Quando la realtà sconfigge ogni ragionamento

Al giorno d’oggi, con la crisi che c’è e tocca tutti nel mondo, chi non desidererebbe incappare in una giornata particolarmente “fortunata” o, ancor più, in una vincita inaspettata?
Quante volte infatti, nonostante le cose che abbiamo, ci lamentiamo perché, anche giustamente a dire il vero, vogliamo di più?

Leggendo in giro vari articoli stamattina mi sono imbattuto nella storia di Ana Dos Santos Cruz, giovane disoccupata brasiliana che, con un compagno in galera e un bambino di tre anni da sfamare, ha trascorso mesi e mesi a rovistare tutti i cassonetti della spazzatura dei quartieri ricchi di San Paolo, la sua città.
Qualche tempo fa, quello che probabilmente sembrava un giorno come un altro si è trasformato in qualcosa di assolutamente diverso però: mentre infatti rovistava in un cassonetto, sperando al massimo di trovare qualche avanzo di cibo da dare al suo bambino, la giovane ha intravisto e raccolto un libretto di assegni già compilati per migliaia di dollari e senza destinatario.

A questo punto voi direte: “che fortuna! Beata lei!”, ma la storia invece non finisce qui.
Leggendo tra le causali infatti, la giovane donna ha visto che quel denaro era una libera donazione destinata al “Barretor Cancer Hospital”.

Ora, prima di continuare il racconto, penso possa essere interessante fare lo sforzo di immaginarci al suo posto e con il suo bambino affamato accanto per verificare se, anche solo in una remota parte del cervello, si palesi in noi l’idea di non incassare quegli assegni. Chi di noi lo avrebbe fatto?! In quel momento la ragione, la testa, il mondo intero quegli assegni se li sarebbe tenuti per sé.
Ana la senzatetto invece non ne ha incassato neppure uno e, senza fare nessun calcolo opportunistico, li ha tutti consegnati all’ospedale cui erano destinati originalmente. Immaginate, guardando suo figlio, con che fatica avrà rinunciato a quei soldi, nonostante avesse tutte le ragioni per tenerseli.

Il direttore dell’ospedale allora, sorpreso da quanto avvenuto, ha raccontato la vicenda e altre cose inaspettate sono accadute:

Le tv hanno rintracciato la giovane donna tra i cassonetti e, raccontando la sua storia, hanno mostrato a tutti cosa possa generare una umanità buona;
Un centro commerciale si è accorto che, oltre a essere una giovane mamma, Ana era anche bella, per cui l’ha presa come modella per la sua campagna pubblicitaria;
Con i soldi dell’ingaggio da modella infine Ana ha ripreso a studiare e, soprattutto, a sfamare regolarmente il figlioletto.

Sembra quasi la storia di un film a lieto fine lo so ma, se vi documentate, scoprirete che quanto scritto è tutto vero.

Personalmente ho trovato sorprendentemente nuovo e rivoluzionario l’atteggiamento di Ana perché, al giorno d’oggi, è veramente difficile vivere senza costruire le nostre giornate (a lavoro, in casa o con gli amici) come il susseguirsi di azioni pre-determinate frutto di una serie di calcoli e ragionamenti aventi il solo obiettivo di raggiungere gli obiettivi, pur buoni, che ci siamo posti.

Ana non ha fatto calcoli quando ha portato quegli assegni all’ospedale!
La scelta di rinuncia le ha donato un’inattesa e ancor più grande abbondanza però, non è stata follia!
Grazie a lei oggi è più facile dire che la realtà stessa, per come è, vince sul mero ragionamento. La vita di questa giovane donna è diventata infatti più bella di quanto ogni sua idea o immagine avrebbero potuto fare.
Sarebbe bello avere questo atteggiamento tutti i giorni, anche noi, nel mezzo di quanto abbiamo da fare, ma è possibile?!
Come disse il buon Lucio Battisti: “Lo scopriremo solo vivendo!”

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