Un uomo solo al comando

Ecco i dialoghi tra Renzi e altri leader nei giorni precedenti l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Renzi a Bersani:
“Pierluigi ciao non ti preoccupare non spacco il PD ho scelto un nome a caso tra quelli che avevi proposto tu due anni fa: un tale Mattarella. Ti piace no lo voti?! Dillo tu a Fassina che mi odia”
Bersani con lo sguardo rivolto al cielo come avesse visto un angelo:
“Eh si che mi piace…io non son mica uno che sta qui a pettinar le bambole sai no?!”
Renzi con sorrisino scioccato:
“Certo certo…ok”

Renzi a Salvini:
“Ciao Matteo, senti visto che voi siete pochi grandi elettori e non contate nulla cosa ne dici di votare Mattarella anche tu”
Salvini:
“Vaffanculo! E vaffanculo alla Fornero!”

Renzi a Grillo:
“Beppe senti, visto che come al solito se andate da soli non contate nulla, votate Mattarella dai
Grillo:
“Devo chiedere alla rete se è un nome dei poteri forti”
Renzi:
“Si vota domani eh!”
Grillo:
“Ok noi lo voteremo a partire dalla decima elezione se voi non ce la fate prima”
Renzi:
“Certo certo…ok”

Renzi a Alfano:
“Angelino ciao noi votiamo Mattarella voi immagino facciate lo stesso no?”
Alfano:
“Cavolo Matteo così non vale lo hai già detto pubblicamente di votare lui ora sembra se lo voto che sono un tuo subalterno e non conto niente. Poi è siciliano..come faccio a dirgli di no?!”
Renzi:
“Si esatto…se vuoi, anche se il nome l’ho detto tre giorni fa, posso dire che è il candidato di tutti così non passi per il mio zerbino va bene?”
Alfano:
“Ah ok però cavolo il metodo che hai usato non va bene eh! Dobbiamo riparlarne anche per il governo se no salta tutto!”
Renzi:
“Certo certo…ok”

Renzi a Berlusconi:
“Ciao Silvio, come stai, scarso il tuo Milan eh?”
Berlusconi:
“Confermo la fiducia a Inzaghi! Noi comunque votiamo Amato insieme no?!”
Renzi:
“No Silvio ho già detto che votiamo Mattarella tanto il PD riesce a eleggerlo anche senza di voi”
Berlusconi:
“Cribbio…! No! Non puoi sono io che comando qui! Come convinco Brunetta a farlo poi? Ma il patto del Nazareno lo faccio saltare eh sei fregato Matteo!”
Renzi:
“Silvio ti ho fatto votare ieri al senato dove non ho i voti la legge elettorale. Se non vuoi più fare le riforme passi tu per il cattivo e andiamo a votare: io vinco e tu sparisci dalla scena”
Berlusconi:
“Dopo Angelino anche tu figlio mio mi tradisci…Cribbio!”

In poche parole Renzi ha tenuto unito il PD(impresa più unica che rara), ha ridicolizzato NCD e FI, ha reso inutili M5S e Lega, ed è riuscito a far sembrare di aver trovato un nome che unisce tutti i partiti: insomma in Italia, che piaccia o no, c’è un solo uomo al comando. Resta da capire solo se sia lui un genio politico, o se i suoi avversari veramente siano così deboli.

Annunci

L’arte della seduzione in palestra (al femminile)

La donna che va in palestra è sempre al top;

La donna che va in palestra non arriva minimamente sudata in palestra, perché non è mai di fretta;

La donna che va in palestra è sempre vestita con l’ultimo top aderente di Victoria’s Secret o della Nike, possibilmente fluo, con ovviamente i leggings da palestra che le fasciano ben bene le cosce.

La donna che va in palestra ci arriva sempre truccata, al naturale, (naturale= 2 strati di cerone per mascherare varie imperfezioni della pelle), che le dà sempre quell’aria fresca.

La donna in palestra parte ovviamente con una cyclette facile facile, per darsi il tempo di iniziare a guardarsi attorno, magari accennando qualche salutino all’uomo che è già in palestra da un’ora a guardarsi il bicipite.

Solo quando adocchia il vero uomo che va in palestra, quello muscoloso ma proporzionato, brutale ma gentile, stronzo ma amorevole, disponibile ma impegnato, allora inizia ad avvicinarsi in maniera molto cauta, come un leone con la bava alla bocca che vede un’antilope in fin di vita, verso l’uomo della palestra, che è diventato in un baleno il SUO uomo.

Facendo un po’ di squat in giro per la palestra, passando per la ‘glutei machine’, per andare poi a fare un giretto veloce veloce sull’‘ellittico’, eccola che si piazza con il suo tappettino per gli addominali (da fare a gambe ovviamente aperte) direttamente di fronte all’uomo della palestra, al SUO uomo della palestra.

La donna della palestra fa solo 3 serie da 15 di addominali e addominali incrociati, perché sa che se le fa da 20 poi non ha il fiato per fare altri attrezzi (nel caso l’uomo della palestra resti nei paraggi).

Nel frattempo ovviamente l’uomo che è in palestra ha completamente perso il cervello per la donna della palestra palesatasi davanti con il suo tappetino e quindi iniziano a flirtare solo con gli sguardi.

Si sa il primo giorno non si dà troppa confidenza, chissà se domani la donna che va in palestra rincontra il suo uomo della palestra e non sboccerà l’amore?

L’arte della seduzione in palestra

L’uomo che va in palestra la mattina si alza e già sa che dovrà fare le cose veloce a lavoro per uscire in fretta e arrivare all’ora in cui ci sono le ragazze più belle;
L’uomo che va in palestra quando entra è già sudato(perché sudato piace) e prende sempre il suo foglio allenamento anche se è uguale ogni volta;
L’uomo che va in palestra mette sempre delle magliette strettissime per lui;
L’uomo in palestra comincia il suo giro scegliendo sempre le macchine che gli permettano di vedere più donne possibile tutte insieme.
La donna in palestra infatti ci tiene sempre a tenere la maglietta sollevata sopra l’ombelico per far vedere che è magra;
La donna in palestra poi fa solo attrezzi che le fanno aprire e chiudere le gambe in un modo che fa impazzire l’uomo che va in palestra.
L’uomo che va in palestra allora si mette sempre davanti alla donna della palestra che gli piace di più e comincia a pompare guardando alternativamente lei e il suo braccio ingrossato sempre facendo lentamente si con la testa. E allora in fila si spara:
3 serie da 20 ripetute da 50 kg con la “Shoulder Press” perché ha le spalle forti;
3 serie da 20 ripetute con l'”Abdominal Stretch” perché ama la sua tartaruga;
3 serie da 20 alla panca sollevando direttamente la tipa che va in palestra dopo che lei ha fatto le sue serie sulla “Leg Press” cosi ha le chiappette belle sode;
3 serie da 20 ripetute con la “Vertical Bench” perché fa figo sollevarsi in aria;
E infine l’uomo che va in palestra prende dei pesi da venti chili, uno per braccio, e inizia a sollevarli lentamente….molto lentamente, cioè proprio piano! In quel momento è sempre piazzato tra la ragazza più bella della palestra (che lo guarda affascinata di nascosto perché farsi desiderare è la tattica migliore per cuccare) e uno specchio enorme attraverso il quale si guarda il bicipite e gode sempre più compiaciuto di sé nel vederlo gonfiarsi come un palloncino.
A questo punto l’amore tra i due è già sbocciato ma ancora non sono pronti a dirselo e allora l’uomo si piazza il suo asciugamanino sulle spalle sudata e inizia a parlare alla sua donna dell’ultimo video di Bruno Mars che è pieno di figaccioni, comunque meno grossi di lui. Lei intanto si è tolta ogni tipo di maschera e lo guarda come se fosse una divinità sorridendo inebetita senza minimamente badare a quello che dice.
A quel punto è finita, i due vanno a farsi la sauna insieme sempre per quella storia che il “sudato” piace e il gioco è fatto…
Infine escono insieme ma senza salutarsi perché vale sempre la solita regola non scritta…quello che avviene in palestra resta sempre in palestra. E la volta prossima si ricomincia, ovviamente con una preda nuova da conquistare.

“La Notte” di Elie Wiesel: Autobiografia del dolore

Oggi, cosi come da qualche anno a questa parte, è uno strano giorno della memoria. Ci sono infatti sempre meno persone in vita che hanno vissuto quei drammatici anni e dunque, con la loro mancanza, anche l’efficacia dei racconti viene meno. In un momento infatti dove una parte del mondo tenta in ogni modo di far rivivere l’orrore nazista dobbiamo impegnarci tutti per non dimenticare cosa è accaduto meno di 70 anni fa in Europa. Grazie al cielo però esistono dei libri autobiografici su quegli anni: sono esistiti cioè uomini che hanno fatto il drammatico sforzo di raccontare ciò che hanno vissuto. Elie Wiesel rappresenta uno di questi e racconta la sua esperienza, fatta a 15 anni, nel campo di concentramento di Auschwitz.
“La notte” è un libro che lascia interdetti perché viene naturale chiedersi come sia stato possibile che degli uomini abbiano compiuto quegli orrori. Anche Elie se lo chiede e nel libro si vede chiaramente gli effetti devastanti che su di lui e sui suoi compagni, come uomini non più trattati come tali, abbia avuto il campo di concentramento: la perdita della fede ne è solamente l’aspetto più eclatante. Questo cambiamento non ha però nulla di scandaloso ma anzi rende questa autobiografia più vera e interessante perché pone il lettore di fronte alle stesse domande del protagonista.
Questo è dunque uno di quegli esempi che abbiamo la fortuna di avere noi che quella follia non l’abbiamo vissuta: certe cose si devono sapere ed è drammaticamente bello che proprio chi la ha vissuta abbia deciso di riviverla per raccontarlo a tutti.
“[…]un sudore freddo mi copriva la fronte, ma gli dissi che non credevo che si bruciassero degli uomini nella nostra epoca, che l’umanità non l’avrebbe più tollerato…
– L’umanità? L’umanità non si interessa a noi. Oggi tutto è permesso, tutto è possibile, anche i forni crematori…”

Elie nel libro scrive che i campi di concentramento hanno mostrato che l’umanità è morta e che nulla ha senso e significato. Solo il fatto che però poi lui, e come lui tanti altri sopravvissuti a quell’esperienza, ci abbia raccontato la sua esperienza lasciandocela in eredità dimostra che non è vero: perché interessarsi a far sapere cosa è accaduto se non ha senso più vivere?!
Vale la pena leggere queste autobiografie perché sono esempio stupefacente di come, nonostante si sia vissuta l’esperienza peggiore del mondo, la nostra umanità non possa venire distrutta ma anzi ne venga quasi esaltata e dunque la si racconti a tutti.

Effetto Tsipras sull’Europa

Ieri domenica 25 Gennaio è stata certamente una giornata significativa per la politica europea. Le elezioni in Grecia hanno sancito la vittoria di Tsipras e del suo partito Syriza(con oltre il 36% delle preferenze!) convintamente contrario all’eccessivo rigore imposto dall’Europa negli ultimi anni. Molti leader europei fanno spallucce alla minaccia che la Grecia possa uscire dall’Eurozona perché convinti che sia troppo “piccola” per generare effetti importanti sulle economie degli altri paesi. Il problema reale è però che la Grecia ha avuto ruolo decisivo nella storia del nostro continente e il segnale di mancata unità che ne darebbe una sua uscita sarebbe enormemente grave. Più che i ragionamenti su come la pensiamo riguardo ciò che dice Tsipras le elezioni greche giungono al culmine di un processo di “protesta popolare” nei confronti di un certo tipo di Europa (ogni stato ha ormai il suo partito anti-europeista) che innanzitutto, se non si è miopi, va guardato. Dopo gli attentati di Parigi ci siamo tutti mostrati desiderosi di difendere le fondamenta del nostro continente democratico, ma se crediamo veramente nella democrazia non possiamo pensare che i greci siano tutti impazziti: è irragionevole derubricare questi movimenti come fenomeni mediatici o passeggeri. La gente in Europa fa fatica e questo è un dato di fatto! Le elezioni greche potrebbero essere dunque lo spartiacque decisivo per vedere da che parte vuole andare il nostro continente: ricercherà l’unità o lascierà andare via un pezzo della sua storia? Pensare infatti che Tsipras mantenga veramente tutte le sue promesse è, grazie al cielo, irragionevole ma è sempre più chiaro che la vera sfida oggi sia la ricerca di una vera unità in Europa. Non è più possibile restare indifferenti alle fatiche dei paesi che abbiamo accanto.
Ponendosi in questa maniera si può dunque guardare con curiosità e non con timore a quel che accadrà nei prossimi mesi, nella speranza che veramente diventi possibile, anche in politica, guardare l’avversario politico come occasione per crescere e non come il male assoluto.

Verybello.it : portale che esalta o ridicolizza l’Italia?

“VERYBELLO! Viaggia nella Bellezza. Italia per Expo 2015”

Con questo incipit si apre il portale voluto dal governo italiano, tramite il suo ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini, con l’obiettivo di sfruttare una vetrina come l’Expo per promuovere il turismo nel nostro paese.
Voi direte: che problema c’è? E’ una bella idea no?
In effetti è molto intelligente il voler sfruttare una vetrina internazionalmente importante e famosa come Expo per promuovere le bellezze del nostro paese che sono veramente uniche al mondo. Il problema però è che, a parte la scelta già abbastanza infelice del nome, fa impressione constatare che il sito che è stato messo online sia unicamente in italiano. Nasce spontanea la domanda su come sia possibile pensare che possano capire cosa c’è scritto un cinese, un russo, un indiano, un brasiliano o una persona proveniente da qualunque altra parte del mondo. Non serve certo un genio per rendersi conto che sia una necessità, se si vuole comunicare un messaggio, rendersi conto di quali siano le caratteristiche delle persone che dovrebbero ricevere tale messaggio. E’ incredibile come anche una buona idea possa essere rovinata se non si tiene conto di quella che è la realtà che si ha davanti.
E’ la realtà che comanda, non l’idea che si ha su di essa!
L’Expo può certamente essere una grande occasione per promuovere il nostro paese ma così non va! Dopo tutti i casi di corruzione che si sono manifestati nell’ultimo anno l’augurio che tutti dovremmo porci è che nei pochi mesi che ci separano dall’apertura di questo grande evento si possa effettivamente lavorare al meglio per sfruttarne tutte le potenzialità. Speriamo che chi ne ha la responsabilità si svegli perché la visibilità che bei prossimi mesi avremo ce la scorderemo per un bel po’.

Giancarlo Magalli Presidente della Repubblica

Napolitano si è ormai dimesso da un paio di settimane e in Italia impazza il toto-nomi su chi possa essere il successore.
Ogni telegiornale dedica almeno un servizio a questo tema e i giornali su internet sono pieni di sondaggi su chi vorremmo presidente. Mentre l’opinione pubblica si diverte in questo giochino, Renzi e Berlusconi si trovano nelle segrete stanze del “Nazareno” per mettersi d’accordo e cercare un nome condiviso tra loro che poi con molta attenzione non vogliono far trapelare per non “bruciarlo”; in parallelo molti deputati e senatori dei partiti dell’opposizione e della minoranza PD lavorano per un candidato del “Non Nazareno” di cui nemmeno in questo caso si conosce il nome.
Nel pratico delle cose abbiamo dunque da un lato chi guida il paese che nasconde le sue proposte, e dall’altro chi, a prescindere dai nomi che verranno fatti, ha già intenzione di andarvi contro a priori. Dato che infatti la politica è anche parole e gesti è significativo abbiano chiamato il loro candidato quello del “Non Nazareno” invece che, non so, “candidato della sinistra”, “candidato alternativo” o anche semplicemente “Il nostro candidato”. Poi si sorprendono se la gente non li capisce o ce l’ha con la politica…
Più che spingere su un nome simpatico come Giancarlo Magalli cosa si potrebbe fare?
Ci si scandalizza infatti giustamente quando le critiche sono violente, in questo caso invece la “protesta sorridente” che è partita sui social network val la pena di essere segnalata nella speranza che chi guida il nostro paese inizi a farci sapere veramente cosa sta accadendo.

The American Sniper: una storia di guerra

Le settimane prima degli Oscar sono stupende se si è appassionati di cinema perché coincidono con l’uscita di film veramente interessanti. Gli esempi di quest’anno sono molti e tra essi c’è sicuramente il pluri-dibattuto “The American Sniper” di Clint Eastwood che racconta la storia del più “grande” cecchino della storia d’America: Chris Kyle (oltre 160 omicidi certificati in Medio Oriente sono stati opera sua).
Il film ha da un lato ottenuto un grande successo di pubblico ma ha anche aperto un dibattito sulle controverse guerre portate avanti in questi anni dagli Stati Uniti. C’è chi ha speso parole per dire che Clint Eastwood esalta la figura di un assassino e chi invece considera il protagonista un eroe.
In realtà il film, e il trailer già lo mostra splendidamente, è bello perché tenta di fare una descrizione realistica di cosa sia una guerra nel ventunesimo secolo (splendida la scena della tempesta di sabbia) e di che effetti possa generare su chi la combatte.
Clint Eastwood ha evidenziato il lato umano della storia di Kyle. Il film è infatti incentrato su un uomo: non è altro che un approfondimento del suo personaggio.
Questo obiettivo viene raggiunto grazie a una continua contrapposizione di scene “familiari” ambientate negli Stati Uniti in cui Chris tornava per alcuni periodi senza però riuscire a lasciarsi alle spalle ciò che gli accadeva in Iraq, con quelle in contesti di guerra durante le quali si trovava davanti a situazioni difficili come decidere se uccidere dei bambini pur di proteggere i suoi compagni.
Quel che colpisce della storia del personaggio non è perciò valutare Chris come eroe o assassino, ma è che la guerra non ne ha mai distrutto in fondo l’umanità e questo è sbaloriditivo.

Un occhio diverso sulla realtà

Quante volte camminiamo per strada e non vediamo nulla?
Tutto ci sembra sempre uguale e noioso, niente è mai nuovo!
Oggi invece racconto la storia di un ragazzo che ha un occhio diverso da quelli di tutti gli altri e che con le sue fotografie mostra come sia possibile “vedere oltre le cose”.
Quel che per noi sono solo strisce pedonali, per lui diventano “Linee bianche su cemento”;
Quel che per noi è un ingresso chiuso, per lui diventa “Saracinesca su scala mobile”;
Quel che per noi è solo un barbone davanti a una metro, per lui diventa “Perché tutti amano gli amici cucciolotti?”;
Quel che per noi è uno snowboard, per lui diventa “Tavola su neve”;
Quel che per noi sono le cartelle della tombola, per lui diventano “Numeri Copribili”.
Sono questi solo alcuni semplici esempi dell’occhio di questo ragazzo la cui principale qualità è stata certamente il non arrendersi quando le sue prime fotografie non venivano comprese dal pubblico: ora invece la sua “arte” inizia a fare tendenza e in rete compaiono persino degli imitatori!
Visitare il profilo instagram di @ma.rgo è un’esperienza che ogni persona dovrebbe fare perché mostra come una realtà per i più insignificante possa acquistare interesse.
Da quel momento quando camminerete in giro per strada tutto quello che già conoscete vi sembrerà diverso e incredibilmente nuovo rispetto al solito.

7 milioni sotto la pioggia

Io se piove e non ho nulla da fare mi rinchiudo in casa e non esco,
io se piove e devo uscire non prendo i mezzi perché ci mettono troppo,
io se piove prendo piuttosto la macchina e sto due ore in coda nel traffico,
io se piove ho una scusa per essere arrabbiato e dire a sera che sono stanco,
io se piove tutto farei tranne che mettermi in piazza a sentire uno che parla.
E invece nelle Filippine gli scorsi giorni, nonostante la grande pioggia (lì ci sono gli uragani per davvero), 7 milioni di persone (oh 7 milioni!!) sono andate alla messa finale del viaggio che Papa Francesco ha fatto in Asia.
Di questa visita, come molti articoli già riportano, si potrebbe dire che la cosa che ha colpito di più del Papa sia stata la sua capacità, nonostante l’età, di cambiare programma adattandosi alle condizioni e stare di fronte al dolore di chi si trovava davanti mettendo da parte i discorsi che aveva preparato perché, parole sue, “quel che aveva davanti era troppo più di quanto avesse immaginato”;
si potrebbe sottolineare come ha parlato della libertà, del valore del pianto, della famiglia, della corruzione e della lotta contro la povertà….ma in realtà la cosa che non mi levo dalla testa è che, in un luogo dove le persone hanno il terrore della pioggia perché li distrugge, sette milioni abbiano sfidato la loro più grande paura per andare alla messa del Papa (una volontaria ne è stata addirittura uccisa). Perché lo hanno fatto? Non ha senso apparentemente!
L’unica spiegazione sensata è che, consapevolmente o meno, sentivano che il Papa potesse essere risposta ai loro problemi, a quello di cui hanno bisogno.
Verrebbe da chiedersi poi se siano pazzi perché spesso pare che la chiesa sia fonte di problemi e che sia vecchia e dovrebbe farsi i cavoli suoi. Il fatto che però fossero in sette milioni toglie questo dubbio, è impossibile fossero tutti matti!
Evidentemente forse nelle Filippine le persone vivono sì vite molto più dure delle nostre ma hanno almeno un’ipotesi su cosa possa essere di conforto nelle loro giornate, e questa almeno a me pare proprio tanta roba…