Giubileo della Misericordia o Stati che costruiscono muri: da che parte stiamo?

L’Ungheria costruisce un muro lungo il suo confine con la Serbia;
Gli Stati Uniti col Messico lo hanno già da tempo;
La Gran Bretagna dice che non solo non vuole immigrati, ma che persino gli studenti europei, terminati i loro studi, se ne devono tornare ai rispettivi paesi d’origine;
L’Austria rafforza i controlli di polizia sui confini nazionali;
Chris Christie, candidato alla presidenza degli USA, promette che, se sarà eletto, risolverà il “problema dei migranti” tracciandoli come pacchi della FedEx.

Si poteva sperare forse che la globalizzazione portasse a una cancellazione delle frontiere e invece, al primo “casino”, vediamo ogni paese pronto a richiudersi dietro le sue quattro mura: magari con il tempo cambieranno idea ma la reazione, il contraccolpo, che hanno avuto praticamente tutti di fronte al problema è stato di volerlo eliminare facendo finta quasi che non esista.

Evitiamo di scandalizzarci però perché chi di noi può affermare con certezza che non farebbe e non fa cosi di fronte alle difficoltà in cui incorre nelle sue giornate?!

Chi di noi realmente pensa di aver meritato di vivere un’esistenza più “facile” di quella di uno di quegli uomini che hanno abbandonato la loro casa per fuggire dalla guerra?

Fa specie che proprio per l’anno prossimo il Papa abbia indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia: anno durante il quale la Chiesa Cattolica si apre totalmente al mondo e a tutti i suoi cittadini attraverso gesti concreti:
– Le donne che hanno abortito potranno essere totalmente assolte;
– I detenuti che, pur meritevoli di pena, si sono realmente pentiti e desiderano inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto riceveranno una grande amnistia;
– Ogni carcerato potrà avere l’indulgenza plenaria.

Proprio nel periodo storico in cui ciò che conta siamo solo noi stessi e la nostra riuscita nelle cose che facciamo (a lavoro, nello studio, a casa…), il Papa propone una soluzione diversa: propone la possibilità di ripartire per tutti, sempre, qualsiasi cosa sia accaduta.

Si tratta di un modo di guardare al dramma di un uomo in modo totalmente diverso da quello che i paesi stanno avendo nei confronti dei migranti (sembra quasi che tutti dicano: “si si potete ripartire e continuare a vivere ma non qui da me…”).
Si tratta però di un modo di vivere profondamente diverso anche da quello che nella maggior parte del tempo viviamo anche noi “uomini normali”: quante volte ad esempio, quando sbagliamo o le cose non vanno come pianificato, ci sentiamo infatti dei falliti senza possibilità di ripartire al punto che non riusciamo neppure a guardarci in faccia?!

Cattolici o meno che siate sarete d’accordo con me nel giudicare perlomeno “originale” l’atteggiamento che il Papa sta proponendo al mondo.

Allora, ora che è arrivato Settembre e la solita routine è ricominciata, quando ci troviamo di fronte a una situazione “scomoda” o brutta non ci resta che scegliere tra due atteggiamenti.

Si potrebbe rifiutare il problema restando chiusi nei nostri pensieri andando giù di morale finché il tempo non laverà via tutte le ferite, oppure si può smettere di guardarsi come dei falliti e ripartire: il Papa ha tracciato questa seconda via che personalmente trovo affascinante e che valga la pena tentare di seguire.
Voi?

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