I 5 mutamenti di posizione in Europa nei confronti dei migranti

Dopo le tragedie degli ultimi giorni la percezione del fenomeno migratorio in Europa è profondamente mutata.

Ecco 5 incredibili campi di posizione avvenuti negli ultimi giorni:

1. La Merkel solo poche settimane fa diceva a una bambina siriana che in Europa non c’era posto per tutti i suoi connazionali in fuga dalla guerra, mentre oggi non pone limiti di numero al numero di rifugiati siriani che la Germania potrà accogliere.

2. L’Ungheria marchiava i migranti giunti a Bruxelles con un numero sul braccio e costruiva un muro lungo il confine con la Macedonia per “difendere i suoi confini”, mentre oggi apre le frontiere permettendo ai migranti di andare in Austria e poi in Germania.

3. Cameron dichiarava che la Gran Bretagna non avrebbe accolto alcun migrante nel suo paese, mentre oggi si dice disponibile a andare a prendere rifugiati siriani direttamente Siria, pensa a contribuire al lavoro della coalizione contro ISIS partecipando ai bombardamenti e con azioni di spionaggio.

4. Papa Francesco invita tutte le parrocchie, i monasteri, i santuari e le comunità religiose d’Europa ad organizzarsi per accogliere una famiglia di migranti a testa.

5. Il popolo europeo mette da parte tensioni e paure contro questi migranti e, dopo averli visti essere pronti a farsi a piedi i 250 km tra Bruxelles e Vienna, li accoglie con applausi, torte, caramelle, garantendogli il wifi gratuito in città per potersi connettere e ricevere informazioni: in poche parole si è smesso di trattare questi uomini come bestie. Molti cittadini austriaci stanno persino andando a prendere i profughi con la loro macchina in Ungheria facendo un gigantesco corteo di solidarietà!

L’immagine del piccolo Aylan che abbiamo visto qualche giorno fa ci ha scosso tutti a tal punto che, sebbene combattuti sulla reale necessità di pubblicare o meno la foto del bambino, la sensazione di vivere in un continente i cui valori fondanti ormai erano andati perduti si era diffusa in tutti i paesi dell’unione.

Personalmente ho trovato però eccezionale il modo in cui alcuni leader europei e, soprattutto, le persone “normali” abbiano mutato atteggiamento nei confronti di questi uomini, donne e bambini. Oggi Papa Francesco all’Angelus ha detto: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!…”. La speranza è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura”.

Vedere nostri concittadini europei preoccuparsi di fare gesti concreti per accogliere questi uomini fa pensare che forse, quei valori di umanità e democrazia che ci siamo sempre vantati di avere, forse non siano andati perduti del tutto.

Abbiamo trascorso mesi, come Italia soprattutto, a implorare l’Europa di aiutarci di più e alla fine è servito un fatto drammatico, esterno e lontano da noi, per farci ricordare chi siamo e ripartire!

Incredibile il potere di una foto no?!

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Aylan: scusaci tanto e grazie…

Aylan…

Scusaci perché l’Europa e noi europei non siamo come avevi sognato;
Scusaci perché i nostri presunti “problemi” ci portano a non dare valore alla vita che abbiamo;
Scusaci perché sono mesi che litighiamo elencando pro e contro dell’immigrazione come si trattasse di discutere i risultati dell’ultima partita del campionato di calcio;
Scusaci per il nostro dannato cinismo;
Scusaci perché non abbiamo fatto nulla per salvare la tua casa a Kobane;
Scusaci perché a tre anni non si deve essere obbligati a scappare di casa e salire su un gommone per sopravvivere;
Scusaci per averti sbattuto in tutte le prime pagine del mondo soltanto oggi;
Scusaci perché non valevi meno di noi;
Scusaci perché, come Europa e come europei, ti abbiamo lasciato morire prima di accorgerci del valore che avevi.

Grazie perché, dando la vita per venire da noi, ci fai riscoprire l’enorme valore di quel che abbiamo;
Grazie perché ieri lavorare è stato completamente diverso;
Grazie perché il dolore di averti visto ci fa desiderare di non lasciare ad altri il compito di costruire un mondo migliore ma ci spinge a voler contribuire a farlo anche noi, nel piccolo della nostra quotidianità;
Grazie perché “l’urlo del tuo corpicino che giaceva a terra” ha scosso il mondo più di quanto sinora abbiano fatto discorsi, articoli e dibattiti in ogni angolo della Terra;
Grazie per averci fatto aprire gli occhi: fino ieri nessuno vi voleva mentre oggi la speranza di un’Europa capace di accoglienza è più viva.

Ora però Aylan, Galip e tutti voi uomini, donne e bambini di cui non sappiamo nomi e storie e che non siamo riusciti a salvare, nostro “compito” è non fermarci al solo contraccolpo sentimentale che avete generato, ma è “usare” questo dolore e questa tristezza per andare oltre i semplici discorsi che abbiamo fatto sinora: basta facili populismi e discorsi da bar!

Non siamo solo italiani, francesi, tedeschi, siriani…siamo tutti cittadini di questo stesso mondo e abbiamo tutti lo stesso desiderio di felicità: è arrivato il momento di smettere di chiederci se sia giusto o sbagliato salvare e aiutare questa gente, ma di discutere solo di come farlo, e se potranno esserci dei rischi anche per noi beh…credo valga la pena correrli.

Giubileo della Misericordia o Stati che costruiscono muri: da che parte stiamo?

L’Ungheria costruisce un muro lungo il suo confine con la Serbia;
Gli Stati Uniti col Messico lo hanno già da tempo;
La Gran Bretagna dice che non solo non vuole immigrati, ma che persino gli studenti europei, terminati i loro studi, se ne devono tornare ai rispettivi paesi d’origine;
L’Austria rafforza i controlli di polizia sui confini nazionali;
Chris Christie, candidato alla presidenza degli USA, promette che, se sarà eletto, risolverà il “problema dei migranti” tracciandoli come pacchi della FedEx.

Si poteva sperare forse che la globalizzazione portasse a una cancellazione delle frontiere e invece, al primo “casino”, vediamo ogni paese pronto a richiudersi dietro le sue quattro mura: magari con il tempo cambieranno idea ma la reazione, il contraccolpo, che hanno avuto praticamente tutti di fronte al problema è stato di volerlo eliminare facendo finta quasi che non esista.

Evitiamo di scandalizzarci però perché chi di noi può affermare con certezza che non farebbe e non fa cosi di fronte alle difficoltà in cui incorre nelle sue giornate?!

Chi di noi realmente pensa di aver meritato di vivere un’esistenza più “facile” di quella di uno di quegli uomini che hanno abbandonato la loro casa per fuggire dalla guerra?

Fa specie che proprio per l’anno prossimo il Papa abbia indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia: anno durante il quale la Chiesa Cattolica si apre totalmente al mondo e a tutti i suoi cittadini attraverso gesti concreti:
– Le donne che hanno abortito potranno essere totalmente assolte;
– I detenuti che, pur meritevoli di pena, si sono realmente pentiti e desiderano inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto riceveranno una grande amnistia;
– Ogni carcerato potrà avere l’indulgenza plenaria.

Proprio nel periodo storico in cui ciò che conta siamo solo noi stessi e la nostra riuscita nelle cose che facciamo (a lavoro, nello studio, a casa…), il Papa propone una soluzione diversa: propone la possibilità di ripartire per tutti, sempre, qualsiasi cosa sia accaduta.

Si tratta di un modo di guardare al dramma di un uomo in modo totalmente diverso da quello che i paesi stanno avendo nei confronti dei migranti (sembra quasi che tutti dicano: “si si potete ripartire e continuare a vivere ma non qui da me…”).
Si tratta però di un modo di vivere profondamente diverso anche da quello che nella maggior parte del tempo viviamo anche noi “uomini normali”: quante volte ad esempio, quando sbagliamo o le cose non vanno come pianificato, ci sentiamo infatti dei falliti senza possibilità di ripartire al punto che non riusciamo neppure a guardarci in faccia?!

Cattolici o meno che siate sarete d’accordo con me nel giudicare perlomeno “originale” l’atteggiamento che il Papa sta proponendo al mondo.

Allora, ora che è arrivato Settembre e la solita routine è ricominciata, quando ci troviamo di fronte a una situazione “scomoda” o brutta non ci resta che scegliere tra due atteggiamenti.

Si potrebbe rifiutare il problema restando chiusi nei nostri pensieri andando giù di morale finché il tempo non laverà via tutte le ferite, oppure si può smettere di guardarsi come dei falliti e ripartire: il Papa ha tracciato questa seconda via che personalmente trovo affascinante e che valga la pena tentare di seguire.
Voi?

Immigrazione: è il “coraggio” a mancare all’Europa!

Dopo le “grandi” tragedie del mare che ci sono state gli scorsi mesi si è sentito lungamente parlare del “problema dei migranti” (da notare come già nel modo di definirli come “problematici” ci sia una distorsione significativa di quanto sta accadendo). Abbiamo per settimane infatti ascoltato grandi capi di stato europei definire il “problema dei migranti” come non solo italiano ma europeo.
In fondo in fondo devo ammettere che ho creduto possibile che, dopo fatti cosi drammatici, fosse possibile un ritorno ai veri fondamenti e ai veri valori su cui era nata l’idea di un’Unione Europea: dopo la seconda guerra mondiale, vista la tragedia appena vissuta, i capi di stato dei paesi coinvolti sono stati capaci di mettere da parte le loro ambizioni personali per costruire un’Europa che avesse come unico obiettivo il Bene Comune e dunque la Pace.
Fa specie vedere oggi che, passato il contraccolpo sentimentale post-tragedia del mare, una volta chiamati alla prova dei fatti, ogni paese di questa presunta unione abbia iniziato a pensare unicamente ai c**zi suoi:
c’è chi vuole fornire mezzi navali ma i migranti non li vuole manco vedere;
c’è chi organizza marce a difesa della libertà e della cultura europea e poi lascia 170 migranti sugli scogli perché se entrano il paese esplode;
c’è anche chi vuole costruire un muro di 4 metri per non fargli entrare questi migranti problematici;
c’è chi in Italia parla di ruspe o invece spara ai quattro venti un “facciamo da soli” come se realmente noi potessimo mettere a posto il “problema dei migranti”.

Sarebbe troppo facile ridurci però unicamente a criticare la nullità di azione che sta dimostrando chi in Europa in questo momento ha potere, innalzandoci a presunti paladini di etica e moralità.

Chi di noi non vede infatti nei migranti una scocciatura?!
Chi di noi non ha mai pensato che sia ingiusto dare a loro dei benefici quando anche noi non è che ce la stiamo un granché spassando?

Stamattina Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, scrive: “Nel tempo in cui sembra aver voce un pensiero unico, che zittisce ogni differenza e ogni sensibilità con la ruspa o con la cruda contabilità, c’è rimasto un uomo che caparbiamente parla di persone e di umanità. Papa Francesco ci ricorda che siamo donne e uomini, che abbiamo dei diritti, ma anche dei doveri verso chi è troppo piccolo o troppo anziano, troppo malato o troppo debole per stare in piedi da solo. Il pensiero unico dominante accetta «l’economia dello scarto», che mette in un angolo chi non ha lavoro e chi non è produttivo, così come predica la chiusura all’interno delle proprie identità e dei propri confini”.

Queste parole verranno certamente lette da tutti come “cosa buona e giusta” ma viene spontaneo chiedersi come si possa mettere in pratica un pensiero diverso dal pensiero dominante?
Si può contribuire a combattere, durante le nostre giornate, l’economia dello scarto?

Sempre il Papa ieri a Torino, parlando a giovani e non solo, ha fornito un’ipotesi di via da seguire per rispondere a queste giuste domande: “Per stare bene non si può stare fermi ad «aspettare la ripresa», mettersi in panchina («o in pensione a vent’anni»). Dovete vivere, non vivacchiare! Osate, siate coraggiosi!”.

L’impressione è che sia proprio il coraggio a mancare quando pensiamo ai migranti solo come numeri da gestire o come a un costo da pagare piuttosto che a uomini in ricerca di un luogo in cui essere contenti.

Spesso si sente dire che la Chiesa deve farsi i fatti suoi e lasciare la politica ai politici o agli uomini “normali”. Quando si parla di cose che toccano però il desiderio di stare bene degli uomini la sola istituzione in grado di porsi in un modo originale e che ha realmente a cuore il bene degli individui è la Chiesa e questo è un fatto oggettivo e innegabile.
Possiamo anche tenerlo nascosto se ci vergogniamo di dirlo perché non è di moda ma forse vale la pena per tutti, Cristiani e non, iniziare con coraggio a seguirla.

Immigrazione: Esempio di una Società che Regredisce

E’ passato oltre un mese dal 19 Aprile scorso, domenica in cui è avvenuta “la più grande tragedia del Mediterraneo”, nella quale oltre 900 persone hanno perso la vita nel tentativo di giungere sulle nostre coste.
Per giorni su ogni giornale il tema è stato posto in prima pagina e, in modo unanime, i grandi d’Europa hanno più volte sottolineato come l’Unione Europea effettivamente avesse fatto poco sino allora per evitare che drammi del genere accadessero.
Sinceramente tutti, dai premier dei vari paesi per arrivare sino agli organi di stampa e a noi comuni cittadini, sembrava fossimo realmente stati toccati da quel dramma.
A distanza di un mese e mezzo circa invece, è diventato evidente come ciò che è rimasto di quella tragedia, oltre che di quelle che sono avvenute prima e dopo di essa, sia forse solo il numero di vittime e qualche moralistico discorso su cosa sarebbe giusto fare.

In Europa si sono usate le ultime settimane infatti per discutere nel pratico unicamente di due proposte:

1. Distruggere i barconi prima che partano (come se cosi tutti i problemi di quei “pazzi” che li prendono rischiando di morire venissero risolti).

2. Le famigerate “quote migranti”: quel sistema che cioè obbligherebbe tutti gli stati dell’Unione a “prendere”, manco fossero pastiglie per il mal di testa, un certo numero minimo di migranti, diminuendo così il peso della loro accoglienza e integrazione che altrimenti sarebbe unicamente sulle spalle dei paesi di sbarco, Grecia e Italia.
La cosa singolare è che non solo alcuni paesi, Francia, Germania e Inghilterra su tutti, non sono per nulla a favore di questa “accoglienza”, ma anche che tutti gli altri, di fronte alla guerra e alla fame che spinge quegli uomini e quelle donne a rischiare la vita per venire in Europa, riescono a ragionare solo su come “spartirsi quelli che sopravvivono” e “impedire altre brutte domeniche in cui si sente al telegiornale di tragedie nel mare”.

Devo riconoscere che tutti forse ci sentiamo un pò a disagio parlando di questa tematica perché, sebbene accada sulle nostre coste, è lontana e con la nostra realtà quotidiana non ha nulla a che fare.
Chi di noi però, se si immedesima in uno di quei migranti, non prova per loro un sentimento perlomeno di tenerezza?
Chi di noi però vorrebbe essere trattato come un numero, una quota da spartire?
Chi di noi però, fuggendo dalla guerra, vorrebbe che questo gli venisse impedito?

Oggi il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, parlando di questo argomento ha detto: “Il sistema delle quote per i migranti non è umano. L’Europa finora non ha avuto un programma per le immigrazioni. È sempre stata a rattoppare le urgenze. Adesso hanno fatto le quote per i rifugiati ed io trovo questa decisione veramente poco umana e poco cristiana. L’immigrazione è un problema che bisogna affrontare non nell’emergenza: bisogna avere un programma. Questa, infatti, è una realtà che c’è e ci sarà sempre di più. Quali sono le cause delle immigrazioni e le cause dei rifugiati? Per le migrazioni, la povertà; per i rifugiati, le guerre. Finché ci saranno povertà e guerre nulla cambierà”.

Ecco uno che guarda per davvero al dramma di quegli uomini e quelle donne che si imbarcano su quelle dannate carrette del mare.
Ecco uno a cui veramente la singola vita umana sta a cuore.
Ecco uno che dunque è in grado di andare al cuore del problema.

In aggiunta a questo Papa Francesco poi, incontrando l’associazione Scienza & Vita, ha dichiarato che “lasciar morire i nostri fratelli sui barconi è un attentato alla vita, così come lo sono la piaga dell’aborto, la morte sul lavoro per la mancanza di minime condizioni di sicurezza, il terrorismo, la guerra e anche l’eutanasia. Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici”.

In modo quasi inaspettato Papa Francesco ha definito tutti questi fatti “piaghe” ponendoli allo stesso livello, nonostante per l’opinione pubblica alcuni di essi siano ormai accettabili se non persino delle conquiste per l’uomo (eutanasia e aborto su tutti).

Il Papa ha poi aggiunto anche che “il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici. Quando parliamo dell’uomo non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana”.

E’ proprio questo forse allora il problema…nonostante tutta la tecnologia che abbiamo e tutti i presunti “diritti” per cui lottiamo stiamo facendo tutto tranne che progredire! L’uomo regredisce se non tratta con valore la vita umana, se non vede un bene negli altri uomini e se per loro dunque non si adopera.
Se da un lato è vero forse che non sappiamo come “risolvere” il problema dei migranti, dall’altro è ancor più vero che non è questo il punto. Questa frase del Papa è infatti profondamente vera e valida anche per chi, come noi, con la guerra o la povertà non ha tanto a che fare.
Molti sostengono che la Chiesa dovrebbe farsi i fatti suoi, quel che sembra personalmente a me invece è che proprio dalla Chiesa venga la sola speranza di trattare le cose, tutte, per la verità che sono.

Immigrati = Numeri

700 morti…no dannazione 850!
Più dei 366 di due anni fa;
Sono stati 3500 l’anno scorso;
E ieri una barca con altri 200 è naufragata sulle coste Greche;
Dicono che in un milione siano pronti a partire…

In questi giorni è diventato quasi un gioco…praticamente ogni talk show, ogni telegiornale, ogni partito ha stilato la sua personale “Classifica dei Naufragi nel Mediterraneo”, posizionandoli in ordine di importanza usando come unico parametro per farlo il numero di morti a seguito di ognuno di essi.

Dopo la classifica dei naufragi è partito il gioco della “Caccia al responsabile”:
Per alcuni è l’Europa che effettivamente, fino ad oggi, se ne è fregata;
Per alcuni è il governo perché ci sono le elezioni regionali e qualche voto in più non fa mica male;
Per alcuni sono quelli che si arrabbiano col governo perché sono irresponsabili;
Per alcuni sono i grandi governi mondiali che gli anni scorsi non hanno fatto nulla, o peggio, hanno favorito la nascita di questi gruppi terroristi;
Per alcuni invece è colpa degli immigrati stessi che dovrebbero starsene a casa perché da noi non c’è posto per loro;

Finito questo gioco è poi partito quello del “Cerchiamo una soluzione”, e allora:
C’è chi propone di fare un blocco navale e rispedire questi numeri a casa cosi diminuiscono.
C’è chi si arrabbia col governo perché si è stancato di ospitare tanti numeri nel suo paese.
C’è chi vuole che questi numeri diminuiscano ma non vuole che si vada in Libia o nei paesi da cui partono.
C’è chi vuole che, per risolvere il problema a questi numeri e non farli più partire, vengano distrutti i barconi.
C’è l’Europa che, come dopo ogni naufragio con numeri a tre zeri, dice “ora basta”.

Domenico Quirico su “La Stampa” oggi scrive che davanti al grande tram tram mediatico dell’informazione che attendeva ieri sul molo di Catania l’arrivo di morti e sopravvissuti lucidando le macchine da presa e ungendo la prosa delle domande, ha sentito grande senso di scoramento e di personale sconfitta.
Perché non riusciamo ad andare oltre i numeri?
Perché riduciamo a becere cifre il dolore di ciascuno di quei migranti?
Perché si tenta sempre di ipotizzare fantasiose e banali soluzioni di fronte ai drammi del nostro tempo?
Come poi queste bambinesche “soluzioni” sono utili per chi su quei barconi ci è morto?

Il problema dell’emigrazione pare essere diventato “solo” un problema sociologico, un problema di modelli di tendenze, di flussi di tollerabilità. L’impressione è che l’uomo oggi non sia capace di stare di fronte al dolore e allora fugga da esso.
Il Papa lo scorso Gennaio, davanti a una bambina nel suo viaggio nelle Filippine che le chiedeva perché accadevano cose terribili, ha messo da parte i fogli e detto che per stare di fronte ad alcune domande non bastano le parole ma si ha bisogno delle lacrime.

Solo quando diverremo capaci di piangere di fronte ai drammi dell’uomo, potremo forse imparare a starci di fronte con la schiena ritta, da uomini. Quel giorno magari oltre tutti quei numeri potremo forse vedere qualcosa di più.

Salviamo quei migranti!

Un migrante è uno che ha voglia di vivere
Un migrante è uno che ha paura della guerra e ne fugge via
Un migrante è uno che vede in noi e nel nostro paese qualcosa di bello
Un migrante magari ha famiglia
Un migrante può essere un bambino, una mamma o un vecchietto
Un migrante non è uno scemo
Un migrante paga per rischiare la vita in mare e lo sa
Un migrante si aspetta di andare in un luogo migliore di quello da cui viene
…un migrante è fondamentalmente “solo” un uomo.

Oggi ne sono morti trecento e sono solo gli ultimi di una lunghissima serie. Chi in Europa ha responsabilità a vario titolo in queste ore non ha perso tempo a scandalizzarsi per quanto accaduto (anche se lo scorso anno non hanno mica aiutato l’Italia quando con Mare Nostrum salvava decine di vite ogni giorno), ma scandalizzarsi non basta più dopo tutto questo tempo.
E’ proprio con Mare Nostrum che in Italia si è toccato il massimo del servizio per il bene comune (almeno che io ricordi) e che da italiano mi sono sentito fiero di quello che dei miei connazionali facevano: quando mai si è visto un governo spendere soldi senza un reale tornaconto come abbiamo fatto noi? Quando mai si sono visti uomini e donne come quelli della nostra marina rischiare la loro vita per salvare degli sconosciuti?
Facevamo bene ad arrabbiarci con l’Europa allora che non ci dava una mano e ha ragione oggi Renzi quando dice che il problema è in Libia, ma non si può lasciare morire la gente a un passo da casa nostra! Triton è un progetto europeo e questo va bene ma si limita a sorvegliare le coste, non salva le vite è diverso da prima! La sostituzione totale di Mare Nostrum con questo programma è evidente non basti!
È come se uno avesse davanti una casa che brucia e invece di spegnerla badi solo a ragionare su come sia potuto accadere per prevenire in un futuro che non riaccada: è giusto che ne cerchi le cause ma intanto la spegne la casa!
Un italiano dunque da un lato oggi è sì contento del fatto che ora l’immigrazione sia diventato un problema europeo e non solo nostro ma dall’altro non può non provare rabbia per quanto accaduto: è vero infatti che l’economia del paese è importante (ogni giorno i nostri politici parlano continuamente di riduzione dei costi) ma il problema però è che i soldi spesi per Mare Nostrum erano usati bene! Con quei soldi salvavamo della gente che era in mare su un gommone che affondava!
E’ chiaro che bisogna evitare di farli partire e risolvere il problema in Libia ma dato che difficilmente in Africa del nord la situazione sarà risolta in poche settimane da italiano sarei felice di vedere che non facciamo morire centinaia di persone davanti a casa nostra, sarei contento sì che ricominciassimo a spendere parte di quei nostri soldi per questo scopo. Se poi il resto dell’Europa ci viene dietro bene, altrimenti ancora una volta dimostreremo a tutti che siamo più avanti e che grande cosa sia essere italiani!