Anno nuovo: i buoni propositi del milanese vs i buoni propositi del meridionale

È appena iniziato il nuovo anno e, come ogni volta, lo cominciamo facendoci tanti buoni propositi su di noi ma mi chiedo: tra chi vive a Milano e chi vive al Sud i desideri per l’anno nuovo sono gli stessi?!

Ovviamente no!

Il milanese per l’anno nuovo desidera non prendere mai più i mezzi ATM perché non ne ha sbatta (“e fanculo allo smog!“);
Il meridionale invece, che oltre la “corriera” non ha, desidera prendere la macchina anche per fare solo 100 metri perché “giù non si cammina mai a piedi!

Il milanese per l’anno nuovo desidera con tutto il cuore farsi sempre i cazzi suoi e al mattino camminare in metro mentre va a lavoro o a scuola con la testa bassa per non correre il rischio di dover salutare il “pirla” o il “giargiana” di turno;
Il meridionale invece desidera, per ogni volta che uscirà di casa, salutare chiunque incontri, fermarsi in macchina a ogni incrocio per chiedere al guidatore nella corsia opposta alla sua come sta e battere il record di clacson suonati nel paese per salutare ogni “Comare” o “Compare” ci sia.

Il milanese per l’anno nuovo desidera sostituire ogni sera la cena con l’ape perché tornare a casa avendo ancora fame è il top;
Il meridionale invece desidera cenare sempre da sua mamma o sua nonna per esser certo di andare a letto con quella sensazione di svenimento mista a sbocco che ti fa dormire da dio.

Il milanese per l’anno nuovo desidera battere il record di riunioni fissate in un solo giorno perché solo lui ha davvero il diritto di usare l’hashtag #ItaliaRiparte;
Il meridionale invece un lavoro lo desidererebbe semplicemente avere: se comunque si riesce meglio vicino a casa così a pranzo non mangia fuori e d’estate, finito di lavorare per le 4, può andarsene al mare a godersela.

Il milanese per l’anno nuovo promette di limitare al massimo gli acquisti a supermercati o negozi fisici per comprare solo online;
Il meridionale invece, che internet lo usa solo per whatsapp, vorrebbe che la rete prendesse e che qualcuno gli spiegasse cosa diamine sia questo Amazon che ogni tanto sente nominare.

Il milanese per l’anno nuovo promette di avere sempre al collo una di quelle sciarpine che in ogni stagione dell’anno fanno capire al mondo quanto cazzo sei fashion;
Il meridionale invece delle sciarpine può anche fare a meno perché l’importante è indossare sempre vestiti alla moda con il marchio ben in vista di modo che tutti possano vedere che è uno sul pezzo.

Come vedete ci sono delle evidenti differenze ma…sia che siate milanesi o che siate meridionali l’anno nuovo è comunque un momento in cui è più facile lasciarsi indietro sbagli e fatiche e ricominciare.

I buoni propositi (anche se alle volte ne facciamo decisamente di assurdi) hanno dentro la voglia di crescere e diventare migliori rispetto a quanto abbiamo vissuto sinora per cui io ci scherzo su ma sono il top: lottiamo per ottenerli!
Se tentiamo di ricordarceli tutte le mattine è come se capodanno fosse sempre e ogni giorno si potesse ripartire: sarebbe figo no?!

Buon anno a tutti!!

Auguri di Natale nei gruppi Whatsapp?! Fanculo!

Già lo sapevamo ma è ogni anno il top scoprire quanto sia figo il Natale:

A Natale puoi mangiare e bere come una bestia e non ricevi quei terrificanti sguardi di disgusto da parte di tutta quella parte del mondo che dà valore alla linea;

A Natale puoi startene a casa da scuola o da lavoro per un sacco di giorni senza doverti giustificare con nessuno;

A Natale puoi guardare film dove cani o renne o bambini o una magica combo di questi tre personaggi salvano in maniera eroica e commovente  il Natale da una fine certa;

A Natale puoi fare molti giochi da tavolo, di carte o tombolate senza passare per un dodicenne non cresciuto abbastanza;

A Natale la gente ti fa i regali e le pubblicità della TV dicono che siamo tutti più buoni!

Per questo il Natale è quel periodo troppofigo dell’anno in cui, senza sapere più perché, siamo carichi come delle mine, torniamo a essere bambini, e abbiamo voglia di urlare al mondo che siamo contenti!

Ma qualcosa ce lo impedisce….

Vi chiederete cosa sia forse…ebbene: 

Quanti di voi si sono alzati contenti questa mattina pronti ad affrontare l’endurance di questa giornata di festa con la voglia di fare gli auguri ad amici e parenti come si fa nelle occasioni più belle?!

E allora che rabbia quando, appena sveglio, pensi a un collega di lavoro a cui vuoi far gli auguri ma nel gruppo Whatsapp “Sfascio Colleghi” tutti gli auguri se li sono già fatti….

Ti viene in mente allora un vecchio amico di università ma nel gruppo Whatsapp “Libri al Rogo” gli auguri se li sono già fatti tutti alle tre di stanotte,

La tenti coi cugini ma nel gruppo Whatsapp “Famiglia allargata” i ragazzi sono già partiti a inviarsi le foto dei regali!

Ma fanculo!!!!

I gruppi Whatsapp stanno distruggendo gli auguri di Natale!

Allora tu potresti dire: “beh mi adeguo e faccio gli auguri nei gruppi pure io“, ma se cedi devi stare attento a come li fai!

I gruppi Whatsapp come si deve hanno dentro almeno 15 persone e non puoi urtare la sensibilità di nessuno e dunque:

Niente parolacce nel gruppo di parenti!

Niente foto di tipe fighe vestite da sexy babbo Natale se ci sono donne, mogli o fidanzate nel gruppo!

Niente foto di presepi se ci sono “non cattolici” che altrimenti sentono turbata la loro sensibilità…il Natale è solo una tradizione in quei gruppi e nulla di più!

Niente insulti al capo nel gruppo dei colleghi perché di sicuro ci sarà una spia pronta a usare ogni tuo messaggio a suo vantaggio e contro di te!

Niente foto di figli se c’è gente che i figli non li vuole perché il mondo è un baratro e metterli al mondo è da pazzi: “prenditi un cane piuttosto no?!”

E allora per sto Natale io dico fanculo ai gruppi whatsapp! Siete d’accordo?!

In ogni caso…buon Natale a tutti voi miei cari lettori e alle vostre famiglie! Questo giorno è il top, viviamolo realmente e non in un mondo virtuale! Buone mangiate!! 

Le 7 cose che l’influenzato invernale si sente in diritto di fare

Siamo nel bel mezzo della stagione dell’influenza e tutti noi, perlomeno una volta nella vita, ne abbiamo beccato una che ci ha obbligati a casa per giorni…giorni in cui ci sentiamo in diritto di tirare fuori la bestialità che è in noi. Ecco alcuni esempi di cosa siamo in grado di fare:

1. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, si tiene il pigiama, fa attenzione a non lavarsi rigorosamente mai e farsi la barba è una idea che nemmeno gli sfiora la testa. In questo modo dopo pochi giorni, su quella che una volta era una faccia, compaiono muschi, licheni e altre semplici forme di vita che lo rendono sempre più vomitevole alla vista di chi lo accudisce.

2. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, è il padrone della televisione: le serie tv, i film o le partite da guardare le decide solo lui. 

3. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, si lamenta costantemente e pretende di essere accudito con totale passione e dedizione. Se lui è a casa malato la sua ragazza non può uscire, i suoi amici non possono fare delle figate mentre cinema, ristoranti o qualsiasi altro luogo di aggregazione andrebbero chiusi: nessuno ha infatti il diritto di godersela se lui sta male…

4. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, non parla e non vuole ricevere domande perché chi lo accudisce deve sempre prendere la decisione giusta. Domande come “Vuoi mangiare? Se si di cosa hai voglia?” oppure  “Come stai? Ti senti ancora la febbre?” lo fanno sbiellare.

5. L’influenzato invernale, se costretto ad andare dal medico, vuole essere certo di non dover aspettare nemmeno un minuto in quell’angolo d’inferno pieno di germi e batteri chiamato “sala d’attesa”.

6. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, riscopre una smodata passione per il brodino caldo. Ne è talmente affascinato che obbliga chiunque sia con lui a mangiarlo a pranzo e cena esattamente come fa lui vietandogli ogni altra pietanza.

7. L’influenzato invernale, per tutta la durata della sua degenza, ritorna appassionato di social network: twitta e posta su Facebook commenti come un assatanato riscoprendosi esperto di politica, sport, terrorismo, chiesa, economia, cinema e ogni altra tematica degna di un trend topic su Twitter.

Ti senti rappresentato da uno o più di questi atteggiamenti?! 

Beh…sappi che sei un bel bastardello ma un giorno la pagherai: chi oggi ti sta accudendo patendo le pene dell’inferno prima o poi si ammalerà e consumerà la sua vendetta senza alcuna pietà! 

Giubileo Straordinario della Misericordia: la risposta della Chiesa a terrorismo e guerra

Dopo gli attacchi di Parigi e le settimane di tensione che ne sono seguite i leader dei più grandi paesi di tutto il mondo hanno fortemente reagito di fronte alla minaccia jihadista nei modi più diversi…

1. Hollande, presidente Francese, avendo bisogno di mostrare forza al suo popolo, ha cominciato bombardamenti massicci sulla Siria cercando alleanze in tutto il mondo.

2. Obama, presidente statunitense, ha dichiarato che l’Isis sarà estirpato dalla faccia della terra ma poco ha cambiato rispetto a quanto ha fatto sinora.

3. Merkel e Cameron, presidenti tedeschi e britannici, si sono accodati ai bombardamenti francesi seguendo le richieste di Hollande.

4. La NATO non fa niente.

5. Putin e Erdogan, presidenti russi e turchi, hanno deciso di usare l’Isis per farsi la guerra tra loro.

6. Renzi, presidente italiano, “non segue i bombardamenti altrui”.

7. Michel, presidente belga, ha fatto finta per 10 giorni di bloccare il suo paese alla ricerca di terroristi che, non essendoci confini, probabilmente se ne erano da giorni già andati via incontrollati.

8. Assad, presidente siriano, non si muove da dov’è.

Tutto questo evidenzia l’inadeguatezza delle reazioni di chi comanda il mondo che finge di non vedere che parte della sfida si gioca anche qui in Europa, tra le nostre case. I terroristi francesi erano europei! La sfida di una giusta integrazione la giochiamo qui noi!

L’unico che sembra averlo capito è Papa Francesco che, alle minacce che arrivano dal terrorismo e ai continui atti di guerra che si susseguono in questi giorni, risponde con il Giubileo Straordinario della Misericordia: un anno straordinario in cui al centro del nostro agire sia la misericordia, il perdono. 

Fa strano parlare di perdono in questo periodo storico no?!

A conferma di ciò, dopo quella di Bangui nella Repubblica Centroafricana, la prima Porta Santa aperta in Italia è stata infatti quella dei carcerati. 

Durante la celebrazione tenuta stamattina Papa Francesco ha detto: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia…abbandoniamo ogni forma di timore è paura perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, con la gioia dell’incontro con la grazia di uno che è amato.”

In questo stesso blog, reagendo ai fatti di Parigi, ci chiedevamo cosa sarebbe stato di noi se fossimo nati a Raqqa, capitale dell’Isis…siamo forse per natura migliora di loro?

Ecco che il Papa dà una risposta a questo quesito valida per tutti: “la chiesa tiene le porte aperte per tutti!”

Sarebbe bello se in un anno, che non è poco tempo, raggiungiamo l’obiettivo di riappacificarci con parenti e amici con i quali, per ragioni più o meno nobili, non parliamo da tempo. 

Non è forse anche più bello e interessante usare i fatti di Parigi in questo modo?!

Smettiamo di decidere se sia giusto bombardare o meno la Siria a chi ha il potere di farlo e cambiamo il mondo con il nostro solo modo di vivere, questo sembra dirci Papa Francesco.

È possibile perdonare chi ci ha fatto un torto?! 

È possibile trattare l’altro come un Bene?!

Non vuol dire forse questo poi l’auspicio pluricitato in queste settimane “difendiamo i nostri valori”?!

E allora daje proviamoci…buon anno della Misericordia a tutti!

I 10 falsi allarmi più assurdi di questa settimana

1. Terrore a Milano: trovata camicia Combipel in Via Montenapoleone. Evacuata l’intera zona.

2. Panico a Venezia: non si trova più l’alta marea.

3. Follia nel centro milanese: liceale dimentica zaino sul tram. Putin lo bombarda e rade al suolo il mezzo. ATM annuncia sciopero di una settimana.

4. Shock a Napoli: giovane in un ristorante dichiara “questa pizza è una bomba!” Svenimenti in tutta la città.

5. Disagi Trenitalia: continui allarmi bomba sulla linea ferroviaria. Treni in orario. Sconvolti i pendolari costretti ad entrare in anticipo in ufficio.

6. Vergogna in un parchetto milanese: giovane donna porta a giocare suo figlio e trova solo altre donne con i loro cani. Il bambino scoppia a piangere. Panico tra i cani e i padroni. La polizia invita la donna e il figlio a tornarsene a casa “per non disperdere le energie delle forze dell’ordine”.

7. Sveglia shock in Italia. Per non diffondere la paura da oggi i “Bomboloni” alla crema si chiameranno “Paciocconi”. Suicidi in Puglia e nel sud d’Italia.

8. Figuraccia del mondo del calcio. Ragazzo giocando al parco con gli amici, dopo aver scoccato un gran tiro, esclama: “che bombaaaa!!”. Partita sospesa. Fuga generale. Vietate tutte le partite al parchetto d’Italia.

9. Orrore nel Salento: anziana signora invita figli e rispettive famiglie per un pranzo domenicale a base di orecchiette, cannelloni, melanzane, polpette, pittule, pasticciotti e gelato. Terrificante la puzza di uovo marcio proveniente dal bagno della signora nel pomeriggio. Maschere antigas distribuite alla cittadinanza nel timore di un attacco chimico.

10. Che spavento sul volo Ryanair Catania – Milano: inspiegabilmente parte e arriva in orario. Nessun applauso all’atterraggio.

Sono passati ormai dieci giorni dai terribili fatti di Parigi e ancora oggi la capitale francese, così come Bruxelles, sembrano territori di guerra. 
La paura, chi più chi meno, ci ha colpiti tutti e dunque, in questa settimana, si sono susseguite continue segnalazioni di pericolo anche qui in Italia.
Oggi è lunedì però e siamo rimessi davanti alla nostra quotidianità: evitiamo dunque di farci troppe pippe e facciamo al meglio quel che abbiamo da fare.
Solo questo è il metodo con cui potremo difendere e lottare per quei valori e per quella libertà che la tradizione Cristiana ha permesso a noi Europei di avere oggi.

Dialogo tra un bambino e la sua mamma sotto le bombe di Raqqa

In questi giorni, a seguito dei tragici fatti di Parigi, io, così come chiunque, superato l’orrore e la rabbia per quanto accaduto, ho iniziato a pormi la domanda…e allora adesso? Cosa possiamo fare per fermare questi pazzi? 

Hollande ha risposto per noi iniziando bombardamenti massicci contro lo Stato Islamico e la sua capitale, Raqqa. Una parte di me è totalmente d’accordo perché pensa che la guerra contro l’Isis sia “solo” un atto legittimo di difesa ma un’altra, sarà anche per paura, mi ha portato a pensare a un bambino nato a Raqqa che non vede nulla se non degli aerei che gli bombardano la casa e non sa nulla se non quello che gli dicono i suoi genitori..ecco allora un dialogo ho immaginato tra lui e la sua mamma:

“Mamma scusami…posso chiederti una cosa?”

“Certo piccolo!”

“Perché ci sono tutti quei lampi nel cielo, e poi anche tutte quelle esplosioni e quel fuoco che non smettono mai…?!”

“Piccolo mio…ci sono persone nel mondo che fanno cose brutte e non vogliono che noi siamo felici”

“Perché non vogliono che siamo felici mamma?”

“Perché pensano che siamo cattivi”

“Ma noi siamo cattivi mamma?”

“No figlio mio no che non lo siamo…siamo semplicemente fedeli alla sacra legge musulmana ma molti, in questo mondo, non la capiscono e pensano sia malvagia”

“E hanno ragione mamma?”

“No figlio mio non hanno ragione, sono loro i cattivi, li chiamiamo infedeli perché non credono e non seguono la legge dell’unico Dio…Allah!”

“Ma papà non è mai a casa per colpa loro?”

“Si…il tuo papà è forte e coraggioso e combatte per difenderci e per andare in paradiso!”

“Mamma….ma secondo te anche io posso diventare come papà? Vorrei tanto essere coraggioso e forte come lui!”

“Lo sei già bello mio!”

“Mamma senti posso dirti un segreto….? A me quei lampi nel cielo e quei botti però fanno tanta paura…”

“Anche a me piccolo anche a me, ma non temere, siamo noi i buoni e alla fine vinceremo!”

“Mamma senti…ma visto che papà non c’è, posso dormire nel letto con te?”

“Certo piccolo mio vieni qui dalla tua mamma, sei al sicuro qui…”

Io, come tutti, voglio che l’Isis e il terrorismo vengano fermati e non ho la pretesa di dire come si possa fare (se vi interessa questo tema è pieno di pseudo-esperti in giro che ne han parlato)…la sola cosa che mi viene in mente però, osservando la veemente e naturale reazione del governo francese da un lato, e immedesimandomi in un bambino nato dentro lo stato islamico dall’altro, è che io non sono migliore di lui ma sono solo stato più fortunato a nascere a Milano. 

Non sarebbe forse bello però che anche per lui, così come per un bambino nato a Parigi, a Milano, a New York, a Mumbai o in Nigeria, ci sia una possibilità di salvezza in questo mondo…?! 

La guerra però questa possibilità te la toglie.

Lo stagista inaspettato e la dignità del lavorare

Non vincerà certamente un Oscar e difficilmente passerà alla storia del cinema ma “Lo Stagista Inaspettato”,  commedia diretta da Nancy Meyers con attori del calibro di Robert de Niro (Ben Whittaker) e Anne Hateway (Jules), racconta e ironizza su un tema, il lavoro e il rapporto capo-dipendente, in maniera decisamente sorprendente e efficace.

Chi di noi infatti, durante le sue giornate lavorative in ufficio, riesce a non lamentarsi se il suo capo non gli dà abbastanza responsabilità o non gli dedica le attenzioni che pensa di meritare?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, ha in mente che, qualsiasi attività abbia da fare, semplice o stimolante che sia, essa è comunque funzionale al raggiungimento di uno scopo?! 

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, si prende a cuore i problemi e le difficoltà dei colleghi che gli stanno attorno?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, quando vede il suo capo affaticato o preoccupato, lo supporta semplicemente stando con lui di fronte alle problematiche quotidiane?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, pensa di poter contribuire attivamente al miglioramento dell’azienda e non lascia questo obiettivo solo ai suoi manager di turno?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative, percepisce la grande dignità che l’atto del lavorare in sè contiene?!

Chi di noi, durante le sue giornate lavorative in ufficio, riconosce e valorizza i talenti e le qualità di chi ha attorno invece di tentare in ogni modo di apparire migliore di loro?!

Ben Whittaker, settantenne pensionato che viene assunto come stagista in una emergente società online nel settore della moda diretta e fondata dalla bella Jules, mostra come persino uno stagista possa permettere la crescita e il miglioramento dell’azienda in cui lavora.

Ad essere sorprendete è però la modalità in cui questo obiettivo viene raggiunto: Ben infatti non sa praticamente nulla di computer o di negozi online ma, grazie a tutta la sua esperienza di vita, è in grado di guardare alla sua realtà lavorativa e a chi gli sta incontro con un occhio diverso rispetto ai suoi più giovani colleghi. In tal modo, sebbene inizialmente non gli dessero nulla da fare, grazie al suo occhio attento è riuscito ad esaltare le qualità e i talenti di chi gli stava attorno al punto tale da creare un clima di ufficio di reale amicizia, con le ovvie conseguenze di miglioramento delle performance che ne è conseguito. 

Tutto ciò ci porta a riflettere su quanto il lavoro ci nobiliti e ci permetta di sentirci utili ed importanti.

Bella infatti l’idea di usare come protagonista un uomo che il mondo di oggi pare ritenere inutile perché troppo anziano e lento…quanti uomini e quante donne, dopo tanti anni di lavoro e dopo essere diventati dannatamente bravi a farlo, vengono messi da parte perché giudicati inutili? Con quanta facilità la società che ci circonda, senza troppi ringraziamenti per il contributo apportato in passato da questi uomini e da queste donne, li mette da parte invitandoli a starsene a casa? 

Chi scrive ha da poco iniziato a lavorare e trova decisivo per le aziende di oggi che giovani e uomini e donne con più esperienza imparino a convivere tra loro. In questo modo, mixando l’energia e le idee dei primi, con l’esperienza e la serenità imparate da una vita in trincea di fronte ai problemi di ogni giorno dei secondi, vi é la reale possibilità che le società crescano. Ma ancora di più si può evitare che i giovani dilapidino le conquiste di chi li ha preceduti, facendo così in modo che imparino da loro non solo le competenze ma anche come approcciarsi ai problemi, mentre, allo stesso tempo, i più anziani si vedano trattati non più come un inutile peso della società ma sentano la responsabilità di formare le nuove generazioni.

Che una simpatica commedia di un paio d’ore tocchi tutte queste tematiche e susciti queste reazioni la rende certamente meritevole di essere vista non pensate?!

Le 10 differenze tra gli Italiani pro e contro Valentino Rossi

Abbiamo tutti visto le immagini della sfida tra Valentino Rossi e Marquez lungo i primi 7 giri del gran premio di Sepang di MotoGP in cui il pilota spagnolo, dopo aver in ogni modo rallentato e innervosito Valentino, è finito per terra. 

Sui social si è immediatamente accesa una grande battaglia tra chi difende e chi accusa Valentino, ma nessuno si è chiesto cosa differenzia chi sostiene le due diverse posizioni: leggete e lo scoprirete….

Il tipico accusatore di Valentino Rossi al mattino sotto la doccia pensa, il tipico sostenitore invece canta;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi a cena con gli amici non fa nulla perché è l’ospite, il tipico sostenitore invece è quello che cucina per tutti;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi a lavoro quando arriva beve il tè così si rilassa, il sostenitore invece, appena arriva, ingoia un caffè in tre secondi e un altro se lo infila negli occhi come fosse un collirio perché ha duemila cose da fare.

Il tipico accusatore di Valentino Rossi è quello che da vecchio si apposta davanti a un cantiere dicendo che ai suoi tempi si lavorava meglio, il sostenitore trascorre invece la sua vecchiaia giocando a carte con gli amici e passeggiando nel parco alla ricerca di qualche bella nonnetta da guardare.

Il tipico accusatore di Valentino Rossi nel tempo libero porta i cani a passeggio, il sostenitore invece gioca coi figli al parchetto come un dodicenne;

Lo studente accusatore di Valentino Rossi se durante un esame riceve richiesta di aiuto, non solo finge di non sapere la risposta, ma fa anche la spia col professore; lo studente sostenitore invece è quello che si fa beccare mentre passa al compagno il suo intero foglio protocollo per farlo copiare;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi a lavoro i problemi li elenca, il sostenitore invece li risolve;

Il genitore sostenitore di Valentino Rossi i figli li rimprovera, il genitore accusatore invece li moralizza;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi è il classico sempre pronto a “salire sul carro dei vincitori”, il sostenitore invece è già sul carro perché quello che ha vinto è proprio lui;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi i biscotti li organizza e li fa, il sostenitore invece non ci sta e se li mangia.

#IoStoConVale: vai a Valencia e insegna ai bambini come corrono i giganti!

La dura vita di un ladro nel 2015

Sarà certamente esperienza comune a tutti coloro che hanno la “fortuna” di lavorare in Italia quella di aprire la busta paga e sparare una filotemmia vedendo quanto, alla fine di ogni dannato mese, si riduca lo stipendio da lordo a netto. In quel momento, in preda all’ira e alla collera, tutti almeno una volta avremo pensato che sarebbe bello avere un lavoro che permetta di pagare meno tasse e soprattutto avere tutto quel che si desidera ogni volta che lo si vuole.
Ebbene la mansione che risponde a questi altrimenti utopici desideri esiste: il ladro!

Attenzione però perché pochi hanno veramente tutte le skills, le capacità, per lanciarsi efficacemente nell’arte del furto a causa degli innumerevoli problemi connessi a questa attività.

Innanzitutto un ladro non può mai vantarsi con nessuno di quel che fa e dei suoi successi lavorativi.
Ad esempio, oggi che Linkedin è sempre più diffuso lui, povero, non può mica scrivere di essere uno “Junior Assistant Thief” oppure un “Theft Head of Department”  e, se anche decidesse di farlo, nessuno ne confermerebbe le competenze: questo stupido mondo apprezza più uno che sappia usare Excel di uno che invece apre le auto con una spilla da balia!

E poi ci sono mille altri semplici aspetti del vivere che però influiscono sulla quotidianità e sicuramente sconvolgerebbero chi fa un mestiere normale, mentre per un ladro sono scontati sacrifici:

Un ladro ad esempio il diamante lo usa per tagliarci il vetro, mica per farci degli anelli;
Un ladro la calzamaglia non può usarla al posto dei calzoni, ma gli tocca metterla sulla testa come un babbione;
Un ladro l’idea di business non ce l’ha: se ruba oggetti del valore di 1000€ li rivende a 200 poi.
Un ladro, quando vuole una cosa che non possiede, non la ordina mica su Amazon ma, qualsiasi condizione climatica ci sia, esce e se la va a prendere per conto suo!
Un ladro è costretto sempre a vedere film in cui chi fa il suo lavoro è il cattivo (Robin Hood non conta perché lui la calzamaglia non se la metteva mica sulla testa);
Un ladro è sempre costretto a usare solo cose di seconda mano;
Un ladro la calma non sa cosa sia: a lavoro deve sempre fare le cose di fretta per evitare che lo sgamino;
Un ladro l’iPad o l’iPhone non può usarli perché gli infami della Apple si sono inventati quella bastardata di “Trova il mio i-phone” che lo fa suonare fino a farti sbiellare;
E poi che fatica fare oggi il ladro con tutti questi allarmi e questi disoccupati che non escono mai di casa e soprattutto non hanno nulla che valga la pena rubare…

Caro ladro che dunque stai leggendo queste parole, é direttamente a te che questo articolo é rivolto: sii certo che noi, anonime e noiose persone ligie alle regole, ti capiamo e comprendiamo quanto dura sia la tua vita!

Ci sono delle cose forse però caro ladro che non sai…
Ad esempio caro ladro, lo sai che dopo che rubi in una casa, chi ci abita dentro ogni volta che una porta cigola si caga nelle mutte dallo spavento?!
Lo sai, caro ladro, che quello che ti sei fottuto in pochi minuti è il frutto di anni di lavoro e fatiche delle persone che hai derubato?!
Lo sai, caro ladro, che sei stato fortunato non ti abbia beccato al mercatino del rubato (si lettori miei esiste un posto a Milano che si chiama così…) dove la polizia mi ha detto di andare per cercare quel che mi hai rubato?!
Lo sai, caro ladro, che se anche pensi di essere sfigato e ti é stato sottratto ingiustamente qualcosa nella vita, la colpa non é mia?!
Hai in mente, caro ladro, tutte le volte che in queste settimane ti han fischiato le orecchie? Ero io che ti mandavo affanculo.
Lo sai, caro ladro, che sei un cazzo di bastardo?!

Ahhhhhhhh che godere!

Miei cari lettori onesti perdonate questo articolo totalmente autoreferenziale ma ogni tanto penso che un bel vaffanculo abbia anche un gran valore educativo.

Opinionandolo: si torna a scrivere!!!

È un po’ che non scrivo lo so…certo non pretendo e non credo di essere mancato a molti ma oramai, essendo oltre un mese che non pubblico più nulla su questo blog, è giunto il momento di tornare a farmi vivo.
Ho pensato molto al tema con il quale avrei potuto ricominciare dato che molti eventi sono accaduti dopo nelle scorse settimane:
– Marino che si dimette da Sindaco di Roma
– Il sinodo dei Vescovi sulla famiglia
– La qualificazione dell’Italia agli Europei di Calcio
– Valentino Rossi che ha ancora 18 cazzo di punti di vantaggio su Lorenzo
– Il viaggio del Papa a Cuba e negli USA
– I 5 gol in 9 minuti di Lewandowsky in Bundesliga
– La Russia che inizia a bombardare la Siria
– L’uscita degli i-phone 6s in Italia
– L’enciclica del Papa sull’ecologia
– L’elezione della Miss Italia più rimbambita di sempre
– Lo straordinario successo che continua a essere EXPO
e sicuramente molto molto altro ancora…
Ma più di un singolo particolare voglio raccontarvi cosa è stato trascorrere le giornate senza pubblicare nulla, e penso di sintetizzarlo bene usando questa espressione: “porco porco che cazzo di fatica”.
Finita l’estate ho infatti pensato che, sebbene mi piacesse dannatamente pubblicare su questo piccolo spazio che mi sono creato, se lo avessi fatto meno e avessi usato anche il mio tempo libero per approfondire tematiche inerenti il mio lavoro allora sarei stato certamente più efficiente, avrei imparato più cose e sarei stato più bravo (su questo tema questo articolo sullo scandalo Volkswagen merita di essere letto: http://www.corriere.it/economia/15_ottobre_13/emanuela-ingegnere-volkswagen-se-capo-vuole-l-auto-perfetta-fai-furbata-poteva-succedere-pure-me-a81d11fe-71c7-11e5-b015-f1d3b8f071aa.shtml).
Nonostante infatti il desiderio di essere più bravo fosse certamente buono, vivere una vita di “full immersion” su un unico particolare ha reso le giornate dannatamente faticose: mi è sembrato dunque valesse la pena scrivere di quello che ho capito in questo mese, e cioè che non siamo fatti per concentrarci su un aspetto solo della vita ma che, tenere la testa alta seguendo le passioni e i talenti che immeritatamente ci troviamo ad avere, è la via da seguire per essere contenti durante le giornate e, soprattutto, è qualcosa che tutti possiamo fare.
Per questo tornerò a scrivere: perché farlo mi aiutava a lavorare e mi faceva essere anche più bravo e, ancor di più, perché mi piace un sacco!