Ezio Bosso: un gigante del nostro tempo

Non so se abbiate avuto anche voi la mia stessa impressione ma, guardando il discorso e l’esibizione di Ezio Bosso a Sanremo, mi è parso di trovarmi davanti a un gigante, in un corpo debole e fragile forse, ma con una capacità di guardare con serietà e verità alla sua vita in un modo che in televisione non mi era mai capitato di vedere.

Sarà stato che Sanremo con tutti i suoi nastri arcobaleno mi annoiava e non volevo guardarlo ma il suo ingresso e il suo quarto d’ora di presenza sul palco dell’Ariston sono stati una sorpresa oggettivamente inaspettata.

Chi di noi “sani”, guardandolo entrare sulla sua sedia a rotelle tutto piegato dalla sua malattia, si aspettava di vedere quel che poi è accaduto?!
Quante volte vi è capitato di vedere un malato che, davanti a milioni di persone, non si vergogna della sua malattia ma mostra anzi come non solo non sia stata un limite ma sia stata una risorsa per la sua vita?!
Chi di noi “sani”, guardandolo entrare, non ha provato un senso di pietà verso quell’uomo e invece poi, sentendolo parlare, ha iniziato a sentirsi piccolo piccolo davanti all’enormità di quel che aveva davanti?!
Chi si aspettava che facesse spaccare dal ridere?! Guardate come ha risposto a una battuta del famoso blog satirico di Spinoza!!!!

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Chi di noi “sani” si aspettava di sentirsi dire da un malato di SLA che “noi uomini siamo buffi perché diamo per scontate le cose belle“?!
Chi di noi “sani” aveva mai sentito parlare di musica come ha fatto lui?!
Chi di noi “sani” non desidererebbe riuscire a parlare in modo così consapevole e bello del suo lavoro e della sua vita?!
Chi di noi “sani” si aspettava di ascoltare un artista spiegare che il brano che porta a Sanremo ha a tema “l’importanza di perdersi per imparare a seguire perché noi diciamo che perdere è brutto ma non è vero: perdere i pregiudizi, le paure, perdere il dolore…ci avvicina e ci fa seguire“?!

Chi di noi “sani” si aspettava di sentire e veder suonare quel “malato” come ha fatto?!

Chi di noi “sani”, al termine della sua esibizione in cui tutti a casa e a teatro eravamo uniti dallo stupore verso la bellezza di ciò che avevamo visto, si aspettava di sentire che “la musica come la vita c’è un solo modo di farla: insieme“?!

A un certo punto del suo discorso il maestro Bosso ha detto: “La musica è una vera magia, infatti non a caso i direttori hanno la bacchetta, come i maghi, uguale!

Beh caro Ezio, quel che ci hai fatto vedere sembra davvero una magia, grazie!

E voi miei affezionati lettori, se non avete avuto la fortuna di vederlo dal vivo, date un occhiata a quel che ci ha fatto vivere e vedere questo straordinario uomo.

Guardate che roba! 
 

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MisterCaos: un poeta di strada di periferia

Cari miei amici lettori oggi ho in serbo per voi una sorpresa.
Per la sezione “Personaggi” Opinionandolo si è lanciato nella sua prima esperienza di intervista, e ha scelto di farlo con un personaggio realmente particolare e che merita di essere conosciuto: MisterCaos.
MisterCaos è un giovanissimo poeta di strada di San Donato Milanese che, per usare parole sue, dall’inverno 2013 assalta la strada a colpi di versi affiggendo per le vie di San Donato e di Milano alcune tra le sue poesie.

Vi starete forse chiedendo perché ho scelto di intervistarlo?
Magari della poesia di strada o della poesia in generale infatti non vi interessa nulla e avete tutto il diritto che sia così…questo ragazzo però ha qualcosa di realmente interessante da dire valido per tutti per cui aspettate ad abbandonare l’articolo!!!

Chi di noi infatti può dirsi capace di guardare a un suo presunto “limite” e farne la sua più grande risorsa?!
Chi di noi riesce a mettere da parte i castelli mentali su cosa il mondo si aspetta lui faccia nella sua vita e segue realmente i suoi talenti?!
Chi di noi usa il suo talento per migliorare la realtà di periferia in cui vive e non ne fugge via?!

Vi interessano questi temi?
Allora andate avanti a leggere!

1. MisterCaos, leggendo la biografia sul tuo sito, ti definisci poeta e artista: da dove è nata questa passione e che cosa hanno significato per te nella tua vita l’arte e la poesia, al punto da farle diventare il tuo lavoro?

Il tutto parte da un avvicinamento alla cultura hip hop, e l’attrazione verso il mondo del graffito, del rap e della street art, interessi paralleli a quello della scrittura. Portandoli avanti in modo costante sono inevitabilmente confluiti in uno stesso bacino, che ha preso il nome di MisterCaos, poeta (più o meno) e artista (ci proviamo).
Le passioni dapprima rappresentano degli interessi che accompagnano il tuo crescere poi, se davvero si riesce a credere in quello che si sta facendo, in modo naturale diventano la tua vita (o il tuo lavoro). Succede anche nello sport, nella vita politica e in diversi altri campi.

2. Negli ultimi tempi sulla tua pagina Facebook hai mostrato molte fotografie di te in versione “Maestro Caos” nelle scuole elementari: perché vai a insegnare ai bambini? Cosa gli racconti?

Credo che ci sia molta ignoranza verso il mondo delle arti di strada.
Si confondono i graffiti con la street art, e della poesia di strada spesso non si conosce per nulla.
Io semplicemente racconto cosa c’è li fuori: come si cataloga, come si riconosce e come lo si può apprezzare, perché è importante che ci sia, perché è nato e a cosa serve.
Cerco sempre anche di rompere alcuni luoghi comuni e stereotipi che si sono radicati del background culturale popolare rispetto a “quelli che scrivono sui muri”.

3. Dal 20 Ottobre al 9 Novembre scorso si è tenuta la tua prima mostra dal titolo “Cose a Caos” a San Donato Milanese: perché, tra tutti i possibili, hai scelto proprio questo titolo?

Cose a CAOS” nasce dall’esigenza prettamente personale di fare ordine verso tutto quello che ho fatto da quando ho iniziato ad oggi.
Quale nome migliore per “riordinare” le idee? Un titolo da leggere su più livelli, come spesso cerco di fare con le mie poesie, e allo stesso tempo un sigillo identificativo di cosa andavo a fare.

4. Mi devo esporre…tra tutte le tue opere che ho visto La Periferia è il respiro grezzo di una strada messa tra “virgolette” è quella che forse mi ha colpito di più. In un tuo post, al termine della tre giorni di lavoro che tu e altri artisti avete fatto nel tuo quartiere a San Donato hai scritto: “Tutte le sfumature della periferia. La mia periferia, quella che mi ha portato qui, e che per 3 giorni è diventata il centro del mondo“. Cosa è accaduto in quei tre giorni? Perché, guardando alla tua esperienza, provenire da una zona di “periferia” non è una sfiga?

Non so dirti perché non è una “sfiga” (per me è una figata); personalmente mi sono sempre spinto per trasformare i difetti in punti di forza, o comunque spunti da cui partire. Ad esempio, sono dislessico e ho scelto di focalizzare il mio modo di fare arte usando solo le parole (e tutto quello che le circonda).
Forse è solo una sorta di riscatto sociale, o qualcosa di simile. So solo che nonostante tutto quello che si dica sulla mia periferia (cerca “via di vittorio” su google), essa è il posto che mi ha tirato su, nella quale ci sono nato per Caos, e a cui sono molto riconosente.
Tornando alla prima domanda: abbiamo semplicemente (con il resto dei writer e street artists di San Donato Mil.se) creato un evento che arricchisse il quartiere.
Ti lascio qualche numero:
70 artisti da tutto il mondo (Italia – Lombardia, Piemonte, Friuli, Sardegna – Spagna, Svizzera, Hong Kong);
25 pareti 6×12 metri (il che fa rientrare l’evento tra i primi 5 mai realizzati in Italia per dimensione);
2000 spray, 150 kg di vernice, 7 bracci meccanici, 3 impianti audio distribuiti per tutta la via, 4 situazioni sportive differenti in contemporanea (box, crossfit, calestenic, basket), animazione per bambini, stand di tattoo, e ancora… Un festival a 360°.
Un botto di critiche (infondate e di strumentalizzazione politica);
Tantissima voglia di divertirsi.

5. E per il 2016 cosa hai in mente? Ci sono già progetti in vista?

Le idee son sempre troppe e a volte si sovrappongono. Ho già in cantiere un po’ di murate da realizzare. Saty Caos.

6. Ti va di salutarci con una poesia delle tue?

Appassionarsi controvento, per lasciar che i sogni prendano il sopravvento

Avete capito cosa intendevo?

MisterCaos è un ragazzo normale di una zona periferica che è stato in grado di guardare a sè e a cosa fosse bravo a fare in maniera realmente vera e questa vi sfido a dire che non sia una cosa dannatamente difficile da fare! Ancora più difficile è poi scegliere di usare un talento per (sempre usando parole presenti nella biografia sul suo sito) prediligere sobborghi degradati e quartieri marginali, con l’idea di riportare l’arte e la poesia tra la gente. Questo è qualcosa che, anche se di arte e poesia apparentemente non vi interessa nulla perché siete grezzi come me che scrivo, è però vero anche se fate gli avvocati, i medici, i parrucchieri, gli ingegneri, i panettieri o qualsiasi altro mestiere!
Non sarebbe più figo lavorare sapendo che si può farlo anche così?!
Per questo val la pena seguire MisterCaos e per questo io lo seguo: se vi inizia a interessare e di lui volete sapere di più, qui c’è scritto come vedere che razza di Cose a Caos combina.

Quando la realtà sconfigge ogni ragionamento

Al giorno d’oggi, con la crisi che c’è e tocca tutti nel mondo, chi non desidererebbe incappare in una giornata particolarmente “fortunata” o, ancor più, in una vincita inaspettata?
Quante volte infatti, nonostante le cose che abbiamo, ci lamentiamo perché, anche giustamente a dire il vero, vogliamo di più?

Leggendo in giro vari articoli stamattina mi sono imbattuto nella storia di Ana Dos Santos Cruz, giovane disoccupata brasiliana che, con un compagno in galera e un bambino di tre anni da sfamare, ha trascorso mesi e mesi a rovistare tutti i cassonetti della spazzatura dei quartieri ricchi di San Paolo, la sua città.
Qualche tempo fa, quello che probabilmente sembrava un giorno come un altro si è trasformato in qualcosa di assolutamente diverso però: mentre infatti rovistava in un cassonetto, sperando al massimo di trovare qualche avanzo di cibo da dare al suo bambino, la giovane ha intravisto e raccolto un libretto di assegni già compilati per migliaia di dollari e senza destinatario.

A questo punto voi direte: “che fortuna! Beata lei!”, ma la storia invece non finisce qui.
Leggendo tra le causali infatti, la giovane donna ha visto che quel denaro era una libera donazione destinata al “Barretor Cancer Hospital”.

Ora, prima di continuare il racconto, penso possa essere interessante fare lo sforzo di immaginarci al suo posto e con il suo bambino affamato accanto per verificare se, anche solo in una remota parte del cervello, si palesi in noi l’idea di non incassare quegli assegni. Chi di noi lo avrebbe fatto?! In quel momento la ragione, la testa, il mondo intero quegli assegni se li sarebbe tenuti per sé.
Ana la senzatetto invece non ne ha incassato neppure uno e, senza fare nessun calcolo opportunistico, li ha tutti consegnati all’ospedale cui erano destinati originalmente. Immaginate, guardando suo figlio, con che fatica avrà rinunciato a quei soldi, nonostante avesse tutte le ragioni per tenerseli.

Il direttore dell’ospedale allora, sorpreso da quanto avvenuto, ha raccontato la vicenda e altre cose inaspettate sono accadute:

Le tv hanno rintracciato la giovane donna tra i cassonetti e, raccontando la sua storia, hanno mostrato a tutti cosa possa generare una umanità buona;
Un centro commerciale si è accorto che, oltre a essere una giovane mamma, Ana era anche bella, per cui l’ha presa come modella per la sua campagna pubblicitaria;
Con i soldi dell’ingaggio da modella infine Ana ha ripreso a studiare e, soprattutto, a sfamare regolarmente il figlioletto.

Sembra quasi la storia di un film a lieto fine lo so ma, se vi documentate, scoprirete che quanto scritto è tutto vero.

Personalmente ho trovato sorprendentemente nuovo e rivoluzionario l’atteggiamento di Ana perché, al giorno d’oggi, è veramente difficile vivere senza costruire le nostre giornate (a lavoro, in casa o con gli amici) come il susseguirsi di azioni pre-determinate frutto di una serie di calcoli e ragionamenti aventi il solo obiettivo di raggiungere gli obiettivi, pur buoni, che ci siamo posti.

Ana non ha fatto calcoli quando ha portato quegli assegni all’ospedale!
La scelta di rinuncia le ha donato un’inattesa e ancor più grande abbondanza però, non è stata follia!
Grazie a lei oggi è più facile dire che la realtà stessa, per come è, vince sul mero ragionamento. La vita di questa giovane donna è diventata infatti più bella di quanto ogni sua idea o immagine avrebbero potuto fare.
Sarebbe bello avere questo atteggiamento tutti i giorni, anche noi, nel mezzo di quanto abbiamo da fare, ma è possibile?!
Come disse il buon Lucio Battisti: “Lo scopriremo solo vivendo!”

Baraccata

Io vengo da una terra piena di storie di uomini che, non possedendo nulla se non la propria casa, anni fa iniziarono ad ospitare viandanti e turisti, persino offrendogli il proprio letto, ed in breve tempo costruirono quella che oggi è la provincia di Rimini.
A noi l’accoglienza la insegnano a scuola, ce l’abbiamo nel sangue ed è per questo che è difficile per me restare sbalordito dell’ospitalità altrui.
Ho visto troppe tavole imbandite, tante sale da pranzo tirate a lucido, ho conosciuto molti maestri dell’ospitalità. Ma non mi ero ancora imbattuto in Fausto Pantaleoni. Statuario, severo, deciso, carismatico, un fisico che nonostante l’età non mostra cenni di cedimento, tipico di chi ha passato la vita a far lavori manuali. Sì, perché Fausto lavora in un’officina, la sua, lasciatagli dal padre, e che porta avanti insieme al fratello. Ed è proprio questo il luogo dove nasce e cresce la famiglia Pantaleoni: è la parte più importante della tenuta, il luogo in cui risiede il focolare famigliare. E lui oggi ne ha spalancato le porte per noi, dei semplici ospiti, per una delle sue famosissime “Baraccate”, e con un solo gesto ha spiegato molto meglio di un libro cosa vuol dire accogliere persone in casa propria.
Ma basta frasi fatte e cose vaghe, facciamo parlare i numeri, perché sono la parte veramente incredibile, sono quelli che rendono consistente tutto quanto. Ho chiesto personalmente a Fausto le cifre esatte di ciò che ci ha offerto per evitare che tu lettore inizi a usare la fantasia, semplicemente perché certe volte la realtà è molto più incredibile di ciò che possiamo immaginare. E così è stato.

92 l di vino di qualità
30 kg di maiale al girarrosto
40 filoni di pane
5 cotechini da 1 kg
5 teglie di pizza
8 kg di patate
3 kg di lenticchie
7 torte
2 kg di salame
5 kg di tagliatelle al ragù
1 prete

Eravamo circa una trentina, non sono un esperto, ma sono circa 2 kg di cose a testa. Una quantità spropositata. L’unica regola era “Non si avanza niente”. Chiunque con un minimo di buon senso può rendersi conto dell’incredibilità di ciò che è avvenuto. Non serve aggiungere altro, se non delle scuse per non essere stati all’altezza, perché alla fine delle 7 ore di pranzo qualcosa è rimasto. Sappiate una cosa però, nessuno di quei ragazzi ieri mangiava perché aveva fame (all’antipasto eravamo stonfi) ma andava comunque avanti perché qualcun’altro aveva preparato per lui, anche per il più misero e stronzo di tutti. Sono successe tante cose ieri, in particolare a un certo punto si è presentato in officina il prete del paese, molto amico della famiglia. Ha celebrato messa per alcuni (Fausto non voleva farci mancare proprio nulla) e a un certo punto ha detto questa frase: voi avete dentro la gioia delle cose semplici. Personalmente Fausto mi ha fatto riscoprire questa cosa, perché in fondo ci ha solo radunato intorno a un tavolo e ci ha fatto stare assieme, senza farci dimenticare quanto sia stupendo vivere così, con cuore semplice e grato. Purtroppo non vivremo mai abbastanza a lungo da ringraziare abbastanza Fausto e sua moglie, Miriam, così affettuosa e materna. Dietro ad un grande uomo non può che esserci una grande donna.
Questa domenica sono successi fatti eccezionali come la Ferrari che torna a vincere o il podio tutto italiano della MotoGp, ma io la ricorderò sempre come la domenica in cui Fausto Pantaleoni ha dimostrato a istituzioni come la Guida Michelin, il Gambero Rosso o Tripadvisor quanto siano degli idioti. Perché ancora non hanno capito che i migliori ristoranti sono le case, o meglio le baracche.

Lunga vita al re pantaLeone!

Myriam: pensieri di una bambina in fuga dall’Isis

Chi di noi che ne siamo lontani non vorrebbe fermare a ogni costo e con ogni mezzo i terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non vorrebbe farla pagare ai terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non ha paura che i terroristi dell’Isis gli tolgano tutto?!
Chi di noi che ne siamo lontani non si scandalizza e non inorridisce di fronte ai crimini contro l’umanità dei terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani oserebbe immaginare o anche solo ipotizzare di perdonare i terroristi dell’Isis?!
Chi di noi che ne siamo lontani non ha preso per matto Papa Francesco quando ha lanciato il Giubileo straordinario della Misericordia in cui tutti, anche i terroristi dell’Isis, potranno venire perdonati dalla Chiesa?

Myriam, una bambina irachena di 10 anni in fuga dall’Isis, sicuramente risponderebbe no a tutte queste domande.
Se non ci credete e vi interessa sapere cosa sia la fede Cristiana guardate qui:

Senza vergognarcene certamente pochi di noi che ne siamo lontani durante il giorno pensa a chi veramente è perseguitato dai terroristi dell’Isis ed è anche giusto e normale vivere nella realtà in cui siamo che grazie a Dio non è ancora così dura come quella della piccola Myriam.
La cosa straordinaria di questo video è però che dopo averlo guardato è come se i problemi e le preoccupazioni pur giuste che ognuno di noi ha si rimettessero al loro posto acquisendo il giusto peso.
Questa bambina è una rivoluzionaria!
Alla fine del video la piccola ringrazia il suo intervistatore per averle permesso di condividere la sua esperienza. Per quel che vale anche io voglio ringraziarli entrambi e Myriam ovviamente in particolare: è incredibile e quasi sconvolgente la libertà con cui parla di chi le ha tolto tutto (se penso a quante volte i nostri problemini sembrano tutto e quasi ci dominano la differenza è evidentissima!).

Se dunque questo semplice blog può aiutare, per usare parole sue, a “condividere il suo sentire” sarà valsa la pena farlo solo per quello!

Ecco un uomo vero: Enrico Angelini

Sui monti sopra Foligno sorge la cosiddetta “Cascina Raticosa”, rifugio che ai tempi della seconda guerra mondiale ospitò il comando della quinta brigata Garibaldi. In molti (me compreso) non sanno forse che la notte tra il 2 e il 3 febbraio del 1944 da quel luogo 24 giovani partigiani furono presi e deportati dai nazisti che li hanno condotti a morire nei loro campi di concentramento (Mauthausen, Flossenbürg e altri).
Probabilmente nemmeno quello che nei giorni scorsi ha rubato la targa commemorativa e ha disegnato una svastica enorme sul muro conosceva questa storia, o almeno mi piace immaginare sia cosi.
Quello di cui vorrei parlare non riguarda comunque il delinquente che ha fatto questo gesto becero ma la reazione di un uomo, un signore di 90 anni di nome Enrico Angelini, che quel 2 febbraio 1944 è miracolosamente scampato alla retata nazista.
Avvenuto il fattaccio infatti le autorità hanno come al solito immediatamente provveduto ad alzare i toni nel modo più appariscente possibile per condannare l’accaduto e indignarsi a parole come meglio potevano.
La cosa interessante è che mentre loro facevano tutte queste “chiacchere” nei loro uffici non accompagnate da alcun fatto riscontrabile nel pratico, il signor Enrico Angelini non ha pronunciato una parola ma ha fatto molto di più.
Ha preso sverniciatore e raschietto e, mettendo da parte per un attimo tutti gli acciacchi che un uomo della sua età può avere, è tornato a quel rifugio che da giovane lo aveva ospitato e che aveva condiviso con i suoi compagni ormai perduti per rimettere le cose a posto.
Con lo sverniciatore e il raschietto ha cancellato il simbolo nazista.
E dove prima c’era la targa ha appoggiato una rosa.
Da giovane ringrazio i giornalisti che hanno raccontato questa storia perché me l’hanno fatta conoscere. In questo modo, per quel che vale, posso realmente ringraziare il signor Angelini che non conosco ma che ha dato a tutti un esempio di cosa nel pratico voglia dire stare e vivere da uomo di fronte una circostanza certamente drammatica per lui. Sarebbe bello poter stare sempre cosi di fronte alle cose brutte che ci accadono.
E’ rivoluzionario e originale questo modo di essere: grande Enrico!

Un occhio diverso sulla realtà

Quante volte camminiamo per strada e non vediamo nulla?
Tutto ci sembra sempre uguale e noioso, niente è mai nuovo!
Oggi invece racconto la storia di un ragazzo che ha un occhio diverso da quelli di tutti gli altri e che con le sue fotografie mostra come sia possibile “vedere oltre le cose”.
Quel che per noi sono solo strisce pedonali, per lui diventano “Linee bianche su cemento”;
Quel che per noi è un ingresso chiuso, per lui diventa “Saracinesca su scala mobile”;
Quel che per noi è solo un barbone davanti a una metro, per lui diventa “Perché tutti amano gli amici cucciolotti?”;
Quel che per noi è uno snowboard, per lui diventa “Tavola su neve”;
Quel che per noi sono le cartelle della tombola, per lui diventano “Numeri Copribili”.
Sono questi solo alcuni semplici esempi dell’occhio di questo ragazzo la cui principale qualità è stata certamente il non arrendersi quando le sue prime fotografie non venivano comprese dal pubblico: ora invece la sua “arte” inizia a fare tendenza e in rete compaiono persino degli imitatori!
Visitare il profilo instagram di @ma.rgo è un’esperienza che ogni persona dovrebbe fare perché mostra come una realtà per i più insignificante possa acquistare interesse.
Da quel momento quando camminerete in giro per strada tutto quello che già conoscete vi sembrerà diverso e incredibilmente nuovo rispetto al solito.

Il primo amore di tutti i bambini d’Italia: Cristina D’Avena

Holly e Benji, i Puffi, il valzer del moscerino, Sailor Moon, Occhi di Gatto, Mila & Shiro, Ti voglio bene Denver, vola mio Minipony, Rossana, i Pokemon, Lady Oscar, One Piece sono solo alcuni dei capolavori che hanno tenuto attaccati alla tv generazioni di bambini italiani tutti cantati da un’icona, un mito della musica italiana: Cristina D’Avena.
Ieri a casa appena terminato il pranzo domenicale ho rivisto in televisione dopo parecchio tempo questa donna straordinaria cantare alcuni dei suoi successi e mi sono re-innamorato come quando ero piccolo, mi sono immaginato tutte le cucine d’Italia trasformarsi in una curva da stadio piena di ultras che cantavano come dei pazzi le sue canzoni.
Questo fatto mi ha colpito tanto perché ridere è stupendo ma spesso è difficile farlo di gusto perché siamo tutti un po’ immersi nei nostri problemi e spesso “non ne abbiamo il tempo”. Oggi poi che è lunedì e si è ancora più arrabbiati del solito perché ricomincia la settimana solamente pensare e canticchiare le sigle musicali di questa donna a me ha dato la carica per affrontare con un umore migliore e più simpatico la giornata.
Lo sappiamo tutti che i bambini infatti hanno sempre l’occhio lungo e sono più avanti degli adulti a riconoscere le cose belle (e le sigle di Cristina D’Avena lo sono perché altrimenti non mi sarei gasato come un matto ieri dopo tanto tempo). Verrebbe quasi da pensare che sarebbe bello avere la semplicità e la curiosità che avevamo da piccoli. Deve però essere possibile avere questo occhio di bambino curioso e desideroso di scoprire e imparare qualcosa ogni momento anche adesso che siamo adulti. Sarebbe stupendo averlo nel lavoro! Inizio la settimana con la voglia di vedere se questo è possibile, vi farò sapere! E’ incredibile che le sigle di vecchi cartoni animati generino ancora tutto questo no?!

Greta e Vanessa: due giovani con la testa alta

Non avevo intenzione di parlare di quanto accaduto a seguito della liberazione di Greta e Vanessa dopo cinque mesi di prigionia in Siria ma, leggendo di tutto in giro, ho notato con che facilità e disprezzo molti considerassero naturale lasciare morire queste due giovani. Tutto è ridotto al moralistico inorridirsi di fronte alla cifra di un ipotetico riscatto che forse è stato pagato. Ma allora è giusto chiedersi: quanto vale la vita umana? Quando è giusto salvarla e quando no?
Io ci ho riflettuto e mentre la mia mente pensava una cosa del tipo “cavolo però se l’erano cercata queste”, ho avuto un fremito di orrore contro me stesso. E’ si vero che lo stato deve controllare meglio chi va in questi luoghi “difficili” ma queste due hanno 20 anni e, senza mettere in dubbio il gesto di incoscienza che hanno fatto andando in un paese di guerra senza avvertire le autorità, è anche innegabile che sono andate lì con un desiderio oggettivo di fare del bene.
E allora se devo essere sincero, a prescindere dalla modalità usata per liberarle su cui nessuno di noi probabilmente saprà mai nulla di ufficiale, è confortante vedere alle spalle uno stato che fa di tutto per riportare a casa un connazionale in difficoltà (La punizione per la loro imprudenza credo la abbiano pagata nei loro 5 mesi di prigionia).
Questa vicenda però suscita anche questa riflessione più personale: a parte forse questi giorni per i fatti di Parigi, pensiamo mai che quel che di drammatico avviene nel mondo ci tocchi? Pensiamo mai di avere qualcosa da dire almeno riguardo ciò che accade?
Non credo infatti che per incidere nel mondo serva necessariamente andare in un luogo di guerra ma è oggettivamente raro vedere in ragazze di 20 anni questa attenzione alla realtà tutta. Questa vicenda mi fa dunque venire voglia di stare nelle giornate (a lavoro o in famiglia e con gli amici) con la testa alta senza perdere quel che lì e nel mondo succede. Non darebbe forse questo atteggiamento un gusto diverso a quel che si fa? Non sarebbe dunque già di per sé qualcosa di rivoluzionario?
Forse dunque è cosi che, dove noi comuni mortali siamo, è possibile incidere positivamente nella realtà.

#GraziePresidente

La data di oggi 14 Gennaio 2015 sarà ricordata come quella delle dimissioni del più longevo dei presidenti della Repubblica italiana. Non entro nel merito delle disquisizioni tra chi inneggia al suo nome idolatrandone la figura, e chi lo attacca chiamandolo “Re Giorgio” o per il suo passato nel partito comunista.
Il mio giudizio sulla sua figura deriva da quel che ho gli ho visto fare in questi anni: l’unica cosa infatti certa degli ultimi 9 anni nella politica del nostro paese è stato lui, con tutti i suoi pro e contro, che in ogni modo ha lottato per salvaguardarci richiamando ripetutamente alla serietà e al lavoro il parlamento e tentando in ogni modo di opporsi alla deriva di protesta e antipolitica che alcuni partiti, giocando sul dolore delle persone, hanno condotto negli ultimi anni.
Con gratitudine e stupore ricordo l’accorato discorso dopo la sua non desiderata rielezione a presidente della Repubblica in cui, nonostante l’età avanzata, ha attaccato le irresponsabilità commesse da chi risiedeva in parlamento dimostrando una impressionante forza morale e spiegando di aver accettato l’incarico perché, parole sue, “bisognava offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai problemi”.
Il suo costante richiamo all’unità per risolvere i gravi problemi dell’Italia, nel rispetto delle diverse opinioni e vedute del mondo, mi ha sempre profondamente colpito come una posizione di novità che, a quasi 90 anni, è stato in grado di portare a chi molto più giovane di lui continuava e continua a porre la sua idea davanti a tutto trattando dunque l’altro come il male assoluto. Una figura come la sua che realmente poneva il bene comune al centro della sua attività politica mi rassicurava: chi a 90 anni avrebbe accettato di farsi rieleggere invece di godersi un po’di meritato riposo?!.
Dico questo dato che dopo i recenti attentati a Parigi tutti erano d’accordo nel ritenere necessaria per l’Europa quella stessa unità per far fronte alla minaccia del terrorismo islamico, ma già adesso che è passato cosi poco tempo si vedono i primi tentativi da parte di alcuni di usare questo dramma unicamente per un proprio tornaconto politico.
Napolitano è stato esempio di una politica buona negli anni in cui gli altri invece hanno toccato il fondo; è stato esempio che è davvero possibile agire in politica per risolvere i problemi più gravi che oggi purtroppo l’Italia attraversa e ha identificato un metodo per affrontarli: chi la pensa diversamente da me in politica non è per forza cattivo! Esistono problemi che possono essere guardati e affrontati meglio se si uniscono sensibilità anche diverse!
Per questa testimonianza anche io il mio #GraziePresidente: speriamo di non perdere questa eredità che ci ha lasciato.