L’incubo del dipendente d’ufficio: la cagata contemporanea col collega

La cosa peggiore che può capitarti in ufficio è la cagata in contemporanea con collega:

Tu sei lì sul cesso, pacifico, a leggere Eurosport aspettando di espellere il malloppo quando ecco che, d’improvviso, senti un rumore nel bagno accanto: è appena entrato qualcuno!

A quel punto, con la classica camminata a papera causa pantaloni abbassati a livello del ginocchio, per prima cosa ti precipiti a controllare che la porta sia effettivamente chiusa e, da folle ottimista, inizi a pensare: “niente panico! Sarà solo una pisciatina veloce!”

Ti aspetti un bel gorgoglio da torrentello alpino e invece inizi a sentire la carta igienica scorrere…pessimo segno. Sta costruendo un castelletto di carta: deve cagare!

A quel punto è una guerra di nervi!

Lui sa che sei là, e aspetta paziente che tu te ne vada. Non immagina però che anche tu sia appena arrivato e pensa di avere il match in pugno.

Lo senti respirare tranquillo dal pannello divisorio mentre tu che, prima che entrasse eri ormai quasi in dirittura d’arrivo, non respiri più e ti contorci per trattenere la “marmottona nella tana”.

Parti allora a chiederti chi sia perché conoscere il nemico è decisivo: potrebbe essere il palestrato del marketing che stringendo le chiappe riesce persino ad aprire delle noci, oppure potrebbe essere quello secco secco dell’ufficio acquisti che, come minimo, al bagno butta fuori noccioli di ciliegia come fosse un passerotto…

Tu invece hai la pancetta e dopo il secondo caffè e la terza marlboro rossa capisci che proprio non puoi più trattenere la pizza ai peperoni della sera prima;

Passano i minuti e nessuno fa la sua mossa. Lo ascolti come fossi in trincea sperando con tutto il cuore che lui se ne freghi, scarichi il fardello, e se ne vada….ma niente!

Dannazione è un damerino come te e si vergogna!

Inizi ad avvertire la sua fatica…gli scappa qualche sospiro ma niente, non molla.

Alla fine devi cedere tu!

Ricacciato il tutto su per l’intestino te ne stai un’altra mezz’ora buona alla scrivania immerso in un’atroce sofferenza finché le porte del paradiso si riaprono per te e, finalmente solo, riesci a liberare la bestia.

Non avere fretta dunque in queste situazioni perché, anche a lavoro, una cosa è certa:
“Puoi togliere il ragazzo dal cesso dell’open space, ma certamente non puoi togliere il cesso dell’open space dal ragazzo”.

E tu di che razza sei?!

Sei un maturando che sta finendo gli esami e ha l’ansia di capire cosa vuol fare da grande?
Sei un giovane studente universitario che ha ancora il dubbio di aver azzeccato le sue scelte?
Sei un lavoratore che vuole vedersi descritto in un articolo?
Non ti resta che leggere qui sotto e verificare a che razza appartieni!

Se sei un medico ti sei spaccato di serie tv come “Greys Anatomy”, “E.R. Medici in prima linea” e hai passato l’infanzia a giocare all’Allegro Chirurgo invece che con le macchinine;
Se sei un ingegnere odi lavarti i capelli e hai avuto una vita frustrata trascorsa per la maggior parte del tempo in mezzo a soli uomini per cui appena vedi una figura assimilabile a una donna che anche solo respira ti parte l’ormone a mille;
Se sei un designer/archietto ami la vita notturna, non ti svegli mai prima delle 9.30 perché ti piace fare “le notti”, indossi pantaloni attillati che finiscono sopra la caviglia, metti camicie o vestiti improbabili perché tu vedi “oltre” e hai il gusto per la moda;
Se sei un fisico/matematico hai avuto un’esperienza fondamentalmente simile a quella di un ingegnere solo che sei più magrolino e, quando interagisci con chi fisico/matematico non è, parli molto lentamente scandendo bene le parole perché altrimenti non ti capiscono;
Se sei un infermiere, o comunque fai un lavoro che centra con la medicina ma medico non sei, hai un odio nascosto per la gente che organizza le vacanze post-maturità e non hai mai sopportato i film tipo “Notte prima degli esami”. Proprio quell’odio interiore ti ha spinto a voler passare l’estate dopo le superiori a studiare come un turco e fare 850 test diversi per non precluderti nessuna possibilità futura;
Se sei un filosofo/storico la cosa che più ami di te è la barba per cui non te la fai mai, a 18 anni hai avuto i primi segni di calvizia e non metti jeans o magliette da babbo dall’età di 16 anni. Il tuo armadio è costituito solo da camicie, preferibilmente a righe o quadretti, e pantaloni con tutte le esistenti e possibili gradazioni di marrone;
Se sei un economo ti senti ricco e ti atteggi da manager anche mentre ceni con gli amici, hai fatto il tuo primo curriculum a 12 anni e soprattutto vesti solo cose di marca per distinguerti dalla plebe e perché hai capito che l’immagine nella vita è tutto e conta più di ogni altra cosa;
Se sei un avvocato adori parlare e, quando tua madre ti ordina di portare giù la spazza, organizzi un’arringa difensiva che dimostra come tua sorella o tuo fratello siano più adatti a fare quel lavoro. Il tuo idolo poi è il Giudice Santi Licheri perché, uscito da scuola, invece di guardare dragon ball ti tiravi ogni santo giorno una bella puntatina di “Forum” su rete 4;
Se sei un psicologo nella tua vita hai pianto tanto e quando la gente ti parla anche di argomenti semplici e banali, invece di ascoltare le cose, tu le interpreti cercando il reale significato di ciò che stai sentendo;
Se sei un politico sei tutte queste cose insieme perché sai parlare di ogni tema e interpretare i reali bisogni di tutti i tuoi elettori, di qualsiasi razza essi siano…

A questo punto dovresti avere tutto chiaro, non esistono vie di mezzo, scegli a che razza appartieni e comportati come devi!

Immigrazione: è il “coraggio” a mancare all’Europa!

Dopo le “grandi” tragedie del mare che ci sono state gli scorsi mesi si è sentito lungamente parlare del “problema dei migranti” (da notare come già nel modo di definirli come “problematici” ci sia una distorsione significativa di quanto sta accadendo). Abbiamo per settimane infatti ascoltato grandi capi di stato europei definire il “problema dei migranti” come non solo italiano ma europeo.
In fondo in fondo devo ammettere che ho creduto possibile che, dopo fatti cosi drammatici, fosse possibile un ritorno ai veri fondamenti e ai veri valori su cui era nata l’idea di un’Unione Europea: dopo la seconda guerra mondiale, vista la tragedia appena vissuta, i capi di stato dei paesi coinvolti sono stati capaci di mettere da parte le loro ambizioni personali per costruire un’Europa che avesse come unico obiettivo il Bene Comune e dunque la Pace.
Fa specie vedere oggi che, passato il contraccolpo sentimentale post-tragedia del mare, una volta chiamati alla prova dei fatti, ogni paese di questa presunta unione abbia iniziato a pensare unicamente ai c**zi suoi:
c’è chi vuole fornire mezzi navali ma i migranti non li vuole manco vedere;
c’è chi organizza marce a difesa della libertà e della cultura europea e poi lascia 170 migranti sugli scogli perché se entrano il paese esplode;
c’è anche chi vuole costruire un muro di 4 metri per non fargli entrare questi migranti problematici;
c’è chi in Italia parla di ruspe o invece spara ai quattro venti un “facciamo da soli” come se realmente noi potessimo mettere a posto il “problema dei migranti”.

Sarebbe troppo facile ridurci però unicamente a criticare la nullità di azione che sta dimostrando chi in Europa in questo momento ha potere, innalzandoci a presunti paladini di etica e moralità.

Chi di noi non vede infatti nei migranti una scocciatura?!
Chi di noi non ha mai pensato che sia ingiusto dare a loro dei benefici quando anche noi non è che ce la stiamo un granché spassando?

Stamattina Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”, scrive: “Nel tempo in cui sembra aver voce un pensiero unico, che zittisce ogni differenza e ogni sensibilità con la ruspa o con la cruda contabilità, c’è rimasto un uomo che caparbiamente parla di persone e di umanità. Papa Francesco ci ricorda che siamo donne e uomini, che abbiamo dei diritti, ma anche dei doveri verso chi è troppo piccolo o troppo anziano, troppo malato o troppo debole per stare in piedi da solo. Il pensiero unico dominante accetta «l’economia dello scarto», che mette in un angolo chi non ha lavoro e chi non è produttivo, così come predica la chiusura all’interno delle proprie identità e dei propri confini”.

Queste parole verranno certamente lette da tutti come “cosa buona e giusta” ma viene spontaneo chiedersi come si possa mettere in pratica un pensiero diverso dal pensiero dominante?
Si può contribuire a combattere, durante le nostre giornate, l’economia dello scarto?

Sempre il Papa ieri a Torino, parlando a giovani e non solo, ha fornito un’ipotesi di via da seguire per rispondere a queste giuste domande: “Per stare bene non si può stare fermi ad «aspettare la ripresa», mettersi in panchina («o in pensione a vent’anni»). Dovete vivere, non vivacchiare! Osate, siate coraggiosi!”.

L’impressione è che sia proprio il coraggio a mancare quando pensiamo ai migranti solo come numeri da gestire o come a un costo da pagare piuttosto che a uomini in ricerca di un luogo in cui essere contenti.

Spesso si sente dire che la Chiesa deve farsi i fatti suoi e lasciare la politica ai politici o agli uomini “normali”. Quando si parla di cose che toccano però il desiderio di stare bene degli uomini la sola istituzione in grado di porsi in un modo originale e che ha realmente a cuore il bene degli individui è la Chiesa e questo è un fatto oggettivo e innegabile.
Possiamo anche tenerlo nascosto se ci vergogniamo di dirlo perché non è di moda ma forse vale la pena per tutti, Cristiani e non, iniziare con coraggio a seguirla.

Inception – il finale secondo Nolan: la realtà non è il cugino povero dei sogni!

Quando Inception è uscito nelle sale cinematografiche di tutto il mondo nel 2010, in parallelo all’incredibile successo ottenuto dalla pellicola, in ogni persona ad aver visto il film è sorta spontanea la domanda sul significato reale che il regista, Cristopher Nolan, ha voluto dare alla sua storia. Per chi non avesse visto il film innanzitutto il primo consiglio è certamente quello di andare a vederlo.
Chi lo ha visto invece ricorderà che la pellicola si conclude con una trottola al centro della scena che gira lasciando il telespettatore nell’incertezza se questa cadrà o meno. La questione è decisiva perché, nel primo caso, il protagonista, interpretato da Leonardo di Caprio, si troverebbe nella realtà vera. In caso contrario si troverebbe invece in un sogno, e rischierebbe di restarci intrappolato. Il solo elemento in grado di farci capire dove siamo è la trottola.
Christopher Nolan qualche giorno fa ha tenuto un discorso di commiato rivolto ai laureati di Princeton in cui, per la prima volta dall’uscita del film, ha dato una sua interpretazione di quel misterioso finale:
«Nella tradizione dei discorsi solitamente si fa un gran parlare del dover inseguire i propri sogni, ma io non voglio puntare su quest’aspetto, perché non ci credo. Io voglio che voi inseguiate la vostra realtà. È evidente da diverso tempo che la realtà è vista come un cugino povero dei sogni. Ma io voglio che voi vi rendiate conto che i nostri sogni, le astrazioni con cui ci divertiamo e di cui ci circondiamo sono dei sottoinsiemi della realtà. Il modo in cui il film finisce, il momento in cui il personaggio di Leonardo DiCaprio, Cobb, — si riunisce ai suoi bambini, corrisponde alla sua realtà soggettiva. Non se ne preoccupa più, e questo porta a un assunto: forse tutti i livelli di realtà sono validi. La macchina da presa si sposta sulla trottola che gira e prima che si fermi lo schermo va al nero. Quel punto interessa tantissimo gli spettatori in termini assoluti: anche se mentre guardo il film so che è finzione e quindi una sorta di realtà virtuale. Ma la domanda se la scena finale sia un sogno o sia vera è la domanda che mi è stata posta più che su qualsiasi altro film io abbia fatto. È la cosa che mi si chiede di più e che interessa di più perché riguarda la realtà. È la realtà quello che conta».
Personalmente ho trovato straordinario questo discorso di Nolan perché oggi pare che per essere contenti a questo mondo l’unico modo sia di immaginarci in un luogo diverso e più bello, come in un sogno dunque: sono rarissimi infatti i casi in cui riconosciamo che quanto abbiamo davanti sia sufficiente per essere realmente felici.
Incredibile che, non da un capo di stato o da un sommo esponente religioso, arrivi un cosi forte e, a dirla tutta anche desiderabile, richiamo sul valore della realtà che il regista descrive non come il cugino povero dei sogni ma come se in essa ci sia già tutto per essere contenti.
Per usare sue parole, se vogliamo stare bene, è la realtà quello che conta!
A questo punto, visto che lui non è un politico e neppure un prete, forse siamo tutti più liberi di verificare se ha ragione!

Il decalogo del condomine assatanato

Vivi in un condominio o hai intenzione di trasferirtici presto? Questo articolo allora fa per te: ecco da chi ti devi guardare!

Il condomine assatanato la mattina si alza e prende un Vivident Xylit: già sa che dovrà litigare e fare la voce grossa con qualcuno nel palazzo;

Il condomine assatanato non ha figli, odia chiunque ne abbia e ha in Beppe Grillo la fonte d’ispirazione delle sue incazzature;

Il condomine assatanato ha come scopo di vita impedire a chiunque sotto i 16 anni di età di giocare a pallone, a nascondino o a qualsiasi altra cosa nel parchetto del condominio, ovviamente per la loro sicurezza…

Il condomine assatanato il sabato e la domenica, sotto le note di un Beethoven a tutto volume, passa l’aspirapolvere a rotelle muovendola fragorosamente avanti e indietro sulle piastrelle di casa sua alle 7.30 del mattino, con l’obiettivo educativo di svegliare tutti gli scansafatiche che abitano sotto di lui e insegnargli come si fa vivere;

Il condomine assatanato ordina la spesa su internet perché deve sempre garantire la sicurezza del palazzo e dunque non può mai allontanarsi da esso: immaginate quanti, sapendo che lui non c’è, sfrutterebbero l’occasione per scrollare le tovaglie piene di briciole giù dal balcone!

Il condomine assatanato è il peggior nemico degli escrementi di cane: quando vede una cacca di cane per strada lui non si schifa ma gioisce, la raccoglie, la analizza e risale al proprietario che non l’ha raccolta. In tal modo può dar luogo a scenate epiche e teatrali rigorosamente fatte davanti al maggior numero possibile di condomini per “aiutarli” così a riconoscerlo come il paladino della legge che hanno sempre sognato di avere accanto a loro;

Il condomine assatanato conosce mogli e amanti di ogni persona nel suo palazzo: prima o poi si paleserà infatti l’occasione di usare queste informazioni come minacce e ottenere in cambio il posto-auto che lui si è sempre meritato;

Il condomine assatanato non salta mai nessuna assemblea condominiale, tiene le presenze e, identificati coloro che non si presentano mai, li contatta uno ad uno per farsi firmare la delega che gli permette di votare per loro;

Il condomine assatanato alle assemblee condominiali lo riconosci subito: in mezzo a tutta la gente annoiata che vorrebbe essere in qualsiasi altro posto meno che lì, c’è sempre uno che, con gli occhi iniettati di sangue e le vene pronte a esplodere, è disposto a uccidere pur di avere la tenda sul terrazzo delle dimensioni che vuole lui.