Immigrazione: è il “coraggio” a mancare all’Europa!

Dopo le “grandi” tragedie del mare che ci sono state gli scorsi mesi si è sentito lungamente parlare del “problema dei migranti” (da notare come già nel modo di definirli come “problematici” ci sia una distorsione significativa di quanto sta accadendo). Abbiamo per settimane infatti ascoltato grandi capi di stato europei definire il “problema dei migranti” come non solo italiano ma europeo.
In fondo in fondo devo ammettere che ho creduto possibile che, dopo fatti cosi drammatici, fosse possibile un ritorno ai veri fondamenti e ai veri valori su cui era nata l’idea di un’Unione Europea: dopo la seconda guerra mondiale, vista la tragedia appena vissuta, i capi di stato dei paesi coinvolti sono stati capaci di mettere da parte le loro ambizioni personali per costruire un’Europa che avesse come unico obiettivo il Bene Comune e dunque la Pace.
Fa specie vedere oggi che, passato il contraccolpo sentimentale post-tragedia del mare, una volta chiamati alla prova dei fatti, ogni paese di questa presunta unione abbia iniziato a pensare unicamente ai c**zi suoi:
c’è chi vuole fornire mezzi navali ma i migranti non li vuole manco vedere;
c’è chi organizza marce a difesa della libertà e della cultura europea e poi lascia 170 migranti sugli scogli perché se entrano il paese esplode;
c’è anche chi vuole costruire un muro di 4 metri per non fargli entrare questi migranti problematici;
c’è chi in Italia parla di ruspe o invece spara ai quattro venti un “facciamo da soli” come se realmente noi potessimo mettere a posto il “problema dei migranti”.

Sarebbe troppo facile ridurci però unicamente a criticare la nullità di azione che sta dimostrando chi in Europa in questo momento ha potere, innalzandoci a presunti paladini di etica e moralità.

Chi di noi non vede infatti nei migranti una scocciatura?!
Chi di noi non ha mai pensato che sia ingiusto dare a loro dei benefici quando anche noi non è che ce la stiamo un granché spassando?

Stamattina Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, scrive: “Nel tempo in cui sembra aver voce un pensiero unico, che zittisce ogni differenza e ogni sensibilità con la ruspa o con la cruda contabilità, c’è rimasto un uomo che caparbiamente parla di persone e di umanità. Papa Francesco ci ricorda che siamo donne e uomini, che abbiamo dei diritti, ma anche dei doveri verso chi è troppo piccolo o troppo anziano, troppo malato o troppo debole per stare in piedi da solo. Il pensiero unico dominante accetta «l’economia dello scarto», che mette in un angolo chi non ha lavoro e chi non è produttivo, così come predica la chiusura all’interno delle proprie identità e dei propri confini”.

Queste parole verranno certamente lette da tutti come “cosa buona e giusta” ma viene spontaneo chiedersi come si possa mettere in pratica un pensiero diverso dal pensiero dominante?
Si può contribuire a combattere, durante le nostre giornate, l’economia dello scarto?

Sempre il Papa ieri a Torino, parlando a giovani e non solo, ha fornito un’ipotesi di via da seguire per rispondere a queste giuste domande: “Per stare bene non si può stare fermi ad «aspettare la ripresa», mettersi in panchina («o in pensione a vent’anni»). Dovete vivere, non vivacchiare! Osate, siate coraggiosi!”.

L’impressione è che sia proprio il coraggio a mancare quando pensiamo ai migranti solo come numeri da gestire o come a un costo da pagare piuttosto che a uomini in ricerca di un luogo in cui essere contenti.

Spesso si sente dire che la Chiesa deve farsi i fatti suoi e lasciare la politica ai politici o agli uomini “normali”. Quando si parla di cose che toccano però il desiderio di stare bene degli uomini la sola istituzione in grado di porsi in un modo originale e che ha realmente a cuore il bene degli individui è la Chiesa e questo è un fatto oggettivo e innegabile.
Possiamo anche tenerlo nascosto se ci vergogniamo di dirlo perché non è di moda ma forse vale la pena per tutti, Cristiani e non, iniziare con coraggio a seguirla.

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