Lahore: una famiglia Cristiana al parco giochi

Khalid ha 5 anni e da almeno 6 mesi, assieme al fratellino Kamhil, ripetutatemente chiede alla mamma e al papà di portarlo al parco giochi di Lahore perché i suoi amichetti gli hanno detto che ha dei giochi bellissimi. Per settimane papà Ahmed e mamma Minal hanno preso tempo rimandando la gita perché preoccupati che il loro essere Cristiani fosse un pericolo per i loro figli. Avevano anche provato a spiegare a Khalid le loro preoccupazioni: “piccolo mio…devi sapere che ci sono molte persone cattive che potrebbero farci del male perché andiamo in chiesa e siamo Cristiani, per questo io e papà siamo preoccupati…“; il più delle volte il bambino però rispondeva: “io non so cosa vuol dire Cristiano mamma. Lì ci sono le giostre e io ci voglio andare, anche Khamil ci vuole andare!

Dopo una lunga attesa, vedendo che oramai la situazione per i cristiani sembrava essersi stabilizzata, una settimana fa papà Ahmed è tornato a casa con una sorpresa per la sua famiglia: aveva comprato 4 biglietti per il parco giochi di Lahore e avrebbe portato tutti lì per festeggiare la Pasqua! La gioia di Khalid e Khamil era incredibile. I due bambini hanno abbracciato il papà perché gli stava facendo il regalo più bello che avrebbero mai potuto desiderare, la casa si è riempita di urla e grida di felicità, a mamma Minal sono uscite delle lacrime di gioia al vedere i suoi figli così contenti.

Per una settimana in casa non si è parlato d’altro. Khalid e Khamil hanno raccontato a tutti i loro amici del regalo che avevano ricevuto. I due bambini continuavano a ripetere ai genitori che avrebbero provato tutte le giostre del parco. Mamma e papà sorridevano quando li sentivano dire così. Erano felici di vederli così contenti ed erano felici di poter finalmente fare qualcosa in famiglia, tutti insieme, il giorno di Pasqua poi.

La mattina di Pasqua è stata incredibile. Usciti dalla Santa Messa Khalid e Khamil erano in totale fibrillazione, correvano avanti e indietro lungo il sagrato della chiesa. Erano impazienti di andare al parco giochi al punto che non volevano farsi sbaciucchiare per ricevere gli auguri di Pasqua da nessuno degli amici di mamma e papà. La loro energia e voglia di vivere metteva tutti di buonumore al punto che, spinto dalla loro carica, papà Ahmed dice: “cosa ne dite se andiamo direttamente da qui al parco invece che passare da casa come avevamo detto?” Khamil e Khalid rispondono urlando insieme di sì e corrono ad abbracciarlo. Mamma Minal invece guarda suo marito e, a bassa voce, gli chiede: “Ahmed…e le due uova di Pasqua che gli avevamo preso per fargli una sorpresa quando gliele diamo?“; “Non ti preoccupare Minal, le apriamo stasera: sarà una giornata speciale e la concluderemo mangiandole insieme una volta tornati a casa. Vedrai che ne saranno felici i bambini“. 

Risolti gli ultimi dubbi allora i quattro vanno insieme felici al parco. I bambini non stanno un attimo fermi. Appena arrivati iniziano a correre in giro come dei matti, papà e mamma li guardano, sono totalmente innamorati di loro. Dopo qualche tempo il piccolo Khamil chiede alla mamma se può andare sull’altalena e se lei lo può spingere perché da solo non ce la fa. Mamma Milan è ben felice di accontentarlo ed anche Khalid lo segue perché ci tiene a spingere il fratellino per insegnargli ad andare da solo. Papà Ahmed guarda la scena conquistato dalla bellezza della sua famiglia: è così fiero di quello che, assieme a sua moglie, sta costruendo. Con questo pensiero, mentre Khalid spinge Khamil sull’altalena e senza dar peso a quell’uomo con lo zaino appoggiato all’albero accanto alla loro altalena, si avvicina alla moglie, l’abbraccia e la bacia. I due piccoli, vedendo la scena, fanno le facce schifate ed indicano i genitori urlando “bleeeah che schifo si baciano ahahahahah!“. Minal e Ahmed allora si gettano sui due figli e insieme i quattro si ritrovano per terra abbracciati a ridere come dei pazzi.

Immersi nelle risate si rotolano nell’erba verde del parco quando d’improvviso sentono una fragorosa esplosione e tutto si trasforma diventando bianco.

In serata arriva la rivendicazione del gruppo terrorista Jamaat-ul-Ahrar: “abbiamo commesso l’attentato di Lahore perché i cristiani sono un nostro obiettivo, e faremo altri attentati di questo tipo in futuro“.

Ho inventato questa storia perché ai terroristi che pensano di aver vinto vorrei urlare che la Pasqua Cristiana contiene in sé l’invito al mondo intero di lottare per affermare che “è folle uccidere in nome di Dio perché Dio è speranza, è vita“.

Ho inventato questa storia perché ai terroristi che pensano di aver vinto vorrei urlare che la Pasqua Cristiana contiene in sé la promessa di una vita oltre la morte, una vita in cui Khamil e Khalid hanno mangiato quelle uova di Pasqua che i genitori gli avevano preparato come sorpresa finale di quella magnifica giornata.

Giubileo Straordinario della Misericordia: la risposta della Chiesa a terrorismo e guerra

Dopo gli attacchi di Parigi e le settimane di tensione che ne sono seguite i leader dei più grandi paesi di tutto il mondo hanno fortemente reagito di fronte alla minaccia jihadista nei modi più diversi…

1. Hollande, presidente Francese, avendo bisogno di mostrare forza al suo popolo, ha cominciato bombardamenti massicci sulla Siria cercando alleanze in tutto il mondo.

2. Obama, presidente statunitense, ha dichiarato che l’Isis sarà estirpato dalla faccia della terra ma poco ha cambiato rispetto a quanto ha fatto sinora.

3. Merkel e Cameron, presidenti tedeschi e britannici, si sono accodati ai bombardamenti francesi seguendo le richieste di Hollande.

4. La NATO non fa niente.

5. Putin e Erdogan, presidenti russi e turchi, hanno deciso di usare l’Isis per farsi la guerra tra loro.

6. Renzi, presidente italiano, “non segue i bombardamenti altrui”.

7. Michel, presidente belga, ha fatto finta per 10 giorni di bloccare il suo paese alla ricerca di terroristi che, non essendoci confini, probabilmente se ne erano da giorni già andati via incontrollati.

8. Assad, presidente siriano, non si muove da dov’è.

Tutto questo evidenzia l’inadeguatezza delle reazioni di chi comanda il mondo che finge di non vedere che parte della sfida si gioca anche qui in Europa, tra le nostre case. I terroristi francesi erano europei! La sfida di una giusta integrazione la giochiamo qui noi!

L’unico che sembra averlo capito è Papa Francesco che, alle minacce che arrivano dal terrorismo e ai continui atti di guerra che si susseguono in questi giorni, risponde con il Giubileo Straordinario della Misericordia: un anno straordinario in cui al centro del nostro agire sia la misericordia, il perdono. 

Fa strano parlare di perdono in questo periodo storico no?!

A conferma di ciò, dopo quella di Bangui nella Repubblica Centroafricana, la prima Porta Santa aperta in Italia è stata infatti quella dei carcerati. 

Durante la celebrazione tenuta stamattina Papa Francesco ha detto: “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia…abbandoniamo ogni forma di timore è paura perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, con la gioia dell’incontro con la grazia di uno che è amato.”

In questo stesso blog, reagendo ai fatti di Parigi, ci chiedevamo cosa sarebbe stato di noi se fossimo nati a Raqqa, capitale dell’Isis…siamo forse per natura migliora di loro?

Ecco che il Papa dà una risposta a questo quesito valida per tutti: “la chiesa tiene le porte aperte per tutti!”

Sarebbe bello se in un anno, che non è poco tempo, raggiungiamo l’obiettivo di riappacificarci con parenti e amici con i quali, per ragioni più o meno nobili, non parliamo da tempo. 

Non è forse anche più bello e interessante usare i fatti di Parigi in questo modo?!

Smettiamo di decidere se sia giusto bombardare o meno la Siria a chi ha il potere di farlo e cambiamo il mondo con il nostro solo modo di vivere, questo sembra dirci Papa Francesco.

È possibile perdonare chi ci ha fatto un torto?! 

È possibile trattare l’altro come un Bene?!

Non vuol dire forse questo poi l’auspicio pluricitato in queste settimane “difendiamo i nostri valori”?!

E allora daje proviamoci…buon anno della Misericordia a tutti!

I 5 mutamenti di posizione in Europa nei confronti dei migranti

Dopo le tragedie degli ultimi giorni la percezione del fenomeno migratorio in Europa è profondamente mutata.

Ecco 5 incredibili campi di posizione avvenuti negli ultimi giorni:

1. La Merkel solo poche settimane fa diceva a una bambina siriana che in Europa non c’era posto per tutti i suoi connazionali in fuga dalla guerra, mentre oggi non pone limiti di numero al numero di rifugiati siriani che la Germania potrà accogliere.

2. L’Ungheria marchiava i migranti giunti a Bruxelles con un numero sul braccio e costruiva un muro lungo il confine con la Macedonia per “difendere i suoi confini”, mentre oggi apre le frontiere permettendo ai migranti di andare in Austria e poi in Germania.

3. Cameron dichiarava che la Gran Bretagna non avrebbe accolto alcun migrante nel suo paese, mentre oggi si dice disponibile a andare a prendere rifugiati siriani direttamente Siria, pensa a contribuire al lavoro della coalizione contro ISIS partecipando ai bombardamenti e con azioni di spionaggio.

4. Papa Francesco invita tutte le parrocchie, i monasteri, i santuari e le comunità religiose d’Europa ad organizzarsi per accogliere una famiglia di migranti a testa.

5. Il popolo europeo mette da parte tensioni e paure contro questi migranti e, dopo averli visti essere pronti a farsi a piedi i 250 km tra Bruxelles e Vienna, li accoglie con applausi, torte, caramelle, garantendogli il wifi gratuito in città per potersi connettere e ricevere informazioni: in poche parole si è smesso di trattare questi uomini come bestie. Molti cittadini austriaci stanno persino andando a prendere i profughi con la loro macchina in Ungheria facendo un gigantesco corteo di solidarietà!

L’immagine del piccolo Aylan che abbiamo visto qualche giorno fa ci ha scosso tutti a tal punto che, sebbene combattuti sulla reale necessità di pubblicare o meno la foto del bambino, la sensazione di vivere in un continente i cui valori fondanti ormai erano andati perduti si era diffusa in tutti i paesi dell’unione.

Personalmente ho trovato però eccezionale il modo in cui alcuni leader europei e, soprattutto, le persone “normali” abbiano mutato atteggiamento nei confronti di questi uomini, donne e bambini. Oggi Papa Francesco all’Angelus ha detto: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!…”. La speranza è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura”.

Vedere nostri concittadini europei preoccuparsi di fare gesti concreti per accogliere questi uomini fa pensare che forse, quei valori di umanità e democrazia che ci siamo sempre vantati di avere, forse non siano andati perduti del tutto.

Abbiamo trascorso mesi, come Italia soprattutto, a implorare l’Europa di aiutarci di più e alla fine è servito un fatto drammatico, esterno e lontano da noi, per farci ricordare chi siamo e ripartire!

Incredibile il potere di una foto no?!

Giubileo della Misericordia o Stati che costruiscono muri: da che parte stiamo?

L’Ungheria costruisce un muro lungo il suo confine con la Serbia;
Gli Stati Uniti col Messico lo hanno già da tempo;
La Gran Bretagna dice che non solo non vuole immigrati, ma che persino gli studenti europei, terminati i loro studi, se ne devono tornare ai rispettivi paesi d’origine;
L’Austria rafforza i controlli di polizia sui confini nazionali;
Chris Christie, candidato alla presidenza degli USA, promette che, se sarà eletto, risolverà il “problema dei migranti” tracciandoli come pacchi della FedEx.

Si poteva sperare forse che la globalizzazione portasse a una cancellazione delle frontiere e invece, al primo “casino”, vediamo ogni paese pronto a richiudersi dietro le sue quattro mura: magari con il tempo cambieranno idea ma la reazione, il contraccolpo, che hanno avuto praticamente tutti di fronte al problema è stato di volerlo eliminare facendo finta quasi che non esista.

Evitiamo di scandalizzarci però perché chi di noi può affermare con certezza che non farebbe e non fa cosi di fronte alle difficoltà in cui incorre nelle sue giornate?!

Chi di noi realmente pensa di aver meritato di vivere un’esistenza più “facile” di quella di uno di quegli uomini che hanno abbandonato la loro casa per fuggire dalla guerra?

Fa specie che proprio per l’anno prossimo il Papa abbia indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia: anno durante il quale la Chiesa Cattolica si apre totalmente al mondo e a tutti i suoi cittadini attraverso gesti concreti:
– Le donne che hanno abortito potranno essere totalmente assolte;
– I detenuti che, pur meritevoli di pena, si sono realmente pentiti e desiderano inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto riceveranno una grande amnistia;
– Ogni carcerato potrà avere l’indulgenza plenaria.

Proprio nel periodo storico in cui ciò che conta siamo solo noi stessi e la nostra riuscita nelle cose che facciamo (a lavoro, nello studio, a casa…), il Papa propone una soluzione diversa: propone la possibilità di ripartire per tutti, sempre, qualsiasi cosa sia accaduta.

Si tratta di un modo di guardare al dramma di un uomo in modo totalmente diverso da quello che i paesi stanno avendo nei confronti dei migranti (sembra quasi che tutti dicano: “si si potete ripartire e continuare a vivere ma non qui da me…”).
Si tratta però di un modo di vivere profondamente diverso anche da quello che nella maggior parte del tempo viviamo anche noi “uomini normali”: quante volte ad esempio, quando sbagliamo o le cose non vanno come pianificato, ci sentiamo infatti dei falliti senza possibilità di ripartire al punto che non riusciamo neppure a guardarci in faccia?!

Cattolici o meno che siate sarete d’accordo con me nel giudicare perlomeno “originale” l’atteggiamento che il Papa sta proponendo al mondo.

Allora, ora che è arrivato Settembre e la solita routine è ricominciata, quando ci troviamo di fronte a una situazione “scomoda” o brutta non ci resta che scegliere tra due atteggiamenti.

Si potrebbe rifiutare il problema restando chiusi nei nostri pensieri andando giù di morale finché il tempo non laverà via tutte le ferite, oppure si può smettere di guardarsi come dei falliti e ripartire: il Papa ha tracciato questa seconda via che personalmente trovo affascinante e che valga la pena tentare di seguire.
Voi?

Meeting per l’amicizia tra i popoli: che modo strano di godersi le ferie

L’estate è ormai sempre più vicina alla fine. Molti hanno già iniziato a lavorare o a studiare, e fra poco toccherá a tutti gli altri “fortunati” che ancora si godono le meritate vacanze.

Non so se capiti anche a voi ma, tornando dalle ferie, si ha come la sensazione di aver vissuto in un limbo nel quale contava solo ammbronzarsi ma non scottarsi, riposarsi, e preoccuparsi solo di decidere su che spiaggia andare o che passeggiata in montagna fare il giorno dopo. Quel che nel frattempo accadeva nel mondo, compreso ciò che di solito ci scandalizza o agita (immigrazione, terrorismo, politica…), è stato insignificante a tal punto da divenire inesistente.

E allora, tornato a casa, scopri che i politici italiani sono arrabbiati con la chiesa perché non si fa i fatti suoi, mentre Obama, Kerry e Raul Castro ringraziano il Papa proprio perché i cavoli suoi non se li fa.

Poi scopri che a Roma si può avere un patrimonio di più di 60 milioni di euro, fare un funerale stile “Il Padrino” con tanto di elicottero e carrozza con cavalli a bloccare un quartiere senza che succeda nulla.

Ci sono poi altri fatti che invece fatichi a capire se siano buoni o meno, come quella storia dei musei gestiti da stranieri, o anche Tsipras che, dopo tutto il cinema degli scorsi mesi, ha deciso di dimettersi e ricandidarsi perché se non manda i greci a votare ogni sei mesi si annoia. 

E poi vabbè i grandi classici non mancano mai: le solite accuse di omofobia a chiunque tenti di dire che ci sono delle differenze tra matrimonio e unioni civili vanno di moda più dei costumi alla brasiliana. Elton John che fa la morale al sindaco di Venezia fa spaccare.

In tutto questo quel che più sorprende è vedere poi qualcuno che, invece di “godersela” al mare, all’Expo, in montagna o in città, ha deciso di usare le sue ferie per lavorare gratis in una fiera a Rimini, e non solo ci lavora ma si diverte pure a farlo! 

Come quasi tutti saprete si sta infatti tenendo in questi giorni la XXXVI edizione del meeting per l’amicizia tra i popoli a Rimini. Una settimana di mostre, eventi e incontri a cui partecipano grandi personaggi di fedi e culture diverse, politici, imprenditori, intellettuali e artisti, sportivi e grandi economi: il tutto con l’obiettivo di vivere un luogo di amicizia per costruire la pace tra i popoli (pace tanto minacciata in questi mesi) e di riflettere su tutti quei temi di attualità che anche a noi interessano ma che in questo mese di limbo vacanziero abbiamo messo un po’ da parte. Non so se condividete la mia opinione ma sembra quasi assurdo vivere l’estate così: certamente non si può dire che non sia affascinante.

Usando le parole che Papa Francesco ha inviato per l’inizio della manifestazione: “il meeting può cooperare a un compito essenziale, far sì che nessuno si accontenti di poco!”

Tornare alla propria quotidianità: che sia lavorare, studiare, cercare lavoro o gestire una famiglia senza che ci si accontenti di poco è certamente desiderabile e bello per tutti, anche se il mondo sembra quasi volere l’opposto. 

Non varrebbe la pena andare a fare un giro a Rimini allora forse?! 

Per info http://www.meetingrimini.org 

Storia di un ragazzo senza la faccia arcobaleno

Quando il ragazzo con la faccia arcobaleno incontra il ragazzo senza faccia arcobaleno, il ragazzo senza faccia arcobaleno è un ragazzo Omofobo.

Chi non è d’accordo con questa affermazione?!
Chi ha il coraggio di negare la verità di questa frase?!

È assurdo infatti che uno, nel terzo millennio, sia cosi bigotto da preferire la sua foto profilo naturale, cosi come mamma lo ha fatto, piuttosto che evolversi e scegliere di avere la faccia color arcobaleno!

Come fa il ragazzo senza faccia arcobaleno a non capire che noi decidiamo di che colore vogliamo essere quando anche Apple, Google o Facebook, le aziende che per prime hanno capito il futuro, hanno messo a repentaglio le loro vendite pur di trasformare il loro logo senza arcobaleno in un logo con l’arcobaleno?!

Questo ragazzo senza faccia arcobaleno è veramente un testardo e, ogni tanto, si azzarda pure ad alzare la testa per parlare al ragazzo con la faccia arcobaleno quando lo incontra!
Ma come osa?!
Perché esiste o non si cancella dalla faccia della terra un essere dal cervello tanto obsoleto?!
Dannato razzista….

Se riflettiamo sul ragazzo senza faccia arcobaleno dovremmo imbarazzarci per lui: non ha senso che esista gente che non vuole essere libera!
Ma non avere la faccia arcobaleno vuol dire che non sei libero!
Tutti oggi hanno la faccia arcobaleno!
Come fai a non averla?!
Anche i calciatori mettono i lacci arcobaleno!
Persino dopo che piove compare un arcobaleno!

Pensate che questo ragazzo senza faccia arcobaleno, non solo non ha ancora cambiato la sua foto profilo, ma ogni tanto osa anche dire che la sua faccia naturale sia più bella di quella arcobaleno!

In quelle situazioni è logico che il ragazzo con la faccia arcobaleno si senta discriminato perché l’arcobaleno è il futuro! L’arcobaleno è cosi social poi!

Non esistono le mezze misure cosi come da tempo non esistono ormai più le mezze stagioni…se tu che leggi non hai la faccia arcobaleno inizia a farti delle domande e scegli: o te la cambi da solo quella dannata foto profilo oppure noi, ragazzi sani e dalla faccia arcobaleno, saremo costretti a farlo con la forza per te.

Non avere paura comunque ragazzo senza faccia arcobaleno: questa non è una minaccia, è la modernità!

Immigrazione: è il “coraggio” a mancare all’Europa!

Dopo le “grandi” tragedie del mare che ci sono state gli scorsi mesi si è sentito lungamente parlare del “problema dei migranti” (da notare come già nel modo di definirli come “problematici” ci sia una distorsione significativa di quanto sta accadendo). Abbiamo per settimane infatti ascoltato grandi capi di stato europei definire il “problema dei migranti” come non solo italiano ma europeo.
In fondo in fondo devo ammettere che ho creduto possibile che, dopo fatti cosi drammatici, fosse possibile un ritorno ai veri fondamenti e ai veri valori su cui era nata l’idea di un’Unione Europea: dopo la seconda guerra mondiale, vista la tragedia appena vissuta, i capi di stato dei paesi coinvolti sono stati capaci di mettere da parte le loro ambizioni personali per costruire un’Europa che avesse come unico obiettivo il Bene Comune e dunque la Pace.
Fa specie vedere oggi che, passato il contraccolpo sentimentale post-tragedia del mare, una volta chiamati alla prova dei fatti, ogni paese di questa presunta unione abbia iniziato a pensare unicamente ai c**zi suoi:
c’è chi vuole fornire mezzi navali ma i migranti non li vuole manco vedere;
c’è chi organizza marce a difesa della libertà e della cultura europea e poi lascia 170 migranti sugli scogli perché se entrano il paese esplode;
c’è anche chi vuole costruire un muro di 4 metri per non fargli entrare questi migranti problematici;
c’è chi in Italia parla di ruspe o invece spara ai quattro venti un “facciamo da soli” come se realmente noi potessimo mettere a posto il “problema dei migranti”.

Sarebbe troppo facile ridurci però unicamente a criticare la nullità di azione che sta dimostrando chi in Europa in questo momento ha potere, innalzandoci a presunti paladini di etica e moralità.

Chi di noi non vede infatti nei migranti una scocciatura?!
Chi di noi non ha mai pensato che sia ingiusto dare a loro dei benefici quando anche noi non è che ce la stiamo un granché spassando?

Stamattina Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, scrive: “Nel tempo in cui sembra aver voce un pensiero unico, che zittisce ogni differenza e ogni sensibilità con la ruspa o con la cruda contabilità, c’è rimasto un uomo che caparbiamente parla di persone e di umanità. Papa Francesco ci ricorda che siamo donne e uomini, che abbiamo dei diritti, ma anche dei doveri verso chi è troppo piccolo o troppo anziano, troppo malato o troppo debole per stare in piedi da solo. Il pensiero unico dominante accetta «l’economia dello scarto», che mette in un angolo chi non ha lavoro e chi non è produttivo, così come predica la chiusura all’interno delle proprie identità e dei propri confini”.

Queste parole verranno certamente lette da tutti come “cosa buona e giusta” ma viene spontaneo chiedersi come si possa mettere in pratica un pensiero diverso dal pensiero dominante?
Si può contribuire a combattere, durante le nostre giornate, l’economia dello scarto?

Sempre il Papa ieri a Torino, parlando a giovani e non solo, ha fornito un’ipotesi di via da seguire per rispondere a queste giuste domande: “Per stare bene non si può stare fermi ad «aspettare la ripresa», mettersi in panchina («o in pensione a vent’anni»). Dovete vivere, non vivacchiare! Osate, siate coraggiosi!”.

L’impressione è che sia proprio il coraggio a mancare quando pensiamo ai migranti solo come numeri da gestire o come a un costo da pagare piuttosto che a uomini in ricerca di un luogo in cui essere contenti.

Spesso si sente dire che la Chiesa deve farsi i fatti suoi e lasciare la politica ai politici o agli uomini “normali”. Quando si parla di cose che toccano però il desiderio di stare bene degli uomini la sola istituzione in grado di porsi in un modo originale e che ha realmente a cuore il bene degli individui è la Chiesa e questo è un fatto oggettivo e innegabile.
Possiamo anche tenerlo nascosto se ci vergogniamo di dirlo perché non è di moda ma forse vale la pena per tutti, Cristiani e non, iniziare con coraggio a seguirla.

Immigrazione: Esempio di una Società che Regredisce

E’ passato oltre un mese dal 19 Aprile scorso, domenica in cui è avvenuta “la più grande tragedia del Mediterraneo”, nella quale oltre 900 persone hanno perso la vita nel tentativo di giungere sulle nostre coste.
Per giorni su ogni giornale il tema è stato posto in prima pagina e, in modo unanime, i grandi d’Europa hanno più volte sottolineato come l’Unione Europea effettivamente avesse fatto poco sino allora per evitare che drammi del genere accadessero.
Sinceramente tutti, dai premier dei vari paesi per arrivare sino agli organi di stampa e a noi comuni cittadini, sembrava fossimo realmente stati toccati da quel dramma.
A distanza di un mese e mezzo circa invece, è diventato evidente come ciò che è rimasto di quella tragedia, oltre che di quelle che sono avvenute prima e dopo di essa, sia forse solo il numero di vittime e qualche moralistico discorso su cosa sarebbe giusto fare.

In Europa si sono usate le ultime settimane infatti per discutere nel pratico unicamente di due proposte:

1. Distruggere i barconi prima che partano (come se cosi tutti i problemi di quei “pazzi” che li prendono rischiando di morire venissero risolti).

2. Le famigerate “quote migranti”: quel sistema che cioè obbligherebbe tutti gli stati dell’Unione a “prendere”, manco fossero pastiglie per il mal di testa, un certo numero minimo di migranti, diminuendo così il peso della loro accoglienza e integrazione che altrimenti sarebbe unicamente sulle spalle dei paesi di sbarco, Grecia e Italia.
La cosa singolare è che non solo alcuni paesi, Francia, Germania e Inghilterra su tutti, non sono per nulla a favore di questa “accoglienza”, ma anche che tutti gli altri, di fronte alla guerra e alla fame che spinge quegli uomini e quelle donne a rischiare la vita per venire in Europa, riescono a ragionare solo su come “spartirsi quelli che sopravvivono” e “impedire altre brutte domeniche in cui si sente al telegiornale di tragedie nel mare”.

Devo riconoscere che tutti forse ci sentiamo un pò a disagio parlando di questa tematica perché, sebbene accada sulle nostre coste, è lontana e con la nostra realtà quotidiana non ha nulla a che fare.
Chi di noi però, se si immedesima in uno di quei migranti, non prova per loro un sentimento perlomeno di tenerezza?
Chi di noi però vorrebbe essere trattato come un numero, una quota da spartire?
Chi di noi però, fuggendo dalla guerra, vorrebbe che questo gli venisse impedito?

Oggi il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, parlando di questo argomento ha detto: “Il sistema delle quote per i migranti non è umano. L’Europa finora non ha avuto un programma per le immigrazioni. È sempre stata a rattoppare le urgenze. Adesso hanno fatto le quote per i rifugiati ed io trovo questa decisione veramente poco umana e poco cristiana. L’immigrazione è un problema che bisogna affrontare non nell’emergenza: bisogna avere un programma. Questa, infatti, è una realtà che c’è e ci sarà sempre di più. Quali sono le cause delle immigrazioni e le cause dei rifugiati? Per le migrazioni, la povertà; per i rifugiati, le guerre. Finché ci saranno povertà e guerre nulla cambierà”.

Ecco uno che guarda per davvero al dramma di quegli uomini e quelle donne che si imbarcano su quelle dannate carrette del mare.
Ecco uno a cui veramente la singola vita umana sta a cuore.
Ecco uno che dunque è in grado di andare al cuore del problema.

In aggiunta a questo Papa Francesco poi, incontrando l’associazione Scienza & Vita, ha dichiarato che “lasciar morire i nostri fratelli sui barconi è un attentato alla vita, così come lo sono la piaga dell’aborto, la morte sul lavoro per la mancanza di minime condizioni di sicurezza, il terrorismo, la guerra e anche l’eutanasia. Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici”.

In modo quasi inaspettato Papa Francesco ha definito tutti questi fatti “piaghe” ponendoli allo stesso livello, nonostante per l’opinione pubblica alcuni di essi siano ormai accettabili se non persino delle conquiste per l’uomo (eutanasia e aborto su tutti).

Il Papa ha poi aggiunto anche che “il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici. Quando parliamo dell’uomo non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana”.

E’ proprio questo forse allora il problema…nonostante tutta la tecnologia che abbiamo e tutti i presunti “diritti” per cui lottiamo stiamo facendo tutto tranne che progredire! L’uomo regredisce se non tratta con valore la vita umana, se non vede un bene negli altri uomini e se per loro dunque non si adopera.
Se da un lato è vero forse che non sappiamo come “risolvere” il problema dei migranti, dall’altro è ancor più vero che non è questo il punto. Questa frase del Papa è infatti profondamente vera e valida anche per chi, come noi, con la guerra o la povertà non ha tanto a che fare.
Molti sostengono che la Chiesa dovrebbe farsi i fatti suoi, quel che sembra personalmente a me invece è che proprio dalla Chiesa venga la sola speranza di trattare le cose, tutte, per la verità che sono.

Quando la realtà sconfigge ogni ragionamento

Al giorno d’oggi, con la crisi che c’è e tocca tutti nel mondo, chi non desidererebbe incappare in una giornata particolarmente “fortunata” o, ancor più, in una vincita inaspettata?
Quante volte infatti, nonostante le cose che abbiamo, ci lamentiamo perché, anche giustamente a dire il vero, vogliamo di più?

Leggendo in giro vari articoli stamattina mi sono imbattuto nella storia di Ana Dos Santos Cruz, giovane disoccupata brasiliana che, con un compagno in galera e un bambino di tre anni da sfamare, ha trascorso mesi e mesi a rovistare tutti i cassonetti della spazzatura dei quartieri ricchi di San Paolo, la sua città.
Qualche tempo fa, quello che probabilmente sembrava un giorno come un altro si è trasformato in qualcosa di assolutamente diverso però: mentre infatti rovistava in un cassonetto, sperando al massimo di trovare qualche avanzo di cibo da dare al suo bambino, la giovane ha intravisto e raccolto un libretto di assegni già compilati per migliaia di dollari e senza destinatario.

A questo punto voi direte: “che fortuna! Beata lei!”, ma la storia invece non finisce qui.
Leggendo tra le causali infatti, la giovane donna ha visto che quel denaro era una libera donazione destinata al “Barretor Cancer Hospital”.

Ora, prima di continuare il racconto, penso possa essere interessante fare lo sforzo di immaginarci al suo posto e con il suo bambino affamato accanto per verificare se, anche solo in una remota parte del cervello, si palesi in noi l’idea di non incassare quegli assegni. Chi di noi lo avrebbe fatto?! In quel momento la ragione, la testa, il mondo intero quegli assegni se li sarebbe tenuti per sé.
Ana la senzatetto invece non ne ha incassato neppure uno e, senza fare nessun calcolo opportunistico, li ha tutti consegnati all’ospedale cui erano destinati originalmente. Immaginate, guardando suo figlio, con che fatica avrà rinunciato a quei soldi, nonostante avesse tutte le ragioni per tenerseli.

Il direttore dell’ospedale allora, sorpreso da quanto avvenuto, ha raccontato la vicenda e altre cose inaspettate sono accadute:

Le tv hanno rintracciato la giovane donna tra i cassonetti e, raccontando la sua storia, hanno mostrato a tutti cosa possa generare una umanità buona;
Un centro commerciale si è accorto che, oltre a essere una giovane mamma, Ana era anche bella, per cui l’ha presa come modella per la sua campagna pubblicitaria;
Con i soldi dell’ingaggio da modella infine Ana ha ripreso a studiare e, soprattutto, a sfamare regolarmente il figlioletto.

Sembra quasi la storia di un film a lieto fine lo so ma, se vi documentate, scoprirete che quanto scritto è tutto vero.

Personalmente ho trovato sorprendentemente nuovo e rivoluzionario l’atteggiamento di Ana perché, al giorno d’oggi, è veramente difficile vivere senza costruire le nostre giornate (a lavoro, in casa o con gli amici) come il susseguirsi di azioni pre-determinate frutto di una serie di calcoli e ragionamenti aventi il solo obiettivo di raggiungere gli obiettivi, pur buoni, che ci siamo posti.

Ana non ha fatto calcoli quando ha portato quegli assegni all’ospedale!
La scelta di rinuncia le ha donato un’inattesa e ancor più grande abbondanza però, non è stata follia!
Grazie a lei oggi è più facile dire che la realtà stessa, per come è, vince sul mero ragionamento. La vita di questa giovane donna è diventata infatti più bella di quanto ogni sua idea o immagine avrebbero potuto fare.
Sarebbe bello avere questo atteggiamento tutti i giorni, anche noi, nel mezzo di quanto abbiamo da fare, ma è possibile?!
Come disse il buon Lucio Battisti: “Lo scopriremo solo vivendo!”

Immigrati = Numeri

700 morti…no dannazione 850!
Più dei 366 di due anni fa;
Sono stati 3500 l’anno scorso;
E ieri una barca con altri 200 è naufragata sulle coste Greche;
Dicono che in un milione siano pronti a partire…

In questi giorni è diventato quasi un gioco…praticamente ogni talk show, ogni telegiornale, ogni partito ha stilato la sua personale “Classifica dei Naufragi nel Mediterraneo”, posizionandoli in ordine di importanza usando come unico parametro per farlo il numero di morti a seguito di ognuno di essi.

Dopo la classifica dei naufragi è partito il gioco della “Caccia al responsabile”:
Per alcuni è l’Europa che effettivamente, fino ad oggi, se ne è fregata;
Per alcuni è il governo perché ci sono le elezioni regionali e qualche voto in più non fa mica male;
Per alcuni sono quelli che si arrabbiano col governo perché sono irresponsabili;
Per alcuni sono i grandi governi mondiali che gli anni scorsi non hanno fatto nulla, o peggio, hanno favorito la nascita di questi gruppi terroristi;
Per alcuni invece è colpa degli immigrati stessi che dovrebbero starsene a casa perché da noi non c’è posto per loro;

Finito questo gioco è poi partito quello del “Cerchiamo una soluzione”, e allora:
C’è chi propone di fare un blocco navale e rispedire questi numeri a casa cosi diminuiscono.
C’è chi si arrabbia col governo perché si è stancato di ospitare tanti numeri nel suo paese.
C’è chi vuole che questi numeri diminuiscano ma non vuole che si vada in Libia o nei paesi da cui partono.
C’è chi vuole che, per risolvere il problema a questi numeri e non farli più partire, vengano distrutti i barconi.
C’è l’Europa che, come dopo ogni naufragio con numeri a tre zeri, dice “ora basta”.

Domenico Quirico su “La Stampa” oggi scrive che davanti al grande tram tram mediatico dell’informazione che attendeva ieri sul molo di Catania l’arrivo di morti e sopravvissuti lucidando le macchine da presa e ungendo la prosa delle domande, ha sentito grande senso di scoramento e di personale sconfitta.
Perché non riusciamo ad andare oltre i numeri?
Perché riduciamo a becere cifre il dolore di ciascuno di quei migranti?
Perché si tenta sempre di ipotizzare fantasiose e banali soluzioni di fronte ai drammi del nostro tempo?
Come poi queste bambinesche “soluzioni” sono utili per chi su quei barconi ci è morto?

Il problema dell’emigrazione pare essere diventato “solo” un problema sociologico, un problema di modelli di tendenze, di flussi di tollerabilità. L’impressione è che l’uomo oggi non sia capace di stare di fronte al dolore e allora fugga da esso.
Il Papa lo scorso Gennaio, davanti a una bambina nel suo viaggio nelle Filippine che le chiedeva perché accadevano cose terribili, ha messo da parte i fogli e detto che per stare di fronte ad alcune domande non bastano le parole ma si ha bisogno delle lacrime.

Solo quando diverremo capaci di piangere di fronte ai drammi dell’uomo, potremo forse imparare a starci di fronte con la schiena ritta, da uomini. Quel giorno magari oltre tutti quei numeri potremo forse vedere qualcosa di più.