Unioni Civili: desiderio è diritto?!

Sempre più nelle ultime settimane il tema delle Unioni Civili è riportato nelle prime pagine dei giornali ed è argomento di dibattito per molti.
Il decreto legge di Monica Cirinnà avrebbe lo scopo di normare queste unioni e dare dei diritti a chi al momento, così sostiene il decreto, non ne ha.
Tentando di guardare oggettivamente a quel che sta accadendo l’impressione è che purtroppo un dialogo tra chi è favore e chi è contro questa legge non sia stato possibile.
La politica si è rivelata realmente incapace di iniziare un dibattito costruttivo sui temi reali che una legge di questo genera implica e dunque da ambo le parti sentiamo le ideologiche urla di chi dice “permettiamo a chi si ama di amarsi per davvero; chi è contro questo decreto legge non vuole permettere a tutti di essere felici“, oppure invece “questa legge promuove l’utero in affitto, e se così non è certamente ne apre la strada“.
Questo blog non è un quotidiano nazionale letto da migliaia di persone per cui non ha la pretesa di poter dare un contributo sostanziale a un tema così complesso ma, a me che scrivo, piacerebbe mostrare che un dialogo reale su questa tematica sia possibile.
Non è infatti ragionevole pensare che chi è gay non si incazzi quando sente la frase sull’utero in affitto e non è ragionevole pensare che i presunti conservatori, così d’improvviso, mettano da parte la loro storia e la loro identità e comincino a gridare ai quattro venti che è cosa buona e giusta che due uomini possano adottare un bambino.
Per poter iniziare un dialogo serve però mettere da parte il lato ideologico che alberga in ognuno di noi e descrivere i fatti così come sono!
Il decreto Cirinnà, da un lato non promuove ad oggi l’utero in affitto e non mi sento di dire che ne apre la strada, ma dall’altro è stato indubbiamente presentato in modo terrificante (questa non è un’opinione ma è un fatto oggettivo), se non mi credete e non avete voglia di andarlo a leggere rispondete a questa domanda: vi pare possibile parlare di “stepchild adoption” che in italiano si traduce in “adozione del figliastro“????
Voi vorreste essere dei figliastri o dei figli?! Come si fa a parlare di adozione di un FIGLIASTRO per promuovere un decreto legge della repubblica?! Figliastro è un dispregiativo: lo insegnano alle elementari cazzo!
Il dispiacere principale però non è questo, ma è che non si sia discusso di quello che personalmente a me che scrivo sembra il punto da cui partire per un dialogo e cioè: se io desidero qualcosa, qualcosa anche di bello, allora ho il diritto di averlo?
Estremizzando il concetto per spiegare cosa intendo: se a me oggi viene il desidero di fare il calciatore in serie A ma nella vita ho scelto di studiare in università e di non giocare a calcio allora ho il diritto di giocare in serie A?
Ho volutamente forzato questa domanda perché fossero chiare le due successive:
Se io che sono un uomo desidero un figlio ma sto con un altro uomo allora ho il diritto di averlo?
Se io che ancora non sono niente perché non sono ancora nato desidero di essere un figlio, allora è giusto che quando nasca diventi invece un figliastro perché i miei doppi padri avevano il desiderio di avermi?

Mi interessa sapere, miei affezionati lettori, come rispondete a queste domande!

Ora dico la mia: in questi anni si parla tanto di libertà che, declinata nel tema di cui stiamo discutendo diventerebbe il permettere a tutti di amare liberamente un altro di qualsiasi sesso sia. Personalmente credo che nessuno possa dirsi contrario a questo se ci pensa: nelle mie giornate ad esempio non mi interessa lavorare dicendo che due gay non devono stare insieme, non me ne frega niente!
Quel che però nelle mie giornate è interessante è affrontare non solo con libertà ma anche con responsabilità le scelte e le cose che capita di vivere.
Libertà e responsabilità non possono essere due cose disgiunte!
Io, da uomo, ho il diritto di affermare di amare un altro uomo o di amare una donna ma non ho il diritto, sebbene vada contro mio qualche desiderio, di non affrontare con responsabilità quel che questa libera scelta genera.
Io, bambino però che non sono ancora nato, ho invece un solo diritto: “voglio avere la possibilità di essere chiamato figlio e non figliastro”.

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Un pensiero su “Unioni Civili: desiderio è diritto?!

  1. Il punto è che in Italia siamo talmente indietro che anche un piccolo passo traballante in avanti è positivo. In ogni caso “Figliastro” oltre alla desinenza in comune col dispregiativo non ha nulla da spartire con esso dato che si intende con questo termine un figlio avuto dal coniuge, da un precedente matrimonio o relazione, considerato dal punto di vista dell’altro coniuge.

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