; è la domenica della grande e commovente marcia della libertà in cui Parigi, per un giorno capitale del mondo, ha splendidamente manifestato per difendere i nostri valori occidentali; è la domenica in cui per la prima volta nella storia 50 leader mondiali diversi e con diverse storie e fedi hanno marciato insieme per strada(cattolici come Renzi, protestanti come la Merkel, ebrei come Netanyahu, musulmani come il presidente del Mali Keita); è la domenica in cui il premier israeliano e quello palestinese hanno camminato fianco a fianco quando sembrava impossibile potesse accadere: è dunque la domenica in cui per la prima volta quasi nella vita ho visto un’Europa veramente unita!
Questa purtroppo però è anche e soprattutto un’altra domenica di follia in Nigeria: due bambine di 10 e 15 anni sono state fatte esplodere da alcuni vigliacchi come oggetti qualsiasi, come “pacchi-bombe”, per uccidere altri uomini. Mi auguro che tutti noi e ancor più tutti i leader che oggi hanno così giustamente con forza mostrato il loro sostegno a Parigi e alle sue vittime del terrorismo non dimentichino quelle bimbe solo perché lontane. A che punto siamo arrivati se tolleriamo tutto ciò? Come si fa a stare di fronte a un fatto del genere?
Chiunque di noi, se nato in quei luoghi, poteva essere una di quelle bimbe! Scrivendo mi rendo conto della grande facilità con cui si diventa moralisti e spero di non esserlo però davvero, leggendo su vari siti della notizia delle stragi in Nigeria, ho sentito forte il richiamo e la gratitudine per essere nato in un luogo(l’Europa) che non accetta atrocità del genere. Vorrei quindi però anche che questo luogo, che oggi ha dimostrato di non volere e di non aver paura del terrorismo, lotti veramente e con la stessa forza dimostrata in Francia per incidere anche nei paesi più lontani così che a nessun’altra bambina, a nessun altro uomo, tocchi una sorte così.
Perchè è vero che sono Europeo ma oggi mi sento tanto simile una di quelle bambine lì.

Attentato a Charlie Hebdo: che unità!

L’attentato di ieri presso la famosa sede parigina del giornale satirico Carlie Hebdo ha toccato i cuori e i pensieri di tutti noi “occidentali” che siamo stati immediatamente pronti a prendere le distanze e inorridire di fronte a un evento cosi orribile.
Sui giornali di oggi ci sono analisi enormemente approfondite riguardo l’attacco alla libertà e alla cultura occidentale che la parte estremista del mondo islamico sta portando per cui evito di dire la mia sul tema.
Quel che maggiormente mi colpisce dei fatti di ieri è come Parigi e i parigini hanno trascorso la loro serata. Spesso infatti sembra impossibile che persone con idee, fedi e origini diverse possano lavorare e vivere insieme. La cultura moderna spinge a trattare chi la pensa diversamente da noi come “il male” o “il nemico” e attenzione che questo non accade solo nei rapporti tra Islam e occidente ma nella realtà quotidiana lo possiamo facilmente notare tutti con grande frequenza (quando mai guardiamo le persone che incontriamo come avessero un qualche significato?).
Vedere migliaia di persone ieri, cosi certamente diverse tra loro, che insieme hanno spontaneamente deciso di dedicare la loro serata ad affermare la sacralità della vita e della libertà (valori su cui si fonda l’Europa Unita in cui viviamo) dice però l’opposto. Nulla di diverso oltretutto da quanto pochi mesi fa hanno dimostrato i genovesi dopo l’alluvione e che ci aveva colpiti tutti.
Ha ragione allora Papa Francesco quando afferma che “l’unità prevale sul conflitto”.
Questa unità che ieri era cosi chiara dovremmo dunque ricercarla sempre nei nostri ambienti di lavoro e di vita quotidiana, e non solo quando accadono fatti cosi drammatici e dolorosi. Abbiamo già avuto esempio dell’efficacia di questo cambio di sguardo e di mentalità: è infatti lo stesso che ha spinto i padri fondatori dopo la II guerra mondiale a unirsi per costruire “qualcosa” che garantisse la Pace al nostro continente! Loro ce l’hanno fatta e per la prima volta nella nostra storia due generazioni di persone non hanno vissuto l’esperienza drammatica della guerra.
Ora dunque che quella pace è cosi fortemente minacciata forse davvero dovremmo unirci di più iniziando a guardarci e trattarci come “amici” mettendo da parte pregiudizi e ideologie perché è evidente che siamo fatti tutti allo stesso modo e, a prescindere dai modi in cui lo cerchiamo, vogliamo tutti essere contenti.