Giubileo Straordinario della Misericordia: la risposta della Chiesa a terrorismo e guerra

Dopo gli attacchi di Parigi e le settimane di tensione che ne sono seguite i leader dei più grandi paesi di tutto il mondo hanno fortemente reagito di fronte alla minaccia jihadista nei modi più diversi…

1. Hollande, presidente Francese, avendo bisogno di mostrare forza al suo popolo, ha cominciato bombardamenti massicci sulla Siria cercando alleanze in tutto il mondo.

2. Obama, presidente statunitense, ha dichiarato che l’Isis sarà estirpato dalla faccia della terra ma poco ha cambiato rispetto a quanto ha fatto sinora.

3. Merkel e Cameron, presidenti tedeschi e britannici, si sono accodati ai bombardamenti francesi seguendo le richieste di Hollande.

4. La NATO non fa niente.

5. Putin e Erdogan, presidenti russi e turchi, hanno deciso di usare l’Isis per farsi la guerra tra loro.

6. Renzi, presidente italiano, “non segue i bombardamenti altrui”.

7. Michel, presidente belga, ha fatto finta per 10 giorni di bloccare il suo paese alla ricerca di terroristi che, non essendoci confini, probabilmente se ne erano da giorni già andati via incontrollati.

8. Assad, presidente siriano, non si muove da dov’è.

Tutto questo evidenzia l’inadeguatezza delle reazioni di chi comanda il mondo che finge di non vedere che parte della sfida si gioca anche qui in Europa, tra le nostre case. I terroristi francesi erano europei! La sfida di una giusta integrazione la giochiamo qui noi!

L’unico che sembra averlo capito è Papa Francesco che, alle minacce che arrivano dal terrorismo e ai continui atti di guerra che si susseguono in questi giorni, risponde con il Giubileo Straordinario della Misericordia: un anno straordinario in cui al centro del nostro agire sia la misericordia, il perdono. 

Fa strano parlare di perdono in questo periodo storico no?!

A conferma di ciò, dopo quella di Bangui nella Repubblica Centroafricana, la prima Porta Santa aperta in Italia è stata infatti quella dei carcerati. 

Durante la celebrazione tenuta stamattina Papa Francesco ha detto: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia…abbandoniamo ogni forma di timore è paura perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, con la gioia dell’incontro con la grazia di uno che è amato.”

In questo stesso blog, reagendo ai fatti di Parigi, ci chiedevamo cosa sarebbe stato di noi se fossimo nati a Raqqa, capitale dell’Isis…siamo forse per natura migliora di loro?

Ecco che il Papa dà una risposta a questo quesito valida per tutti: “la chiesa tiene le porte aperte per tutti!”

Sarebbe bello se in un anno, che non è poco tempo, raggiungiamo l’obiettivo di riappacificarci con parenti e amici con i quali, per ragioni più o meno nobili, non parliamo da tempo. 

Non è forse anche più bello e interessante usare i fatti di Parigi in questo modo?!

Smettiamo di decidere se sia giusto bombardare o meno la Siria a chi ha il potere di farlo e cambiamo il mondo con il nostro solo modo di vivere, questo sembra dirci Papa Francesco.

È possibile perdonare chi ci ha fatto un torto?! 

È possibile trattare l’altro come un Bene?!

Non vuol dire forse questo poi l’auspicio pluricitato in queste settimane “difendiamo i nostri valori”?!

E allora daje proviamoci…buon anno della Misericordia a tutti!

I 10 falsi allarmi più assurdi di questa settimana

1. Terrore a Milano: trovata camicia Combipel in Via Montenapoleone. Evacuata l’intera zona.

2. Panico a Venezia: non si trova più l’alta marea.

3. Follia nel centro milanese: liceale dimentica zaino sul tram. Putin lo bombarda e rade al suolo il mezzo. ATM annuncia sciopero di una settimana.

4. Shock a Napoli: giovane in un ristorante dichiara “questa pizza è una bomba!” Svenimenti in tutta la città.

5. Disagi Trenitalia: continui allarmi bomba sulla linea ferroviaria. Treni in orario. Sconvolti i pendolari costretti ad entrare in anticipo in ufficio.

6. Vergogna in un parchetto milanese: giovane donna porta a giocare suo figlio e trova solo altre donne con i loro cani. Il bambino scoppia a piangere. Panico tra i cani e i padroni. La polizia invita la donna e il figlio a tornarsene a casa “per non disperdere le energie delle forze dell’ordine”.

7. Sveglia shock in Italia. Per non diffondere la paura da oggi i “Bomboloni” alla crema si chiameranno “Paciocconi”. Suicidi in Puglia e nel sud d’Italia.

8. Figuraccia del mondo del calcio. Ragazzo giocando al parco con gli amici, dopo aver scoccato un gran tiro, esclama: “che bombaaaa!!”. Partita sospesa. Fuga generale. Vietate tutte le partite al parchetto d’Italia.

9. Orrore nel Salento: anziana signora invita figli e rispettive famiglie per un pranzo domenicale a base di orecchiette, cannelloni, melanzane, polpette, pittule, pasticciotti e gelato. Terrificante la puzza di uovo marcio proveniente dal bagno della signora nel pomeriggio. Maschere antigas distribuite alla cittadinanza nel timore di un attacco chimico.

10. Che spavento sul volo Ryanair Catania – Milano: inspiegabilmente parte e arriva in orario. Nessun applauso all’atterraggio.

Sono passati ormai dieci giorni dai terribili fatti di Parigi e ancora oggi la capitale francese, così come Bruxelles, sembrano territori di guerra. 
La paura, chi più chi meno, ci ha colpiti tutti e dunque, in questa settimana, si sono susseguite continue segnalazioni di pericolo anche qui in Italia.
Oggi è lunedì però e siamo rimessi davanti alla nostra quotidianità: evitiamo dunque di farci troppe pippe e facciamo al meglio quel che abbiamo da fare.
Solo questo è il metodo con cui potremo difendere e lottare per quei valori e per quella libertà che la tradizione Cristiana ha permesso a noi Europei di avere oggi.

Dialogo tra un bambino e la sua mamma sotto le bombe di Raqqa

In questi giorni, a seguito dei tragici fatti di Parigi, io, così come chiunque, superato l’orrore e la rabbia per quanto accaduto, ho iniziato a pormi la domanda…e allora adesso? Cosa possiamo fare per fermare questi pazzi? 

Hollande ha risposto per noi iniziando bombardamenti massicci contro lo Stato Islamico e la sua capitale, Raqqa. Una parte di me è totalmente d’accordo perché pensa che la guerra contro l’Isis sia “solo” un atto legittimo di difesa ma un’altra, sarà anche per paura, mi ha portato a pensare a un bambino nato a Raqqa che non vede nulla se non degli aerei che gli bombardano la casa e non sa nulla se non quello che gli dicono i suoi genitori..ecco allora un dialogo ho immaginato tra lui e la sua mamma:

“Mamma scusami…posso chiederti una cosa?”

“Certo piccolo!”

“Perché ci sono tutti quei lampi nel cielo, e poi anche tutte quelle esplosioni e quel fuoco che non smettono mai…?!”

“Piccolo mio…ci sono persone nel mondo che fanno cose brutte e non vogliono che noi siamo felici”

“Perché non vogliono che siamo felici mamma?”

“Perché pensano che siamo cattivi”

“Ma noi siamo cattivi mamma?”

“No figlio mio no che non lo siamo…siamo semplicemente fedeli alla sacra legge musulmana ma molti, in questo mondo, non la capiscono e pensano sia malvagia”

“E hanno ragione mamma?”

“No figlio mio non hanno ragione, sono loro i cattivi, li chiamiamo infedeli perché non credono e non seguono la legge dell’unico Dio…Allah!”

“Ma papà non è mai a casa per colpa loro?”

“Si…il tuo papà è forte e coraggioso e combatte per difenderci e per andare in paradiso!”

“Mamma….ma secondo te anche io posso diventare come papà? Vorrei tanto essere coraggioso e forte come lui!”

“Lo sei già bello mio!”

“Mamma senti posso dirti un segreto….? A me quei lampi nel cielo e quei botti però fanno tanta paura…”

“Anche a me piccolo anche a me, ma non temere, siamo noi i buoni e alla fine vinceremo!”

“Mamma senti…ma visto che papà non c’è, posso dormire nel letto con te?”

“Certo piccolo mio vieni qui dalla tua mamma, sei al sicuro qui…”

Io, come tutti, voglio che l’Isis e il terrorismo vengano fermati e non ho la pretesa di dire come si possa fare (se vi interessa questo tema è pieno di pseudo-esperti in giro che ne han parlato)…la sola cosa che mi viene in mente però, osservando la veemente e naturale reazione del governo francese da un lato, e immedesimandomi in un bambino nato dentro lo stato islamico dall’altro, è che io non sono migliore di lui ma sono solo stato più fortunato a nascere a Milano. 

Non sarebbe forse bello però che anche per lui, così come per un bambino nato a Parigi, a Milano, a New York, a Mumbai o in Nigeria, ci sia una possibilità di salvezza in questo mondo…?! 

La guerra però questa possibilità te la toglie.

Immigrati = Numeri

700 morti…no dannazione 850!
Più dei 366 di due anni fa;
Sono stati 3500 l’anno scorso;
E ieri una barca con altri 200 è naufragata sulle coste Greche;
Dicono che in un milione siano pronti a partire…

In questi giorni è diventato quasi un gioco…praticamente ogni talk show, ogni telegiornale, ogni partito ha stilato la sua personale “Classifica dei Naufragi nel Mediterraneo”, posizionandoli in ordine di importanza usando come unico parametro per farlo il numero di morti a seguito di ognuno di essi.

Dopo la classifica dei naufragi è partito il gioco della “Caccia al responsabile”:
Per alcuni è l’Europa che effettivamente, fino ad oggi, se ne è fregata;
Per alcuni è il governo perché ci sono le elezioni regionali e qualche voto in più non fa mica male;
Per alcuni sono quelli che si arrabbiano col governo perché sono irresponsabili;
Per alcuni sono i grandi governi mondiali che gli anni scorsi non hanno fatto nulla, o peggio, hanno favorito la nascita di questi gruppi terroristi;
Per alcuni invece è colpa degli immigrati stessi che dovrebbero starsene a casa perché da noi non c’è posto per loro;

Finito questo gioco è poi partito quello del “Cerchiamo una soluzione”, e allora:
C’è chi propone di fare un blocco navale e rispedire questi numeri a casa cosi diminuiscono.
C’è chi si arrabbia col governo perché si è stancato di ospitare tanti numeri nel suo paese.
C’è chi vuole che questi numeri diminuiscano ma non vuole che si vada in Libia o nei paesi da cui partono.
C’è chi vuole che, per risolvere il problema a questi numeri e non farli più partire, vengano distrutti i barconi.
C’è l’Europa che, come dopo ogni naufragio con numeri a tre zeri, dice “ora basta”.

Domenico Quirico su “La Stampa” oggi scrive che davanti al grande tram tram mediatico dell’informazione che attendeva ieri sul molo di Catania l’arrivo di morti e sopravvissuti lucidando le macchine da presa e ungendo la prosa delle domande, ha sentito grande senso di scoramento e di personale sconfitta.
Perché non riusciamo ad andare oltre i numeri?
Perché riduciamo a becere cifre il dolore di ciascuno di quei migranti?
Perché si tenta sempre di ipotizzare fantasiose e banali soluzioni di fronte ai drammi del nostro tempo?
Come poi queste bambinesche “soluzioni” sono utili per chi su quei barconi ci è morto?

Il problema dell’emigrazione pare essere diventato “solo” un problema sociologico, un problema di modelli di tendenze, di flussi di tollerabilità. L’impressione è che l’uomo oggi non sia capace di stare di fronte al dolore e allora fugga da esso.
Il Papa lo scorso Gennaio, davanti a una bambina nel suo viaggio nelle Filippine che le chiedeva perché accadevano cose terribili, ha messo da parte i fogli e detto che per stare di fronte ad alcune domande non bastano le parole ma si ha bisogno delle lacrime.

Solo quando diverremo capaci di piangere di fronte ai drammi dell’uomo, potremo forse imparare a starci di fronte con la schiena ritta, da uomini. Quel giorno magari oltre tutti quei numeri potremo forse vedere qualcosa di più.

La Via Crucis nel XXI Secolo – I Veri Perseguitati di oggi sono i Cristiani

Ormai lo sapete tutti, anche se a dirla tutta la notizia ci ha messo un po’ a venire assimilata e discussa nei salotti di noi privilegiati cittadini dell’occidente civilizzato: ieri 147 studenti Cristiani all’università di Garissa in Kenya sono stati brutalmente uccisi da un commando di islamici del gruppo terroristico Shabaab affiliato ad Al Qaeda. Sembra impossibile credere ai racconti della strage che sono riportati, in alcuni casi con gravi omissioni di particolari, sui giornali di oggi: gli 815 studenti del campus sono infatti stati radunati nelle aule dell’università per essere poi divisi secondo la loro fede di appartenenza: i musulmani che sapevano recitare a memoria i versi del Corano sono stati liberati, i cristiani invece li hanno uccisi.
Fa specie paragonare la sollevazione popolare avvenuta dopo la strage di Charlie Hebdo con il silenzio assordante con cui è stata accolta ieri la notizia della strage dei Cristiani in Kenya, ultima di una serie continua di eventi che stanno colpendo chi crede in Gesù Cristo e nella Chiesa.
Secondo il “Pew Research Center” di Washington i Cristiani sono discriminati in 139 paesi, ovvero il 75% dei paesi riconosciuti nel mondo.
Vi starete chiedendo però ora quale sia il punto del discorso: beh la questione è che nonostante queste tragedie la mobilitazione internazionale, se si escludono i continui richiami di Papa Francesco, è pressoché assente (i grandi del mondo sono impegnati a stringere accordi per il nucleare in Iran in questi giorni non han mica tempo per altro). La cosa ancora più impressionante è forse la mancanza di informazioni riportate dai media…
La Francia presa a modello di laicità e che tutti hanno giustamente sostenuto dopo gli attentati di Parigi non ha degnato ad esempio di grande attenzione l’attacco ai Cristiani in Kenia: pensate che ieri su Le Monde la notizia dell’attentato era solamente in fondo al sito…
Cesare Martinetti su “La Stampa” di oggi fa interessante riflessione: “Di integralismo si può morire per le fucilate degli uomini del Califfato, ma si può anche morire per la stupidità di quelli che hanno fatto della laicità un nuovo integralismo e non una difesa di esso”.
Pochi sanno ad esempio che la metro Parigina ha recentemente censurato l’annuncio di un concerto di un trio di sacerdoti cattolici con lo scopo di raccolta fondi per i cristiani perseguitati in Oriente perché “la Francia è un paese laico e non può permettersi di fare pubblicità a una religione e non a un’altra, e chi se ne frega se questa farebbe del bene a qualcuno…”
Non domi di tutto questo, visto che si può dire qualsiasi cosa ma è innegabile che l’Europa e tutta la cultura Occidentale siano fondate sul Cattolicesimo, sono partite anche le prime battaglie per cambiare l’appellativo di tutti i comuni che ad oggi riportano un nome cattolico, sempre a favore della grande laicità di stato.
In tutto questo poi i Cristiani non sono liberi di esprimere un’opinione riguardo cosa sia un diritto e cosa no e devono resistere agli attacchi di chi, i terroristi islamici, vorrebbero eliminarli con la forza; ma anche di chi, con uno stile più occidentale, preferisce usare tecniche più raffinate per togliere di mezzo loro e il loro pensiero “retrogrado”.

Verrebbe quasi da chiedersi se vale la pena essere Cristiani quando tutto è contro la Cristianità.

Fa specie poi che tutto questo accada proprio oggi, Venerdì Santo, giorno della morte in croce di Gesù. Sorge spontanea quasi la domanda: “Dove sei Dio, se hai potuto creare un mondo così, se permetti impassibile che a patire le sofferenze più terribili siano i più innocenti?”
A questo ha risposto ieri Papa Benedetto XVI attraverso un articolo pubblicato sul Corriere della Sera:

http://www.corriere.it/cultura/15_aprile_02/gli-spettatori-male-che-non-vedono-dio-ca7d9884-d8f4-11e4-938a-fa7ea509cbb1.shtml

Benedetto, parlando di tutti i Venerdì Santi sopportati dall’umanità nel XX secolo, dice:

“Il momento più tremendo della Passione è quello in cui, al culmine della sofferenza sulla croce, Gesù grida: <Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?>. Oggi è come se tutti fossimo posti letteralmente in quel punto della passione in cui essa diviene grido di aiuto al Padre. Si tratta di una domanda che non è possibile dominare con parole e argomentazioni. E’ una domanda che può solo essere vissuta, patita: con colui e presso colui che sino alla fine l’ha patita con noi e per tutti noi. Va notato però che Gesù non constata l’assenza di Dio, ma la trasforma in preghiera. Se vogliamo porre il Venerdì Santo del ventesimo secolo dentro il Venerdì Santo di Gesù, dobbiamo far coincidere il grido d’aiuto di questo secolo con quello rivolto al Padre, trasformarlo in preghiera al Dio comunque vicino. Gesù ha veramente preso parte alla sofferenza dei condannati, mentre in genere noi, la maggior parte di noi, siamo solo spettatori più o meno partecipi delle atrocità di questo secolo. È curioso che l’affermazione che non può esserci più alcun Dio, che Dio dunque è totalmente scomparso, si levi con più insistenza dagli spettatori dell’orrore, da quelli che assistono a tali mostruosità dalle comode poltrone del proprio benessere e credono di pagare il loro tributo e tenerle lontane da sé dicendo: «Se accadono cose così, allora Dio non c’è». Per coloro che invece in quelle atrocità sono immersi, l’effetto non di rado è opposto: proprio lì riconoscono Dio. Ancora oggi, in questo mondo, le preghiere si innalzano dalle fornaci ardenti degli arsi vivi, non dagli spettatori dell’orrore. Non è un caso che proprio quel popolo che nella storia più è stato condannato alla sofferenza, che più è stato colpito e ridotto in miseria sia divenuto il popolo della Rivelazione, che ha riconosciuto Dio e lo ha manifestato al mondo. E non è un caso che l’uomo più colpito, che più ha sofferto – Gesù – sia la Rivelazione. Non è un caso che la fede in Dio parta da un capo ricoperto di sangue e ferite, da un Crocifisso; e che invece l’ateismo abbia per padre Epicuro, il mondo dello spettatore sazio”.

Myriam: pensieri di una bambina in fuga dall’Isis

Chi di noi che ne siamo lontani non vorrebbe fermare a ogni costo e con ogni mezzo i terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non vorrebbe farla pagare ai terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non ha paura che i terroristi dell’Isis gli tolgano tutto?!
Chi di noi che ne siamo lontani non si scandalizza e non inorridisce di fronte ai crimini contro l’umanità dei terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani oserebbe immaginare o anche solo ipotizzare di perdonare i terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non ha preso per matto Papa Francesco quando ha lanciato il Giubileo straordinario della Misericordia in cui tutti, anche i terroristi dell’Isis, potranno venire perdonati dalla Chiesa?

Myriam, una bambina irachena di 10 anni in fuga dall’Isis, sicuramente risponderebbe no a tutte queste domande.
Se non ci credete e vi interessa sapere cosa sia la fede Cristiana guardate qui:

Senza vergognarcene certamente pochi di noi che ne siamo lontani durante il giorno pensa a chi veramente è perseguitato dai terroristi dell’Isis ed è anche giusto e normale vivere nella realtà in cui siamo che grazie a Dio non è ancora così dura come quella della piccola Myriam.
La cosa straordinaria di questo video è però che dopo averlo guardato è come se i problemi e le preoccupazioni pur giuste che ognuno di noi ha si rimettessero al loro posto acquisendo il giusto peso.
Questa bambina è una rivoluzionaria!
Alla fine del video la piccola ringrazia il suo intervistatore per averle permesso di condividere la sua esperienza. Per quel che vale anche io voglio ringraziarli entrambi e Myriam ovviamente in particolare: è incredibile e quasi sconvolgente la libertà con cui parla di chi le ha tolto tutto (se penso a quante volte i nostri problemini sembrano tutto e quasi ci dominano la differenza è evidentissima!).

Se dunque questo semplice blog può aiutare, per usare parole sue, a “condividere il suo sentire” sarà valsa la pena farlo solo per quello!

Je suis Dolce&Gabbana

L’8 Gennaio scorso, come tutti sappiamo, è la data in cui sono avvenuti i terribili attentati di Parigi ad opera dei terroristi dell’ISIS contro la sede del giornale satirico francese di Charlie Hebdo.
Quel tragico evento è stata occasione di richiamo per tutti e sui giornali ovunque si leggeva il concetto di libertà descritto come “diritto a dire la mia su qualsiasi cosa, e se quel che scrivo urta gravemente la libertà di qualcuno fa niente”.
Quei giorni ovunque si leggeva la scritta #JeSuisCharlie perché quel giornale era “esempio” di cosa volesse dire essere “liberi”…
Oggi, a poco più di due mesi da quegli eventi, capita che due famosi omosessuali (Dolce & Gabbana) facciano dichiarazioni a favore della famiglia, cosiddetta dai media, tradizionale (come se ce ne fosse una innovativa).
Viviamo però in un mondo di moralismi in cui è lecito sì esprimere il proprio parere ma solo se questo è di moda, e i pareri pro-gay oggi vanno oggettivamente di moda!
Fa ridere poi che altre star, i cantanti Elton John e Ricky Martin e la ex-tennista russa Martina Navratilova ad esempio, anche loro omosessuali, abbiano attaccato violentemente tali dichiarazioni lanciando una campagna di boicottaggio contro i prodotti di Dolce & Gabbana. Stupisce la stupidità della reazione avuta da questi presunti “cervelli” del nostro tempo: hanno pensato che boicottando una linea di abbigliamento a perderci ad esempio sono le semplici persone che ci lavorano, molto più che Dolce & Gabbana?
Non so se ricordate ma qualche tempo fa era successa una cosa simile per la Barilla quando Guido Barilla, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara, aveva dichiarato che per l’azienda alimentare la famiglia era “solo” quella tradizionale. Anche in questo caso attraverso il “tam tam” dei social network si era arrivati a boicottare la pasta dell’azienda in questione fino a che poi Barilla ha dovuto fare dietro-front perché “vendere” è tutto e visto che il mondo è moralista è giusto mettere da parte le proprie opinioni a favore delle mode…
La verità è che oggi se dici qualcosa contro i gay sei portatore di omofobia e sei arcaico!
Si può però dire che certe battaglie dei gay sono integraliste o no?
Si può cominciare a dire che un dialogo che rispetti l’identità e la storia di tutti deve tenere dentro anche quella di chi è a favore della famiglia “tradizionale”?
Questo articolo non ha la presunzione di risolvere o minimizzare i problemi dei gay oggi ma è semplicemente il frutto di constatare cosa per il mondo voglia dire essere liberi!
Visto che l’esperienza di chi scrive è quella di concepire la libertà, come dice il Papa, “non certo come il fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. La libertà ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita!”
Per fare scelte buone nella vita mi piacerebbe imparare a discutere in modo vero e non ideologico su un tema come quello dell’omosessualità con chi omosessuale lo è.
L’impressione però è che molti di questi reclamatori di presunti “nuovi diritti” preferiscano urlare piuttosto che discutere e questo personalmente mi dispiace.

ISIS distrugge opere antiche: allora io le leggo e le racconto!

Un paio di giorni fa ho avuto la sfortuna di vedere un video dove i terroristi dell’Isis, o Daesh come sarebbe più giusto chiamarli, distruggono statue e opere d’arte risalenti al settimo secolo avanti Cristo. Posto che ne fanno di ogni e paiono in ogni modo voler emulare i tentativi di Hitler nel secolo scorso, è nato in me un enorme senso di disagio e la voglia di fare “qualcosa”.
Mi è allora venuto in mente quando Oriana Fallaci, nel suo libro “La rabbia e l’orgoglio”, descrive la nostra cultura occidentale e la paragona alla loro scrivendo:

“A me dà fastidio parlare persino di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e uguale misura. Perché dietro alla nostra civiltà c’è Omero, c’è Socrate, c’è Platone, c’è Aristotele, c’è Fidia. C’è l’antica Grecia col suo Partenone, la sua scultura, la sua architettura, la sua poesia, la sua filosofia, la sua scoperta della Democrazia. C’è l’antica Roma con la sua grandezza, il suo concetto della Legge, della letteratura, i suoi palazzi, i suoi anfiteatri, i suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C’è un rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha insegnato (e pazienza se non lo abbiamo imparato) il concetto dell’amore e della giustizia. E poi c’è il Rinascimento. C’è Leonardo da Vinci, c’è Michelangelo, c’è Raffaello. C’è la musica di Bach e di Mozart e di Beethoven, su su fino a Rossini e Donizzetti e Verdi and Company.E infine c’è la Scienza e la tecnologia che ne deriva. Una scienza che in pochi secoli ha fatto scoperte da capogiro! Copernico, Galileo, Newton, Darwin, Pasteur, Einstein….”

Di esempi se ne potrebbero fare molti altri ma quel che pare è che persino questi terroristi abbiano ben chiara la storia che sta alle nostre spalle e la potenza che essa ha. Non possono conquistarci se non distruggono anche quella, e dunque bruciano libri, strumenti musicali e distruggono opere d’arte.
E’ per questo che a me è nata la voglia di capire e imparare a conoscere molto di più quella che è la mia cultura perché mi rendo conto di non conoscerla veramente. Come Liesel in “Storia di una ladra di libri” da bambina combatte una guerra di nascosto contro il Nazismo semplicemente leggendo (cosa proibita da Hitler), mi piacerebbe usare questa piccola pagina per diffondere quello che di bello leggo, ascolto o vedo.

I terroristi distruggono il nostro passato? Bene allora io lo leggo e ve lo racconto!

L’Oriana: una fiction per iniziare a leggerla!

Nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 Febbraio la Rai ha mandato in onda una fiction su quella che probabilmente è la più nota e brillante giornalista italiana degli ultimi trent’anni: Oriana Fallaci. Sono già partite numerose polemiche su come la vita di questa donna sia stata distorta dai registi e probabilmente questi critici hanno ragione: la storia e le sue idee in certi momenti cosi duri che ha vissuto e visto (in Pakistan, Vietnam, Messico e Grecia) sono state certamente semplificate con l’evidente obiettivo di “farle capire” a un grande pubblico. E’ ragionevole pensare che non molti in Italia abbiano letto e conoscano profondamente i pensieri della Fallaci per cui la fiction della Rai è stata un buon tentativo per renderli noti.
A parte infatti una oggettiva difficoltà nel raccontare una vita cosi intensa e dura in due sole serate senza appiccicare giudizi e conclusioni affrettate è anche emerso quello che è “particolare” e “nuovo” di una figura come quella della Fallaci:
lei era una donna che si faceva colpire e toccare dai fatti che le accadevano attorno;
lei era una donna che tentava un giudizio di fronte a ciò che succedeva ma non lo appiccicava “a caso”, lo maturava andando e vivendo in luoghi di guerra ponendo davanti non la sua idea ma ciò che vedeva (il passaggio sulla guerra in Vietnam contro gli americani lo fa intuire);
lei era una che aveva chiaro il significato di libertà e per essa lottava perché “La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere”;
lei era una cosi libera da poter dire a qualsiasi uomo potente ciò che le stava più a cuore perché “ha sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare”;
lei era una che aveva capito che “Il grande malanno del nostro tempo si chiama ideologia e i portatori del suo contagio sono gli intellettuali stupidi”;
lei era una che aveva un occhio talmente vero sulla realtà che ha saputo anticiparne gli sviluppi: “Loro (i fondamentalisti islamici) hanno qualche cosa che noi non abbiamo ed è la passione. Hanno la fede e la passione. Nel male, in negativo, ma l’hanno. Noi non l’abbiamo più, l’abbiamo persa, la nostra forma di società ha inaridito l’animo, ha inaridito il cuore della gente. Perfino nei rapporti amorosi c’è meno passione. In quanto alla fede, nel nostro mondo è una parola quasi sconosciuta. Loro sono più stupidi di noi ma sono profondamente appassionati, dunque più vitali. Perfino la guerra, che è un atto di passione – passione in negativo, la ferocia, il sangue – , è diventata sterile, pulita. Questa mancanza di passione si riflette nella nostra vita quotidiana perché, al posto della passione, abbiamo il benessere, la comodità, il raziocinio. Tutto quello che siamo è frutto di raziocinio, non di passione. (da Accetto la morte ma la odio)”

Che la Rai abbia fatto questo lavoro su di lei è bello. Non perché siano stati fedelissimi alla sua storia e alle sue idee, ma perché ad esempio, sfruttando molte delle sue più belle citazioni, a me e a molti altri hanno messo il desiderio di iniziare a leggerla.

ISIS: Basta pubblicare immagini e video!

Dopo il terrificante video circolato ieri in rete che mostra il pilota giordano Muath al-Kasaesbeh morire arso vivo chiuso in una gabbia quello che si è generato in me mi ha fatto paura, e non è nulla di diverso dalla reazione avuta dal mondo arabo e dal governo giordano che in tutta risposta ha giustiziato due prigionieri legati al fondamentalismo islamico. Ciò che colpisce è che siamo come cavie di un esperimento che questi terroristi stanno facendo e la mia impressione è che li stiamo aiutando!
Come tutti sappiamo stanno usando i media per diffondere sul resto del mondo e su tutti noi il loro stesso odio e tutta la loro disumanità. Lungo tutti i millenni della storia umana è altre volte capitato che un nemico venisse arso vivo dentro un gabbia o che vi fossero in generale manifestazioni di terribile violenza; oggi però è diverso: non solo fanno questi atti di follia ma li ostentano e li diffondono facendone uno show televisivo! È proprio come se avessero un copione scritto e pensato facendo leva sulla sensibilità televisiva del mondo occidentale. Essendoci infatti tantissime altre guerre nel mondo, sanno già che la notizia di morti lontani è un numero freddo che risulta essere praticamente insignificante per noi che viviamo in un mondo tutto nostro bombardato da infiniti stimoli. L’immagine invece di un uomo solo decapitato o bruciato vivo (perché quello ha stabilito un referendum fatto in rete), sanno che susciterà in noi orrore, disgusto, panico e soprattutto paura. E oltre alla paura aumenterà la rabbia, il desiderio di rispondere alla violenza con altra violenza come ha fatto il governo giordano e come tutto il mondo arabo ha iniziato a chiedere(un Imam dell’università del Cairo ha dichiarato che dobbiamo bruciare vivi quelli di Isis). L’impressione però è che questo atteggiamento li induca a fare il loro gioco!
Se a lavoro ti capita di vedere insieme ai colleghi il video di un uomo arso vivo diventa dura ricominciare dopo. Se realmente abbiamo poi interesse a combattere questi terroristi forse i mezzi di informazione farebbero bene a mettere da parte la loro bandiera di difesa della totale libertà di informazione ed evitare il diffondersi di panico e paura dando corda e pubblicità a questi folli. Si devono raccontare i fatti che accadono ma un’intelligenza vera deve tenere conto degli effetti che certe immagini generano su chi le guarda.