Greta e Vanessa: due giovani con la testa alta

Non avevo intenzione di parlare di quanto accaduto a seguito della liberazione di Greta e Vanessa dopo cinque mesi di prigionia in Siria ma, leggendo di tutto in giro, ho notato con che facilità e disprezzo molti considerassero naturale lasciare morire queste due giovani. Tutto è ridotto al moralistico inorridirsi di fronte alla cifra di un ipotetico riscatto che forse è stato pagato. Ma allora è giusto chiedersi: quanto vale la vita umana? Quando è giusto salvarla e quando no?
Io ci ho riflettuto e mentre la mia mente pensava una cosa del tipo “cavolo però se l’erano cercata queste”, ho avuto un fremito di orrore contro me stesso. E’ si vero che lo stato deve controllare meglio chi va in questi luoghi “difficili” ma queste due hanno 20 anni e, senza mettere in dubbio il gesto di incoscienza che hanno fatto andando in un paese di guerra senza avvertire le autorità, è anche innegabile che sono andate lì con un desiderio oggettivo di fare del bene.
E allora se devo essere sincero, a prescindere dalla modalità usata per liberarle su cui nessuno di noi probabilmente saprà mai nulla di ufficiale, è confortante vedere alle spalle uno stato che fa di tutto per riportare a casa un connazionale in difficoltà (La punizione per la loro imprudenza credo la abbiano pagata nei loro 5 mesi di prigionia).
Questa vicenda però suscita anche questa riflessione più personale: a parte forse questi giorni per i fatti di Parigi, pensiamo mai che quel che di drammatico avviene nel mondo ci tocchi? Pensiamo mai di avere qualcosa da dire almeno riguardo ciò che accade?
Non credo infatti che per incidere nel mondo serva necessariamente andare in un luogo di guerra ma è oggettivamente raro vedere in ragazze di 20 anni questa attenzione alla realtà tutta. Questa vicenda mi fa dunque venire voglia di stare nelle giornate (a lavoro o in famiglia e con gli amici) con la testa alta senza perdere quel che lì e nel mondo succede. Non darebbe forse questo atteggiamento un gusto diverso a quel che si fa? Non sarebbe dunque già di per sé qualcosa di rivoluzionario?
Forse dunque è cosi che, dove noi comuni mortali siamo, è possibile incidere positivamente nella realtà.

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