Giubileo Straordinario della Misericordia: la risposta della Chiesa a terrorismo e guerra

Dopo gli attacchi di Parigi e le settimane di tensione che ne sono seguite i leader dei più grandi paesi di tutto il mondo hanno fortemente reagito di fronte alla minaccia jihadista nei modi più diversi…

1. Hollande, presidente Francese, avendo bisogno di mostrare forza al suo popolo, ha cominciato bombardamenti massicci sulla Siria cercando alleanze in tutto il mondo.

2. Obama, presidente statunitense, ha dichiarato che l’Isis sarà estirpato dalla faccia della terra ma poco ha cambiato rispetto a quanto ha fatto sinora.

3. Merkel e Cameron, presidenti tedeschi e britannici, si sono accodati ai bombardamenti francesi seguendo le richieste di Hollande.

4. La NATO non fa niente.

5. Putin e Erdogan, presidenti russi e turchi, hanno deciso di usare l’Isis per farsi la guerra tra loro.

6. Renzi, presidente italiano, “non segue i bombardamenti altrui”.

7. Michel, presidente belga, ha fatto finta per 10 giorni di bloccare il suo paese alla ricerca di terroristi che, non essendoci confini, probabilmente se ne erano da giorni già andati via incontrollati.

8. Assad, presidente siriano, non si muove da dov’è.

Tutto questo evidenzia l’inadeguatezza delle reazioni di chi comanda il mondo che finge di non vedere che parte della sfida si gioca anche qui in Europa, tra le nostre case. I terroristi francesi erano europei! La sfida di una giusta integrazione la giochiamo qui noi!

L’unico che sembra averlo capito è Papa Francesco che, alle minacce che arrivano dal terrorismo e ai continui atti di guerra che si susseguono in questi giorni, risponde con il Giubileo Straordinario della Misericordia: un anno straordinario in cui al centro del nostro agire sia la misericordia, il perdono. 

Fa strano parlare di perdono in questo periodo storico no?!

A conferma di ciò, dopo quella di Bangui nella Repubblica Centroafricana, la prima Porta Santa aperta in Italia è stata infatti quella dei carcerati. 

Durante la celebrazione tenuta stamattina Papa Francesco ha detto: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia…abbandoniamo ogni forma di timore è paura perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, con la gioia dell’incontro con la grazia di uno che è amato.”

In questo stesso blog, reagendo ai fatti di Parigi, ci chiedevamo cosa sarebbe stato di noi se fossimo nati a Raqqa, capitale dell’Isis…siamo forse per natura migliora di loro?

Ecco che il Papa dà una risposta a questo quesito valida per tutti: “la chiesa tiene le porte aperte per tutti!”

Sarebbe bello se in un anno, che non è poco tempo, raggiungiamo l’obiettivo di riappacificarci con parenti e amici con i quali, per ragioni più o meno nobili, non parliamo da tempo. 

Non è forse anche più bello e interessante usare i fatti di Parigi in questo modo?!

Smettiamo di decidere se sia giusto bombardare o meno la Siria a chi ha il potere di farlo e cambiamo il mondo con il nostro solo modo di vivere, questo sembra dirci Papa Francesco.

È possibile perdonare chi ci ha fatto un torto?! 

È possibile trattare l’altro come un Bene?!

Non vuol dire forse questo poi l’auspicio pluricitato in queste settimane “difendiamo i nostri valori”?!

E allora daje proviamoci…buon anno della Misericordia a tutti!

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Giubileo della Misericordia o Stati che costruiscono muri: da che parte stiamo?

L’Ungheria costruisce un muro lungo il suo confine con la Serbia;
Gli Stati Uniti col Messico lo hanno già da tempo;
La Gran Bretagna dice che non solo non vuole immigrati, ma che persino gli studenti europei, terminati i loro studi, se ne devono tornare ai rispettivi paesi d’origine;
L’Austria rafforza i controlli di polizia sui confini nazionali;
Chris Christie, candidato alla presidenza degli USA, promette che, se sarà eletto, risolverà il “problema dei migranti” tracciandoli come pacchi della FedEx.

Si poteva sperare forse che la globalizzazione portasse a una cancellazione delle frontiere e invece, al primo “casino”, vediamo ogni paese pronto a richiudersi dietro le sue quattro mura: magari con il tempo cambieranno idea ma la reazione, il contraccolpo, che hanno avuto praticamente tutti di fronte al problema è stato di volerlo eliminare facendo finta quasi che non esista.

Evitiamo di scandalizzarci però perché chi di noi può affermare con certezza che non farebbe e non fa cosi di fronte alle difficoltà in cui incorre nelle sue giornate?!

Chi di noi realmente pensa di aver meritato di vivere un’esistenza più “facile” di quella di uno di quegli uomini che hanno abbandonato la loro casa per fuggire dalla guerra?

Fa specie che proprio per l’anno prossimo il Papa abbia indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia: anno durante il quale la Chiesa Cattolica si apre totalmente al mondo e a tutti i suoi cittadini attraverso gesti concreti:
– Le donne che hanno abortito potranno essere totalmente assolte;
– I detenuti che, pur meritevoli di pena, si sono realmente pentiti e desiderano inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto riceveranno una grande amnistia;
– Ogni carcerato potrà avere l’indulgenza plenaria.

Proprio nel periodo storico in cui ciò che conta siamo solo noi stessi e la nostra riuscita nelle cose che facciamo (a lavoro, nello studio, a casa…), il Papa propone una soluzione diversa: propone la possibilità di ripartire per tutti, sempre, qualsiasi cosa sia accaduta.

Si tratta di un modo di guardare al dramma di un uomo in modo totalmente diverso da quello che i paesi stanno avendo nei confronti dei migranti (sembra quasi che tutti dicano: “si si potete ripartire e continuare a vivere ma non qui da me…”).
Si tratta però di un modo di vivere profondamente diverso anche da quello che nella maggior parte del tempo viviamo anche noi “uomini normali”: quante volte ad esempio, quando sbagliamo o le cose non vanno come pianificato, ci sentiamo infatti dei falliti senza possibilità di ripartire al punto che non riusciamo neppure a guardarci in faccia?!

Cattolici o meno che siate sarete d’accordo con me nel giudicare perlomeno “originale” l’atteggiamento che il Papa sta proponendo al mondo.

Allora, ora che è arrivato Settembre e la solita routine è ricominciata, quando ci troviamo di fronte a una situazione “scomoda” o brutta non ci resta che scegliere tra due atteggiamenti.

Si potrebbe rifiutare il problema restando chiusi nei nostri pensieri andando giù di morale finché il tempo non laverà via tutte le ferite, oppure si può smettere di guardarsi come dei falliti e ripartire: il Papa ha tracciato questa seconda via che personalmente trovo affascinante e che valga la pena tentare di seguire.
Voi?

Meeting per l’amicizia tra i popoli: che modo strano di godersi le ferie

L’estate è ormai sempre più vicina alla fine. Molti hanno già iniziato a lavorare o a studiare, e fra poco toccherá a tutti gli altri “fortunati” che ancora si godono le meritate vacanze.

Non so se capiti anche a voi ma, tornando dalle ferie, si ha come la sensazione di aver vissuto in un limbo nel quale contava solo ammbronzarsi ma non scottarsi, riposarsi, e preoccuparsi solo di decidere su che spiaggia andare o che passeggiata in montagna fare il giorno dopo. Quel che nel frattempo accadeva nel mondo, compreso ciò che di solito ci scandalizza o agita (immigrazione, terrorismo, politica…), è stato insignificante a tal punto da divenire inesistente.

E allora, tornato a casa, scopri che i politici italiani sono arrabbiati con la chiesa perché non si fa i fatti suoi, mentre Obama, Kerry e Raul Castro ringraziano il Papa proprio perché i cavoli suoi non se li fa.

Poi scopri che a Roma si può avere un patrimonio di più di 60 milioni di euro, fare un funerale stile “Il Padrino” con tanto di elicottero e carrozza con cavalli a bloccare un quartiere senza che succeda nulla.

Ci sono poi altri fatti che invece fatichi a capire se siano buoni o meno, come quella storia dei musei gestiti da stranieri, o anche Tsipras che, dopo tutto il cinema degli scorsi mesi, ha deciso di dimettersi e ricandidarsi perché se non manda i greci a votare ogni sei mesi si annoia. 

E poi vabbè i grandi classici non mancano mai: le solite accuse di omofobia a chiunque tenti di dire che ci sono delle differenze tra matrimonio e unioni civili vanno di moda più dei costumi alla brasiliana. Elton John che fa la morale al sindaco di Venezia fa spaccare.

In tutto questo quel che più sorprende è vedere poi qualcuno che, invece di “godersela” al mare, all’Expo, in montagna o in città, ha deciso di usare le sue ferie per lavorare gratis in una fiera a Rimini, e non solo ci lavora ma si diverte pure a farlo! 

Come quasi tutti saprete si sta infatti tenendo in questi giorni la XXXVI edizione del meeting per l’amicizia tra i popoli a Rimini. Una settimana di mostre, eventi e incontri a cui partecipano grandi personaggi di fedi e culture diverse, politici, imprenditori, intellettuali e artisti, sportivi e grandi economi: il tutto con l’obiettivo di vivere un luogo di amicizia per costruire la pace tra i popoli (pace tanto minacciata in questi mesi) e di riflettere su tutti quei temi di attualità che anche a noi interessano ma che in questo mese di limbo vacanziero abbiamo messo un po’ da parte. Non so se condividete la mia opinione ma sembra quasi assurdo vivere l’estate così: certamente non si può dire che non sia affascinante.

Usando le parole che Papa Francesco ha inviato per l’inizio della manifestazione: “il meeting può cooperare a un compito essenziale, far sì che nessuno si accontenti di poco!”

Tornare alla propria quotidianità: che sia lavorare, studiare, cercare lavoro o gestire una famiglia senza che ci si accontenti di poco è certamente desiderabile e bello per tutti, anche se il mondo sembra quasi volere l’opposto. 

Non varrebbe la pena andare a fare un giro a Rimini allora forse?! 

Per info http://www.meetingrimini.org 

Immigrazione: è il “coraggio” a mancare all’Europa!

Dopo le “grandi” tragedie del mare che ci sono state gli scorsi mesi si è sentito lungamente parlare del “problema dei migranti” (da notare come già nel modo di definirli come “problematici” ci sia una distorsione significativa di quanto sta accadendo). Abbiamo per settimane infatti ascoltato grandi capi di stato europei definire il “problema dei migranti” come non solo italiano ma europeo.
In fondo in fondo devo ammettere che ho creduto possibile che, dopo fatti cosi drammatici, fosse possibile un ritorno ai veri fondamenti e ai veri valori su cui era nata l’idea di un’Unione Europea: dopo la seconda guerra mondiale, vista la tragedia appena vissuta, i capi di stato dei paesi coinvolti sono stati capaci di mettere da parte le loro ambizioni personali per costruire un’Europa che avesse come unico obiettivo il Bene Comune e dunque la Pace.
Fa specie vedere oggi che, passato il contraccolpo sentimentale post-tragedia del mare, una volta chiamati alla prova dei fatti, ogni paese di questa presunta unione abbia iniziato a pensare unicamente ai c**zi suoi:
c’è chi vuole fornire mezzi navali ma i migranti non li vuole manco vedere;
c’è chi organizza marce a difesa della libertà e della cultura europea e poi lascia 170 migranti sugli scogli perché se entrano il paese esplode;
c’è anche chi vuole costruire un muro di 4 metri per non fargli entrare questi migranti problematici;
c’è chi in Italia parla di ruspe o invece spara ai quattro venti un “facciamo da soli” come se realmente noi potessimo mettere a posto il “problema dei migranti”.

Sarebbe troppo facile ridurci però unicamente a criticare la nullità di azione che sta dimostrando chi in Europa in questo momento ha potere, innalzandoci a presunti paladini di etica e moralità.

Chi di noi non vede infatti nei migranti una scocciatura?!
Chi di noi non ha mai pensato che sia ingiusto dare a loro dei benefici quando anche noi non è che ce la stiamo un granché spassando?

Stamattina Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, scrive: “Nel tempo in cui sembra aver voce un pensiero unico, che zittisce ogni differenza e ogni sensibilità con la ruspa o con la cruda contabilità, c’è rimasto un uomo che caparbiamente parla di persone e di umanità. Papa Francesco ci ricorda che siamo donne e uomini, che abbiamo dei diritti, ma anche dei doveri verso chi è troppo piccolo o troppo anziano, troppo malato o troppo debole per stare in piedi da solo. Il pensiero unico dominante accetta «l’economia dello scarto», che mette in un angolo chi non ha lavoro e chi non è produttivo, così come predica la chiusura all’interno delle proprie identità e dei propri confini”.

Queste parole verranno certamente lette da tutti come “cosa buona e giusta” ma viene spontaneo chiedersi come si possa mettere in pratica un pensiero diverso dal pensiero dominante?
Si può contribuire a combattere, durante le nostre giornate, l’economia dello scarto?

Sempre il Papa ieri a Torino, parlando a giovani e non solo, ha fornito un’ipotesi di via da seguire per rispondere a queste giuste domande: “Per stare bene non si può stare fermi ad «aspettare la ripresa», mettersi in panchina («o in pensione a vent’anni»). Dovete vivere, non vivacchiare! Osate, siate coraggiosi!”.

L’impressione è che sia proprio il coraggio a mancare quando pensiamo ai migranti solo come numeri da gestire o come a un costo da pagare piuttosto che a uomini in ricerca di un luogo in cui essere contenti.

Spesso si sente dire che la Chiesa deve farsi i fatti suoi e lasciare la politica ai politici o agli uomini “normali”. Quando si parla di cose che toccano però il desiderio di stare bene degli uomini la sola istituzione in grado di porsi in un modo originale e che ha realmente a cuore il bene degli individui è la Chiesa e questo è un fatto oggettivo e innegabile.
Possiamo anche tenerlo nascosto se ci vergogniamo di dirlo perché non è di moda ma forse vale la pena per tutti, Cristiani e non, iniziare con coraggio a seguirla.

Immigrazione: Esempio di una Società che Regredisce

E’ passato oltre un mese dal 19 Aprile scorso, domenica in cui è avvenuta “la più grande tragedia del Mediterraneo”, nella quale oltre 900 persone hanno perso la vita nel tentativo di giungere sulle nostre coste.
Per giorni su ogni giornale il tema è stato posto in prima pagina e, in modo unanime, i grandi d’Europa hanno più volte sottolineato come l’Unione Europea effettivamente avesse fatto poco sino allora per evitare che drammi del genere accadessero.
Sinceramente tutti, dai premier dei vari paesi per arrivare sino agli organi di stampa e a noi comuni cittadini, sembrava fossimo realmente stati toccati da quel dramma.
A distanza di un mese e mezzo circa invece, è diventato evidente come ciò che è rimasto di quella tragedia, oltre che di quelle che sono avvenute prima e dopo di essa, sia forse solo il numero di vittime e qualche moralistico discorso su cosa sarebbe giusto fare.

In Europa si sono usate le ultime settimane infatti per discutere nel pratico unicamente di due proposte:

1. Distruggere i barconi prima che partano (come se cosi tutti i problemi di quei “pazzi” che li prendono rischiando di morire venissero risolti).

2. Le famigerate “quote migranti”: quel sistema che cioè obbligherebbe tutti gli stati dell’Unione a “prendere”, manco fossero pastiglie per il mal di testa, un certo numero minimo di migranti, diminuendo così il peso della loro accoglienza e integrazione che altrimenti sarebbe unicamente sulle spalle dei paesi di sbarco, Grecia e Italia.
La cosa singolare è che non solo alcuni paesi, Francia, Germania e Inghilterra su tutti, non sono per nulla a favore di questa “accoglienza”, ma anche che tutti gli altri, di fronte alla guerra e alla fame che spinge quegli uomini e quelle donne a rischiare la vita per venire in Europa, riescono a ragionare solo su come “spartirsi quelli che sopravvivono” e “impedire altre brutte domeniche in cui si sente al telegiornale di tragedie nel mare”.

Devo riconoscere che tutti forse ci sentiamo un pò a disagio parlando di questa tematica perché, sebbene accada sulle nostre coste, è lontana e con la nostra realtà quotidiana non ha nulla a che fare.
Chi di noi però, se si immedesima in uno di quei migranti, non prova per loro un sentimento perlomeno di tenerezza?
Chi di noi però vorrebbe essere trattato come un numero, una quota da spartire?
Chi di noi però, fuggendo dalla guerra, vorrebbe che questo gli venisse impedito?

Oggi il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, parlando di questo argomento ha detto: “Il sistema delle quote per i migranti non è umano. L’Europa finora non ha avuto un programma per le immigrazioni. È sempre stata a rattoppare le urgenze. Adesso hanno fatto le quote per i rifugiati ed io trovo questa decisione veramente poco umana e poco cristiana. L’immigrazione è un problema che bisogna affrontare non nell’emergenza: bisogna avere un programma. Questa, infatti, è una realtà che c’è e ci sarà sempre di più. Quali sono le cause delle immigrazioni e le cause dei rifugiati? Per le migrazioni, la povertà; per i rifugiati, le guerre. Finché ci saranno povertà e guerre nulla cambierà”.

Ecco uno che guarda per davvero al dramma di quegli uomini e quelle donne che si imbarcano su quelle dannate carrette del mare.
Ecco uno a cui veramente la singola vita umana sta a cuore.
Ecco uno che dunque è in grado di andare al cuore del problema.

In aggiunta a questo Papa Francesco poi, incontrando l’associazione Scienza & Vita, ha dichiarato che “lasciar morire i nostri fratelli sui barconi è un attentato alla vita, così come lo sono la piaga dell’aborto, la morte sul lavoro per la mancanza di minime condizioni di sicurezza, il terrorismo, la guerra e anche l’eutanasia. Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici”.

In modo quasi inaspettato Papa Francesco ha definito tutti questi fatti “piaghe” ponendoli allo stesso livello, nonostante per l’opinione pubblica alcuni di essi siano ormai accettabili se non persino delle conquiste per l’uomo (eutanasia e aborto su tutti).

Il Papa ha poi aggiunto anche che “il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici. Quando parliamo dell’uomo non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana”.

E’ proprio questo forse allora il problema…nonostante tutta la tecnologia che abbiamo e tutti i presunti “diritti” per cui lottiamo stiamo facendo tutto tranne che progredire! L’uomo regredisce se non tratta con valore la vita umana, se non vede un bene negli altri uomini e se per loro dunque non si adopera.
Se da un lato è vero forse che non sappiamo come “risolvere” il problema dei migranti, dall’altro è ancor più vero che non è questo il punto. Questa frase del Papa è infatti profondamente vera e valida anche per chi, come noi, con la guerra o la povertà non ha tanto a che fare.
Molti sostengono che la Chiesa dovrebbe farsi i fatti suoi, quel che sembra personalmente a me invece è che proprio dalla Chiesa venga la sola speranza di trattare le cose, tutte, per la verità che sono.

Negare l’evidenza

A quanti ragazzi sarà capitato di prendere un brutto voto a scuola e, tornati a casa dalla mamma, negare anche solo di essere stati interrogati?!
A quanti ragazzi sarà capitato di fare una scemenza e nasconderla ai genitori fino a diventare indifendibili?!
A quanti genitori sarà capitato di negare con amici e parenti che i figli facevano fatica a scuola?!
A quanti adulti sarà capitato di fare un errore a lavoro e nasconderlo al capo il più a lungo possibile per non subire rimproveri?!
A quante donne sarà capitato di inventarsi che sono brave a cucinare e stirare solo per farsi belle davanti a un uomo?!
A quanti responsabili di aziende sarà capitato di dire che loro vogliono che le donne lavorino quanto gli uomini, ma poi incazzarsi se queste restano incinte?!
A quanti di noi, grandi e piccoli, quando si esce e si discute con gli amici capita di non dire ciò che in realtà si pensa per paura di essere esclusi dal gruppo?!
A quanti uomini nel mondo sarà capitato di dire che il calcio nella vita non era abbastanza per loro solo perché in realtà non erano poi cosi bravi?!
A quanti tifosi del Milan e dell’Inter oggi viene voglia di rinnegare la loro fede calcistica se qualcuno gli chiede che squadra tifano?!
A quanti bambini sarà capitato di dire che Charizard era il loro pokemon preferito solo perché non riuscivano a catturare MewTwo?!

Tutti noi nelle situazioni scritte sopra ci siamo comportati come dei giganti rispetto a quanto invece oggi il governo turco, negando il genocidio armeno del secolo scorso e attaccando il Papa per averlo semplicemente ricordato, sta urlando scleroticamente al vento.

I governi mondiali, quello italiano in primis, con il loro assordante silenzio dichiarano che la verità viene dopo la difesa dei propri personali interessi.

Il Papa, con le sue parole, mostra al mondo cosa voglia dire essere liberi e, per dirlo come lo ha detto lui, franchi.

La Via Crucis nel XXI Secolo – I Veri Perseguitati di oggi sono i Cristiani

Ormai lo sapete tutti, anche se a dirla tutta la notizia ci ha messo un po’ a venire assimilata e discussa nei salotti di noi privilegiati cittadini dell’occidente civilizzato: ieri 147 studenti Cristiani all’università di Garissa in Kenya sono stati brutalmente uccisi da un commando di islamici del gruppo terroristico Shabaab affiliato ad Al Qaeda. Sembra impossibile credere ai racconti della strage che sono riportati, in alcuni casi con gravi omissioni di particolari, sui giornali di oggi: gli 815 studenti del campus sono infatti stati radunati nelle aule dell’università per essere poi divisi secondo la loro fede di appartenenza: i musulmani che sapevano recitare a memoria i versi del Corano sono stati liberati, i cristiani invece li hanno uccisi.
Fa specie paragonare la sollevazione popolare avvenuta dopo la strage di Charlie Hebdo con il silenzio assordante con cui è stata accolta ieri la notizia della strage dei Cristiani in Kenya, ultima di una serie continua di eventi che stanno colpendo chi crede in Gesù Cristo e nella Chiesa.
Secondo il “Pew Research Center” di Washington i Cristiani sono discriminati in 139 paesi, ovvero il 75% dei paesi riconosciuti nel mondo.
Vi starete chiedendo però ora quale sia il punto del discorso: beh la questione è che nonostante queste tragedie la mobilitazione internazionale, se si escludono i continui richiami di Papa Francesco, è pressoché assente (i grandi del mondo sono impegnati a stringere accordi per il nucleare in Iran in questi giorni non han mica tempo per altro). La cosa ancora più impressionante è forse la mancanza di informazioni riportate dai media…
La Francia presa a modello di laicità e che tutti hanno giustamente sostenuto dopo gli attentati di Parigi non ha degnato ad esempio di grande attenzione l’attacco ai Cristiani in Kenia: pensate che ieri su Le Monde la notizia dell’attentato era solamente in fondo al sito…
Cesare Martinetti su “La Stampa” di oggi fa interessante riflessione: “Di integralismo si può morire per le fucilate degli uomini del Califfato, ma si può anche morire per la stupidità di quelli che hanno fatto della laicità un nuovo integralismo e non una difesa di esso”.
Pochi sanno ad esempio che la metro Parigina ha recentemente censurato l’annuncio di un concerto di un trio di sacerdoti cattolici con lo scopo di raccolta fondi per i cristiani perseguitati in Oriente perché “la Francia è un paese laico e non può permettersi di fare pubblicità a una religione e non a un’altra, e chi se ne frega se questa farebbe del bene a qualcuno…”
Non domi di tutto questo, visto che si può dire qualsiasi cosa ma è innegabile che l’Europa e tutta la cultura Occidentale siano fondate sul Cattolicesimo, sono partite anche le prime battaglie per cambiare l’appellativo di tutti i comuni che ad oggi riportano un nome cattolico, sempre a favore della grande laicità di stato.
In tutto questo poi i Cristiani non sono liberi di esprimere un’opinione riguardo cosa sia un diritto e cosa no e devono resistere agli attacchi di chi, i terroristi islamici, vorrebbero eliminarli con la forza; ma anche di chi, con uno stile più occidentale, preferisce usare tecniche più raffinate per togliere di mezzo loro e il loro pensiero “retrogrado”.

Verrebbe quasi da chiedersi se vale la pena essere Cristiani quando tutto è contro la Cristianità.

Fa specie poi che tutto questo accada proprio oggi, Venerdì Santo, giorno della morte in croce di Gesù. Sorge spontanea quasi la domanda: “Dove sei Dio, se hai potuto creare un mondo così, se permetti impassibile che a patire le sofferenze più terribili siano i più innocenti?”
A questo ha risposto ieri Papa Benedetto XVI attraverso un articolo pubblicato sul Corriere della Sera:

http://www.corriere.it/cultura/15_aprile_02/gli-spettatori-male-che-non-vedono-dio-ca7d9884-d8f4-11e4-938a-fa7ea509cbb1.shtml

Benedetto, parlando di tutti i Venerdì Santi sopportati dall’umanità nel XX secolo, dice:

“Il momento più tremendo della Passione è quello in cui, al culmine della sofferenza sulla croce, Gesù grida: <Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?>. Oggi è come se tutti fossimo posti letteralmente in quel punto della passione in cui essa diviene grido di aiuto al Padre. Si tratta di una domanda che non è possibile dominare con parole e argomentazioni. E’ una domanda che può solo essere vissuta, patita: con colui e presso colui che sino alla fine l’ha patita con noi e per tutti noi. Va notato però che Gesù non constata l’assenza di Dio, ma la trasforma in preghiera. Se vogliamo porre il Venerdì Santo del ventesimo secolo dentro il Venerdì Santo di Gesù, dobbiamo far coincidere il grido d’aiuto di questo secolo con quello rivolto al Padre, trasformarlo in preghiera al Dio comunque vicino. Gesù ha veramente preso parte alla sofferenza dei condannati, mentre in genere noi, la maggior parte di noi, siamo solo spettatori più o meno partecipi delle atrocità di questo secolo. È curioso che l’affermazione che non può esserci più alcun Dio, che Dio dunque è totalmente scomparso, si levi con più insistenza dagli spettatori dell’orrore, da quelli che assistono a tali mostruosità dalle comode poltrone del proprio benessere e credono di pagare il loro tributo e tenerle lontane da sé dicendo: «Se accadono cose così, allora Dio non c’è». Per coloro che invece in quelle atrocità sono immersi, l’effetto non di rado è opposto: proprio lì riconoscono Dio. Ancora oggi, in questo mondo, le preghiere si innalzano dalle fornaci ardenti degli arsi vivi, non dagli spettatori dell’orrore. Non è un caso che proprio quel popolo che nella storia più è stato condannato alla sofferenza, che più è stato colpito e ridotto in miseria sia divenuto il popolo della Rivelazione, che ha riconosciuto Dio e lo ha manifestato al mondo. E non è un caso che l’uomo più colpito, che più ha sofferto – Gesù – sia la Rivelazione. Non è un caso che la fede in Dio parta da un capo ricoperto di sangue e ferite, da un Crocifisso; e che invece l’ateismo abbia per padre Epicuro, il mondo dello spettatore sazio”.

Myriam: pensieri di una bambina in fuga dall’Isis

Chi di noi che ne siamo lontani non vorrebbe fermare a ogni costo e con ogni mezzo i terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non vorrebbe farla pagare ai terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non ha paura che i terroristi dell’Isis gli tolgano tutto?!
Chi di noi che ne siamo lontani non si scandalizza e non inorridisce di fronte ai crimini contro l’umanità dei terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani oserebbe immaginare o anche solo ipotizzare di perdonare i terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non ha preso per matto Papa Francesco quando ha lanciato il Giubileo straordinario della Misericordia in cui tutti, anche i terroristi dell’Isis, potranno venire perdonati dalla Chiesa?

Myriam, una bambina irachena di 10 anni in fuga dall’Isis, sicuramente risponderebbe no a tutte queste domande.
Se non ci credete e vi interessa sapere cosa sia la fede Cristiana guardate qui:

Senza vergognarcene certamente pochi di noi che ne siamo lontani durante il giorno pensa a chi veramente è perseguitato dai terroristi dell’Isis ed è anche giusto e normale vivere nella realtà in cui siamo che grazie a Dio non è ancora così dura come quella della piccola Myriam.
La cosa straordinaria di questo video è però che dopo averlo guardato è come se i problemi e le preoccupazioni pur giuste che ognuno di noi ha si rimettessero al loro posto acquisendo il giusto peso.
Questa bambina è una rivoluzionaria!
Alla fine del video la piccola ringrazia il suo intervistatore per averle permesso di condividere la sua esperienza. Per quel che vale anche io voglio ringraziarli entrambi e Myriam ovviamente in particolare: è incredibile e quasi sconvolgente la libertà con cui parla di chi le ha tolto tutto (se penso a quante volte i nostri problemini sembrano tutto e quasi ci dominano la differenza è evidentissima!).

Se dunque questo semplice blog può aiutare, per usare parole sue, a “condividere il suo sentire” sarà valsa la pena farlo solo per quello!

Je suis Dolce&Gabbana

L’8 Gennaio scorso, come tutti sappiamo, è la data in cui sono avvenuti i terribili attentati di Parigi ad opera dei terroristi dell’ISIS contro la sede del giornale satirico francese di Charlie Hebdo.
Quel tragico evento è stata occasione di richiamo per tutti e sui giornali ovunque si leggeva il concetto di libertà descritto come “diritto a dire la mia su qualsiasi cosa, e se quel che scrivo urta gravemente la libertà di qualcuno fa niente”.
Quei giorni ovunque si leggeva la scritta #JeSuisCharlie perché quel giornale era “esempio” di cosa volesse dire essere “liberi”…
Oggi, a poco più di due mesi da quegli eventi, capita che due famosi omosessuali (Dolce & Gabbana) facciano dichiarazioni a favore della famiglia, cosiddetta dai media, tradizionale (come se ce ne fosse una innovativa).
Viviamo però in un mondo di moralismi in cui è lecito sì esprimere il proprio parere ma solo se questo è di moda, e i pareri pro-gay oggi vanno oggettivamente di moda!
Fa ridere poi che altre star, i cantanti Elton John e Ricky Martin e la ex-tennista russa Martina Navratilova ad esempio, anche loro omosessuali, abbiano attaccato violentemente tali dichiarazioni lanciando una campagna di boicottaggio contro i prodotti di Dolce & Gabbana. Stupisce la stupidità della reazione avuta da questi presunti “cervelli” del nostro tempo: hanno pensato che boicottando una linea di abbigliamento a perderci ad esempio sono le semplici persone che ci lavorano, molto più che Dolce & Gabbana?
Non so se ricordate ma qualche tempo fa era successa una cosa simile per la Barilla quando Guido Barilla, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara, aveva dichiarato che per l’azienda alimentare la famiglia era “solo” quella tradizionale. Anche in questo caso attraverso il “tam tam” dei social network si era arrivati a boicottare la pasta dell’azienda in questione fino a che poi Barilla ha dovuto fare dietro-front perché “vendere” è tutto e visto che il mondo è moralista è giusto mettere da parte le proprie opinioni a favore delle mode…
La verità è che oggi se dici qualcosa contro i gay sei portatore di omofobia e sei arcaico!
Si può però dire che certe battaglie dei gay sono integraliste o no?
Si può cominciare a dire che un dialogo che rispetti l’identità e la storia di tutti deve tenere dentro anche quella di chi è a favore della famiglia “tradizionale”?
Questo articolo non ha la presunzione di risolvere o minimizzare i problemi dei gay oggi ma è semplicemente il frutto di constatare cosa per il mondo voglia dire essere liberi!
Visto che l’esperienza di chi scrive è quella di concepire la libertà, come dice il Papa, “non certo come il fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. La libertà ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita!”
Per fare scelte buone nella vita mi piacerebbe imparare a discutere in modo vero e non ideologico su un tema come quello dell’omosessualità con chi omosessuale lo è.
L’impressione però è che molti di questi reclamatori di presunti “nuovi diritti” preferiscano urlare piuttosto che discutere e questo personalmente mi dispiace.

7 milioni sotto la pioggia

Io se piove e non ho nulla da fare mi rinchiudo in casa e non esco,
io se piove e devo uscire non prendo i mezzi perché ci mettono troppo,
io se piove prendo piuttosto la macchina e sto due ore in coda nel traffico,
io se piove ho una scusa per essere arrabbiato e dire a sera che sono stanco,
io se piove tutto farei tranne che mettermi in piazza a sentire uno che parla.
E invece nelle Filippine gli scorsi giorni, nonostante la grande pioggia (lì ci sono gli uragani per davvero), 7 milioni di persone (oh 7 milioni!!) sono andate alla messa finale del viaggio che Papa Francesco ha fatto in Asia.
Di questa visita, come molti articoli già riportano, si potrebbe dire che la cosa che ha colpito di più del Papa sia stata la sua capacità, nonostante l’età, di cambiare programma adattandosi alle condizioni e stare di fronte al dolore di chi si trovava davanti mettendo da parte i discorsi che aveva preparato perché, parole sue, “quel che aveva davanti era troppo più di quanto avesse immaginato”;
si potrebbe sottolineare come ha parlato della libertà, del valore del pianto, della famiglia, della corruzione e della lotta contro la povertà….ma in realtà la cosa che non mi levo dalla testa è che, in un luogo dove le persone hanno il terrore della pioggia perché li distrugge, sette milioni abbiano sfidato la loro più grande paura per andare alla messa del Papa (una volontaria ne è stata addirittura uccisa). Perché lo hanno fatto? Non ha senso apparentemente!
L’unica spiegazione sensata è che, consapevolmente o meno, sentivano che il Papa potesse essere risposta ai loro problemi, a quello di cui hanno bisogno.
Verrebbe da chiedersi poi se siano pazzi perché spesso pare che la chiesa sia fonte di problemi e che sia vecchia e dovrebbe farsi i cavoli suoi. Il fatto che però fossero in sette milioni toglie questo dubbio, è impossibile fossero tutti matti!
Evidentemente forse nelle Filippine le persone vivono sì vite molto più dure delle nostre ma hanno almeno un’ipotesi su cosa possa essere di conforto nelle loro giornate, e questa almeno a me pare proprio tanta roba…