Immigrati = Numeri

700 morti…no dannazione 850!
Più dei 366 di due anni fa;
Sono stati 3500 l’anno scorso;
E ieri una barca con altri 200 è naufragata sulle coste Greche;
Dicono che in un milione siano pronti a partire…

In questi giorni è diventato quasi un gioco…praticamente ogni talk show, ogni telegiornale, ogni partito ha stilato la sua personale “Classifica dei Naufragi nel Mediterraneo”, posizionandoli in ordine di importanza usando come unico parametro per farlo il numero di morti a seguito di ognuno di essi.

Dopo la classifica dei naufragi è partito il gioco della “Caccia al responsabile”:
Per alcuni è l’Europa che effettivamente, fino ad oggi, se ne è fregata;
Per alcuni è il governo perché ci sono le elezioni regionali e qualche voto in più non fa mica male;
Per alcuni sono quelli che si arrabbiano col governo perché sono irresponsabili;
Per alcuni sono i grandi governi mondiali che gli anni scorsi non hanno fatto nulla, o peggio, hanno favorito la nascita di questi gruppi terroristi;
Per alcuni invece è colpa degli immigrati stessi che dovrebbero starsene a casa perché da noi non c’è posto per loro;

Finito questo gioco è poi partito quello del “Cerchiamo una soluzione”, e allora:
C’è chi propone di fare un blocco navale e rispedire questi numeri a casa cosi diminuiscono.
C’è chi si arrabbia col governo perché si è stancato di ospitare tanti numeri nel suo paese.
C’è chi vuole che questi numeri diminuiscano ma non vuole che si vada in Libia o nei paesi da cui partono.
C’è chi vuole che, per risolvere il problema a questi numeri e non farli più partire, vengano distrutti i barconi.
C’è l’Europa che, come dopo ogni naufragio con numeri a tre zeri, dice “ora basta”.

Domenico Quirico su “La Stampa” oggi scrive che davanti al grande tram tram mediatico dell’informazione che attendeva ieri sul molo di Catania l’arrivo di morti e sopravvissuti lucidando le macchine da presa e ungendo la prosa delle domande, ha sentito grande senso di scoramento e di personale sconfitta.
Perché non riusciamo ad andare oltre i numeri?
Perché riduciamo a becere cifre il dolore di ciascuno di quei migranti?
Perché si tenta sempre di ipotizzare fantasiose e banali soluzioni di fronte ai drammi del nostro tempo?
Come poi queste bambinesche “soluzioni” sono utili per chi su quei barconi ci è morto?

Il problema dell’emigrazione pare essere diventato “solo” un problema sociologico, un problema di modelli di tendenze, di flussi di tollerabilità. L’impressione è che l’uomo oggi non sia capace di stare di fronte al dolore e allora fugga da esso.
Il Papa lo scorso Gennaio, davanti a una bambina nel suo viaggio nelle Filippine che le chiedeva perché accadevano cose terribili, ha messo da parte i fogli e detto che per stare di fronte ad alcune domande non bastano le parole ma si ha bisogno delle lacrime.

Solo quando diverremo capaci di piangere di fronte ai drammi dell’uomo, potremo forse imparare a starci di fronte con la schiena ritta, da uomini. Quel giorno magari oltre tutti quei numeri potremo forse vedere qualcosa di più.

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