Milanese e Giargiana al cinema: incontro ravvicinato del terzo tipo

Il milanese va al cinema perché vuole una serata “zero sbatta” e sa esattamente cosa vedrà, ha già scelto che spettacolo guardare e determina il suo orario d’arrivo tenendo conto dei 20 minuti di pubblicità prima dell’inizio dello spettacolo perché “non ha un cazzo di tempo da perdere e non esiste entrare in sala a guardarsi mezz’ora di pubblicità come un giapponegro qualsiasi!” 

Il giargiana invece quando va al cinema non pianifica cosa guarderà e non sa neppure che film ci siano e a quali orari! Arrivato al multisala guarda tutto con la meraviglia di un bambino a cui è stato regalato un gioco nuovo e, assieme ai suoi 5 giargiabimbi, fissa da lontano le casse presso cui comprare i biglietti. Continuando poi ostinatamente a non chiedersi che film guardare, si mette in coda andando a generare una fila che nemmeno la “Salerno-Reggio Calabria” nei giorni di punta sarebbe in grado di eguagliare.

Il modo di stare in coda del milanese e del giargiana poi è radicalmente opposto. 

Il milanese infatti è innervosito e fin da subito si guarda intorno spazientito, calcola al centesimo di secondo la velocità delle commesse e la razza di provenienza delle persone nelle differenti file per assicurarsi di arrivare il prima possibile alla fine di quell’agonia. Nonostante la dettagliata analisi però, anche a lui può capitare di scegliere la fila sbagliata e di trovarsi dunque davanti una famiglia giargiana che, invece, sembra non avere alcun interesse a decidere nulla, parla di altro rigorosamente urlando ad alta voce e, soprattutto, è piena di giargiabimbi che corrono dentro e fuori dalla fila chiedendo ai loro giargiagenitori di comprargli delle caramelle, dei popcorn, la coca-cola, le figurine e altre assurdità.

Il milanese, tra uno spintone e l’altro che i giargiabimbi gli rifilano per uscire e rientrare nella fila, osserva basito la scena. Con un sempre più crescente nervosismo inizia a ripetersi che presto quell’agonia finirà e, per non perdere tempo, si mette a leggere le ultime news dal mondo sul suo i-phone 6s. Il momento in cui però intuisce che quella serata potrebbe trasformarsi per lui in un vero e proprio incubo è quando la famiglia giargiana davanti a lui arriva alla cassa per comprare il biglietto ed il giargiapadre rivolge alla commessa una domanda che lo fa rabbrividire: “che film ci sono stasera?“.

Ma com’è possibile che ancora non lo avessero deciso?!?!”

La commessa, che oramai è abituata a incontrare “gente così” ogni giorno, non si mostra in alcun modo indispettita ed elenca con pazienza tutti i film e gli orari della serata. Non domo della “figuraccia” appena fatta il giargiapadre, tra gli schiamazzi dei giargiabimbi che continuano a urlargli frasi del tipo “vediamo un cartone, vediamo un cartone, vediamo un cartone“, chiede un breve riassunto di ognuno dei film previsti. Il milanese è incredulo: ha già fatto un tweet, un post su Facebook e creato una decina di gruppi Whatsapp per raccontare a tutti i suoi amici milanesi quanto drammatica la sua serata sia stata fino a quel punto quando la tragedia finale ha inizio.

Il milanese ha infatti in mano ormai da quasi 45 minuti la sua carta di credito e finalmente, dopo tanto patire, intravede la fine della sua “via Crucis” quando la commessa inizia a stampare i biglietti della famiglia giargiana davanti a lui. È proprio in quel momento però, quando tira un sospiro di sollievo ed abbassa le sue difese, che il dramma finale si consuma: il giargiana tira fuori 8745 monete per pagare i suoi biglietti e, con tutta la calma del mondo e aiutato dai giargiabimbi che hanno da poco imparato le addizioni, inizia a contarli uno alla volta separando le monetine rosse “che valgono poco” da tutte le altre. A quel punto il milanese inizia a pensare di trovarsi all’interno di un film horror, le unghie sono finite da almeno 20 minuti e non sa come sfogare il suo nervosismo, davvero non ne può più, fosse stato su “scherzi a parte” qualcuno glielo avrebbe già detto ormai…ha pure scritto a Salvini ma più di una promessa di “ruspe sul cinema” non ha ottenuto!

Dopo altri 10 interminabili minuti di attesa finalmente arriva il suo turno e, con gli occhi lucidi di rabbia (“quanto tempo che ha perso…“), in meno di un minuto ha in mano il suo biglietto.

A quel punto, esausto ed arrabbiato perché oltretutto il suo film è già iniziato, il milanese entra in sala e, senza bisogno di leggere le file sulle poltrone del cinema, raggiunge rapidamente il suo posto. Arrivato a destinazione sbianca…”non è possibile…proprio loro no! Con tutti i film che ci sono! E con tutti i posti che ci sono proprio accanto a me…no vabbè è impossibile che sia vero!

Ebbene si…la stessa famiglia giargiana che era in fila davanti lui è anche seduta nei posti accanto al suo, tanto che i giargiabimbi, appena lo vedono, partono ad indicarlo come si fa con un amico incontrato inaspettatamente! Il milanese non ci crede, è shockato, si guarda intorno spaesato, non capisce come sia possibile…mentre era in fila ha pensato a tutti i modi in cui avrebbe potuto concludersi quella serata ma mai avrebbe immaginato possibile che lui e quei giargiana avessero gli stessi gusti cinematografici!

Come è possibile che avessero scelto lo stesso film?!

Senza sapere più sapere cosa dire e come comportarsi prende il suo i-phone 6s e, con la speranza di ottenere un po’ di conforto e comprensione, racconta su Whatsapp il terribile ultimo sviluppo della sua serata alla morosa che, in tutta semplicità, gli risponde: “ti avevo detto che andare a vedere Kung Fu Panda 3 era una cazzata!

Lahore: una famiglia Cristiana al parco giochi

Khalid ha 5 anni e da almeno 6 mesi, assieme al fratellino Kamhil, ripetutatemente chiede alla mamma e al papà di portarlo al parco giochi di Lahore perché i suoi amichetti gli hanno detto che ha dei giochi bellissimi. Per settimane papà Ahmed e mamma Minal hanno preso tempo rimandando la gita perché preoccupati che il loro essere Cristiani fosse un pericolo per i loro figli. Avevano anche provato a spiegare a Khalid le loro preoccupazioni: “piccolo mio…devi sapere che ci sono molte persone cattive che potrebbero farci del male perché andiamo in chiesa e siamo Cristiani, per questo io e papà siamo preoccupati…“; il più delle volte il bambino però rispondeva: “io non so cosa vuol dire Cristiano mamma. Lì ci sono le giostre e io ci voglio andare, anche Khamil ci vuole andare!

Dopo una lunga attesa, vedendo che oramai la situazione per i cristiani sembrava essersi stabilizzata, una settimana fa papà Ahmed è tornato a casa con una sorpresa per la sua famiglia: aveva comprato 4 biglietti per il parco giochi di Lahore e avrebbe portato tutti lì per festeggiare la Pasqua! La gioia di Khalid e Khamil era incredibile. I due bambini hanno abbracciato il papà perché gli stava facendo il regalo più bello che avrebbero mai potuto desiderare, la casa si è riempita di urla e grida di felicità, a mamma Minal sono uscite delle lacrime di gioia al vedere i suoi figli così contenti.

Per una settimana in casa non si è parlato d’altro. Khalid e Khamil hanno raccontato a tutti i loro amici del regalo che avevano ricevuto. I due bambini continuavano a ripetere ai genitori che avrebbero provato tutte le giostre del parco. Mamma e papà sorridevano quando li sentivano dire così. Erano felici di vederli così contenti ed erano felici di poter finalmente fare qualcosa in famiglia, tutti insieme, il giorno di Pasqua poi.

La mattina di Pasqua è stata incredibile. Usciti dalla Santa Messa Khalid e Khamil erano in totale fibrillazione, correvano avanti e indietro lungo il sagrato della chiesa. Erano impazienti di andare al parco giochi al punto che non volevano farsi sbaciucchiare per ricevere gli auguri di Pasqua da nessuno degli amici di mamma e papà. La loro energia e voglia di vivere metteva tutti di buonumore al punto che, spinto dalla loro carica, papà Ahmed dice: “cosa ne dite se andiamo direttamente da qui al parco invece che passare da casa come avevamo detto?” Khamil e Khalid rispondono urlando insieme di sì e corrono ad abbracciarlo. Mamma Minal invece guarda suo marito e, a bassa voce, gli chiede: “Ahmed…e le due uova di Pasqua che gli avevamo preso per fargli una sorpresa quando gliele diamo?“; “Non ti preoccupare Minal, le apriamo stasera: sarà una giornata speciale e la concluderemo mangiandole insieme una volta tornati a casa. Vedrai che ne saranno felici i bambini“. 

Risolti gli ultimi dubbi allora i quattro vanno insieme felici al parco. I bambini non stanno un attimo fermi. Appena arrivati iniziano a correre in giro come dei matti, papà e mamma li guardano, sono totalmente innamorati di loro. Dopo qualche tempo il piccolo Khamil chiede alla mamma se può andare sull’altalena e se lei lo può spingere perché da solo non ce la fa. Mamma Milan è ben felice di accontentarlo ed anche Khalid lo segue perché ci tiene a spingere il fratellino per insegnargli ad andare da solo. Papà Ahmed guarda la scena conquistato dalla bellezza della sua famiglia: è così fiero di quello che, assieme a sua moglie, sta costruendo. Con questo pensiero, mentre Khalid spinge Khamil sull’altalena e senza dar peso a quell’uomo con lo zaino appoggiato all’albero accanto alla loro altalena, si avvicina alla moglie, l’abbraccia e la bacia. I due piccoli, vedendo la scena, fanno le facce schifate ed indicano i genitori urlando “bleeeah che schifo si baciano ahahahahah!“. Minal e Ahmed allora si gettano sui due figli e insieme i quattro si ritrovano per terra abbracciati a ridere come dei pazzi.

Immersi nelle risate si rotolano nell’erba verde del parco quando d’improvviso sentono una fragorosa esplosione e tutto si trasforma diventando bianco.

In serata arriva la rivendicazione del gruppo terrorista Jamaat-ul-Ahrar: “abbiamo commesso l’attentato di Lahore perché i cristiani sono un nostro obiettivo, e faremo altri attentati di questo tipo in futuro“.

Ho inventato questa storia perché ai terroristi che pensano di aver vinto vorrei urlare che la Pasqua Cristiana contiene in sé l’invito al mondo intero di lottare per affermare che “è folle uccidere in nome di Dio perché Dio è speranza, è vita“.

Ho inventato questa storia perché ai terroristi che pensano di aver vinto vorrei urlare che la Pasqua Cristiana contiene in sé la promessa di una vita oltre la morte, una vita in cui Khamil e Khalid hanno mangiato quelle uova di Pasqua che i genitori gli avevano preparato come sorpresa finale di quella magnifica giornata.

Giulio Regeni: le prossime 5 spiegazioni del governo egiziano sulla sua morte

Dopo la fantasiosa spiegazione lanciata ieri sui media dalla polizia egiziana che ha suscitato in Italia un misto di incredulità, rabbia e stupore per la demenza delle menti che l’han pensata, il governo egiziano, per mettere fine alla questione e formulare delle proposte che l’opinione pubblica nel nostro paese possa accettare, ha preparato una bozza di 5 possibili “nuove” spiegazioni su chi siano gli assassini di Giulio e sul perché lo abbiano fatto.

Eccone di seguito un’anteprima:

1. Giulio Regeni è stato ucciso da un kebabbaro del Cairo perché non ha apprezzato il gusto del suo kebab. Neppure 5 giorni di torture sono stati sufficienti a sciogliere il dubbio del kebabbaro e del suo team: “non li piaceva la salsa o la carne era cotta male?

2. Giulio Regeni è stato ucciso da un tour operator egiziano che lo aveva portato a vedere le piramidi su un cammello generando nel giovane italiano però un fastidioso arrossamento intercosciale: “bisognava azzittire quel ragazzo altrimenti tutti i turisti stranieri avrebbero saputo che i cammelli sono scomodi!

3. Giulio Regeni è stato ucciso da una famiglia apparentemente normale del Cairo presso cui Giulio insegnava italiano perché il giovane si era rifiutato di vedere per la settima volta in una sola giornata “il principe d’Egitto“.

4. Giulio Regeni è stato ucciso da alcuni archeologi egiziani perché all’interno della tomba di Tutankamon si voleva fare un “Selfie con la mummia“.

5. Giulio Regeni è stato ucciso da un cane randagio perché, nonostante l’animale sembrasse già innervosito di suo, il ragazzo gli si è ugualmente avvicinato per provare a calmarlo invece di andarsene.

Ovviamente tutti questi possibili assassini sono già stati uccisi dalla polizia egiziana che, con il desiderio di riportare ordine nel paese, si è così assicurata che nessuno di essi possa più parlare. Valutazioni sull’ordine con cui presentare ognuna di queste versioni all’opinione pubblica italiana e internazionale verranno effettuate nelle prossime ore.

Arrivato a questo punto mio caro lettore innanzitutto mi congratulo per la tua resistenza al leggere “stronzate” ma penso sia doveroso darti una spiegazione sulla natura di questo articolo.

Io credo che se non si è in grado di ironizzare su un fatto, specialmente se brutto, in un modo che tenga conto del dramma (o della gioia se il fatto è bello) che si sta vivendo allora non si è davvero liberi di guardare a quel che accade con verità. L’augurio è dunque che nessuna delle parti in causa in questo dramma, non per un desiderio di vendetta ma per uno di giustizia, smetta mai di cercarla questa verità.

Lo shopping secondo Vendola

Per settimane e settimane si è discusso fino a che i maroni di tutta Italia fossero fracassati su sta maledetta legge delle unioni civili e sulla stepchild adoption.

Ripetutamente si sentivano personaggi di spicco, da Renzi alla Boldrini, dichiarare che si sarebbe dovuto votare la legge Cirinnà senza modifiche di alcun tipo “perché frutto di lunghe e interminabili mediazioni“.

Sempre questi moralisti dello spettacolo travestiti da politici si sono per settimane dedicati a far passare il messaggio che gli oppositori dell’adozione del figliastro volessero impedire che alcuni uomini si amassero….
Vi sembrerà assurdo miei cari lettori ma sui social era pieno di quella “flotta di imbecilli” che Umberto Eco aveva ben identificato che passava le giornate a scrivere cose del tipo: “io me ne vado da un paese che vuole impedire l’amore“, “siamo tornati al Medioevo“, “quello non si chiama utero in affitto ma maternità surrogata” e altre assurdità del genere.

Mi preme sottolineare una cosa ora che la legge è passata: di impedire che due si amino non gliene frega niente a nessuno! Sgombriamo ogni dubbio! Due uomini, due donne o un uomo e un cane, chi se ne frega!

Oggi che viene fuori la notizia che Vendola e il suo fidanzato (o fidanzata boh), uccidendo quel che rimaneva del comunismo secondo cui a tutti dovevano essere date le stesse opportunità, sono andati negli Stati Uniti a pagare una cifra tra i 135000€ e i 170000€ per comprarsi un figlio, improvvisamente il moralismo che per settimane ha riempito i social e le dichiarazioni di politici con frasi del tipo “facciamo vincere l’amore” viene sostituito dallo sgomento di scoprire che davvero esistono degli uomini che pagano delle donne per trasformarsi in una sorta di forno che gli tiene in caldo, come fosse una torta, un figlio per 9 mesi facendolo crescere ben bene così da permettergli di riceverlo bello stagionato e forte.

Dato che ci preme che Vendola sia davvero soddisfatto, ci auguriamo perlomeno che dopo tutta questa spesa l’acquisto comprenda anche garanzia e possibilità di reso nel caso il pacco non rispetti i criteri e le aspettative di chi se lo è comprato…mettete che Niki voglia un pargolo con gli occhi azzurri e invece gli viene fuori un ragazzetto con gli occhi marroni! Pensate che shock!!!

Ma non è qui che finisce la cosa che ci fa incavolare.

La Boldrini oggi ha detto che ha dei dubbi sulla moralità dell’utero in affitto!
Renzi ha detto che la discussione sulle unioni civili ha evidenziato che il paese è contrario alla pratica dell’utero in affitto!

Ma che fanno ci prendono per il culo?!

Fino a settimana scorsa la legge doveva essere votata così com’era…

Ma non hanno cambiato idea solo loro eh, questo discorso vale anche per tantissimi giornalisti e persone comuni che hanno riempito di sciocchezze pagine e pagine di giornali o hanno postato su Facebook e Twitter per settimane articoli che non ponevano a tema la questione principale o meglio, fingevano di non vederla perché in quel momento “vendeva” di più essere a favore delle unioni civili che altro.

Fa però impressione vedere la sollevazione popolare che oggi si è scatenata contro questa assurda pratica. Per la prima volta sembriamo tutti uniti a condannare questo gesto, non solo nelle case delle normali famiglie italiane come già avviene da settimane, ma anche su quei social network che tanto sono stati usati per bollare come “medievali” coloro che vedevano un enorme rischio nella stepchild adoption.

La Boschi negli scorsi giorni ha detto che il PD sta preparando una nuova legge sulle adozioni in cui verrà riproposto il tema dell’adozione del figliastro. La Cirinnà ha detto che questa legge è quasi pronta.

Da questo blog allora parte una proposta che permetta a tutti di aiutarci ad avere una discussione leale e vera quando verrà posta sul tavolo la questione: prima che una qualsiasi legge di questo tipo arrivi alla Camera o in Senato facciamo votare al parlamento una legge che considera un criminale un italiano che va all’estero a usufruire della pratica dell’utero in affitto! Renzi stesso ha detto che è una “pratica abominevole“!

In questo modo veramente potremo discutere in un modo più ragionevole del buono e giusto desiderio di paternità che un gay non ricco ha, evitando settimane di manifestazioni in piazza che si contrappongono ma tra di loro non parlano.

Che ne dite?!

Nel frattempo in bocca al lupo e benvenuto a Tobia che non ha colpe e in tutta questa storia non solo non centra nulla ma è la cosa migliore e più bella che sia accaduta.

Ezio Bosso: un gigante del nostro tempo

Non so se abbiate avuto anche voi la mia stessa impressione ma, guardando il discorso e l’esibizione di Ezio Bosso a Sanremo, mi è parso di trovarmi davanti a un gigante, in un corpo debole e fragile forse, ma con una capacità di guardare con serietà e verità alla sua vita in un modo che in televisione non mi era mai capitato di vedere.

Sarà stato che Sanremo con tutti i suoi nastri arcobaleno mi annoiava e non volevo guardarlo ma il suo ingresso e il suo quarto d’ora di presenza sul palco dell’Ariston sono stati una sorpresa oggettivamente inaspettata.

Chi di noi “sani”, guardandolo entrare sulla sua sedia a rotelle tutto piegato dalla sua malattia, si aspettava di vedere quel che poi è accaduto?!
Quante volte vi è capitato di vedere un malato che, davanti a milioni di persone, non si vergogna della sua malattia ma mostra anzi come non solo non sia stata un limite ma sia stata una risorsa per la sua vita?!
Chi di noi “sani”, guardandolo entrare, non ha provato un senso di pietà verso quell’uomo e invece poi, sentendolo parlare, ha iniziato a sentirsi piccolo piccolo davanti all’enormità di quel che aveva davanti?!
Chi si aspettava che facesse spaccare dal ridere?! Guardate come ha risposto a una battuta del famoso blog satirico di Spinoza!!!!

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Chi di noi “sani” si aspettava di sentirsi dire da un malato di SLA che “noi uomini siamo buffi perché diamo per scontate le cose belle“?!
Chi di noi “sani” aveva mai sentito parlare di musica come ha fatto lui?!
Chi di noi “sani” non desidererebbe riuscire a parlare in modo così consapevole e bello del suo lavoro e della sua vita?!
Chi di noi “sani” si aspettava di ascoltare un artista spiegare che il brano che porta a Sanremo ha a tema “l’importanza di perdersi per imparare a seguire perché noi diciamo che perdere è brutto ma non è vero: perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore…ci avvicina e ci fa seguire“?!

Chi di noi “sani” si aspettava di sentire e veder suonare quel “malato” come ha fatto?!

Chi di noi “sani”, al termine della sua esibizione in cui tutti a casa e a teatro eravamo uniti dallo stupore verso la bellezza di ciò che avevamo visto, si aspettava di sentire che “la musica come la vita c’è un solo modo di farla: insieme“?!

A un certo punto del suo discorso il maestro Bosso ha detto: “La musica è una vera magia, infatti non a caso i direttori hanno la bacchetta, come i maghi, uguale!

Beh caro Ezio, quel che ci hai fatto vedere sembra davvero una magia, grazie!

E voi miei affezionati lettori, se non avete avuto la fortuna di vederlo dal vivo, date un occhiata a quel che ci ha fatto vivere e vedere questo straordinario uomo.

Guardate che roba! 
 

Unioni Civili: le 10 differenze tra gli etero pro e contro la legge

Il 28 arriva in parlamento il decreto Cirinnà per legalizzare le unioni civili e la stepchild adoption. In questi giorni il dibattito è vibrante sui social network anche tra gli etero: voi in che calderone vi inserite?! Siete nel gruppo su Facebook degli etero a favore della legge o in quello che promuove il Family day del 30 Gennaio prossimo?! Vi sembrerà una scelta da poco ma scegliere un gruppo piuttosto che un altro fa capire tante cose di come siete fatti!

L’etero contro le unioni civili quando guarda il signore degli anelli e Frodo non getta l’anello nel Monte Fato urla come un pazzo e si chiede perché non lo faccia; l’etero a favore delle unioni civili invece spera sempre che Frodo l’anello non lo butti mai, lo regali a Sam e i due si sposino.

L’etero contro le unioni civili si rompe a guardare “Uomini e Donne“; l’etero a favore delle unioni civili invece vorrebbe vedere anche “Uomini e Uomini” e “Donne e Donne“.

L’etero contro le unioni civili quando vede un “fallo” da dietro in una partita di calcio si imbestialisce e chiede il cartellino rosso; l’etero a favore delle unioni civili quando vede lo stesso “fallo” da dietro in una partita di calcio non vuole che l’arbitro fischi perché quello è un gesto d’amore.

L’etero contro le unioni civili non scrive mai su Twitter perché non voterebbe la legge; l’etero a favore delle unioni civili invece ogni tre minuti twitta cose sull’amore.

L’etero contro le unioni civili pensa che Maroni sia un cretino perché scrivendo “Family Day” sul Pirellone ha creato un pretesto per far odiare ancora di più la manifestazione del 30 Gennaio a Roma; l’etero a favore delle unioni civili invece Maroni lo ringrazia perché gli ha servito su un piatto d’argento una giornata di tweet contro l’omofobia.

L’etero contro le unioni civili non porta a spasso i cani perché non li ha; l’etero a favore delle unioni civili invece tratta i suoi cani come i figli che non ha.

L’etero contro le unioni civili compra l’iphone anche se Tim Cook è gay; l’etero a favore delle unioni civili se sente invece un imprenditore non supportare le adozioni gay inizia a twittare come un matto di non comprare più prodotti da lui.

L’etero contro le unioni civili ha davanti un mondo che gli spiega che se uno bestemmia in una partita di calcio è solo perché si è lasciato trasportare dall’ira del momento; l’etero a favore delle unioni civili invece si incazza contro il Sarri di turno perché non ha mai giocato una partita di pallone.

L’etero contro le unioni civili (ogni tanto almeno) si chiede se desiderio e diritto siano la stessa cosa; l’etero a favore delle unioni civili non ha invece dubbi sul fatto che queste due parole siano sinonimi.

L’etero contro le unioni civili è omofobo; l’etero a favore delle unioni civili è invece un mix tra un innovatore e un missionario che si batte per i “diritti” degli altri…

Questa è la realtà, o per usare una parola che va molto di moda oggi questa è la “modernità“, e dunque miei cari lettori scegliete il gruppo su Facebook in cui entrare e accettatene le conseguenze!

Unioni Civili: desiderio è diritto?!

Sempre più nelle ultime settimane il tema delle Unioni Civili è riportato nelle prime pagine dei giornali ed è argomento di dibattito per molti.
Il decreto legge di Monica Cirinnà avrebbe lo scopo di normare queste unioni e dare dei diritti a chi al momento, così sostiene il decreto, non ne ha.
Tentando di guardare oggettivamente a quel che sta accadendo l’impressione è che purtroppo un dialogo tra chi è favore e chi è contro questa legge non sia stato possibile.
La politica si è rivelata realmente incapace di iniziare un dibattito costruttivo sui temi reali che una legge di questo genera implica e dunque da ambo le parti sentiamo le ideologiche urla di chi dice “permettiamo a chi si ama di amarsi per davvero; chi è contro questo decreto legge non vuole permettere a tutti di essere felici“, oppure invece “questa legge promuove l’utero in affitto, e se così non è certamente ne apre la strada“.
Questo blog non è un quotidiano nazionale letto da migliaia di persone per cui non ha la pretesa di poter dare un contributo sostanziale a un tema così complesso ma, a me che scrivo, piacerebbe mostrare che un dialogo reale su questa tematica sia possibile.
Non è infatti ragionevole pensare che chi è gay non si incazzi quando sente la frase sull’utero in affitto e non è ragionevole pensare che i presunti conservatori, così d’improvviso, mettano da parte la loro storia e la loro identità e comincino a gridare ai quattro venti che è cosa buona e giusta che due uomini possano adottare un bambino.
Per poter iniziare un dialogo serve però mettere da parte il lato ideologico che alberga in ognuno di noi e descrivere i fatti così come sono!
Il decreto Cirinnà, da un lato non promuove ad oggi l’utero in affitto e non mi sento di dire che ne apre la strada, ma dall’altro è stato indubbiamente presentato in modo terrificante (questa non è un’opinione ma è un fatto oggettivo), se non mi credete e non avete voglia di andarlo a leggere rispondete a questa domanda: vi pare possibile parlare di “stepchild adoption” che in italiano si traduce in “adozione del figliastro“????
Voi vorreste essere dei figliastri o dei figli?! Come si fa a parlare di adozione di un FIGLIASTRO per promuovere un decreto legge della repubblica?! Figliastro è un dispregiativo: lo insegnano alle elementari cazzo!
Il dispiacere principale però non è questo, ma è che non si sia discusso di quello che personalmente a me che scrivo sembra il punto da cui partire per un dialogo e cioè: se io desidero qualcosa, qualcosa anche di bello, allora ho il diritto di averlo?
Estremizzando il concetto per spiegare cosa intendo: se a me oggi viene il desidero di fare il calciatore in serie A ma nella vita ho scelto di studiare in università e di non giocare a calcio allora ho il diritto di giocare in serie A?
Ho volutamente forzato questa domanda perché fossero chiare le due successive:
Se io che sono un uomo desidero un figlio ma sto con un altro uomo allora ho il diritto di averlo?
Se io che ancora non sono niente perché non sono ancora nato desidero di essere un figlio, allora è giusto che quando nasca diventi invece un figliastro perché i miei doppi padri avevano il desiderio di avermi?

Mi interessa sapere, miei affezionati lettori, come rispondete a queste domande!

Ora dico la mia: in questi anni si parla tanto di libertà che, declinata nel tema di cui stiamo discutendo diventerebbe il permettere a tutti di amare liberamente un altro di qualsiasi sesso sia. Personalmente credo che nessuno possa dirsi contrario a questo se ci pensa: nelle mie giornate ad esempio non mi interessa lavorare dicendo che due gay non devono stare insieme, non me ne frega niente!
Quel che però nelle mie giornate è interessante è affrontare non solo con libertà ma anche con responsabilità le scelte e le cose che capita di vivere.
Libertà e responsabilità non possono essere due cose disgiunte!
Io, da uomo, ho il diritto di affermare di amare un altro uomo o di amare una donna ma non ho il diritto, sebbene vada contro mio qualche desiderio, di non affrontare con responsabilità quel che questa libera scelta genera.
Io, bambino però che non sono ancora nato, ho invece un solo diritto: “voglio avere la possibilità di essere chiamato figlio e non figliastro”.

MisterCaos: un poeta di strada di periferia

Cari miei amici lettori oggi ho in serbo per voi una sorpresa.
Per la sezione “Personaggi” Opinionandolo si è lanciato nella sua prima esperienza di intervista, e ha scelto di farlo con un personaggio realmente particolare e che merita di essere conosciuto: MisterCaos.
MisterCaos è un giovanissimo poeta di strada di San Donato Milanese che, per usare parole sue, dall’inverno 2013 assalta la strada a colpi di versi affiggendo per le vie di San Donato e di Milano alcune tra le sue poesie.

Vi starete forse chiedendo perché ho scelto di intervistarlo?
Magari della poesia di strada o della poesia in generale infatti non vi interessa nulla e avete tutto il diritto che sia così…questo ragazzo però ha qualcosa di realmente interessante da dire valido per tutti per cui aspettate ad abbandonare l’articolo!!!

Chi di noi infatti può dirsi capace di guardare a un suo presunto “limite” e farne la sua più grande risorsa?!
Chi di noi riesce a mettere da parte i castelli mentali su cosa il mondo si aspetta lui faccia nella sua vita e segue realmente i suoi talenti?!
Chi di noi usa il suo talento per migliorare la realtà di periferia in cui vive e non ne fugge via?!

Vi interessano questi temi?
Allora andate avanti a leggere!

1. MisterCaos, leggendo la biografia sul tuo sito, ti definisci poeta e artista: da dove è nata questa passione e che cosa hanno significato per te nella tua vita l’arte e la poesia, al punto da farle diventare il tuo lavoro?

Il tutto parte da un avvicinamento alla cultura hip hop, e l’attrazione verso il mondo del graffito, del rap e della street art, interessi paralleli a quello della scrittura. Portandoli avanti in modo costante sono inevitabilmente confluiti in uno stesso bacino, che ha preso il nome di MisterCaos, poeta (più o meno) e artista (ci proviamo).
Le passioni dapprima rappresentano degli interessi che accompagnano il tuo crescere poi, se davvero si riesce a credere in quello che si sta facendo, in modo naturale diventano la tua vita (o il tuo lavoro). Succede anche nello sport, nella vita politica e in diversi altri campi.

2. Negli ultimi tempi sulla tua pagina Facebook hai mostrato molte fotografie di te in versione “Maestro Caos” nelle scuole elementari: perché vai a insegnare ai bambini? Cosa gli racconti?

Credo che ci sia molta ignoranza verso il mondo delle arti di strada.
Si confondono i graffiti con la street art, e della poesia di strada spesso non si conosce per nulla.
Io semplicemente racconto cosa c’è li fuori: come si cataloga, come si riconosce e come lo si può apprezzare, perché è importante che ci sia, perché è nato e a cosa serve.
Cerco sempre anche di rompere alcuni luoghi comuni e stereotipi che si sono radicati del background culturale popolare rispetto a “quelli che scrivono sui muri”.

3. Dal 20 Ottobre al 9 Novembre scorso si è tenuta la tua prima mostra dal titolo “Cose a Caos” a San Donato Milanese: perché, tra tutti i possibili, hai scelto proprio questo titolo?

Cose a CAOS” nasce dall’esigenza prettamente personale di fare ordine verso tutto quello che ho fatto da quando ho iniziato ad oggi.
Quale nome migliore per “riordinare” le idee? Un titolo da leggere su più livelli, come spesso cerco di fare con le mie poesie, e allo stesso tempo un sigillo identificativo di cosa andavo a fare.

4. Mi devo esporre…tra tutte le tue opere che ho visto La Periferia è il respiro grezzo di una strada messa tra “virgolette” è quella che forse mi ha colpito di più. In un tuo post, al termine della tre giorni di lavoro che tu e altri artisti avete fatto nel tuo quartiere a San Donato hai scritto: “Tutte le sfumature della periferia. La mia periferia, quella che mi ha portato qui, e che per 3 giorni è diventata il centro del mondo“. Cosa è accaduto in quei tre giorni? Perché, guardando alla tua esperienza, provenire da una zona di “periferia” non è una sfiga?

Non so dirti perché non è una “sfiga” (per me è una figata); personalmente mi sono sempre spinto per trasformare i difetti in punti di forza, o comunque spunti da cui partire. Ad esempio, sono dislessico e ho scelto di focalizzare il mio modo di fare arte usando solo le parole (e tutto quello che le circonda).
Forse è solo una sorta di riscatto sociale, o qualcosa di simile. So solo che nonostante tutto quello che si dica sulla mia periferia (cerca “via di vittorio” su google), essa è il posto che mi ha tirato su, nella quale ci sono nato per Caos, e a cui sono molto riconosente.
Tornando alla prima domanda: abbiamo semplicemente (con il resto dei writer e street artists di San Donato Mil.se) creato un evento che arricchisse il quartiere.
Ti lascio qualche numero:
70 artisti da tutto il mondo (Italia – Lombardia, Piemonte, Friuli, Sardegna – Spagna, Svizzera, Hong Kong);
25 pareti 6×12 metri (il che fa rientrare l’evento tra i primi 5 mai realizzati in Italia per dimensione);
2000 spray, 150 kg di vernice, 7 bracci meccanici, 3 impianti audio distribuiti per tutta la via, 4 situazioni sportive differenti in contemporanea (box, crossfit, calestenic, basket), animazione per bambini, stand di tattoo, e ancora… Un festival a 360°.
Un botto di critiche (infondate e di strumentalizzazione politica);
Tantissima voglia di divertirsi.

5. E per il 2016 cosa hai in mente? Ci sono già progetti in vista?

Le idee son sempre troppe e a volte si sovrappongono. Ho già in cantiere un po’ di murate da realizzare. Saty Caos.

6. Ti va di salutarci con una poesia delle tue?

Appassionarsi controvento, per lasciar che i sogni prendano il sopravvento

Avete capito cosa intendevo?

MisterCaos è un ragazzo normale di una zona periferica che è stato in grado di guardare a sè e a cosa fosse bravo a fare in maniera realmente vera e questa vi sfido a dire che non sia una cosa dannatamente difficile da fare! Ancora più difficile è poi scegliere di usare un talento per (sempre usando parole presenti nella biografia sul suo sito) prediligere sobborghi degradati e quartieri marginali, con l’idea di riportare l’arte e la poesia tra la gente. Questo è qualcosa che, anche se di arte e poesia apparentemente non vi interessa nulla perché siete grezzi come me che scrivo, è però vero anche se fate gli avvocati, i medici, i parrucchieri, gli ingegneri, i panettieri o qualsiasi altro mestiere!
Non sarebbe più figo lavorare sapendo che si può farlo anche così?!
Per questo val la pena seguire MisterCaos e per questo io lo seguo: se vi inizia a interessare e di lui volete sapere di più, qui c’è scritto come vedere che razza di Cose a Caos combina.

Un anno di Opinioni

“La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 57.000 volte in un anno. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 21 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.”

Così iniziava una mail inviatami Domenica scorsa da WordPress per dirmi che questo blog compiva un anno. Quando un anno fa ho pubblicato il mio primo articolo mai mi sarei aspettato di avere così tante cose da dire: 78 articoli in 365 giorni (sono più di uno alla settimana!!) e 60 iscritti al blog!

Vi racconto allora brevemente cosa ho imparato.

Con Charlie Hebdo: irrispettoso è libero? ho scoperto che solo vivendo le cose che si hanno da fare si ha tutto per dire qualcosa di intelligente anche su un fatto drammatico e apparentemente lontano come quello di Charlie.

Con L’arte della seduzione in palestra ho scoperto che si possono dire delle cazzate di qualsiasi cosa capiti di vivere.

Con The American Sniper: una storia di guerra e Birdman: quando la fama non è tutto ho scoperto che scrivere le recensioni sui film è il top.

Con Le 10 cose che un milanese fa quando nevica ho scoperto che avete voglia di ridere.

Con Myriam: una bambina in fuga dall’Isis ho scoperto che in giro ci sono dei personaggi con storie eccezionali che meritano di essere raccontate.

Con Un amico fedele che non ti abbandona mai ho scoperto che vi piace ridere sì…ma con stile.

Con Viaggiando in metro scegli chi essere: milanese o giargiana?! ho scoperto che avete voglia di ridere di cose che conoscete bene.

Con La Via Crucis nel XXI secolo: i veri perseguitati di oggi sono i Cristiani ho scoperto che cosa un fatto come la Pasqua è in grado di generare.

Con Storia di un ragazzo senza la faccia arcobaleno, Le 10 differenze tra gli italiani pro e contro Valentino Rossi e Le regole di vita del milanese vs le regole di vita del black block ho scoperto che oltre a ridere avete anche voglia di pensare.

Con Lo Stagista Inaspettato e la dignità del lavorare ho scoperto l’intrinseco valore che il solo atto di lavorare possiede.

Oggi è impossibile dire per quanto tempo Opinionandolo potrà andare ancora avanti ma, rispetto a un anno fa, posso dire che questo hobby è stato un grande aiuto, e non un impedimento, per “avere gli occhi aperti e una mente viva e per non perdere quel che intorno mi accade”

Quo Vado: il film che ti fa applaudire al cinema

Lo saprete certamente tutti, lo scorso 1 Gennaio è uscito nelle sale italiane l’ultimo film di Checco Zalone: “Quo Vado“.
Già durante la prima giornata di proiezione ha toccato l’incredibile quota di un milione di biglietti venduti e circa 7 milioni di euro d’incassi: evidentemente molti italiani nutrivamo una grande aspettativa per questo film, non pensate?
Ebbene, non solo questa aspettativa è stata totalmente rispettata, ma personalmente penso che questo film possa diventare il manifesto di che cosa voglia dire e di che potere abbia la comicità oggi.
Non sono un critico cinematografico e non ho alcuna intenzione di rovinarvi il film raccontandovi di cosa tratta ma scrivo questo articolo partendo da una domanda: “vi è mai capitato di vedere decine e decine di persone attorno a voi iniziare applausi spontanei e ridere a crepapelle mentre sono al cinema?
A me sinceramente no.
Tornato a casa ero così gasato che ho invitato tutta la mia famiglia ed i miei amici ad andarlo a vedere.
Perché l’ho fatto?!
Dopotutto non sono mica il produttore di Zalone, non ho alcun interesse a pubblicizzarlo, eppure questa voglia c’era.
Allora ci ho pensato su e ora posso dirvi perché penso valga la pena vedere questo film:

Questo film va visto perché fa cazzo ridere;
Questo film va visto perché permette a tutti di vedere di persona cosa un genio sia in grado di fare;
Questo film va visto perché la scena con la frase “sto facendo una pugnetta all’orso polare” ti fa cadere dalla sedia;
Questo film va visto perché per far ridere davvero bisogna essere capaci di guardare le cose che ti circondano (dal pranzo in famiglia fino al jobs act, alla depressione, ai problemi climatici, alla mancanza di cure in Africa, alla malavita e alla corruzione del nostro paese: tutti temi toccati dal film) con un occhio capace di cogliere la verità di ciò che si sta guardando;
Questo film va visto perché si capisce che chi lo ha fatto si è divertito un sacco a lavorarci su;
Questo film va visto perché non è politically correct: sembrerebbe impossibile ma in due ore di risate Checco ha scherzato su integrazione, islamici, politica, atei, omosessuali, curia romana, mafia e sul ruolo di maschi e femmine;
Questo film va visto perché mostra come sia sempre possibile ripartire;
Questo film va visto perché non è volgare;
Questo film va visto perché Zalone fa capire che c’è qualcosa di positivo in ogni situazione ci si trovi a vivere: anche gli spaghetti pomodoro e krill possono diventare una figata!
Questo film va visto perché dimostra che razza di potere abbia la famiglia;
Questo film va visto perché ridere infonde alle persone molta più fiducia e ottimismo di qualche tweet con scritto #ItaliaRiparte;
Questo film va visto perché dimostra che anche in Italia e per la politica c’è futuro;
Questo film va visto perché dice ai giovani che non devono solo lamentarsi e urlare vaffanculo quando le cose non vanno ma fa venire voglia di “prendersi le palle con due mani” e darsi da fare!
Questo film va visto perché parla dell’Italia e degli italiani e, tra mille risate, mostra come la medicina per uscire dalla crisi non la dia qualcuno all’infuori di noi (la politica, lo stato, il posto fisso, un retaggio familiare) ma sia un frutto di una personale affermazione nella vita quotidiana della propria libertà e della propria responsabilità (“mizze che frase che ho sparato oh”)!
Questo film va visto perché quando senti il medico africano esclamare stupito “What the hell?!” e vedi commuoversi la dirigente statale tocchi con mano che effetto rivoluzionario possa avere un gesto di carità;

In poche parole questo film va visto perché Zalone col talento che ha poteva far ridere l’Italia dicendo culo e tette ogni tanto come fanno molti dei suoi colleghi e invece ha scelto, “non per compassione, non per commozione ma per educazione“, di farci anche pensare…

E poi…so che l’ho già detto per cui scusate ma…

Questo film va visto perché fa cazzo ridere!