Attentato a Charlie Hebdo: che unità!

L’attentato di ieri presso la famosa sede parigina del giornale satirico Carlie Hebdo ha toccato i cuori e i pensieri di tutti noi “occidentali” che siamo stati immediatamente pronti a prendere le distanze e inorridire di fronte a un evento cosi orribile.
Sui giornali di oggi ci sono analisi enormemente approfondite riguardo l’attacco alla libertà e alla cultura occidentale che la parte estremista del mondo islamico sta portando per cui evito di dire la mia sul tema.
Quel che maggiormente mi colpisce dei fatti di ieri è come Parigi e i parigini hanno trascorso la loro serata. Spesso infatti sembra impossibile che persone con idee, fedi e origini diverse possano lavorare e vivere insieme. La cultura moderna spinge a trattare chi la pensa diversamente da noi come “il male” o “il nemico” e attenzione che questo non accade solo nei rapporti tra Islam e occidente ma nella realtà quotidiana lo possiamo facilmente notare tutti con grande frequenza (quando mai guardiamo le persone che incontriamo come avessero un qualche significato?).
Vedere migliaia di persone ieri, cosi certamente diverse tra loro, che insieme hanno spontaneamente deciso di dedicare la loro serata ad affermare la sacralità della vita e della libertà (valori su cui si fonda l’Europa Unita in cui viviamo) dice però l’opposto. Nulla di diverso oltretutto da quanto pochi mesi fa hanno dimostrato i genovesi dopo l’alluvione e che ci aveva colpiti tutti.
Ha ragione allora Papa Francesco quando afferma che “l’unità prevale sul conflitto”.
Questa unità che ieri era cosi chiara dovremmo dunque ricercarla sempre nei nostri ambienti di lavoro e di vita quotidiana, e non solo quando accadono fatti cosi drammatici e dolorosi. Abbiamo già avuto esempio dell’efficacia di questo cambio di sguardo e di mentalità: è infatti lo stesso che ha spinto i padri fondatori dopo la II guerra mondiale a unirsi per costruire “qualcosa” che garantisse la Pace al nostro continente! Loro ce l’hanno fatta e per la prima volta nella nostra storia due generazioni di persone non hanno vissuto l’esperienza drammatica della guerra.
Ora dunque che quella pace è cosi fortemente minacciata forse davvero dovremmo unirci di più iniziando a guardarci e trattarci come “amici” mettendo da parte pregiudizi e ideologie perché è evidente che siamo fatti tutti allo stesso modo e, a prescindere dai modi in cui lo cerchiamo, vogliamo tutti essere contenti.

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4 pensieri su “Attentato a Charlie Hebdo: che unità!

  1. Ciao! Ottimo spunto! A parte il nome del blog che non mi fa impazzire…però é simpatico, non mi torna una cosa: é vero che c’era unità e questo non si può non riconoscere, ma se dovessi essere sincero l’unità che cerco ogni giorno con la gente che mi trovo davanti non é questa. Quello che ho realmente visto io é stato solo un grande odio generato da un gesto così estremo, subdolo e codardo che ha portato a questa “unità”. Non so quanti parigini avessero in mente i valori dei padri fondatori e non ne faccio assolutamente una colpa, però forse avevano più in mente altro che la libertà è il valore della persona. L’evidenza che ho notato invece é stato il crollo totale di uno status di sicurezza. Questo é un po’ anche quello che fa il terrorismo. Colpisce la persona in un punto che ritiene totalmente sicuro, certo. Un fondamento che sta alla base della persona stessa. Per questo di solito con gli altri cerco di focalizzarmi di più sulla persona e i suoi bisogni, senza tagliare fuori le diversità per cercare di mettersi su un piano “equo”, ma usandole come risorsa. Ed é poi lì che bisogna lavorarci. Quindi forse l’unità che nasce dal riconoscere i bisogni che uno ha e non spinto da una provocazione (nel senso negativo del termine), sarebbe più stabile e duratura. Però boh…io sono un pirla e non me ne intendo. Saranno un sacco di stronzate, però qui si poteva commentare e potrebbe essere utile per me a capire un po’ di più dato che non ho l’occhio per queste cose. Ne approfitto!

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    • Ciao e grazie innanzitutto per il commento!
      Condivido praticamente tutto quello che hai detto(anche a me il nome del blog non piace tanto ahah). Cerco di chiarire la ragione per cui ho scritto questo post comunque: la sera dell’attentato mi ha stupito che quel che mi ha colpito non è stata la paura o l’angoscia che si poteva generare, e nemmeno mi è venuta voglia di fare un’analisi storica del fatto. Quel che mi colpiva è che, anche se inconsapevoli e su questo hai ragione, gli uomini come reazione a un evento che ne sposta il baricentro e ne domina l’attenzione tendano a cercarsi e a mettersi insieme(quasi “per natura” direi lo fanno). E allora in questo senso che l’unità prevale sul conflitto! Il contraccolpo che mi è sembrato quella gente avesse (prendila per una mia impressione eh) non era di odio perchè altrimenti non si spiegherebbe il modo così pacifico con cui sono stati insieme(mi limito a quella sera però eh). Da quel momento però a oggi che sono passati 3 giorni parecchio è cambiato e riconosco come quell’unità spontaneamente generatasi, se non approfondita, non regga: ora si che sì è creato un alone di paura! E questo penso avvenga perché chi è andato in piazza, ma anche io di continuo me lo scordo, temo non sappia in fondo perché lo ha fatto, cioè non conosce di cosa ha bisogno per essere contento, e dunque appena passa il contraccolpo iniziale parte col suo film mentale e mette le sue idee davanti a tutto. Trovo in conclusione molto vera la posizione del guardare ai bisogni di chi ho davanti per generare una vera “unità”, sebbene mi rendo conto che per farlo sia innanzitutto necessario io approfondisca i miei di bisogni originali di modo da poter guardare veramente l’altro come una risorsa.
      Spero di esserti stato di aiuto, sono un pirla come te comunque eh per cui prendilo come uno spunto di riflessione e null di più!

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  2. Pingback: Un anno di Opinioni | opinionandolo

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