Le 10 differenze tra gli Italiani pro e contro Valentino Rossi

Abbiamo tutti visto le immagini della sfida tra Valentino Rossi e Marquez lungo i primi 7 giri del gran premio di Sepang di MotoGP in cui il pilota spagnolo, dopo aver in ogni modo rallentato e innervosito Valentino, è finito per terra. 

Sui social si è immediatamente accesa una grande battaglia tra chi difende e chi accusa Valentino, ma nessuno si è chiesto cosa differenzia chi sostiene le due diverse posizioni: leggete e lo scoprirete….

Il tipico accusatore di Valentino Rossi al mattino sotto la doccia pensa, il tipico sostenitore invece canta;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi a cena con gli amici non fa nulla perché è l’ospite, il tipico sostenitore invece è quello che cucina per tutti;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi a lavoro quando arriva beve il tè così si rilassa, il sostenitore invece, appena arriva, ingoia un caffè in tre secondi e un altro se lo infila negli occhi come fosse un collirio perché ha duemila cose da fare.

Il tipico accusatore di Valentino Rossi è quello che da vecchio si apposta davanti a un cantiere dicendo che ai suoi tempi si lavorava meglio, il sostenitore trascorre invece la sua vecchiaia giocando a carte con gli amici e passeggiando nel parco alla ricerca di qualche bella nonnetta da guardare.

Il tipico accusatore di Valentino Rossi nel tempo libero porta i cani a passeggio, il sostenitore invece gioca coi figli al parchetto come un dodicenne;

Lo studente accusatore di Valentino Rossi se durante un esame riceve richiesta di aiuto, non solo finge di non sapere la risposta, ma fa anche la spia col professore; lo studente sostenitore invece è quello che si fa beccare mentre passa al compagno il suo intero foglio protocollo per farlo copiare;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi a lavoro i problemi li elenca, il sostenitore invece li risolve;

Il genitore sostenitore di Valentino Rossi i figli li rimprovera, il genitore accusatore invece li moralizza;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi è il classico sempre pronto a “salire sul carro dei vincitori”, il sostenitore invece è già sul carro perché quello che ha vinto è proprio lui;

Il tipico accusatore di Valentino Rossi i biscotti li organizza e li fa, il sostenitore invece non ci sta e se li mangia.

#IoStoConVale: vai a Valencia e insegna ai bambini come corrono i giganti!

Immigrati = Numeri

700 morti…no dannazione 850!
Più dei 366 di due anni fa;
Sono stati 3500 l’anno scorso;
E ieri una barca con altri 200 è naufragata sulle coste Greche;
Dicono che in un milione siano pronti a partire…

In questi giorni è diventato quasi un gioco…praticamente ogni talk show, ogni telegiornale, ogni partito ha stilato la sua personale “Classifica dei Naufragi nel Mediterraneo”, posizionandoli in ordine di importanza usando come unico parametro per farlo il numero di morti a seguito di ognuno di essi.

Dopo la classifica dei naufragi è partito il gioco della “Caccia al responsabile”:
Per alcuni è l’Europa che effettivamente, fino ad oggi, se ne è fregata;
Per alcuni è il governo perché ci sono le elezioni regionali e qualche voto in più non fa mica male;
Per alcuni sono quelli che si arrabbiano col governo perché sono irresponsabili;
Per alcuni sono i grandi governi mondiali che gli anni scorsi non hanno fatto nulla, o peggio, hanno favorito la nascita di questi gruppi terroristi;
Per alcuni invece è colpa degli immigrati stessi che dovrebbero starsene a casa perché da noi non c’è posto per loro;

Finito questo gioco è poi partito quello del “Cerchiamo una soluzione”, e allora:
C’è chi propone di fare un blocco navale e rispedire questi numeri a casa cosi diminuiscono.
C’è chi si arrabbia col governo perché si è stancato di ospitare tanti numeri nel suo paese.
C’è chi vuole che questi numeri diminuiscano ma non vuole che si vada in Libia o nei paesi da cui partono.
C’è chi vuole che, per risolvere il problema a questi numeri e non farli più partire, vengano distrutti i barconi.
C’è l’Europa che, come dopo ogni naufragio con numeri a tre zeri, dice “ora basta”.

Domenico Quirico su “La Stampa” oggi scrive che davanti al grande tram tram mediatico dell’informazione che attendeva ieri sul molo di Catania l’arrivo di morti e sopravvissuti lucidando le macchine da presa e ungendo la prosa delle domande, ha sentito grande senso di scoramento e di personale sconfitta.
Perché non riusciamo ad andare oltre i numeri?
Perché riduciamo a becere cifre il dolore di ciascuno di quei migranti?
Perché si tenta sempre di ipotizzare fantasiose e banali soluzioni di fronte ai drammi del nostro tempo?
Come poi queste bambinesche “soluzioni” sono utili per chi su quei barconi ci è morto?

Il problema dell’emigrazione pare essere diventato “solo” un problema sociologico, un problema di modelli di tendenze, di flussi di tollerabilità. L’impressione è che l’uomo oggi non sia capace di stare di fronte al dolore e allora fugga da esso.
Il Papa lo scorso Gennaio, davanti a una bambina nel suo viaggio nelle Filippine che le chiedeva perché accadevano cose terribili, ha messo da parte i fogli e detto che per stare di fronte ad alcune domande non bastano le parole ma si ha bisogno delle lacrime.

Solo quando diverremo capaci di piangere di fronte ai drammi dell’uomo, potremo forse imparare a starci di fronte con la schiena ritta, da uomini. Quel giorno magari oltre tutti quei numeri potremo forse vedere qualcosa di più.

Spot Wind festa del papà: per comunicare davvero, a volte la tecnologia non è tutto

Il progresso, la tecnologia, la velocità, la “connessione”. Sono queste icone indispensabili e imprescindibili della realtà contemporanea in cui viviamo.
La tecnologia è arrivata a un punto tale da rendersi capace di scandire quasi ogni minuto della nostra giornata.
Ma tutto questo è veramente un aiuto a vivere le nostre giornate?
Ci aiuta a comunicare noi stessi e a capire di più gli altri?
Non si tratta di un tema di poco conto ed è facile diventare “moralistoni” nel parlarne ma è oggettivamente vero che stiamo diventando più bravi a comunicare con gli hashtag che usando le parole.
Porre questi temi al centro di un messaggio pubblicitario, specialmente proposto da un’azienda di telecomunicazioni, sembra quasi un controsenso ed è qualcosa che in me ha suscitato interesse e curiosità.
E’ questo infatti che ha fatto Wind per la sua nuova campagna istituzionale. Il risultato è qualcosa di veramente nuovo e affascinante. Ciò di cui sto parlando è “Papà”, un “cortometraggio” di Giuseppe Capotondi (https://www.youtube.com/watch?v=JSWDo95hNR0). Quattro minuti tutti da vedere. Capaci di rivelare anche al più scettico qualcosa di nuovo e interessante: non “il comunicare” per il semplice gusto di farlo ma comunicare perché ciò è un’irriducibile esigenza del cuore umano.
La storia è molto semplice e comune, una di quelle in cui tanti forse potrebbero rivedersi: quella di un figlio che non rivede suo padre da molto tempo e che, in un continuo flash-back della sua infanzia, si rivede nei luoghi che ne hanno caratterizzato la crescita, e decide “ri-comunicare” con lui.
Per farlo, non sceglie la tecnologia, ma torna a casa.
“Per comunicare davvero, a volte la tecnologia non è tutto”: il finale del video è da questo punto di vista assai significativo e centra il punto della questione. C’è tutto dei tempi moderni in questi 4 minuti di video: il rapporto genitori-figli, l’invadenza della tecnologia, il bisogno di incontrarsi e di parlare, la bellezza (rappresentata dai luoghi in cui è ambientato il filmato).
Alcuni potrebbero dire che si tratta di una semplice strategia commerciale di Wind per ottenere più clienti…beh anche se cosi fosse, l’idea di spendersi per descrivere i rischi di un uso esagerato della tecnologia quando loro invece, come azienda di telecomunicazioni ci guadagnerebbero se le persone la usassero sempre di più, è in ogni caso qualcosa di nuovo e oggettivamente affascinante.

+++ Nuove Intercettazioni su Lupi: per guardare l’Eclissi usa occhiali 3D che regalano al cinema +++

Questa nuova notizia ha veramente del clamoroso!
Pare addirittura che il Ministro Lupi abbia guardato l’eclissi di sole di cui tanto si parla con occhiali REGALATI al cinema a suo figlio una volta che vi si è recato per vedere un film in 3D.
Se questa indiscrezione fosse verificata sarebbe lecito il sospetto che l’eclissi non sia in realtà altro che opera sua creata con l’obiettivo di pubblicizzare produttori di occhiali 3D che certamente sono amici suoi!
Come è possibile una cosa del genere?!
Se pensiamo poi che la sua informativa al parlamento coincide con l’orario dell’eclissi si evidenzia ancora di più come ormai l’ex-ministro voglia sfruttare questo evento per darsi maggiore “visibilità”!
Che schifo! Che vergogna! Che paese terribile quello in cui viviamo!
Ma perché non lo indagano poi?! Magistrati senza palle cavolo…

Nell’attesa di verificare l’indiscrezione, anche se sappiamo che non accadrà mai, oltre alle sue dimissioni da ministro sarebbe segno di civiltà che suo figlio maggiore si dimettesse dal suo nuovo lavoro negli Stati Uniti; sarebbe dovere degli insegnanti dei figli più piccoli che studiano ancora che li boccino a fine anno di modo che questi giovani si rendano conto che non si va al cinema a vedere film i 3D se sei figlio di un ministro; e infine sarebbe clamorosamente bello se sua moglie invece non andasse mai più al cinema con gli amici ma da sola perché soli è più bello. A quel punto si che avrebbero sofferto abbastanza per le loro malefatte!

Ah beh ovviamente poi se fra un annetto viene fuori che è una balla ti chiederemo scusa caro Lupi, stai sereno….

Unbroken: storia di un uomo che non si è mai piegato

Ho letto il Libro di Laura Hillenbrand spinto dal successo avuto dall’omonimo film diretto da Angelina Jolie e candidato ai premi Oscar di quest’anno aspettandomi di trovare un libro bello ma come tanti altri che raccontano i drammatici fatti avvenuti durante la seconda guerra mondiale.
Quello che ho letto invece è molto più di questo perché l’autrice ha descritto un uomo e la sua storia con una capacità eccezionale di far immedesimare il lettore nei pensieri del protagonista. Leggendo sembra quasi infatti di crescere e soffrire come Louis Zamperini, protagonista della storia, e per rispondere alla domanda chi sia quest’uomo il libro va letto dall’inizio alla fine perché altrimenti se ne perdono pezzi decisivi.
Louis Zamperini è stato infatti un ragazzo della California che da giovane era solo e pieno di problemi. È stato un incredibile talento del mezzofondo durante il primo dopoguerra e questo lo ha portato a partecipare alle olimpiadi di Berlino del 1936, a stringere la mano a Hitler e a essere quasi ucciso dalle SS per aver rubato una bandiera nazista. È stato mitragliere per gli Stati Uniti d’America e con il suo aereo è caduto nel Pacifico a seguito di una grave avaria, ha resistito su un canotto per oltre 40 giorni vivendo di nulla e ha percorso trasportato dalle correnti oltre 3000 km nell’oceano prima di arrivare sulle coste dell’impero giapponese. È stato prigioniero di guerra per oltre due anni in diversi campi giapponesi, umiliato e continuamente picchiato dai suoi terribili carcerieri che avevano il solo scopo di eliminarne totalmente la dignità di uomo. È stato un alcolista perché nonostante la vittoria statunitense della guerra e la sua conseguente liberazione fisica dalla prigione, Louis ha vissuto anni senza essere capace di liberarsi realmente di quanto accaduto se non con l’alcool, con tutte le conseguenze che questo gli ha generato.
Fa specie pensare ancora una volta che oggi la libertà è spesso descritta solo come la possibilità di fare quello che si vuole e si pensa nei limiti del lecito (se ripensiamo ai fatti di Parigi e Dolce e Gabbana è evidente questo). La storia di questo libro mostra invece tutta la fragilità di un pensiero di questo tipo perché a Louis non è bastato uscire dai campi di prigionia e tornare a casa per essere libero!
Louis però è stato anche un uomo capace di trovare una risposta e liberarsi dai suoi problemi grazie alla Fede. Splendido il finale in cui si accennano i frutti sulla realtà generati da quella che lui stesso chiama: “la scoperta del vero se stesso”.
In poche parole in questo libro c’è tutta la storia drammatica di un uomo che non si è mai piegato di fronte alle fatiche e stando attento a ciò che gli succedeva ha sempre trovato il modo, in ultimo istante con la conversione e la scoperta della fede, di rispondere da uomo ai drammi della sua vita.
Per queste ragioni e per l’incredibile capacità narrativa dell’autrice questo libro va assolutamente letto perché non parla, come in molti dicono, solo del passato o della vicenda di un “eroe” ma ha molto da dire a tutti noi oggi.

Je suis Dolce&Gabbana

L’8 Gennaio scorso, come tutti sappiamo, è la data in cui sono avvenuti i terribili attentati di Parigi ad opera dei terroristi dell’ISIS contro la sede del giornale satirico francese di Charlie Hebdo.
Quel tragico evento è stata occasione di richiamo per tutti e sui giornali ovunque si leggeva il concetto di libertà descritto come “diritto a dire la mia su qualsiasi cosa, e se quel che scrivo urta gravemente la libertà di qualcuno fa niente”.
Quei giorni ovunque si leggeva la scritta #JeSuisCharlie perché quel giornale era “esempio” di cosa volesse dire essere “liberi”…
Oggi, a poco più di due mesi da quegli eventi, capita che due famosi omosessuali (Dolce & Gabbana) facciano dichiarazioni a favore della famiglia, cosiddetta dai media, tradizionale (come se ce ne fosse una innovativa).
Viviamo però in un mondo di moralismi in cui è lecito sì esprimere il proprio parere ma solo se questo è di moda, e i pareri pro-gay oggi vanno oggettivamente di moda!
Fa ridere poi che altre star, i cantanti Elton John e Ricky Martin e la ex-tennista russa Martina Navratilova ad esempio, anche loro omosessuali, abbiano attaccato violentemente tali dichiarazioni lanciando una campagna di boicottaggio contro i prodotti di Dolce & Gabbana. Stupisce la stupidità della reazione avuta da questi presunti “cervelli” del nostro tempo: hanno pensato che boicottando una linea di abbigliamento a perderci ad esempio sono le semplici persone che ci lavorano, molto più che Dolce & Gabbana?
Non so se ricordate ma qualche tempo fa era successa una cosa simile per la Barilla quando Guido Barilla, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara, aveva dichiarato che per l’azienda alimentare la famiglia era “solo” quella tradizionale. Anche in questo caso attraverso il “tam tam” dei social network si era arrivati a boicottare la pasta dell’azienda in questione fino a che poi Barilla ha dovuto fare dietro-front perché “vendere” è tutto e visto che il mondo è moralista è giusto mettere da parte le proprie opinioni a favore delle mode…
La verità è che oggi se dici qualcosa contro i gay sei portatore di omofobia e sei arcaico!
Si può però dire che certe battaglie dei gay sono integraliste o no?
Si può cominciare a dire che un dialogo che rispetti l’identità e la storia di tutti deve tenere dentro anche quella di chi è a favore della famiglia “tradizionale”?
Questo articolo non ha la presunzione di risolvere o minimizzare i problemi dei gay oggi ma è semplicemente il frutto di constatare cosa per il mondo voglia dire essere liberi!
Visto che l’esperienza di chi scrive è quella di concepire la libertà, come dice il Papa, “non certo come il fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. La libertà ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita!”
Per fare scelte buone nella vita mi piacerebbe imparare a discutere in modo vero e non ideologico su un tema come quello dell’omosessualità con chi omosessuale lo è.
L’impressione però è che molti di questi reclamatori di presunti “nuovi diritti” preferiscano urlare piuttosto che discutere e questo personalmente mi dispiace.

ISIS distrugge opere antiche: allora io le leggo e le racconto!

Un paio di giorni fa ho avuto la sfortuna di vedere un video dove i terroristi dell’Isis, o Daesh come sarebbe più giusto chiamarli, distruggono statue e opere d’arte risalenti al settimo secolo avanti Cristo. Posto che ne fanno di ogni e paiono in ogni modo voler emulare i tentativi di Hitler nel secolo scorso, è nato in me un enorme senso di disagio e la voglia di fare “qualcosa”.
Mi è allora venuto in mente quando Oriana Fallaci, nel suo libro “La rabbia e l’orgoglio”, descrive la nostra cultura occidentale e la paragona alla loro scrivendo:

“A me dà fastidio parlare persino di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e uguale misura. Perché dietro alla nostra civiltà c’è Omero, c’è Socrate, c’è Platone, c’è Aristotele, c’è Fidia. C’è l’antica Grecia col suo Partenone, la sua scultura, la sua architettura, la sua poesia, la sua filosofia, la sua scoperta della Democrazia. C’è l’antica Roma con la sua grandezza, il suo concetto della Legge, della letteratura, i suoi palazzi, i suoi anfiteatri, i suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade. C’è un rivoluzionario, quel Cristo morto in croce, che ci ha insegnato (e pazienza se non lo abbiamo imparato) il concetto dell’amore e della giustizia. E poi c’è il Rinascimento. C’è Leonardo da Vinci, c’è Michelangelo, c’è Raffaello. C’è la musica di Bach e di Mozart e di Beethoven, su su fino a Rossini e Donizzetti e Verdi and Company.E infine c’è la Scienza e la tecnologia che ne deriva. Una scienza che in pochi secoli ha fatto scoperte da capogiro! Copernico, Galileo, Newton, Darwin, Pasteur, Einstein….”

Di esempi se ne potrebbero fare molti altri ma quel che pare è che persino questi terroristi abbiano ben chiara la storia che sta alle nostre spalle e la potenza che essa ha. Non possono conquistarci se non distruggono anche quella, e dunque bruciano libri, strumenti musicali e distruggono opere d’arte.
E’ per questo che a me è nata la voglia di capire e imparare a conoscere molto di più quella che è la mia cultura perché mi rendo conto di non conoscerla veramente. Come Liesel in “Storia di una ladra di libri” da bambina combatte una guerra di nascosto contro il Nazismo semplicemente leggendo (cosa proibita da Hitler), mi piacerebbe usare questa piccola pagina per diffondere quello che di bello leggo, ascolto o vedo.

I terroristi distruggono il nostro passato? Bene allora io lo leggo e ve lo racconto!

Una vita da “Smartphonisti”

Sono ormai anni che i classici telefoni cellulari sono stati soppiantati dai molto più innovativi e ricchi di funzioni smartphone. Oggi è il momento di fare una riflessione su questi nuovi aggeggi che abbiamo sempre in mano e dominano nelle nostre giornate portandoci a creare una realtà parallela rispetto a quella vera in cui siamo.
Quante volte ad esempio si va su Facebook senza motivo se non quello di vedere se qualche amico ha pubblicato una sua nuova foto o una assurda frase slanguinante che fa venire il voltastomaco?
Quante volte si va su Instagram senza motivo se non quello di vedere, se sei un uomo, le foto di splendide modelle in qualche spiaggia paradisiaca in giro per il mondo, mentre se sei donna qualche mega muscoloso attore di telefilm americani (il meglio resta sempre Greys’ Anatomy ma anche i vampiri alla Ian Somerhalder vanno sempre bene)?
Quante volte si sente poi vibrare il telefono perché arriva un messaggio su whatsapp?
E se lo leggi poi sei obbligato a rispondere perché se non lo fai chi ti ha scritto vede che hai letto il messaggio e inizia a chiedersi perché non rispondi e a farsi mille problemi sul fatto se ce l’hai con lui/lei o meno.
Quante volte sei tu invece quello che fa la parte di chi scrive il messaggio e fin quando non ricevi risposta guardi ininterrottamente il telefono senza lasciare la minima possibilità all’ipotesi che il destinatario del tuo messaggio non ti stia immediatamente rispondendo perché occupato in altro?
Quante ore si passano poi sui classici giochini alla Ruzzle o Candy Crush nemmeno avessimo dodici anni e anelassimo al grande obiettivo di vincere la lega pokemon e portare a livello 100 più pokemon possibili con il nostro vecchio e caro game boy?
Quante strade in meno si imparano perché tanto abbiamo il navigatore e non serve memorizzare altro che non sia come aprire waze?
Quante filotemmie si tirano al telefono perché nell’unico momento in cui servirebbe chiamare qualcuno ce lo ritroviamo scarico e dunque inutile?!
E’ sicuramente vero che internet e la tecnologia hanno aiutato nella risoluzione di piccoli problemi quotidiani agevolando anche la comunicazione tra chi è lontano, ma ne è valsa la pena?

….OVVIAMENTE SI! Scherzavo!
Non rinuncerei per nulla al mondo al mio nexus se non forse in cambio di un i-phone 6!
Volevo solo provare l’ebbrezza di fare l’esperienza del “Giornalista moralista” e vedere quanti di voi arrivano fino in fondo alla lettura! Sappiate che se ce l’avete fatta avete tutta la mia stima!
Saranno anche vere alcune delle situazioni descritte sopra ma cosa c’è di più bello di capire e imparare a usare in modo utile e bello le cose??

L’Oriana: una fiction per iniziare a leggerla!

Nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 Febbraio la Rai ha mandato in onda una fiction su quella che probabilmente è la più nota e brillante giornalista italiana degli ultimi trent’anni: Oriana Fallaci. Sono già partite numerose polemiche su come la vita di questa donna sia stata distorta dai registi e probabilmente questi critici hanno ragione: la storia e le sue idee in certi momenti cosi duri che ha vissuto e visto (in Pakistan, Vietnam, Messico e Grecia) sono state certamente semplificate con l’evidente obiettivo di “farle capire” a un grande pubblico. E’ ragionevole pensare che non molti in Italia abbiano letto e conoscano profondamente i pensieri della Fallaci per cui la fiction della Rai è stata un buon tentativo per renderli noti.
A parte infatti una oggettiva difficoltà nel raccontare una vita cosi intensa e dura in due sole serate senza appiccicare giudizi e conclusioni affrettate è anche emerso quello che è “particolare” e “nuovo” di una figura come quella della Fallaci:
lei era una donna che si faceva colpire e toccare dai fatti che le accadevano attorno;
lei era una donna che tentava un giudizio di fronte a ciò che succedeva ma non lo appiccicava “a caso”, lo maturava andando e vivendo in luoghi di guerra ponendo davanti non la sua idea ma ciò che vedeva (il passaggio sulla guerra in Vietnam contro gli americani lo fa intuire);
lei era una che aveva chiaro il significato di libertà e per essa lottava perché “La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere”;
lei era una cosi libera da poter dire a qualsiasi uomo potente ciò che le stava più a cuore perché “ha sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare”;
lei era una che aveva capito che “Il grande malanno del nostro tempo si chiama ideologia e i portatori del suo contagio sono gli intellettuali stupidi”;
lei era una che aveva un occhio talmente vero sulla realtà che ha saputo anticiparne gli sviluppi: “Loro (i fondamentalisti islamici) hanno qualche cosa che noi non abbiamo ed è la passione. Hanno la fede e la passione. Nel male, in negativo, ma l’hanno. Noi non l’abbiamo più, l’abbiamo persa, la nostra forma di società ha inaridito l’animo, ha inaridito il cuore della gente. Perfino nei rapporti amorosi c’è meno passione. In quanto alla fede, nel nostro mondo è una parola quasi sconosciuta. Loro sono più stupidi di noi ma sono profondamente appassionati, dunque più vitali. Perfino la guerra, che è un atto di passione – passione in negativo, la ferocia, il sangue – , è diventata sterile, pulita. Questa mancanza di passione si riflette nella nostra vita quotidiana perché, al posto della passione, abbiamo il benessere, la comodità, il raziocinio. Tutto quello che siamo è frutto di raziocinio, non di passione. (da Accetto la morte ma la odio)”

Che la Rai abbia fatto questo lavoro su di lei è bello. Non perché siano stati fedelissimi alla sua storia e alle sue idee, ma perché ad esempio, sfruttando molte delle sue più belle citazioni, a me e a molti altri hanno messo il desiderio di iniziare a leggerla.

Primi bilanci: 5000 visite in un mese, del porco se si vola!

Ormai è passato un mese da quando ho aperto questo blog per cui posso tirare le prime somme su come va. Inizialmente pensavo unicamente che scrivessi per me, per non perdere le cose (divertenti e non) che mi succedevano attorno. Non potete immaginare che sorpresa nel vedere che in cosi tanti vi siete appassionati a quello che pubblicavo, non me l’aspettavo proprio.
Un mese fa mai avrei immaginato di raggiungere 5000 visite sul sito con quasi 2500 visitatori diversi in cosi poco tempo!
Un mese fa mai avrei immaginato che un mio articolo: “Charlie Hebdo: irrispettoso è libero?” potesse venire letto da quasi 1000 persone(!!!);
Un mese fa mai avrei immaginato che il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli potesse perdere del tempo per chiamare un giovane tra tanti come me e dirmi la sua su Charlie Hebdo dopo i miei articoli;
Un mese fa mai avrei immaginato di scrivere 25(!!!)articoli in cosi poco tempo: non sapevo mica di avere cosi tante cose da dire su quel che succedeva (inizio a pensare che ne saremmo tutti capaci, solo che non ci proviamo mai).
Un mese fa mai avrei immaginato che potenza potesse avere non badare solamente a quel che ho da fare durante il giorno: tenere un occhio aperto sul mondo come questa pagina mi aiuta a fare mi fa lavorare e fare le mie cose meglio durante il giorno!
Un mese fa mai avrei immaginato che fossimo tutti cosi simili per cui tenterò di correggere il tiro rispetto ad alcuni articoli scritti sinora perché aggiungere un pochino d’ironia a temi complicati sicuramente non fa male, come l’articolo “Le dieci cose che un milanese fa quando nevica” con le sue 600 e passa visite ha dimostrato. Un mese fa mai avrei pensato di dover ringraziare qualcuno qui e ora invece mi ritrovo a farlo!
Pensavo fare un blog fosse una cosa da babbi e probabilmente lo è ma quello che cerco è essere contento per cui fin quando scrivere qui sarà un aiuto per scoprire come esserlo sempre continuerò. Intanto grazie!