Le regole di vita di un buon tedesco

Negli ultimi anni, e nelle ultime settimane ancor di più, non si fa altro che sentire quanto i tedeschi siano bravi e quanto le cose fatte in Germania siano il top: se volete diventare tedeschi e perdere la vostra italianità va bene ma sappiate che non basta imparare la loro lingua crucca: ci sono delle regole da seguire!

1. Un tedesco la mattina, quando suona la sveglia, non la spegne pensando “altri cinque minuti e mi alzo” ma, entrato in modalità Robocop, apre istantaneamente gli occhi e si alza senza batter ciglio.

2. Un tedesco è sempre ordinato per cui, se fa colazione, non lascia le tazze nel lavello per una settimana ma le lava immediatamente: tutto in Germania è perfetto e quindi anche lui deve essere sempre perfetto.

3. Un tedesco fa sempre esattamente 8 ore di lavoro senza azzardarsi mai neppure a fare un solo minuto di straordinario perché lui è super produttivo: non prende mai il caffè a lavoro, non fa mai pause siga e non sa nemmeno cosa voglia dire l’espressione “sparar du cazze coi colleghi”.

4. Un tedesco vota come capo di governo solo uno che, nel caso si trovasse davanti una bambina libanese residente in Germania da anni che gli chiede di non essere rimandata a casa perché c’è la guerra, sia in grado di rispondergli trattandola come se davanti avesse il ministro delle finanze greco.

5. Quando un bambino tedesco vede Bambi o Il Re Leone e, tra le lacrime, chiede ai suoi genitori se la mamma di Bambi e Mufasa siano davvero morti, i suoi genitori tedeschi, col sorriso sulle labbra e desiderosi di trasformare in un automa il figlio, non lo consolano in nessun modo ma rispondono: “si certo che sono morti!”

6. Un tedesco usa solo cose tedesche e ne è felice: non sa cosa siano la pasta al sugo o la pizza, ma si nutre solo di würstel, crauti e pretzel.

7. Un tedesco, quando fa il bagno, riempie la vasca di birra e ci resta dentro finché non la finisce di bere tutta.

8. Un tedesco infila sempre la camicia nei pantaloni, mette la lacca ai capelli e si fa la barba ogni santo giorno: non è mica come quei buzzurri zappatauri di italiani lui…

9. Un tedesco ha già pianificato i prossimi due anni della sua vita minuto per minuto: gli imprevisti in Germania non esistono, sono solo fantasie inventate dai paesi poveri che non han voglia di lavorare.

10. Un tedesco sa di avere una fortissima nazionale di calcio ma, anche se non riesce a spiegarsi come sia possibile, prega ogni mondiale o europeo di non dover giocare contro l’Italia perché in quel caso sa anche che perderebbe sempre.

Non si può quindi fare le cose a metà, se volete essere crucchi comportatevi come tali!

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Grexit: noi persone “normali” siamo così diverse dalla Merkel?

A due giorni di distanza ormai dalla drammatica maratona svoltasi a Bruxelles dai leader europei per affrontare il problema della Grecia, è forse ancora difficile dare un’opinione significativa, che apporti cioè un valore aggiunto, a quanto su tutti i giornali, in Italia e non solo, in questi giorni si è scritto sul tema.

Dopo lo sbigottimento iniziale e l’accusa quasi unilaterale all’atteggiamento despota tenuto dalla Germania tramite la sua cancelliera e soprattutto il suo ministro delle finanze Shauble, ha iniziato infatti a emergere anche la voce di chi, una volta che l’accordo è stato raggiunto, contesta il prestito alla Grecia perché “quelli sono anche soldi nostri”.

Non mi sembra questo però il luogo più adatto per dare un giudizio definitivo su quanto accaduto, anche perchè non mi sentirei neppure in grado di farlo, mentre trovo valga la pena sottolineare che atteggiamento, anche tra le persone comuni, questa vicenda ha messo in luce. 

L’atteggiamento tedesco e dei paesi nordici ad esso alleati, Finlandia in primis, ha chiaramente evidenziato come la principale preoccupazione di questi stati fosse la loro salvaguardia interna (come al solito mi verrebbe da dire: si pensi ad esempio a quanto sola ad esempio è stata lasciata l’Italia a gestire il problema dell’immigrazione nel Mediterraneo). L’impressione è che sempre, in Europa, ogni paese segua unicamente i suoi interessi e non ricerchi un bene comune: chi riesce oggi a definire l’Europa ancora unita? Al sogno dei padri fondatori è stato inferto quasi un colpo mortale, l’ennesimo, la scorsa domenica. 

La cosa che però personalmente mi preoccupa di più non è il potere della Germania: oggi sono loro i più forti, fra dieci anni chissà…ma è che lo stesso atteggiamento tenuto dalla cancelliera Merkel è riscontrabile nella vita di tutti i giorni anche tra noi persone “normali”. 

Chi di noi cerca mai nella sua giornata di comportarsi per contribuire al bene comune?! 

A lavoro, ad esempio, è rarissimo trovare persone che non vivano con il solo obiettivo di fare il minimo indispensabile richiesto dalla loro attività e che abbiano la voglia di collaborare insieme ai colleghi per raggiungere un obiettivo comune. Quante volte, non solo si crea un clima di tensione, ma sembra quasi di far parte di aziende diverse e concorrenti anche se in realtà si lavora magari solo in uffici diversi all’interno della stessa società? 

La medesima identica cosa accade poi in moltissimi altre situazioni a tutti note: 

Chi, ad esempio, in una riunione di condominio cerca il bene comune e non solo il suo?! 

Chi è disposto a non imporre costantemente il suo “modo di vedere le cose” e riesce ad aprirsi a un dialogo vero e costruttivo con chi ha di fronte?!

Non vorrei sembrare moralista per cui non fraintendetemi: è giusto che uno cerchi di essere felice e se può apportare dei benefici in qualche modo alla sua vita deve farlo! Sempre più però il mondo, oggi, sembra mostrare che per guadagnare qualcosa si debba necessariamente toglierlo ad altri. Questo però a me sembra un  modo miope di vivere perché, chi più chi meno, abbiamo sperimentato tutti come la vita sia un alternarsi di circostanze favorevoli e altre meno per cui, se questo sistema regge, arriverà il momento in cui troveremo uno che, per raggiungere la sua felicità, tenterà di sottrarci alcuni dei benefici che ci siamo conquistati (magari questo prima o poi capiterà anche alla Merkel chissà…).

Un sistema costruito su questo paradigma non funziona! Personalmente dunque trovo che il modo per cambiare veramente le cose non siano le riforme di Renzi o di Tsipras, ma sia trattare gli altri e le circostanze che capitano per la verità che sono, agendo e vivendo con il desiderio di contribuire a un bene comune e non solo a uno meramente personale, con la speranza che, cercando il bene di tutti, un uomo lo ottenga anche per sé. 

Le 10 regole di vita del milanese d’Estate

Se hai intenzione di passare del tempo a Milano durante questa torrida estate devi adeguarti al modo di vivere di un vero milanese. Ecco le dieci regole di comportamento da seguire:

1. Il milanese la mattina d’estate, quando si sveglia, è già incazzato perché sa che deve abbandonare la sua dimora in cui l’aria condizionata rinfresca l’aria persino in bagno e in ripostiglio per andare a lavorare e “tirare avanti sto cazzo di paese”;

2. Il milanese d’estate impedisce ai suoi figli di fare attività ludico-ricreative all’aperto perché altrimenti sudano e impuzzoliscono i loro “vestiti del Porco Diaz”. Al massimo li porta al parco, si piazza con loro all’ombra di un alberello, e gli insegna a fissare i passanti scuotendo la testa per esprimere il proprio disgusto sul loro abbigliamento costituito da colori sgargianti e dannatamente popolani o sulla loro carnagione schifosamente bianca.

3. Il milanese infatti, non appena arriva l’estate, si spara un paio di lampade fatte bene perché l’abbronzatura fa troppo figo coi colleghi;

4. Il milanese d’estate, appena uscito di casa al mattino, va in un “bar da ricchi” con l’aria condizionata e ordina un “caffé con ghiaccio” o un bel “marocchino” perché prendere un espresso normale o bere il caffé alle macchinette è una roba da Giargiana. Uscito dal bar, prima di salire in macchina, si pulisce le mani con amuchina per eliminare ogni rischio di contaminazione da germi;

5. Il milanese d’estate, come in ogni altra stagione del resto, non considera neppure per un secondo l’idea di andare a lavoro salendo in quel carro di buoi anche chiamato metropolitana. Ovviamente allora si piazza in macchina con l’aria condizionata a cannone e, durante il tragitto verso l’ufficio, sbeffeggia tutti i “poveracci” che vede salire su un pullman ATM o che, ancor peggio, viaggiano in macchina col finestrino abbassato: ma come diamine si fa ad avere una macchina senza aria condizionata?????!

6. Il milanese a pranzo d’estate si tira un’insalatina dimagrante accompagnata da una buona “inguria” che è il top per essere sempre idratati come si deve;

7. Il milanese d’estate a lavoro manda costantemente in giro da clienti e fornitori insignificanti i suoi sottoposti organizzandogli incontri all’aperto tra le 11 e le 15 perché gode nel vederli rientrare in ufficio sudati e ansimanti per il caldo;

8. Il milanese d’estate non esce mai dall’ufficio prima delle 19 perché non ha voglia di tornare a casa e fingere di voler veramente giocare con quei mostriciattoli dei suoi figli che lo aspettano da tutto il giorno e ancora non hanno capito che lui non ha un cazzo di tempo da perdere;

9. Il milanese d’estate a cena si mangia un “bel minestron frecc”, rigorosamente Bio, dopo aver bevuto poco prima un prosecchino fresco come Ape. Subito dopo cena poi “fa una call” con tutti i suoi amici milanesi e gli spiega come risolvere il problema del default greco, sottolineando più volte che la vera ragione per cui non si è ancora chiusa la questione sia che sia i greci, che i tedeschi o i francesi che comandano in Europa, non sono milanesi;

10. Il milanese d’estate quando va a letto e si piazza sotto il bocchettone dell’aria condizionata e, pensando alla giornata appena vissuta, chiude gli occhi lieto e certo che anche quel giorno, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha dimostrato al mondo intero di essere la vera locomotiva d’Italia e che in nessun modo lui potrà mai rischiare di “finì cont el cu per tèrra”.

Storia di un ragazzo senza la faccia arcobaleno

Quando il ragazzo con la faccia arcobaleno incontra il ragazzo senza faccia arcobaleno, il ragazzo senza faccia arcobaleno è un ragazzo Omofobo.

Chi non è d’accordo con questa affermazione?!
Chi ha il coraggio di negare la verità di questa frase?!

È assurdo infatti che uno, nel terzo millennio, sia cosi bigotto da preferire la sua foto profilo naturale, cosi come mamma lo ha fatto, piuttosto che evolversi e scegliere di avere la faccia color arcobaleno!

Come fa il ragazzo senza faccia arcobaleno a non capire che noi decidiamo di che colore vogliamo essere quando anche Apple, Google o Facebook, le aziende che per prime hanno capito il futuro, hanno messo a repentaglio le loro vendite pur di trasformare il loro logo senza arcobaleno in un logo con l’arcobaleno?!

Questo ragazzo senza faccia arcobaleno è veramente un testardo e, ogni tanto, si azzarda pure ad alzare la testa per parlare al ragazzo con la faccia arcobaleno quando lo incontra!
Ma come osa?!
Perché esiste o non si cancella dalla faccia della terra un essere dal cervello tanto obsoleto?!
Dannato razzista….

Se riflettiamo sul ragazzo senza faccia arcobaleno dovremmo imbarazzarci per lui: non ha senso che esista gente che non vuole essere libera!
Ma non avere la faccia arcobaleno vuol dire che non sei libero!
Tutti oggi hanno la faccia arcobaleno!
Come fai a non averla?!
Anche i calciatori mettono i lacci arcobaleno!
Persino dopo che piove compare un arcobaleno!

Pensate che questo ragazzo senza faccia arcobaleno, non solo non ha ancora cambiato la sua foto profilo, ma ogni tanto osa anche dire che la sua faccia naturale sia più bella di quella arcobaleno!

In quelle situazioni è logico che il ragazzo con la faccia arcobaleno si senta discriminato perché l’arcobaleno è il futuro! L’arcobaleno è cosi social poi!

Non esistono le mezze misure cosi come da tempo non esistono ormai più le mezze stagioni…se tu che leggi non hai la faccia arcobaleno inizia a farti delle domande e scegli: o te la cambi da solo quella dannata foto profilo oppure noi, ragazzi sani e dalla faccia arcobaleno, saremo costretti a farlo con la forza per te.

Non avere paura comunque ragazzo senza faccia arcobaleno: questa non è una minaccia, è la modernità!

Grexit: il fallimento di una Unione Europea che ha dimenticato le sue origini

La notizia di apertura di tutti i notiziari riguarda la rottura delle trattative tra la cosidetta Troika (BCE, FMI ed Eurogruppo) e il governo greco guidato dal premier Alexis Tsipras.

Ma cosa sta realmente succedendo e che cosa c’è effettivamente in ballo dietro la “tragedia greca” che si sta consumando in queste ore?

Senza voler entrare nei dettagli economici,  anche un bambino capirebbe che se la Grecia, per ridare 1,6 miliardi al FMI, necessita di un prestito di 7,4 miliardi, c’è qualcosa che non quadra. Come mai allora si è arrivati a un muro contro muro, con Tsipras che ha giudicato “inaccettabili” le condizioni imposte dalla Troika per continuare a sostenere l’economia ellenica?

Il piano di aiuti alla Grecia ebbe inizio nel 2010, con aiuti da parte della UE, attraverso il pacchetto salva-stati (EFSF, European Financial Stability Facility) dell’Unione Europea. Per ottenere questi aiuti, ai governi che si sono da allora succeduti alla guida della Grecia, sono stati chiesti pesanti sacrifici. Tagli alle pensioni, privatizzazioni, tagli ai salari e al numero dei dipendenti pubblici, revisioni della spesa in ogni settore dei servizi erogati dallo stato. La disoccupazione veleggia stabilmente oltre il 25%, e il PIL greco è in continua picchiata. Si capisce bene quindi perché molti greci siano esasperati dalle continue richieste di rigore imposte dall’Europa.

D’altra parte, l’Unione Europea sostiene che  non si può rinegoziare o fare sconti al governo greco. Politiche scellerate del passato hanno condotto la Grecia sull’orlo del baratro dove si trova ora. È quindi evidente a tutti che sono necessarie profonde riforme. Per esempio, è assurdo che l’età pensionabile si attesti intorno ai 55 anni. E se si rinegoziasse il debito greco, cosa direbbero gli altri stati (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda) sottoposti anche loro negli anni passati a pesanti sacrifici?

A mio parere, la radice del problema esula dall’aspetto meramente economico-finanziario. È un problema di ragionevolezza. Infatti, credo sia irragionevole pensare di imporre ulteriori sacrifici a uno stato in cui il 25% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Autorevoli fonti all’interno del Fondo Monetario Internazionale stimano che allo stato attuale, con le politiche imposte dalle UE, alla Grecia servirebbero 60 anni per tornare ad avere il PIL che aveva prima della crisi. 60 anni! Come può un governo accettare queste condizioni per il suo popolo?

Bene ha fatto Tsipras a giudicare “irricevibili” le proposte della Unione Europea. Con un po’ di ragionevolezza in più, il problema potrebbe essere risolto. Magari prolungando le scadenze delle rate del debito greco, o per esempio scontandone una parte. Mi ricordo negli anni scorsi quanti concerti, quanti volti noti del panorama internazionale, si spendevano per la cancellazione del debito ai paesi in via di sviluppo. Quante di queste celebrità hanno speso una parola sulla situazione greca?

La realtà è che manca da parte della UE la volontà politica di venire incontro al dramma di un popolo ridotto in stato di povertà. E una politica che non guarda in faccia le persone ma, al contrario, è più preoccupata di uno 0,07% di differenza sul gettito dell’IVA, è una politica che non mi appartiene, ma soprattutto è una politica che ha tradito lo spirito fondativo della Unione Europea. Una Europa come quella di oggi è dannosa e non serve a nulla.

I padri fondatori della UE, il Beato Robert Schumann, Konrad Adenauer, e anche Alcide De Gasperi, furono dei veri rivoluzionari. Ebbero infatti l’idea di unificare ciò che, lungo i secoli, era stato motivo di litigio e guerre tra Francia e Germania: le regioni  dell’Alsazia, della Lorena e della Ruhr, ricche di materie prime chiave, quali il carbone, furono gestite in comune dal punto di vista produttivo. Da lì sarebbe nata la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, antenata della odierna Unione Europea.

Oggi invece assistiamo ad una deriva tecnocratica e burocratica delle Istituzioni Europee, molto più attente a mantenere il loro potere acquisito e al limite a controllare che i vari stati “facciano i compiti a casa”. Proprio per questo a Tsipras va tributato un grande coraggio per avere affermato che “non vogliono cacciare la Grecia dalla UE, volevano cacciare questo governo”.

A tale proposito, bisognerebbe ricordarsi di quanto accaduto in Italia nel 2011, quando Berlusconi si dimise per fare posto al “salvatore della Patria” Mario Monti e al suo (pessimo) Governo dei Tecnici, tra cui ricordiamo il Ministro Fornero e tutti i disastri da loro combinati nel nome del “ce lo chiede l’Europa”. È interessante ricordare come gli eventi di quel Novembre burrascoso, con lo Spread oltre quota 500 e l’Italia sotto attacco della speculazione internazionale, furono segnati dalle dimissioni di Silvio Berlusconi. Con un particolare non secondario: le dimissioni arrivarono la sera del 12 Novembre. Il giorno prima, il titolo di Mediaset aveva perso il 12%. Pura coincidenza? A voler pensare male, si potrebbe dire che la UE cercava un “killer politico” che potesse applicare le riforme imposte dall’Europa e che Berlusconi non avrebbe potuto applicare. Probabilmente lo stesso gioco che i burocrati di Bruxelles hanno tentato di portare avanti nei confronti del Governo greco. Di fronte a questo, bisognerebbe solo applaudire un capo di governo che ridà, attraverso il referendum del 5 luglio, la sovranità al popolo. E fanno quasi sorridere le reazioni dell’Eurogruppo Dijsselbloem a riguardo: “il referendum è una scelta di chiusura triste”. A questo signore olandese dal nome impronunciabile, verrebbe da chiedere che leggitimazione popolare ha per poter affermare una cosa del genere. La risposta, scontata, è nessuna. Nessun cittadino europeo ha mai votato per eleggere né lui, né alcuno dei membri della Commissione Europea. Eppure questi organi incidono fortemente sulla vita di ogni cittadino dell’Unione Europea.

In conclusione, io credo fortemente che per fare fronte agli scenari geopolitici e alle sfide che si prospettano nel futuro, sia necessaria più Europa, più integrazione. La crisi umanitaria nel Mediterraneo, la lotta al Terrorismo internazionale, la crisi Ucraina, dimostrano come solo una Europa unita possa fare sentire la sua voce all’interno della comunità internazionale. Purtroppo ad oggi l’Europa non ha ancora dimostrato questa unità che, allo stato attuale, rimane solo sulla carta. Una unità che non può prescindere da una concezione che abbia al centro le persone e non, come purtroppo accade oggi, i vincoli  di bilancio e la burocrazia.