Baraccata

Io vengo da una terra piena di storie di uomini che, non possedendo nulla se non la propria casa, anni fa iniziarono ad ospitare viandanti e turisti, persino offrendogli il proprio letto, ed in breve tempo costruirono quella che oggi è la provincia di Rimini.
A noi l’accoglienza la insegnano a scuola, ce l’abbiamo nel sangue ed è per questo che è difficile per me restare sbalordito dell’ospitalità altrui.
Ho visto troppe tavole imbandite, tante sale da pranzo tirate a lucido, ho conosciuto molti maestri dell’ospitalità. Ma non mi ero ancora imbattuto in Fausto Pantaleoni. Statuario, severo, deciso, carismatico, un fisico che nonostante l’età non mostra cenni di cedimento, tipico di chi ha passato la vita a far lavori manuali. Sì, perché Fausto lavora in un’officina, la sua, lasciatagli dal padre, e che porta avanti insieme al fratello. Ed è proprio questo il luogo dove nasce e cresce la famiglia Pantaleoni: è la parte più importante della tenuta, il luogo in cui risiede il focolare famigliare. E lui oggi ne ha spalancato le porte per noi, dei semplici ospiti, per una delle sue famosissime “Baraccate”, e con un solo gesto ha spiegato molto meglio di un libro cosa vuol dire accogliere persone in casa propria.
Ma basta frasi fatte e cose vaghe, facciamo parlare i numeri, perché sono la parte veramente incredibile, sono quelli che rendono consistente tutto quanto. Ho chiesto personalmente a Fausto le cifre esatte di ciò che ci ha offerto per evitare che tu lettore inizi a usare la fantasia, semplicemente perché certe volte la realtà è molto più incredibile di ciò che possiamo immaginare. E così è stato.

92 l di vino di qualità
30 kg di maiale al girarrosto
40 filoni di pane
5 cotechini da 1 kg
5 teglie di pizza
8 kg di patate
3 kg di lenticchie
7 torte
2 kg di salame
5 kg di tagliatelle al ragù
1 prete

Eravamo circa una trentina, non sono un esperto, ma sono circa 2 kg di cose a testa. Una quantità spropositata. L’unica regola era “Non si avanza niente”. Chiunque con un minimo di buon senso può rendersi conto dell’incredibilità di ciò che è avvenuto. Non serve aggiungere altro, se non delle scuse per non essere stati all’altezza, perché alla fine delle 7 ore di pranzo qualcosa è rimasto. Sappiate una cosa però, nessuno di quei ragazzi ieri mangiava perché aveva fame (all’antipasto eravamo stonfi) ma andava comunque avanti perché qualcun’altro aveva preparato per lui, anche per il più misero e stronzo di tutti. Sono successe tante cose ieri, in particolare a un certo punto si è presentato in officina il prete del paese, molto amico della famiglia. Ha celebrato messa per alcuni (Fausto non voleva farci mancare proprio nulla) e a un certo punto ha detto questa frase: voi avete dentro la gioia delle cose semplici. Personalmente Fausto mi ha fatto riscoprire questa cosa, perché in fondo ci ha solo radunato intorno a un tavolo e ci ha fatto stare assieme, senza farci dimenticare quanto sia stupendo vivere così, con cuore semplice e grato. Purtroppo non vivremo mai abbastanza a lungo da ringraziare abbastanza Fausto e sua moglie, Miriam, così affettuosa e materna. Dietro ad un grande uomo non può che esserci una grande donna.
Questa domenica sono successi fatti eccezionali come la Ferrari che torna a vincere o il podio tutto italiano della MotoGp, ma io la ricorderò sempre come la domenica in cui Fausto Pantaleoni ha dimostrato a istituzioni come la Guida Michelin, il Gambero Rosso o Tripadvisor quanto siano degli idioti. Perché ancora non hanno capito che i migliori ristoranti sono le case, o meglio le baracche.

Lunga vita al re pantaLeone!

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